take me (i'm yours) è la mostra all'hangarbicocca che ti lascia fare quello che vuoi

Tutto ciò che avreste voluto fare in un museo ma non avete mai osato chiedere è possibile; un vero e proprio Paese delle meraviglie dell'arte contemporanea.

di Federica Tattoli
|
02 novembre 2017, 1:49pm

Patrizio Di Massimo, Self-Portrait as a Model, 2017. Courtesy Patrizio Di Massimo, T293, Roma e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio

Take Me (I'm Yours) [prendimi (sono tuo), ndt] potrebbe essere scritto sopra un goloso pasticcino in bella vista su una consolle vittoriana in attesa di Alice, e chissà poi l'assaggio dove la condurrebbe; magari invito tentatore, di quelli che ti fanno sentire un poco in colpa ma che scatenano sottili scariche di adrenalina. Invece è il titolo di una mostra nata nel 1995 da un'idea del critico e curatore Hans Ulrich Obrist e dell'artista Christian Boltanski, presentata oggi in una nuova versione studiata appositamente per gli spazi milanesi, in cui ai due creativi si affiancano nella curatela Chiara Parisi e Roberta Tenconi.

Gilbert & George, THE BANNERS, 2015, veduta dell'installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy Gilbert & George, White Cube, London, e Pirelli HangarBicocca, Milano.

Foto: Agostino Osio

La particolarità del nuovo percorso creativo sta nel fatto che, per la prima volta, si può entrare in un esposizione d'arte e non solo toccare e interagire con i lavori, ma anche prenderli, mangiarli, modificarli, scambiarli con oggetti di nostra proprietà, riempire una bella busta in carta da pacco (anch'essa opera di Boltanski) e portarli via con noi. Tutto ciò che avreste voluto fare in un museo ma non avete mai osato chiedere è possibile, come in un vero e proprio Paese delle meraviglie dell'arte contemporanea. Il feticcio del collezionare arte alla portata di chiunque, la gara a partecipare, scoprire, prendere passando da un opera all'altra, scoprendo e stupendoci: non una semplice visita contemplativa, ma un modo nuovo e unico di esperire l'arte che difficilmente si potrà dimenticare.

"Take Me (I'm Yours)", veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano.
Foto: Agostino Osio

La mostra è stata presentata per la prima volta nel 1995 alla Serpentine Gallery a Londra e, dal 2015 in poi, è stata trasferita in varie istituzioni in giro per il mondo, sempre in versioni differenti. Da Parigi a Copenhagen, passando per New York e Buenos Aires, fino ad approdare a Milano: i contributi di oltre cinquanta artisti di generazioni diverse dialogano tra loro, grazie a opere che spaziano tra più media, in cui a progetti già presenti nel '95 si affiancano nuovi nomi e produzioni. L'allestimento concepito dal designer e artista Martino Gamperche per l'HangarBicocca si espande anche al di fuori dello spazio espositivo con incursioni nell'atrio, nel bookshop e attraverso workshop e azioni che si terranno nel quartiere.

Daniel Spoerri, Eat Art Happening, 2004–2017, veduta dell'installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy Daniel Spoerri e Pirelli HangarBicocca, Milano.

Foto: Agostino Osio

Cosa assolutamente non perdersi tra i cinquantuno lavori presenti? Far annunciare il proprio ingresso come ad una festa importante da un giovane in smoking (Pierre Huyghe, Name Announcer, 2011), che ricorda The Reluctant Debutante, vecchio film con Rex Harrison e Angela Lansbury; frugare nei contenitori con le spille di Gilbert & George per cercare la frase provocatoria che più ci ispira e poi indossarla come un sexy statement (Gilbert & George, THE BANNERS, 2015); tentare la fortuna per vincere una cena tête-à-tête con Douglas Gordon che prende in parola il titolo della mostra e "dona" addirittura sé stesso (Douglas Gordon, Take Me (I'm Yours), 2017); disegnare su carta da lucido il proprio percorso abituale in città (Ugo La Pietra con Lucio La Pietra, La riappropriazione della città: i propri itinerari, 1995/2017); assaggiare il cioccolatino Future di Carsten Holler per capire se il futuro sarà dolce o amaro (Carsten Holler, Zukunft (Future), 1990-2017); prendere una caramella dal tappeto di bon bon di Felix Gonazlez-Torre e portarsi a casa un piccolo pezzo di poesia e forza ("Untitled" (Revenge), 1991); e infine farsi fare un ritratto emozionale—con lacrima d'ordinanza—dall'alter-ego di Francesco Vezzoli per un momento di serenità e introspezione durante il frenetico collezionare (Francesco Vezzoli, Take my tears, 2017). Questi i miei personalissimi Do Not Miss, ma ognuno sarà libero di costruire come preferisce la sua personalissima collezione di oggetti ed esperienze. Ah dimenticavo, non scordate di passare dal bookshop per un Tino Sehgal originale e tenete d'occhio il sito di Pirelli HangarBicocca per non perdere le performance e gli eventi speciali che animeranno la mostra, io non mi lascerò sfuggire le passeggiate nel quartiere con cani al seguito di Koo Jong A (Gravissimousss PMOMD, 2015/2017).

Hans Peter Feldmann, The Prettiest Woman (dettaglio). Courtesy Hans-Peter Feldmann, The Jewish Museum, New York, e Pirelli HangarBicocca, Milano.

Foto: Agostino Osio

"Take Me (I'm Yours)", veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano.
Foto: Agostino Osio

È possibile visitare la mostra Take Me (I'm Yours) presso gli spazi del Pirelli HangarBicocca dal 1 Novembre 2017 al 14 Gennaio 2018.

Crediti


Testo Federica Tattoli
Foto su gentile concessione dell'Ufficio Stampa Pirelli HangarBicocca

Tagged:
arte
milano
Hans Ulrich Obrist
Christian Boltanski
mostre d'arte