Innovatrice ossessiva e designer radicale, Rei Kawakubo ci dice cosa pensa del 2020

A 77 anni, la mente dietro Comme des Garçons è molto più inventiva e coraggiosa della maggior parte dei designer, come dimostra questa intervista.

di Osman Ahmed
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01 dicembre 2020, 5:00am

Nella moda il passato è spesso la moneta di scambio più potente in assoluto. I revival fanno ciclicamente apparizione in passerella e gli anniversari sono celebrati in grande stile (tanti auguri, i-D!). I designer contemporanei devono fare i conti con brand stantii e longevi, i cui archivi di moda sono considerati gallerie d’arte di cui è vietato toccare le opere. La storia sembra poterci offrire sicurezza e stabilità. Se un marchio esiste da secoli, pensiamo, i prodotti che crea avranno un alto valore ancora oggi.

Comfort è probabilmente la parola dell’anno, in tutte le sue sfaccettature. Le persone si sentono comode con quello che già conoscono, già sanno, quello che già esiste da tempo. Ci si rinchiude nel passato per affrontare i momenti di incertezza senza che la paura ci paralizzi. In questo senso, il passato non è altro che un palliativo per un presente turbolento e un futuro ancor più bieco, persino per un’industria che dovrebbe, almeno in teoria, guardare sempre al domani.

L’incertezza, però, non ha mai ostacolato Rei Kawakubo. Al contrario, per lei è sempre stata una spinta propulsiva nel dare nuova forma al presente. Da vera ossessiva del cambiamento, la mente dietro Comme des Garçons non è persona da guardarsi indietro e non crede nemmeno nella posterità.

Il lavoro di Rei Kawakubo è totalmente incentrato sul qui ed ora. Per questo motivo, chi frequenta le sfilate parigine considera le sfilate Comme des Garçons come un momento sacro, perché sono l’unico vero specchio dei tempi in cui viviamo, analizzati attraverso la lente di un’innovatrice ossessiva. A 77 anni, Rei è infatti molto più inventiva e coraggiosa della maggior parte dei designer della sua età.

Ma non è tutto: Kawakubo è anche una vera stacanovista, e non ci stupisce il fatto che abbia lavorato senza sosta durante tutto il lockdown.

Intervista a Rei Kawakubo per il numero di i-D magazine

Ma cosa pensa questa donna così radicata nel presente dell’anno più strano della storia? “Avendo a che fare con queste sensazioni ed eventi orribili, molte persone probabilmente si adatteranno a vivere dentro a questi confini, che in qualche modo ci prevengono dall’andare avanti,” affermava a settembre la designer. “Ed è proprio questo che mi preoccupa. Perché per creare arte e moda abbiamo bisogno di una mente che ci porti a fare cose eccessive, che ci spinga ad essere diversi e a lasciarci andare.”

E se la sua ultima collezione uomo è sembrata essere un segnale di fumo da lontano—era la prima ad essere stata ambientata a Tokyo, invece che a Parigi—, allora forse è bene scoprire quel messaggio tra i tagli del suo spigoloso tailoring. Durante la sfilata, modelli e le modelle si muovevano di fronte a gigantesche proiezioni dei paesaggi catturati dal fotogiornalista brasiliano Alberto Bitar. Ogni modello indossava un completo perfettamente confezionato, alcune giacche affiancate da diverse silhouette di pantaloni o gonne—e ogni capo era totalmente argento, o intarsiato di elementi metallici.

Intervista a Rei Kawakubo per il numero di i-D magazine

Solitamente, la presenza dell’argento sulle passerelle rimanda inevitabilmente al retro-futurismo della Space Age. Ma non qui. “La mia speranza è che la forza del metallo, la forza che non si sottomette a nessuna pressione o peso, sia la forza che ci darà la fiducia di cui abbiamo bisogno per superare gli ostacoli,” ha affermato in una dichiarazione, aggiungendo che per la collezione si è servita di materiali che solitamente avrebbe usato per l’interior design (ci riferiamo, ad esempio alle strutture metalliche e le colate di cemento di Dover Street Market che ben conosciamo). Forse, il risultato fa un esplicito riferimento alla forma più sartoriale del metallo: l’armatura. Rei sta cercando di offrirci un senso di protezione? O forse è più uno specchio in cui farci riflettere? Ognuno la pensi come meglio creda.

