Baby Keem indossa una giacca e pantaloni Dickies. T-shirt Margaret Howell. Kendrick indossa una giacca Wrangler. Felpa e cappello Carhartt WIP. T-shirt Ben Davis.

Kendrick Lamar in conversazione con Baby Keem

Per il 40esimo anniversario di i-D, Kendrick Lamar ha intervistato Baby Keem, uno degli artisti più interessanti del momento.

di i-D Staff
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20 ottobre 2020, 10:33am

Baby Keem indossa una giacca e pantaloni Dickies. T-shirt Margaret Howell. Kendrick indossa una giacca Wrangler. Felpa e cappello Carhartt WIP. T-shirt Ben Davis.

L’intervista di Baby Keem e Kendrick è apparsa originariamente sul numero di i-D “The 40th Anniversary Issue”, 361, dell’inverno 2020. Ordina la tua copia qui.

Il 6 giugno, nove giorni dopo l’inizio delle proteste per l’omicidio di George Floyd, centinaia di persone si sono riunite nella cosiddetta “Black Lives Matter Plaza” di Washington D.C per far sentire la loro voce direttamente agli inquilini della Casa Bianca. Erano le 13:30 quando la folla ha iniziato ad intonare Alright, un brano di Kendrick Lamar.

Non era la prima volta che una folla di manifestanti cantava "We gon 'be alright" durante delle proteste per i diritti civili negli Stati Uniti. Nel 2015, a pochi mesi dall’uscita dell’album To Pimp a Butterfly, alcune tracce sono furono scelte dai manifestanti per esprimere la loro indignazione durante le proteste alla Cleveland State University, innescate dalle continue molestie da parte della polizia.

Ma da allora è cambiato tutto. Nel 2017, è uscito il suo quarto album, DAMN, con cui Lamar si è aggiudicato niente meno che un Pulitzer. Intanto l’America è entrata in una nuova era oscura.

E oggi che siamo a pochi giorni da un’elezione cruciale, che segnerà indelebilmente il destino del paese, la sua musica sembra più urgente che mai. Il mondo attende con impazienza un nuovo album di Kendrick che faccia il punto sugli ultimi anni di vita negli Stati Uniti, sotto il Presidente Trump.

Nel frattempo, Kendrick ha fatto da mentore a Baby Keem. Dopo un paio di anni di lavoro dietro le quinte e due mixtape, Keem si sta facendo notare come uno dei nuovi artisti più interessanti del momento. Orange Soda è entrato nelle classifiche sei mesi dopo la sua uscita, ed è diventato Disco di Platino.

Al netto di tutto ciò, abbiamo chiesto ad uno degli artisti più rispettati della sua generazione di intervistare uno dei nuovi rapper più cool del 2020.

Kendrick: Quando hai scoperto di amare la musica?
Keem: Ho sempre amato la musica, fin da piccolo, ma è stato verso i 10 anni che ho iniziato a fare ricerca. Parliamo del 2009/2010. All’epoca avevo un vecchio computer e una connessione scalcagnata. Ascoltavo Kanye, Wayne, ed Eminem. Ricordo che mi piaceva tantissimo Rihanna.

Ehi, in quel periodo stavo spaccando anche io! (ride)
Ho conosciuto la tua musica alla fine del 2010. Non sapevo che nella vita avrei voluto fare musica, sapevo solo di volerci provare perché tutti ci stavano provando. E tutto quello che aspettavo era la pubertà, così da avere finalmente una voce più bassa.

Dunque com’è stato il processo? Hai preso un microfono, come ti sei organizzato?
Quando ho iniziato davvero, a 13 anni o giù di lì, usavo un programma Apple sul mio computer. Poi, un paio di anni dopo, ho chiesto in prestito 300 dollari a mia nonna e ho comprato tutto su Craigslist. Ho preso un microfono da 50 dollari, faceva schifo ma almeno funzionava. Così ho iniziato a imparare ad usare quello che avevo, e me lo facevo andare bene.

Kendrick Lamar in conversazione con Baby Keem per il numero di i-D
Baby Keem indossa una giacca e pantaloni Dickies. T-shirt Margaret Howell. Calze Falke. Stivali Timberland. Kendrick indossa una giacca e pantaloni Wrangler. Felpa e cappello Carhartt WIP. T-shirt Ben Davis.

