Fotografia di Mert Alas & Marcus Piggott 

Le intime lettere tra Björk e Arca che raccontano la loro strana amicizia

In occasione del nostro 40esimo anniversario, la coppia di creative ha celebrato la loro amicizia attraverso un commovente scambio epistolare.

di Frankie Dunn
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27 ottobre 2020, 5:00am

Fotografia di Mert Alas & Marcus Piggott 

Le lettere di Björk e Arca sono apparse originariamente sul numero di i-D “40th Anniversary Issue”, N. 361, Inverno 2020. Ordina la tua copia qui.

Questa è la sesta volta che Björk appare sulla copertina di i-D. La prima in assoluto è stata nel 1993, in occasione del suo debutto solista, Debut appunto. Poi nel 1994, quando, per celebrare il suo primo album di remix, ci ha portato fuori a bere tequila. Era il 1996 quando ci ha regalato una doppia copertina con il suo fidanzato del tempo, il pioniere della jungle Goldie. Nel 2000, è tornata sulla nostra cover, reduce dal premio come Miglior Attrice a Cannes per il suo ruolo in Dancer In The Dark. Un’altra copertina ancora, questa volta del 2007, la ritrae mentre indossa un intricatissimo design in maglia, in una foto scattata da niente meno che da Inez and Vinoodh.

Dopo altri tre album, sei tour, tredici anni e un’altra performance sul grande schermo, Björk è tornata proprio dove tutto ebbe inizio, sulla cover di i-D. E ha portato con sé la sua grande amica e collaboratrice Arca.

La coppia si è incontrata per la prima volta nel 2013, poco dopo che l’icona islandese era scesa dal palco dell’ultimo spettacolo del suo tour Biophilia. Quella notte hanno ballato una accanto all’altra senza mai stancarsi. L’artista venezuelana è stata poi invitata a collaborare proprio come producer per Vulnicura, un album intimo, crudo e molto doloroso che raccontava la rottura di Björk con il padre di sua figlia. Insieme si sono imbarcate nel tour mondiale del progetto, prima di incontrarsi di nuovo per lavorare a 2017 Utopia, un vero e proprio paradiso in risposta risposta all’inferno del precedente disco, pieno di speranza e testimone dell’identità di Björk.

L’artista parla di questa relazione amicale e artistica come della più fruttuosa che abbia mai sperimentato. Arca la descrive come “stratificata nella propria profondità e molteplicità; semplice, incasinata, trascendentale, gioiosa, seducente, serpentina, emozionale, tenera, significativa e misteriosa”.

In occasione del nostro anniversario, Björk e Arca hanno scritto delle lettere indirizzate una all’altra, in cui parlano del concetto di famiglia, della loro relazione speciale e in continuo mutamento e di quella canzone che hanno scritto per celebrarla.

Bjork fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Bjork indossa un abito Valentino Haute Couture. Maschera James Merry.

Lettera da Björk ad Arca:

Carissima e splendida amica,
Stavo pensando che un buon punto di partenza per il nostro discorso potessero essere questi testi. Ma sono aperta a tuoi suggerimenti, a qualsiasi altro inizio tu preferisca, a punti in cui potremmo andare oltre, o ad altri in cui potremmo aggiungere…

Ma se invece iniziassimo proprio da queste strofe, scritte dopo un magnifico pranzo in quel ristorante di fianco alla casa di Frida Kahlo a Città del Messico? Ricordi? Era l’estate del 2017. Parlavamo di speranza e della capacità che hanno le donne di costruire dei nidi all’interno delle proprie vite. Del talento femmineo di tessere una rete attorno alla propria famiglia—che sia di sangue o meno—, di unire insieme tutte le diverse connessioni al suo interno e le trame dei singoli individui. Quello diventa il tessuto in cui viviamo. Poi abbiamo iniziato a parlare delle nostre madri, e di come ciascuna donna abbia un numero limitato di fili emozionali; certe volte una donna ha solo fibre sufficienti per uno o due nidi della propria vita, certe volte tre, altre invece sembra ne abbiano infinite. Ma forse tutto sta anche nella forza e nell’elasticità di quelle fibre.

E poi abbiamo parlato di come a volte sembri più facile per l’energia maschile entrare e uscire da quella rete, mentre per le donne si innesca quasi sempre un doloroso processo di riparazione prima che altre fibre possano essere filate—non che un approccio sia più giusto o sbagliato dell’altro, descrivono solamente due diverse esperienze del tempo.