Molto più interessante è notare come, mentre così tanti designer del menswear si sono ribellati alle costrizioni del completo maschile—omaggiando nel corso degli ultimi 40 anni la designer e le sue pratiche decostruttive—, Kawakubo continui invece a esserne affascinata, indagando questo tipo di vestiario senza mai esaurire le idee. “Tutto l’abbigliamento è basato sulla moda maschile,” ha ripetuto più volte nel corso della sua carriera. Ed è lì che troviamo il punto di rottura. I colori tenui e l’inamidata rigidità degli abiti maschili, dei completi da ufficio e delle camicie incravattate; è esattamente tutto questo che rende il completo formale maschile adatto a una sovversione.

Intervista a Rei Kawakubo per il numero di i-D magazine

E se è vero che gli uomini tendono a una certa uniformità, o almeno per un certo senso di appartenenza nel modo in cui si vestono, Kawakubo ha scelto di decostruire tali regole non scritte, creando gonne da uomo molto prima che la "fluidità di genere" fosse parte del gergo della moda, prendendo in prestito materiali e caratteristiche dell'abbigliamento femminile e ricontestualizzandole ad arte negli archetipi dell'abbigliamento maschile, trasformando qualcosa di familiare in qualcosa di fuori posto, di off, e per questo efficace e interessante. Qui vediamo abiti che solo apparentemente prendono in prestito dalla tradizione, perché in realtà gettano fuori dalla finestra ogni codice del passato. È l'abbigliamento maschile che consente agli uomini di operare all'interno della società, rifiutandone al contempo le convenzioni. In definitiva, il design Comme des Garçons non è mai nostalgico, ma sempre giocoso e progressista.

Questo spiegherebbe perché si trovano spesso abiti apparentemente simili a quelli reali nelle collezioni maschili di Comme, a differenza di quelle sculture deformanti che contraddistinguono le sfilate donna del brand. "I giovani uomini oggi sono pieni di energia,” ci ha spiegato Kawakubo. “Cercano di esprimersi attraverso ciò che indossano. A loro non importa fare qualche straordinario per potersi comprare i vestiti preferiscono. Ma non sono così sicura delle donne. Non so se non sanno cosa vogliono o se a loro non piaccia avere un aspetto forte. Mi fanno sentire frustrata. Pensano di poter combattere con tranquillità? Vorrei che si esprimessero attraverso ciò che indossano e combattano contro questo mondo.”

Forse ci si potrebbe addirittura spingere nell’interpretazione femminista di questa frase, vedendo dietro le sue parole una donna che si rifiuta di essere etichettata come tale e che è spesso riluttante nel fare qualsiasi tipo di dichiarazione. Eppure ci sono ancora tropi dell'abbigliamento maschile a cui non si è avvicinata. Non è un segreto che Rei odi l'athleisure, probabilmente l’estetica più diffusa del 2020. "Ho cercato di vedere se c'è qualcosa di interessante in quello stile, e non l'ho trovato", ha detto una volta. "La gente sembra esserne presa, ma non è ribelle, davvero. Non c'è punto di vista. "

Intervista a Rei Kawakubo per il numero di i-D magazine
Intervista a Rei Kawakubo per il numero di i-D magazine
Intervista a Rei Kawakubo per il numero di i-D magazine
Intervista a Rei Kawakubo per il numero di i-D magazine
Intervista a Rei Kawakubo per il numero di i-D magazine

Crediti


Fotografia di Keizo Motoda
Styling Shohei Kashima

Capelli e make-up Ryoko Takai con prodotti YANAGIYA
Assistenti styling Sumire Uekane, Ayami Masuda, Taku Kato e Haruyo Koeda.
Produzione Kazumi Asamura Hayashi.
Assistente alla produzione Chihiro Yomono.
Modelli Ichi per Pump Management. Kyohei Mitsune per Friday.
Kohei per Be Natural. Viral boy e Keiya Shimoda per Stanford. Vulgar. Jess the Boss, Joe Tatu, Toya, Miki, Yosuke e Kazuyo per Harajuku Strangers.

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