Franco Mazzucchelli, A. TO A., High School for the Arts, Turin 1971. Photo: Enrico Cattaneo. Courtesy: Franco Mazzucchelli

Se vogliono sopravvivere, i musei nel 2020 devono sapersi reinventare

Proprio come sta facendo il MACRO di Roma; ne parliamo con Luca Lo Pinto, il suo nuovo Direttore Artistico.

di Federica Tattoli
|
14 luglio 2020, 10:00am

Franco Mazzucchelli, A. TO A., High School for the Arts, Turin 1971. Photo: Enrico Cattaneo. Courtesy: Franco Mazzucchelli

A partire dal 17 luglio, fino al 27 settembre, riapre a Roma il museo MACRO, con la nuova direzione artistica di Luca Lo Pinto. Il nuovo corso del museo inaugura con Museo per l’Immaginazione Preventiva – EDITORIALE, una mostra concepita come prologo che introduca tutti gli elementi che nel corso del tempo andranno a sviluppare il nuovo concetto di Museo. Le 55 opere che compongono la mostra suggeriscono direzioni, posizioni e linguaggi del programma triennale di Museo per l’Immaginazione Preventiva. Sono i contenuti non ancora impaginati di una futura rivista vivente.

La mostra coinvolgerà l’intera architettura del MACRO, che riapre dopo una serie di lavori di ripristino i cui tempi si sono necessariamente prolungati a causa della quarantena. Dilatandosi nei 10.000 metri quadri della superficie totale del museo, comprese le aree solitamente non destinate all’esposizione, Museo per l’Immaginazione Preventiva – EDITORIALE porterà a immergersi in una dimensione di riscoperta di questo luogo. Luca Lo Pinto ci ha raccontato la genesi di questo importante ed impegnativo progetto che si svilupperà da qui al 2022.

Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
Andreas Angelidakis, DEMOS Gold Bar, 2018 46 moduli rivestiti in similpelle oro/ 46 modules upholstered in gold leatherette, © Andreas Angelidakis Courtesy: The Breeder, Athens; Centre d’ Art Contemporain Genève.

Il 17 luglio apre la nuova programmazione del MACRO con Museo per l’Immaginazione Preventiva | Editoriale. Editoriale risuona nella mente di tutti noi come un termine legato alla carta stampata, alla “lettera del direttore” che ci introdurrà i temi forti del giornale che stiamo iniziando a sfogliare. Come direttore di questo giornale tridimensionale, quali sono i temi che stai per introdurre?
La mostra inaugurale è pensata come un’intro di un album musicale. Non è un traccia come le altre, poiché ha la funzione di guidarti dentro una certa atmosfera in una dimensione evocativa e di suggestioni. In tal senso, non è una mostra tematica, ma una polifonia di note diverse che sono disseminata in tutte le pagine dello spartito. Sono partito dall’idea di un museo come una sorta di “haunted space” abitato da presenze che ti spingono verso traiettorie apparentemente distanti. Associare una traccia di Lory D a un enorme spazio le cui pareti sono ricoperte da un wallpaper con delle gigantografie dei depositi che hai sotto i tuoi piedi è uno statement in tal senso. Le opere dei sotterranei sono portate alla luce, così come un pezzo simbolo della scena rave da "under" si fa "ground". Il documentario di Cecilia Mangini sulla condizione lavorativa e familiare delle donne è del 1965, ma è attualissimo, così come la figura seminale di Corita Kent, simbolo di un’arte intesa come attivismo politico, che è un tema molto vicino a quello che stiamo vivendo in questi ultimi mesi.

Immagino che dedicarsi alla rielaborazione degli schemi espositivi di un’istituzione sia una sfida difficile quanto eccitante, come l’hai affrontata e quali le tue idee per una nuova forma di museo?
Prima di tutto ho annusato la sua architettura complessa, bizzarra e lì ho avuto come l’illuminazione di leggere il modello del museo in una dimensione editoriale. Sfogliare gli spazi come le pagine di una rivista e dargli una griglia editoriale per non perdersi dentro. L’esperienza che abbiamo delle grandi mostre e dei grandi musei è perlopiù spaesante, confusa. Per uno spazio cosi rizomatico come il MACRO serviva un progetto rizomatico. Inoltre, con un mandato così breve, gestire un museo nel modo classico sarebbe stato un fallimento. Da qui la scelta di trasformare il museo in mostra.

Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
Pierre Bismuth, Abstractions (Italy/ Bangladesh), 2019 Courtesy: Pierre Bismuth; Jan Mot, Brussels© Pierre Bismuth.