Quello che è impressionante è che hai iniziato a 13 anni. Io ho iniziato a 16, tre anni dopo di te. Ma il fatto che hai perseguito quello che volevi fin da così presto è un vantaggio che ragazzi più grandi non hanno, quelli che magari entrano in studio per la prima volta a 20 anni. Devono recuperare.
Ho passato ore e giorni nel mio studio-cameretta. Ho imparato quali sono i microfoni che mi piacciono, e ora so che devo smetterla di essere testardo quando si parla di attrezzatura. Se ne ho provato uno un anno fa, vale la pena riprovarlo, perché nel frattempo la mia voce è sicuramente cambiata. Continuo a crescere. Progetti come Die for my Bitch hanno preso forma nella mia stanza, e per me sarà sempre un luogo magico, anche se molti non la considerano uno studio vero e proprio.

È questo che ha reso la tua musica underground però. Te lo dico subito, sarà difficile provare ancora quella sensazione. Potrai avvicinartici a volte, ma sentire di essere nella tua cameretta, nel tuo mondo, sarà davvero difficile.
Stavo ancora imparando cosa mi piacesse davvero quando ero lì, cercavo di capirci qualcosa. Anche se sembrano decisioni prese in un giorno, è un processo lunghissimo.

È vero, le persone pensano che siano decisioni prese velocemente, coscientemente. Ricordo ancora quando è uscito il mio primo album, le persone pensavano che fosse stato fatto in poco tempo, mentre c’erano anni di duro lavoro in quel progetto. E la dedizione che conta, che poi è anche la parte più emozionante di tutto questo. Quando ho sentito la tua musica e quando la ascolto oggi, sento un ragazzo giovane e impudente, sento la fame di un giovane artista nero che cerca di divertirsi e sperimentare, come facevo anche io a 19 anni. In che modo Die for my Bitch ti ha fatto crescere?
Die for my Bitch è stato una svolta, mi ha offerto l’occasione giusta per giocare con il mio sound e mi spinto a credere in me stesso.

Lo capisco, ecco perché ci metto anni e anni far uscire un album (ride). Passo un sacco di tempo pensando a come potrei creare un nuovo sound, perché non posso ripetermi. Ho bisogno di qualcosa di nuovo che mi emozioni. E vedo che ogni tanto anche tu ti agiti perché senti il bisogno di roba nuova.
Le persone non si immaginano che tu stia lavorando a roba nuova, finché non la fai. E se non sanno che ti stai evolvendo, quindi ti chiederanno sempre più le cose vecchie, perché sono quelle a cui sono abituati. Fortunatamente, credo che ora tutti sappiano che sto lavorando a una cosa completamente diversa.

Kendrick Lamar in conversazione con Baby Keem per il numero di i-D
Baby Keem indossa una camicia Rick Owens. Pantaloni Carharrt WIP. Calze e scarpe Converse. Kendrick indossa una giacca vintage dall’archivio della stylist. Pantaloni Carhartt WIP. Cappello dall’archivio del modello. Scarpe Converse.

Tutto sta nel trovare un equilibrio. Ricordo Good Kid M.A.A.D City, era perfetto per quel momento, in cui tutto era diverso. E sapevo che non sarei mai riuscito a fare un Good Kid M.A.A.D City Part Two. Nel momento in cui lo fai, tutto perde senso. Ogni cosa vive nel suo mondo. Poi boom, To Pimp a Butterfly. Alcune persone lo amano alla follia, altre lo odiano totalmente.
Cerchi di sorprenderti con ogni nuovo progetto?

Esatto. To Pimp a Butterfly lo ha fatto davvero. Avevo un’idea nella mia testa di come volevo che suonasse, con elementi di jazz, blues e hip-hop. Ma ero più concentrato a capire come dovessi fare nella pratica, per raggiungere quel suono. Pensi che arriverai al punto di rivivere la tua storia personale per creare nuova musica?
Sì, sono sulla strada giusta. Non voglio buttar fuori niente di scontato. Se in futuro avrò voglia di fare un album che parli di qualcosa in particolare, lo farò, ma non in questo album. Non voglio forzarmi. Perché i fan se ne accorgono subito, l’ho imparato molto tempo fa.

