Maria Clara Macrì

Questa fotografa ci fa capire che, anche in quarantena, non siamo poi così soli al mondo

"Radical Empathy" è il progetto di Maria Clara Macrì che trova nell'empatia una possibile risposta all'attuale crisi.

di i-D Staff
|
14 maggio 2020, 11:10am

Maria Clara Macrì

Maria Clara Macrì è una fotografa con cui noi di i-D Italy collaboriamo da tempo. L'abbiamo conosciuta circa un anno fa, quando ci ha raccontato del suo progetto In Her Rooms, in cui ha immortalato ragazze nude nelle loro camere da letto in giro per il mondo. Poi a dicembre ha condiviso con noi 12 scatti che riassumevano il suo 2019, e nel frattempo abbiamo sviluppato insieme a lei un editoriale incentrato sulla spiritualità contemporanea, con Lee Armogam come protagonista.

Oggi, Maria Clara torna a condividere con noi le sue impressioni sul mondo che la circonda, riflettendo attraverso un saggio personale e una serie di collage fotografici sul modo in cui la quarantena ci ha in un certo senso uniti gli uni agli altri. Certo non fisicamente, ma emotivamente c'è stato un avvicinamento progressivo, un'unione di forze che Maria Clara definisce come Radical Empathy. Per scoprire di cosa si tratta, trovate qui le sue parole e immagini.


Il giorno in cui l’Italia intera è diventata zona rossa ho sentito le mie certezze esplodere e andare in mille pezzi. Nei giorni a seguire ho cominciato a raccogliere i frammenti, nel tentativo di rimetterli insieme, ma continuavano a trasformarsi non appena provavo a dargli un senso, e io stessa mi perdevo e ritrovavo nuova, in un solo giorno multiple volte.

Nel frattempo, ho iniziato a ricevere nei DM di Instagram un numero sempre maggiore di video privati di sconosciuti, che da ogni parte del mondo condividevano con me pochi secondi della loro quotidianità, molto simile alla mia e probabilmente a quella di tanti altri. Così, quel frammento che mi preoccupava maggiormente, quello che credevo si fosse ridotto a un cumulo di polvere grigia perso tra la cenere delle mie sigarette, ho capito che stava tornando a vivere in me, virtualmente e prepotentemente.

fotografia radical empathy maria clara macrì

L’empatia è l’onda da cui mi lascio trasportare per individuare e fotografare i miei soggetti, è l’energia che da sempre guida la mia vita e mi fa entrare in contatto con le persone mentre vivo e viaggio. L'empatia si è ripresentata anche nelle mie interazioni online, portando la luce su tutte le trasformazioni in atto, fuori e dentro di me. Così ho deciso di aprire una call per i miei follower: inviarmi un breve video nel quale non dovevano fare altro che essere se stessi, sentirsi liberi nel proprio spazio domestico, senza artifizi né direttive da parte mia. Hanno risposto in tanti e da diversi paesi in quarantena. Mi hanno fatto entrare nelle loro stanze in Italia, in Francia, in Belgio, in Inghilterra, in America, in Brasile, in Spagna e in tanti altri luoghi. Man mano che li ricevevo, mi sono resa conto di come questi video si assomigliassero tutti fra di loro, nelle gestualità, nei riti e nelle atmosfere, tutte strettamente collegate da un filo invisibile, come se ci fosse stata una regia inconscia a guidarli.

fotografie radical empathy maria clara macrì

Ho deciso di spaccare ciascuno di questi frammenti di vite in mille pezzi, e così anche i loro corpi, loro stanze e le loro identità. Li ho raccolti per ricomporli in corpi collettivi, stanze collettive e identità collettive. Così è nato Radical Empathy - A Quarantine Witness in Their Rooms. La "Radical Empathy" è un sentimento di empatia collettiva che questa situazione di crisi ha innescato da un lato all’altro del pianeta: uno stato emotivo comune sorto nel paradosso di trovarci tutti rinchiusi nelle nostre stanze a vivere contemporaneamente la stessa esperienza, anche se divisi, isolati. Per la prima volta abbiamo iniziato a ragionare davvero come un corpo collettivo, in cui ogni membro sa sa che può essere rischio e salvezza per il prossimo, e viceversa. Nel pieno di una pandemia globale la speranza di uscirne è racchiusa in questo senso di responsabilità collettiva, di comprensione collettiva, al di là dei confini territoriali o delle politiche governative. Un’empatia radicale che viaggia tra i corpi attraverso la rete.

fotografia radical empathy maria clara macrì

All'inizio della quarantena ho percepito questo stato d'animo come una spinta alla solidarietà collettiva, alla rinascita collettiva guidata dall’amore per l'umanità e il pianeta, alimentata da un’energia creativa scaturita anche da una riscoperta dei nostri corpi nei loro moti ancestrali, che ci siamo trovati ad abitare e sentire come mai prima d'ora. Una spinta che non tiene conto della rabbia, di quella rabbia che mi ha fatto spaccare i piatti nella mia cucina, i corpi e le stanze. Quella rabbia che tra poco sarà il solo sentimento possibile delle fasce subalterne della popolazione, ignorate o estromesse dal discorso politico, sociale ed economico. Quella rabbia che chiede di unirsi all'amore per venire canalizzata in un sentimento collettivo di solidarietà, combattendo l’odio e l’ignoranza dilaganti con la bellezza e la profondità, con l'arte e la cultura, per risvegliare le coscienze da troppo tempo soffocate dalla fretta di una vita mai davvero soddisfacente, nell'illusione che fosse l’unica possibile.

fotografia radical empathy maria clara macrì

In questo momento si impone categorica la necessità etica e civile di una risposta da parte del mondo dell’arte e della cultura che dia un senso alla crisi in corso. L’esigenza è quella di creare un nuovo immaginario collettivo, di innescare una nuova presa di coscienza che veda il possibile laddove abbiamo sempre visto solo l'impossibile. A colpi di distrazioni consumistiche e false felicità capitalistiche, siamo diventati un ammasso di monadi dall'individualismo sfrenato, sentimentalmente cieche e analfabete, invischiate in un sistema patriarcale e machista.