Leggendo il comunicato questa parte ha particolarmente attratto la mia attenzione: “La scelta degli artisti invitati in questo preludio indica l’ampio spettro di personalità che saranno protagoniste del futuro Museo per l’Immaginazione Preventiva, mettendo sullo stesso piano discipline diverse quali cinema, musica, poesia, e illuminando, tra i loro scarti e interstizi, un sistema di connessioni inaspettate in cui trovano spazio molte figure irregolari, che sfuggono a formati e definizioni convenzionali.” La molteplicità di discipline è un tema molto interessante, puoi raccontarci di più in questo senso, quali progetti pensi di realizzare e come dialogheranno tra loro? Quali sono gli interstizi e puoi farci qualche esempio di queste figure irregolari, che al MACRO troveranno spazio?
Il museo nella sua piena struttura editoriale aprirà a dicembre. Ogni ambiente espositivo corrisponderà una rubrica con un titolo e un concept preciso. Discipline come arte visiva, musica, poesia, cinema, editoria sono messe su uno stesso livello. Insieme dialogheranno e inviteranno il visitatore a trovare un senso tra i vari contenuti. Già nell’ Editoriale l’archivio fotografico di Paese Sera, un film di Rossellini sul Beaubourg, un fax inviato da Seth Siegelaub e un’opera di Ann Veronica Janssens si trovano insieme. Presentare linguaggi e attitudini cosi diverse costringe anche un ripensamento dei singoli elementi. Il film di Rossellini non è stato prodotto per essere esposto in una mostra in loop cosi come Seth Siegalaub mai avrebbe immaginato di trovare una sua lettera in questo contesto. Chi visiterà questo museo si troverà davanti a scelte che lo sorprenderanno e che richiederanno un esercizio interpretativo ma spero prima di tutto che sarà una esperienza eccitante e non noiosa.

Molto interessante è anche il progetto che MACRO sta portando avanti su Instagram, in particolare i video "Jomo with", ci puoi raccontare qualcosa in merito?
JOMO è nato all’inizio del lockdown per rispondere al desiderio di “produrre” e non “esporre” qualcosa di già visto. Abbiamo chiesto ad artisti, filmmakers, musicisti sparsi in tutto il mondo di produrre una breve clip. E’ stato interessante perché era un ritratto globale degli effetti sulla pandemia con un leggero delay. Quando noi eravamo chiusi in casa, in America si usciva e in Brasile si faceva una lezione di voguing sui tetti. Sarà bello rivederli tra un paio di anni.

Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
Henry Bond, The Cult of the Street, 1998. Courtesy: Henry Bond

So che prossimamente avrete una mostra di Lawrence Wiener, artista che amo particolarmente e che non si vede spessissimo in Italia, puoi darci qualche piccola anticipazione in attesa di venire a Roma a vedere la mostra?
Fin da piccolo mi ha sempre colpito il passaggio degli aerei pubblicitari lungo la spiaggia. Dieci anni fa, osservandoli, mi sono detto che sarebbe stato fantastico se questi banner fossero state delle opere d’arte e mi immaginai una retrospettiva di Lawrence Weiner, un’artista che da sempre usa il linguaggio come materiale e quindi il più adatto per una mostra del genere. Il progetto è rimasto nel cassetto finché durante il lockdown mi sono convinto che poteva essere il momento giusto. Il museo esiste a prescindere dal suo spazio fisico. Può evadere usando lo spazio del digitale ma anche il cielo. Per dieci giorni un’opera diversa di Weiner sorvolerà il litorale romano. Rappresenta bene lo spirito del Museo per l’Immaginazione Preventiva dimostrando che il concetto di mostra non ha limiti. Come il linguaggio.

Ultima domanda, ci racconti qualche aneddoto sul Polpo?
Lavorando con Marco Campardo, che ha ideato la visual identity del museo, ragionavamo su come trovare un modo di riuscire a tradurre un progetto cosi articolato in una forma accessibile. Perché non dare al museo un avatar? Ci tenevo fosse un animale e la scelta del polpo è stata quasi immediata. Chi meglio di un polpo può rappresentare un museo organico e tentacolare? Volevo che fosse speciale e disegnato da un artista. Cosi ho chiesto a Nicola Pecoraro, che ha un dono naturale per il disegno e che in quei giorni era con me a Vienna, di farno uno. In meno di 24 ore ne ha disegnati vari, gli stessi che ora animano la campagna del MACRO.

Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
Mezzi nel cortile interno dello stabilimento Birra Peroni, oggi MACRO, 1930 ca. Vehicles in the inner courtyard of the Birra Peroni plant, now the MACRO, ca.1930 Courtesy: Archivio Storico Birra Peroni.
Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
Gastone Novelli, Tre Onfali, 1968. Poliestere e resine/ Polyester and resins. 225 x 60 cm ciascuno/ each. Courtesy: Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano/ Milan
Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
Joanna Piotrowska, Enclosure XXVIII, 2019. Stampa a mano, in gelatina ai sali d’argento/ Silver gelatin hand print. 100 x 80 cm. Courtesy: Southard Reid, Londra/ London
Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
Giovanna Silva, Roma, 2020. Courtesy: Giovanna Silva
Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
Lewis Stein, Untitled #6, “The Surveillance Series”, 1984-1985 Photo: Flavio Palasciano. Courtesy: Lewis Stein; Vin Vin, Vienna
Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
“Ufficio per la Immaginazione Preventiva” (Targa / Plaque), 1973. Courtesy: Franco Falasca
Intervista a Luca Lo Pinto, il nuovo direttore artistico del museo MACRO di Roma
Ritratto di Luca Lo Pinto, fotografato da Delfino Sisto Legnani

Crediti


Testo di Federica Tattoli
Immagini su gentile concessione di MACRO

Tagged:
Roma
arte
musei
interviste d'arte
Luca Lo Pinto
museo MACRO
Lawrence Wiener
Marco Campardo