Hai una storia interessante comunque. Penso che molte persone potrebbero rivedersi in te. Non devi avere la pressione di parlarne, ma quando lo farai sarà decisivo, perché toccherai tantissime persone nel profondo. Non hai ancora sperimentato cosa vuol dire quando si avvicina un fan e ti dice: ‘Mi hai convinto a non suicidarmi’. Può essere estenuante, ma anche davvero gratificante, e fa parte del gioco. Sei una voce per molti giovani, e anche per molti adulti.
Penso che una cosa che mi ha aiutato a crescere dallo scorso anno è il mini tour che ho fatto. Prima di questa pandemia, ero in tour e vedevo quanto alle persone davvero interessasse la mia musica. È stato importante per me averne una dimostrazione fisica, e portarmi quella sensazione a casa. Sono così grato di averlo sperimentato, perché senza quello ho idea di cosa farei oggi. Ho avuto un intero anno per pensare alla mia prossima esperienza. Sento che quello che devo fare ora è staccarmi dalle cose sbagliate e legarmi a quelle giuste, a quelle che dovrei sentire davvero. Spesso mi scosto dalle cose che mi fanno stare male, perché penso che non è necessario che io debba affrontarle.

Tutto sta nell’essere coscienti ed attenti. L’ego lavora come tu vuoi che lavori, devi solo permetterti di essere la persona che sei. Questo è l’ego, devi esserne cosciente e capace di usarlo in maniera positiva. Ero lì quando ti sei trasferito a Los Angeles... Ti ho visto mentre cambiavi decine di case. Zero soldi. Ora invece sei capace di prenderti cura di te stesso. Com’è stato per te quel trasferimento, e come percepisci il denaro rispetto a prima?
So che molte persone di Las Vegas dicono che lì non succede mai nulla. E l’ho probabilmente detto anche io. Sono cresciuto con mia nonna, eravamo solo io e lei. La mia famiglia non mi ha fatto da filtro, sono cresciuto in fretta, scoprendo che non avrei dovuto scoprire, vedendo cose che non avrei dovuto vedere. Sono cresciuto con lei, ed era la mia migliore amica. Ero un bambino, e tutto il suo stress ricadeva su di me, anche se non lo faceva apposta. Ero molto protettivo nei suoi confronti, e quando mi sono spostato a Los Angeles, era perché avevo bisogno di lavorare. Alla fine sono partito per non tornare più, i soldi sono comfort, sono stabilità.

Ricordo quando tutto è cambiato, quando mia nonna non c’era più. Avevo 13 anni ed era difficile per me rendermi conto di tutto quello che stava accadendo. Cercavamo soldi per portare il suo corpo da Las Vegas a Compton. Sentivo mia mamma piangere, che cercava di tenere tutto sotto controllo e mi ricordo che ho proprio pensato ‘Non voglio che lei sperimenti più qualcosa del genere.’ Vedo i soldi come una risorsa per dare opportunità ed istruzione alla mia famiglia. Ma tornando al tuo viaggio, hai sempre detto ‘Yo, sono nato a Los Angeles, e ci tornerò’?
Sì, e ci sono tornato. Non sapevo come. Sinceramente pensavo che sarei andato a scuola, ma i miei voti non erano abbastanza buoni. Mentalmente ho bloccato tutto, e sono ripartito da capo.

Kendrick Lamar in conversazione con Baby Keem per il numero di i-D
Baby Keem indossa una camicia Rick Owens. Pantaloni Carharrt WIP. Calze e scarpe Converse. Kendrick indossa una giacca vintage dall’archivio della stylist. Pantaloni Carhartt WIP. Cappello dall’archivio del modello. Scarpe Converse.

