Bertien van Manen

La fotografa che ha documentato le comunità sperdute dell'ex Unione Sovietica

Con un approccio più antropologico che fotografico, van Manen ha consacrato la sua carriera all’esplorazione delle immense, desolate e remote regioni russe.

di Rolien Zonneveld; traduzione di Benedetta Pini
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28 luglio 2020, 4:00am

Bertien van Manen

Quanti sono i fotografi che decidono di allontanarsi dalla civiltà, trasferirsi in una regione sperduta, imparare la lingua locale, rimanerci per un paio d’anni almeno e realizzare un progetto fotografico che verrà esposto nei più rinomati musei di tutto il mondo? Ovviamente pochissimi. Immergersi così a fondo in una comunità è un approccio più vicino al mondo dell’antropologia che a quello della fotografia, che richiede una dedizione e dei mezzi economici assolutamente fuori dal comune. Tra quei pochissimi che hanno adottato questa visione spicca il nome di Bertien van Manen, la fotografa danese che ha consacrato la sua carriera all’esplorazione delle comunità più remote del mondo.

Alcuni dei lavori sviluppati con questo approccio sono diventati parte di un’immensa retrospettiva allestita presso il Stedelijk Museum of Modern Art di Amsterdam, intitolata Beyond the Image. Inizialmente inseritasi nella scena come un fotografa di moda negli anni ‘70, dopo essersi imbattuta nel libro fotografico di Robert Frank, The Americans, decide di intraprendere un nuovo percorso artistico e professionale. Il libro—un capolavoro personale e poetico che offre uno scorcio stratificato della società americana, dalle classi più alte a quelle più alte—la spinge a focalizzarsi sui suoi progetti personali, adottando un approccio più spontaneo.

Bertien van Manen, la fotografa danese che ha documentato le comunità sperdute dell'ex Unione Sovietica
Bertien van Manen, Kazan, Vlada, 1992, from the series: A Hundred Summers, A Hundred Winters, chromogenic colour print, Collection Nederlands Fotomuseum Rotterdam and Collection Stedelijk Museum Amsterdam.

I primi lavori di van Manen erano classificabili come fotografia documentaria pura, scattati nel classico bianco e nero da reportage. Progressivamente, l’artista si è però spostata verso una tipologia di fotografia più poetica ed evocativa, su rullini a colori, che rivela l’instaurarsi di un rapporto profondo e personale con i soggetti fotografati. Prendiamo ad esempio la sua serie seminale A hundred summers, a hundred winters: il progetto racconta i suoi viaggi nell’ex Unione Sovietica, ed è stato pubblicato per la prima volta come libro nel 1994. Ora è praticamente introvabile.

Van Manen aveva studiato russo durante l’università, e all’inizio degli anni ‘90 ha attraversato l’ex Unione Sovietica per documentare il crollo economico e politico del regime. Il suo scopo non era quello di riportare singoli eventi o testimoniare momenti storici, quanto piuttosto restituire un quadro di come fosse realmente la vita delle persone che vivevano lì in quel periodo, semplicemente. Per due anni consecutivi, van Manen si è immersa nelle viscere di popoli straziati dalla povertà, trascorrendo il tempo nelle case delle famiglia che incontrava, immortalando le persone che la ospitavano e i suoi compagni di viaggio. Il senso di intimità che traspare dalle foto è palpabile, e la scelta di scattare con una compatta le ha permesso di avvicinarsi in modo incredibile ai suoi soggetti, cogliendone l’interiorità. Invece che cedere alla tentazione di romanticizzare e feticizzare la povertà (una tendenza che si riscontra spesso nei fotografi che documentano comunità remote), il lavoro di van Manen è oggettivo, onesto e vagamente ottimista.

Bertien van Manen, la fotografa danese che ha documentato le comunità sperdute dellex 'Unione Sovietica
Bertien van Manen Tao in her Dormitory - Fudan University, Shanghai, 1998, from the series: East Wind West Wind, Collection Stedelijk Museum Amsterdam.