Serve la rinascita del sentimento, un sentimento che si faccia energia propulsiva verso le possibilità e le creazioni, colmando il vuoto lasciato dalla crisi. Un vuoto che abbiamo sempre percepito come una carenza e ci ostinavamo a riempire con vuote superficialità, in cui galleggiavamo come pesci già catturati dalla rete. Ora quel vuoto è diventato incolmabile e si mostra per quello è ed è sempre stato: l'unica nostra ricchezza. Perché è solo guardandoci dentro che possiamo capire cosa conta davvero: la vita, la salute, i propri cari. L’amore.

fotografia radical empathy maria clara macrì

L’esperienza della pandemia ci ha fatto capire una volta per tutte come la salute di ognuno di noi dipenda da quella degli altri e del pianeta intero. La Terra che ci ospita ha mandato un messaggio chiaro e deciso: ha bisogno di un altro tipo di attenzioni e cure rispetto allo sfruttamento egoistico dettato dal profitto e dal consumo delle sue risorse, dimostrandoci che, se noi ci ammaliamo, lei si rinnova. Non esiste diritto umano universale senza l'inclusione dei diritti del nostro pianeta e dei nostri doveri nei suoi confronti.

Un passo avanti in questa direzione potrebbe essere la riscoperta del corpo come ritmo, spiritualità ed energia propulsiva e creatrice. Slegato dai pattern del bello e della forma, libero dalla gabbia della colpa e del peccato, illimitato rispetto allo spazio che occupa, infedele all’apparenza fisica studiata per compiacere la mentalità patriarcale, machista e oggettificatrice. Un corpo che si percepisce universale perché libero e in armonia con la salute, la vita e l’energia del pianeta che abita.

fotografia radical empathy maria clara macrì

Un nuovo immaginario collettivo chiede di essere espresso attraverso un nuovo linguaggio visivo e un nuovo lessico. In realtà, è tutto già qui sotto i nostri occhi, e da tempo. La nuova lingua deve parlare di amore e rabbia, attraverso un simbolismo universale e universalmente comprensibile. Deve creare appeal, essere irresistibile, fare innamorare ed empatizzare. Deve essere povero, nel senso di accessibile, sia per chi crea, sia per chi fruisce. Deve essere inserito in un quadro più ampio che assuma l’arte e la cultura come valori essenziali della vita civile. La condizione imprescindibile affinché avvenga questo rinnovamento è l'abbandono dei vecchi meccanismi schiavizzanti e demotivanti che finora hanno regolato la produzione di arte e cultura, specialmente in Italia. La ripartenza può avvenire solo attraverso la strutturazione di nuovi meccanismi virtuosi.

fotografia radical empathy maria clara macrì

In questo quadro all’arte spetta ora un compito cruciale: dare respiro, rivitalizzare i cuori, squarciare i muri del distanziamento sociale e generare nuove prospettive, creare la luce dove c’è il buio, riempire dove c’è il vuoto, assordare dove c’è il silenzio. Viene chiamata in causa l’arte in ogni sua forma, tecnica e contenuto, per sviluppare un linguaggio universale e inclusivo, dove si possano riconoscere le donne, il pianeta e tutte le comunità minoritarie da sempre estromesse anche solo dall'uso della lingua. Come un coro, questo nuovo codice comunicativo multiforme e composito si innalza e prende parola nello spazio privato, ma anche e soprattutto in quello pubblico.

Tutto questo non conta niente se non viene arricchito da altre menti che vogliano cominciare questa avventura insieme, se non ci uniamo, organizziamo e scambiamo pensieri. L’individualismo che ci chiude dentro alle nostre traiettorie personali ora ha fatto il suo tempo, e non servirà più a nessuno. È arrivato il momento di connetterci per davvero, conoscerci e riconoscerci. Un like su Instagram non basta più, e in realtà non è mai bastato.

fotografia radical empathy maria clara macrì

Radical Empathy è più di un mio progetto personale, è più di un soliloquio disperato: è un invito aperto a chi abbia voglia di coglierlo, di aprire un dialogo e una messa in discussione dell'esistente. Il momento è ora: non lasciamo che passi alla storia passi la generazione della rinuncia, dell’ignoranza individualistica e collettiva, dei corpi utili solo quando il profitto o il consumo li ritengono tali; non lasciamo che la storia ci assegni l’infamia di non essere stati in grado di opporre resistenza e di creare quando ne abbiamo avuto la possibilità; non lasciamoci assopire dalla negligenza individualistica, dal pessimismo collettivo, dall'indifferenza e dall'accidia.

La quarantena finirà presto, e tornerà la primavera nei nostri cuori.

fotografia radical empathy maria clara macrì
fotografia radical empathy maria clara macrì
fotografia radical empathy maria clara macrì
fotografia radical empathy maria clara macrì
fotografia radical empathy maria clara macrì

Segui i-D su Instagram e Facebook.

Un altro emozionante progetto nato nel pieno della quarantena:

Crediti

Testo e fotografie di Maria Clara Macrì (@meryornot)

Tagged:
Coronavirus
empatia
maria clara macrì
quarantena
radical empathy