quando la moda diventa sostenibile: vi presentiamo lucrezia grassi

Vi presentiamo oggi il progetto della studentessa fiorentina Lucrezia Grassi che ci racconta come la moda possa essere sinonimo di riciclo, riuso ed ecosostenibilità.

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13 novembre 2017, 12:18pm

Questo contenuto fa parte della serie 'Best IED Students', ricerca in cui noi di i-D selezioniamo i nuovi creativi che entrano oggi a far parte dell'industria della moda. Presentando le loro tesi di laurea, i migliori studenti del corso Fashion Styling 2017 dell’ IED Istituto Europeo di Design vogliono raccontarsi e condividere con i nostri lettori il futuro della moda.

"Mi chiamo Lucrezia, ho 22 anni e sono fiorentina. Nascere nella culla del Rinascimento è stato fondamentale per capire quali fossero le mie passioni e sviluppare una passione assoluta per il mondo dell’arte e della moda. Già da adolescente compravo riviste su riviste e mi circondavo di persone piene di estro e pazzia; a 18 anni però ho capito che, per quanto fosse magica e meravigliosa la mia città, forse non era il luogo più adatto a me. Sono estremamente sensibile, mi faccio condizionare da tutto ciò che mi circonda, così, dopo alcune esperienze ho deciso di allontanarmi da Firenze. Dovevo trovare il mio posto nel mondo, così con 35 kg di valigia e senza un albergo mi sono ritrovata in Gran Via a Madrid. Al primo anno di IED Madrid ho conosciuto Manuel Quirós, professore di Eco Disegno, la cui passione per l’ecologia e amore per il pianeta mi hanno aperto gli occhi. Da quel momento la mia vita è cambiata: ho capito che ogni mia azione e ogni t-shirt comprata nei negozi di fast-fashion avevano delle conseguenze. Certo, magari non su di me direttamente, ma quella scelta avrebbe influenzato molte persone dall’altra parte del mondo. Così ho iniziato ha chiedermi quali fossero le filiere e i processi produttivi degli abiti che indossiamo e ho capito che non sempre ciò che ci piace vale la pena di essere comprato."

L’ inquinamento è la perturbazione degli equilibri di un ecosistema: il progetto di Lucrezia
La terra nasce milioni di anni fa, ma negli ultimi 50 anni l’uomo è stato capace di sconvolgere l’equilibrio indispensabile alla vita stessa. Nell’arco di pochi decenni, l'essere umano ha stravolto l’ecosistema in modo più radicale di qualsiasi altra generazione precedente. Quando i nostri nonni e i nostri genitori erano giovani, non pensavano che un giorno l'umanità si sarebbe potuta estinguere, eppure tutto questo sta accadendo sotto i nostri occhi. Ciononostante, continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo e tutte le soluzioni del mondo. Una pelliccia sintetica, la giacca in nylon, il jeans slavato e infinite t-shirt in cotone fanno parte del guardaroba di tutti noi, ma sono in pochi a conoscere i processi con cui vengono realizzati. Nella maggior parte dei casi disboschiamo le nostre valli, inquiniamo e avveleniamo i nostri mari e i nostri fiumi per produrli, senza mai fermarci a riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni. Il settore della moda è il secondo settore più inquinante al mondo e il fast-fashion—che prende sempre più campo con prezzi sempre più bassi—certo non aiuta a risolvere il problema.

Da ciò scaturisce l'esigenza di una maggiore attenzione alle tematiche del riciclo, del riuso, della materia prima seconda—cioè degli scarti di una produzione che fungono da materia prima di un altro processo produttivo—per una cultura del risparmio e del bando agli sprechi. Grazie a questa scoperta, ho dato sfogo alla mia creatività utilizzando un nuovo linguaggio. Quando pensiamo a capi riciclati spesso pensiamo a un’estetica basic e a volte noiosa, ma non è così: io ho utilizzato la mia estetica e il mio gusto, rispettando però tutti i requisiti per far parte del mondo sostenibile, e così ho dato vita al mio progetto. Ho cercato nelle soffitte, girato per negozi vintage e parlato con una nuova generazione di stilisti. Ocelot magazine è nato così. L'Ocelot è il nostro simbolo; si tratta di un piccolo felino che per anni è stato braccato e cacciato per realizzare pellicce e tappeti da mostrare come trofei, e a oggi ne sono rimasti ben pochi esemplari. Il tempo per rimediare è pochissimo, ma grazie a ogni nostra scelta possiamo fare la differenza. Perché l’uomo dovrebbe sentirsi padrone di un intero ecosistema?

Sviluppare questo progetto è stata la miglior cosa che potessi fare. Le persone che ho conosciuto, la loro passione e le loro vibrazioni mi hanno influenzato nel profondo, perché noi non siamo singoli individui ma un collettivo. Ogni nostra azione influenza il nostro vicino, ogni nuovo progetto in questo campo è una vittoria per l’intera umanità. Basta capitalismo, basta individualismo, nessuno di noi vive in un mondo tutto suo, siamo tutti abitanti della Terra e se vogliamo continuare ad ammirare i suoi scenari mozzafiato la prossima volta prima di mettere nel carrello più capi possibili per pochi euro fermiamoci a riflettere, perché le soluzioni alternative certo non mancano.

Questo contenuto fa parte della serie 'Best IED Students', ricerca in cui noi di i-D selezioniamo i nuovi creativi che entrano per la prima volta a far parte dell'industria della moda. Presentando le loro tesi di laurea, i migliori studenti 2017 dell'Istituto Europeo IED vogliono raccontarsi e condividere con i nostri lettori il futuro della moda.

Crediti


Contenuto realizzato in collaborazione con l'Università IED di Milano
Moda Lucrezia Grassi e Daria Amaranth
Fotografia Alisa Calypso, Felipe Longoni e Daria Amaranth
Modelli Liya De Pablo, Rebeca Solana, Aiste Lignite e Kira Brik
Stilista Ipard e Hiysoul Design
Trucco Fer Martinez