Un altro lavoro centrale nella carriera di van Manen è il progetto scattato durante il periodo che ha trascorso negli Appalachi, una regione montuosa degli Stati Uniti conosciuta, oltre che per la sua meravigliosa natura incontaminata, per la condizione di povertà e disagio in cui verte la popolazione appalachiana. Lì ha conosciuto Mavis e suo marito Junior, un minatore, una coppia che vive in una roulotte sulla cima di una collina a Cumberland, Kentucky. Dopo aver ascoltato le loro storie e osservato le loro vite, li ha fotografati a lungo. Il risultato è il libro Moonshine (2014), una serie intima e profonda, in cui i due sono ritratti insieme ad altre persone della loro comunità con dignità e rispetto.

Gli altri lavori esposti al Stedelijk Museum of Modern Art di Amsterdam includono la sua serie sulla vita di tutti i giorni nella Budapest degli anni ‘70 sotto il comunismo, un progetto in bianco e nero sulle donne immigrate negli Stati Uniti come balie negli anni ‘80, la sua serie sui giovani cinesi alle prese con i cambiamenti della società negli anni ‘90 e, infine, alcune fotografie commoventi di paesaggi, scattate dopo la perdita del marito nel 2010.

Bertien van Manen, la fotografa danese che ha documentato le comunità sperdute dellex 'Unione Sovietica
Bertien van Manen, Weifang travelling by bus, Suzhou, Jiangsu, 1998, from the East Wind West Wind, chromogenic colour print from the collection of the artist, Collection Stedelijk Museum Amsterdam.

Quando è stata contattata dal museo, Bertie era così lusingata che insistette per affiancare a ognuna delle sue serie il lavoro di un altro fotografo o fotografa che lei ammirava. Questa idea si è trasformata in una collaborazione con altri 14 fotografi, inclusi nomi affermati come Nan Goldin, i cui lavori offrono un’ode intima e sincera del suo esuberante amico Cookie Mueller; e poi il celebre Beach Portraits di Rineke Dijkstra e la serie di Martin McGagh sull’adolescenza dell’Irlanda suburbana.

I loro lavori, chiaramente meravigliosi anche quando presi singolarmente, offrono un controcanto interessante ai progetti di Bertien, conferendo alle sue fotografie un contesto più ampio, che gli dona enfasi, complessità ed equilibrio. E se la modestia di Bertien la rende una persona fantastica, non c’è alcun motivo per cui debba essere umile: il suo vasto corpus di opere ha finalmente ottenuto lo spazio che meritava da tempo.

Beyond the Image: Bertien van Manen & Friends” è aperta ora fino al 4 ottobre al Stedelijk Museum in Amsterdam. Qui trovi tutte le informazioni.

Bertien van Manen, la fotografa danese che ha documentato le comunità sperdute dellex 'Unione Sovietica
Bertien van Manen, Novokuznetsk, Siberia, 1991, from the series: A Hundred Summers, A Hundred Winters, chromogenic colour print, Collection Nederlands Fotomuseum Rotterdam and Collection Stedelijk Museum Amsterdam.
Bertien van Manen, la fotografa danese che ha documentato le comunità sperdute dellex 'Unione Sovietica
Bertien van Manen, Willemijn and Nicoline, from the series: Easter and Oak Trees, 1970-80, later inkjet print, from the collection of the artist.
Bertien van Manen, la fotografa danese che ha documentato le comunità sperdute dellex 'Unione Sovietica
Jitka Hanzlová, Untitled (Venus), 1994, from the series: Rokytník, chromogenic color print, Collection Stedelijk Museum Amsterdam.
Bertien van Manen, la fotografa danese che ha documentato le comunità sperdute dellex 'Unione Sovietica
Seiichi Furuya, Schattendorf, 1981, chromogenic color print, Collection Stedelijk Museum Amsterdam.
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