“Future Forever”
Imagine a future and be in it
Feel this incredible nurture soak it in
The past is on loop turn it off
See this possible future and be in it
Hold fort for love forever
We’re just momentary vessels
We ́re just carrying
Trust your head around
Guide your stare elsewhere
Your love is already waiting
You’re already in it
Hold fort for love forever
Watch me form new nests
Weave a matriarchal dome
Build a musical scaffolding between sleep and awake Day and night
Between night and day
You say I mirror people’s missions at them
Now you mirror at me who I used to be
What I gave to the world you’re giving back to me Hold fort for love forever

Quando leggo queste strofe, vedo tantissimi rimandi al loro interno (solitamente ne inserisco parecchi anche io all’interno dei miei testi), per esempio “we’re just carrying” è un riferimento ad alcune queen che ho conosciuto, che continuavano a ripeterlo come complimento: dicevano “she was carrying” per elogiare certi movimenti, gestualità e passi di danza, ma è un’espressione che potrebbe venire applicata a qualsiasi film o oggetto. Quell’espressione l’ho vista chiaramente come un riferimento al puro femmineo, a come in fondo siamo dei contenitori e portiamo con noi ogni cosa. Così l’ambizione non dipende più da chi riesce a farsi valere o a chi scaglia il pugno più forte, ma da chi riesce, come un assolo di chitarra, a portare meglio con sé il proprio bagaglio. Da chi ha il recipiente più grande.

Queste strofe descrivono una specie di “impalcatura musicale tra il giorno e la notte”, tra il trauma e la riparazione. Improvvisamente, quel vuoto che c’è tra quando ti addormenti e quando ti risvegli diventa un canyon gigante, difficile da superare. La musica può essere “portatrice” d’aiuto in questi casi, se il tutto è ben tessuto. E questa canzone ne è un tentativo.

Infine, nell’ultimo verso, mi sciolgo. È probabilmente molto più denso di significato per me di quanto lo sia l’album intero. Mi vergogno un po’ a dirlo, ma semplicemente ti voglio tanto bene, e sono così grata che tu mi faccia dono del tuo talento come musicista. Stavo attraversando un momento della vita in cui ho sentito che la monogamia mi veniva strappata dalle mani, e in quello stesso momento mi è stata offerta la possibilità di trovare la monogamia all’interno della musica. Come un miracolo. Il tempismo è stato davvero incredibile.

Con entusiasmo, Birch

Bjork fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Abito Valentino Haute Couture. Anelli Staskauskas. Unghie 3D Sojinails.

Lettera da Arca a Björk:

Cara Björk,
Grazie per aver partecipato con me per celebrare l’anniversario di i-D. È un gesto carico di valore simbolico. Ricordo una volta in cui stavamo discutendo per qualcosa, chissà perché—il conflitto è spesso il segno di una relazione sana e genuina. Ricordo benissimo quel momento, ero indignata e arrabbiata per il fatto di averti trattata come una figlia. Tu mi hai risposto dicendo che “ci stavamo entrambe trattando come figlie”, e in quel momento è come se mi fosse caduto un velo da sopra gli occhi e finalmente ti avessi vista come sorella, invece che tener stretta quell’idea di ammirazione da cui non riuscivo a distaccarmi. Credo che quel momento mi abbia aiutato a percepire un modo diverso di essere madre, in una modalità che ti permette effettivamente di sceglierti la tua famiglia. Ho avuto altre figure materne nella mia vita che ora vedo come bilanciate, nel loro yin e yang. Mi ricordo ancora quel pranzo a Città del Messico. Era un ristorante molto elegante. Mi sono divertita quella sera.

Ricordo quando abbiamo parlato dei diversi modi in cui si può essere un* leader. Essere un leader fallico significa voler conquistare un obiettivo, agire per consumare un progetto creativo e portarlo a termine; stabilire una visione e guidare il team attraverso una direzione con insistenza e determinazione. Poi c’è un altro tipo di leader, una leadership più materna, che significa creare un mood amniotico in cui le altre persone si sentano al sicuro ad aprirsi e ad esprimere sé stesse in maniera più collaborativa. La leadership fallica è più per una visione autoriale, la leadership materna crea un ecosistema fertile in cui può avvenire una gestazione creativa, dove una fecondazione collaborativa è possibile. Ricordo che eravamo d’accordo sul fatto che c’è un momento specifico per entrambe le leadership all’interno del processo di creazione.