Quella è tutta un’altra storia. Tua zia mi ha chiamato per sapere come stavi, lo sai? Mi diceva: ‘Questo ragazzo salta scuola ogni due per tre! E arrivavano lettere ogni giorno.’ Io mi sentivo responsabile, perché eri così talentuoso, dovevi prendere il diploma. Dovevamo trovare quella terra di mezzo, e l’abbiamo trovata. È questo che io e Dave Free rispettiamo davvero di te, sei determinato e hai passione. Mi ricordi com’ero io… Non sei super social o troppo presente su Instagram, anche se i tuoi fan sicuramente vorrebbero sapere come passi le tue giornate.
Twitter è solo per gente che odia altra gente per nessuna vera ragione, ed è noioso. Ah giusto, un giorno da Keem. Allora mi sveglio, vado in studio e quando ho tempo dopo che ho finito vado a giocare ai videogiochi da qualche amico. Il giorno dopo la stessa cosa, oppure capita che vada in giro da qualche parte. Ma non esco molto, non mi vedrete mai molto in giro.

Nel tuo prossimo progetto ci sarà uno dei miei beat che preferisco, volevo metterlo in Damn ma alla fine lo abbiamo scartato. Era nella mia top 5 dei beat di DJ Dahi. Tu hai scelto quel beat e ci hai costruito sopra qualcosa che io non avrei mai fatto, l’hai resa una canzone migliore di quanto avrei potuto fare io.
Quando ho rubato quel beat, pensavo di aver finito Die for my Bitch, stavo lavorando a un nuovo progetto che uscirà a breve. Ho rubato un beat che era troppo avanti per i suoi tempi, e che mi ha aperto un nuovo mondo. E dopo quello ho ricominciato a lavorare su Die for my Bitch. Quando ho fatto quella canzone, ho pensato: ‘Wow, funziona.’ Ricordo che i miei amici mi dicevano che sarebbe potuta essere il mio miglior pezzo, e sentirlo mi ha fatto felice. Quella canzone mi ha portato a sperimentare molto di più con Die for my Bitch.

Vedi, le cose hanno funzionato! Stiamo arrivando verso la fine della nostra chiacchierata. Quali sono le tue aspirazioni, a livello musicale?
Voglio riflettere molto di più le mie emozioni all’interno della musica, con i suoni che amo, perché non ho molte canzoni che hanno quelle corde che mi toccano nel profondo. Penso che i suoni con cui ho sperimentato ora potrebbero raccontare una storia.

Penso che tu dia il meglio quando parti dalle fondamenta, e sperimenti con un orecchio che la maggior parte degli individui che fanno musica non hanno.
È senza confini, è letteralmente un campo giochi. Provare cose nuove, cadere, o vincere nelle corse ad ostacoli.

È una positiva avere persone che capiscono il tuo linguaggio creativo. Sei stato capace di condividere ed esprimere il tuo linguaggio, imparando anche quello di chi c’era prima di te e che ha creato questa industria. Rispetto alla musica, sei parte di pgLang. Qual è la tua opinione personale di questa azienda, ora che ne fai parte?
Ho visto pgLang prima che fosse un’idea, e si realizzasse. Ci vuole dedizione, stare in pgLang significa credere in qualcosa, anche se non sai ancora come andrà a finire ed è solo un’idea. Ci credevo, e ho lottato perché funzionasse. Per me pgLang rappresenta fedeltà e fiducia.

Kendrick Lamar in conversazione con Baby Keem per il numero di i-D
Baby Keem indossa una giacca e pantaloni Dickies. T-shirt Margaret Howell. Calze Falke. Stivali Timberland. Kendrick indossa una giacca e pantaloni Wrangler. Felpa e cappello Carhartt WIP. T-shirt Ben Davis.

Crediti


Fotografia di Glen Luchford
Moda di Carlos Nazario

Styling (Kendrick) Dianne Garcia
Styling (Baby Keem) Taylor McNeil
Capelli (Kendrick Lamar and skin for Baby Keem) Tasha Reiko Brown con prodotti Chanel.
Capelli (Baby Keem) Shafic Tayara con prodotti GETFBN.
Direttore luci Jack Webb.
Assistenti alla fotografia Alex de la Hidalga e Alekzandra Zagozda.
Tecnico digital Paul Carter.
Assistenti styling Raymond Gee, Kristin Brodsky e Claire Tang.
Sarta Susie Kourinian.
Producer Suzy Kang.
Casting Samuel Ellis Scheinman per DMCASTING.

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