La maglieria sostenibile, innovativa e ricercata del brand FROY

"Dobbiamo prepararci a fare dei cambiamenti radicali. È tempo che ogni brand inizi a pensare alla sostenibilità, riducendo i consumi e agendo in maniera trasparente."

di Giorgia Imbrenda
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30 novembre 2020, 12:55pm

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di FROY, brand di maglieria in cui convivono biografie, identità e culture diverse, in un connubio di forme e palette totalmente uniche nel loro genere. Fondatore del progetto è Arman Avetikyan, nato in Armenia, cresciuto in Russia e laureatosi in Italia, dalle cui visioni creative è nato un marchio multiculturale ed eterogeneo.

Tra soluzioni formali e ispirazioni estetiche che spaziano dalla propria narrazione personale fino a concettualizzazioni più astratte, Arman riesce a creare uno spazio progettuale in cui tutto è interconnesso e in espansione. Il designer utilizza la maglia come se fosse un tessuto, conciliando filati tradizionali e innovativi, sfruttando materiali e processi per ottenere superfici ibride, versatili e composizioni irripetibili.

Incuriositi dalla sua visione, abbiamo deciso di intervistarlo, per farci raccontare la sua esperienza e della sua posizione rispetto a quello che sta accadendo nel mondo della moda.

FROY: intervista al fondatore del brand di maglieria emergente per la rubrica

Ciao Arman! Raccontaci di te, della tua formazione e di come sei diventato uno stilista.
Quando avevo 9 anni, mi sono trasferito con la mia famiglia dall’Armenia alla Russia. Durante gli studi ho iniziato a lavorare in un maglificio, nella parte di produzione e nel team creativo, disegnando pattern e motivi per i capi e ampliando nel frattempo il mio skill set. Così mi sono appassionato a questa pratica, iniziando a sperimentare con diverse tecniche, ma ho capito subito che in Russia non avrei trovato grandi possibilità di evoluzione, e ho deciso di trasferirmi a Milano. Ho iniziato a fare avanti e indietro per un anno, finché ho iniziato un corso di Fashion Design presso il Politecnico di Milano, laureandomi in Design della Maglieria. Non riesco ancora a definirmi un vero e proprio stilista, forse mi sento più un designer, perché utilizzo un approccio a 360 gradi.

Da dove arriva il nome FROY?
FROY era il secondo cognome del mio bisnonno, poi diventato il soprannome della mia intera famiglia durante il periodo sovietico. Ho scelto di utilizzarlo per il suo suono dadaista, corto e facilmente pronunciabile in tutte le lingue, e per il fatto che può vuol dire tutto per me, oppure assolutamente nulla.

Sei nato in Armenia, cresciuto in Russia e laureato in Italia, quanto e come le culture di questi tre paesi influiscono sulle tue creazioni?
Questi tre paesi hanno contribuito allo sviluppo della mia formazione culturale e cerco di trasferire tutte le loro influenze all’interno del mio lavoro. Da ogni cultura ho assorbito qualcosa di nuovo, ed è come se ogni volta si depositasse sugli altri strati culturali che ho già acquisito. È lo stesso meccanismo che si ricrea nelle metropoli cosmopolite, dove l’interscambio di culture, identità ed individui, enfatizzato e amplificato, porta alla formazione di una cultura collettiva.

FROY: intervista al fondatore del brand di maglieria emergente per la rubrica

I tessuti che utilizzi sono tradizionali, ma allo stesso tempo estremamente ricercati. Qual è il motivo dietro a questa scelta?
È un tipo di attenzione che metto in ogni cosa che faccio. Quando inizio a progettare una collezione, parto da zero, pensando parallelamente sia alla forma sia alla materia che vorrei creare. Spesso non riesco a trovare subito quello come estetica e tecniche, così inizio a sviluppare il tessuto dalla scelta di filati. È qualcosa di complesso e difficile quando per un brand giovane come il mio, ma penso che l’unicità e la ricerca siano gli aspetti basilari per poter offrire un prodotto di qualità e che si distingua dalla massa.

Parlaci delle tecniche che utilizzi per creare la tua maglieria.
La maglieria è un mondo infinito in cui perdersi. Progettare con la maglia mi permette di creare senza limiti. Gran parte del lavoro consiste nella ricerca dei punti di maglia, e capita spesso che io e la mia collaboratrice Marta creiamo punti speciali a mano, per poi studiare come industrializzarli. Per i capi di FROY sperimentiamo con filati molto diversi tra loro, mettendoli insieme per ottenere effetti tridimensionali. Il nostro scopo è sempre dare vita a una superficie che sia tattilmente ed esteticamente interessante, e i filati sono il mezzo perfetto per ottenerla.

Ci piace lavorare con stampe e spalmature per raggiungere le texture che abbiamo immaginato, oppure ci facciamo guidare dai bellissimi imprevisti che possono capitare. La tecnica che sfruttiamo di più in assoluto è quella della maglieria calata: funziona un po' come un puzzle, si creano forme che combaciano tra loro senza bisogno di tagliare via del materiale. Progettando con attenzione, la maglieria permette di produrre solo i pezzi necessari per assemblare un capo, evitando sprechi e valorizzando al 100% la materia prima.

Parlando invece delle illustrazioni presenti sui tuoi capi, come sono nate?
Le illustrazioni sono nate più meno 8, 9 anni fa come una serie di personaggi che incarnano la nostra società e che col tempo sono cresciuti, si sono laureati, sono maturati. Hanno le loro vite, le loro differenze caratteriali, culturali e sociali e le loro professioni. Tutti i motivi e le grafiche presenti sui capi prima nascono così, come un quadro dipinto su tela, poi vengono digitalizzati e applicati sull’abbigliamento. 

FROY: intervista al fondatore del brand di maglieria emergente per la rubrica

Se dovessi scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero? E in quale ristorante li porteresti?
Schiaparelli, Galliano e Moschino (Margiela non lo nomino solo perché non verrebbe mai). Tutti e tre hanno rivoluzionato il modo della moda: non parlo solo dell'estetica dei loro lavori, parlo sopratutto delle loro personalità, del modo in cui ragionavano. Li inviterei in un bar della stazione, perché il posto non conta.  

Parlando di sostenibilità: perché è importante e in che modo si può ridurre l'impatto ambientale di un brand?
Sostenibilità è una delle parole chiave del progetto, è un elemento essenziale della mia progettazione. Come sappiamo, il mercato della moda è il secondo settore nel mondo, dopo quello petrolifero, che inquina maggiormente il pianeta. Dobbiamo fare dei cambiamenti quasi radicali, ed è tempo che ogni brand inizi a pensare alla sostenibilità: ridurre l’utilizzo di plastica, tracciare la materia prima, informarsi su come viene prodotta, riutilizzare gli scarti, collaborare con artigiani locali, etc. Dovrebbe essere il consumatore a esigere tutto questo, così il processo di cambiamento accelererebbe ulteriormente, sia da parte delle realtà locali, piccole e medie, sia delle grandi case di moda.

Cosa c'è nel futuro del tuo brand? E dove ti vedi tra 5 anni?
Per il futuro del mio brand l’obbiettivo è quello di rimanere sempre esclusivi: un brand di ricerca che non offre solo capi, ma un mondo tutto da scoprire. FROY potrebbe declinarsi in un’illustrazione disegnata su un muro di Milano, in un video sperimentale, in una performance artistica o in una collezione di moda. Tra 5 anni mi vedo a Milano, a lavorare con questa stessa filosofia.

FROY: intervista al fondatore del brand di maglieria emergente per la rubrica

Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda
Immagini su gentile concessione dell’ufficio stampa Froy

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