In risposta alla parte della tua lettera in cui parli della capacità dei generi di avere più o meno capienza, del racchiudere in sé e portare con sé, di poter tessere una tela emozionale in virtù della famiglia: io non la vedo così, bianco o nero. Non penso di averla mai vista così, ma ora ancor meno di prima. Ogni giorno che passa, vedo le differenze binarie più come un mezzo che utile per descrivere certe dinamiche, ma non necessariamente portatrici di un effetto sulla vita psicosessuale di un individuo. Più un individuo è conscio della propria anima o animus, e meno penserà che certi piaceri gli siano proibiti, meno saranno presi dalla vergogna. Con anima e animus, prendo in prestito i termini Jungiani dell’idea che ogni persona abbia sia un uomo che una donna al suo interno.

In psicoanalisi, c’è il complesso di Edipo, che è quando si uccide metaforicamente la figura paterna per fare l’amore con la madre; poi c’è il complesso di Elettra, che è il corrispettivo femminile. Io propongo un nuovo archetipo, uno mai sentito prima: la figura di Electra Rex, che uccide sia la madre che il padre e fa l’amore con sé stess. Credo che il complesso di Electra Rex possa permettere a un individuo di posizionarsi sul limine tra sottomissione e dominazione, potendo a quel punto sia penetrare che essere penetrat, offrendo la possibilità dell’interpenetrazione. La sua sessualità diventa solamente propria. Mi chiedo quale nucleo familiare emerga attorno a una madre che ha un pene o attorno a un padre incinta, per esempio. Ne parlo perché è realmente possibile. Tutt* noi possiamo accedere alla nostra Electra Rex e provare piacere con i nostri corpi mutanti, ognuno di noi. Viviamo una transizione costante dal momento della nostra nascita a quello della morte, inevitabilmente.

Con l’amore per affrontare l’ignoto, a.

Bjork fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Abito Valentino Haute Couture. Anelli Staskauskas. Unghie 3D Sojinails.
Arca fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Arca fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Abito Stephanie Uhart. Calze a rete dall'archivio della stylist. Tanga e guanti Elisa Poppy. Tanga in latex (indossato sotto) dall'archivio della modella. Calze a rete Falke. Accessorio in pelo Slid Needham.
Arca fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Abito Stephanie Uhart. Calze a rete dall'archivio della stylist. Tanga e guanti Elisa Poppy. Tanga in latex (indossato sotto) dall'archivio della modella. Calze a rete Falke. Accessorio in pelo Slid Needham.
Arca fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Gonna Khanh Brice Nguyen x Agf Hydra. Calze e giarrettiere Jonathan Aston.
Bjork fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Fiore (indossato come copricapo) Schiaparelli. Copricapo in perle dall'archivio della modella. Maschera di James Merry. Orecchini Aurum.
Bjork fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Abito Valentino Haute Couture. Copricapo James Merry. Anelli Staskauskas. Unghie 3D Sojinails.
Bjork fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Abito Valentino Haute Couture. Copricapo James Merry. Collana Schiaparelli. Anelli Staskauskas. Unghie 3D Eichi Matsunaga e Tomoya Nakagawa.
Bjork fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Abito Valentino Haute Couture. Anelli Staskauskas. Unghie 3D Sojinails.
Arca fotografata da Mert Alas e Marcus Piggot per il numero di i-D
Bjork e Arca fotografate da Mert Alas e Marcus Piggot per la copertina del numero di i-D

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Crediti


Fotografia Mert Alas & Marcus Piggott
Styling (Arca) Ai Kamoshita. Styling (Björk) Edda Gudmundsdottir
Capelli e trucco (Arca) David Lopez per Esther Almansa con prodotti Fenty beauty. Capelli (Björk) Katrín Sif Jónsdóttir con prodotti KEVIN.MURPHY.
trucco (Björk) Sunna Björk Erlingsdottir con prodotti Pat Mcgrath Labs Mothership VI. Nail technician (Björk) Lyn Nguyen.
Assistenti alla fotografia Sinclair Jaspard Mandy, Manuel Girón, Ricard Estol, Vidar Logi, Rafn Rafnsson and Ólafur Magnússon.
Digital set up and operations by Niccolo Pacilli per Dreamer Productions.

Assistente styling (Arca) Lulu Bullock.
Assistente styling (Björk) Diana Breckmann.
Assistente capelli e trucco (Arca) Beatriz Vargas.
Nail technician assistance (Björk) Lam.
Executive Production di Leonard Cuinet per April Production.
Produzione (Arca) Mamma Team. Produzione (Bjork) Vidar Logi. Coordinamento produzione Elise Lebrun. Post Produzione DREAMER POST.
Direttore casting Samuel Ellis Scheinman per DMCASTING.

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