Fotografie di Giulia Bernardi

Milano come Notting Hill nella pittura intima e vivace di Miss Goffetown

Le sue opere, essenziali e caotiche, prendono forma a Spazio Martin, uno studio di artisti della ceramica, del design e dell'illustrazione.

di Amanda Ballerini
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22 dicembre 2020, 11:18am

Fotografie di Giulia Bernardi

Questa rubrica è pensata per esplorare profili di persone che vivono e creano durante (e post) Covid. Cosa cambia, come evolve, e come si svilupperà. Sono le storie di chi crea, sogna e innova, ognuna diversa ed ognuna con una visione da narrare.

Incontro Fulvia, aka Miss Goffetown, proprio dietro casa, in una mattinata di novembre tra un lockdown e un altro. Milano è surreale e soleggiata, e si percepisce proprio che la gente ha voglia di vivere e di vedersi. La incontro da Spazio Martin, un luogo nato poco più di un anno fa come studio per lei e altri professionisti della ceramica, del design e dell’illustrazione.

Spazio Martin è una vetrina molto milanese, molto chic, molto intellettuale, e appena ci si entra si viene travolti subito da un’aria di fresco, di menta piperita, e in qualche modo ci si sente a casa.

La pittura di Miss Goffetown mi ha incantata subito, e scrollando sul suo profilo Instagram mi sono sempre più innamorata della sua caotica essenzialità, di quel suo tipo di estetica che non avevo mai visto prima. Scene quotidiane documentate attraverso pennellate veloci e colori inusuali. Un ritratto di Milano che sa di vecchio ma che guarda al nuovo, come se ogni piccolo gesto quotidiano nascondesse una sorta di sorpresa.

Così ho deciso di intervistarla, per chiederle com’è essere un’artista in tempo di pandemia, per sapere cosa le manca di più della Milano pre-Covid e per farmi raccontare quello che si immagina per il futuro.

Covid Struggles Intervista Miss Goffetown Spazio Martin Milano

Descrivici brevemente ciò che fai, vorresti fare, ed eventualmente “provi” a fare in questo momento così particolare.
Continuo a lavorare, dipingere, a stare al mondo. Durante lo scorso lockdown ho riempito interi quaderni parlando di intimità. All’interno ci sono gli unici soggetti che potessi osservare ogni giorno, i miei coinquilini, è un resoconto delle nostre vite casalinghe, dei momenti assieme, della spesa fuori.

Questo luogo, Spazio Martin, in qualche modo mi salva. Posso staccare da casa sia fisicamente che mentalmente e venire in un luogo sicuro, lo studio, e questo è essenziale per me.

Covid Struggles Intervista Miss Goffetown Spazio Martin Milano

Da dove viene il tuo nome d’arte?
Miss Goffetown! Ahah! Deriva dei tempi dell’Accademia. Ero una ragazza un po’ fuori dagli schemi, un po’ maldestra, semplicemente goffa.

Sembri sapere esattamente cosa intendi raffigurare. I tuoi dipinti, principalmente realizzati su carta accuratamente selezionata, sono come degli appunti, rappresentazioni naive di dettagli e frasi, che si formano insieme al disegno, o prima, o dopo. Un diario di immagini. Tu e i tuoi protagonisti, tremendamente milanesi e chic.
Per me il disegno è impulso e azione. Devo dipingere per vivere, per continuare a farlo. Un giorno senza colori e produttività è un po’ un giorno vuoto. Sento il disegno chiamarmi, come un amante di cui ti sei dimenticato. Quando dipingo passo da un lavoro all’altro, è tutto un flusso. Un po’ qui e un po lì.

In quanto a Milano… è proprio una signora da corteggiare.

Covid Struggles Intervista Miss Goffetown Spazio Martin Milano

Cosa ti ha portato via il Covid in questi mesi così difficili?
Il bianchino al bar, si può dire? Un luogo dove ti puoi sedere per vivere la città e osservarla.

Personalmente adoro il rumore delle tazzine da caffè. Quel sentirsi parte di una clientela, anche se di un bar squallido o per niente chic, dove sai che puoi andarci ed essere esattamente chi e come vuoi. Questo mi manca tremendamente.

Cosa credi che manchi oggi in Italia? 
Al momento non ho molto di cui lamentarmi. Milano mi piace, è una città con molti impulsi e a dimensione d’uomo. Vado da sola al cinema, a teatro. Mi manca la pittura degli altri, e questa per me è stata la sofferenza più grande delle chiusure. Mi sembra una follia, e pensarci mi rende davvero triste.

Covid Struggles Intervista Miss Goffetown Spazio Martin Milano

Cosa speri che diventino, per chi le possiede, le tue creazioni? 
Desidero che i miei quadri siano degli oggetti di ricordo per chi li compra e ammira. Molti si impersonificano nel quadro, per altri diventa un oggetto da trasportare durante le loro vite e attraverso le loro case. A me basta che li faccia contenti. Mia madre è viziata dalla mia pittura, cambia e vive la casa e i quadri come una Peggy Guggenheim brianzola.

I tuoi progetti in corso o commissioni attuali?
Una ragazza ha strappato delle pagine dal suo diario e mi ha chiesto di illustrarle. Sono scene nostalgiche, dolcissime e malinconiche, come una colazione nella casa d’infanzia. Poi ho iniziato da poco un progetto sugli Hotel a una stella in giro per Milano. Chi ci va? Perché ci va? Mi incuriosisce moltissimo.

Covid Struggles Intervista Miss Goffetown Spazio Martin Milano

Ci puoi lasciare con qualcosa da vedere, leggere, o ascoltare?
Centuria, il libro di Giorgio Manganelli e il film Mustang di Deniz Gamze Ergüven.

Covid Struggles Intervista Miss Goffetown Spazio Martin Milano
Covid Struggles Intervista Miss Goffetown Spazio Martin Milano
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Crediti

Testo di Amanda Ballerini
Fotografie di Giulia Bernardi

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