Storia, usi e prodotti della skincare dall'antichità a oggi

Ecco chi dobbiamo ringraziare per tutte le creme, gli oli e le maschere su cui oggi basiamo gran parte della nostra self-care.

di Greta Giannone
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12 novembre 2020, 11:54am

Artwork di Maria Laura Buoninfante

Beauty i-Dentity è la rubrica in cui la make-up artist Greta Giannone racconta la storia del trucco e il costume, un prodotto alla volta. Ne analizziamo l’evoluzione, ripercorrendone le tappe salienti a partire dalla sua nascita fino ad oggi e facendo magari anche qualche supposizione sui futuri impieghi. L'obiettivo è tracciare le modalità dell'apparire con cui l'essere umano esprime la propria creatività e personalità attraverso l'estetica.


Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso e con maggior convinzione di self confidence ed empowerment, due processi che ci dovrebbero portare ad accettarci per quello che siamo e lavorare su di noi in modo positivo, difendendo e celebrando la diversità in tutte le sue forme.

L’accettazione di sé ci ha portato a sviluppare nuove abitudini di cura personale. Nella nostra vita si sono fatte spazio pratiche come la skincare, la beauty routine quotidiana e l’idea che una semplice crema viso idratante non dovrebbe mancare mai.

Ma la cura della pelle non è un’invenzione dei tempi moderni, né tanto meno del trend dell’estetica acqua e sapone che sta prendendo piede negli ultimi anni. Al contrario, la skincare ha origini molto lontane nel tempo. Ovviamente era una pratica parecchio diversa da come la conosciamo oggi, e prevedeva metodi per noi impensabili, spesso coadiuvati da ingredienti disgustosi.

Ripercorriamo quindi la storia, gli usi e i prodotti della skincare dall'antichità a oggi per capire da dove nascono le mille creme e sieri che usiamo.

Come veniva fatta la skincare nell’Antico Egitto?

Gli albori della cosmesi risalgono all’antico Egitto, quando i dottori non si limitavano a curare malattie e prescrivere rimedi, ma erano anche preziosi consiglieri di trucchi e cure di bellezza. Erano proprio i dottori infatti a sviluppare tecniche per modificare il colore della pelle o nascondere le imperfezioni del corpo e si occupavano di preparare elaborati cosmetici, lozioni deodoranti per l’alito, unguenti per capelli e infiniti intrugli misteriosi per mantenere il fisico sano, giovane e bello, fedeli al credo che “il corpo è la casa dell’anima immortale.” 

Nel papiro Edwin Smith, ad esempio, si trovano due testi di cosmesi, uno per la trasformazione di un vecchio in un giovane e un altro per guarire calvizie e rossori dell’epidermide. Per ringiovanire la pelle si usava stendere sul corpo una miscela di creme a base di natron, alabastro, miele e sale marino. Mentre per colorare i palmi delle mani, le labbra e il corpo, proprio come nelle raffigurazioni che sono risalite fino a noi, veniva utilizzata l’ocra rossa diluita con grasso e resine (o con un pigmento estratto dalle foglie di ligustro). 

Anche gli Etruschi apprezzavano la skincare

Dai reperti archeologici risulta che gli Etruschi applicassero di frequente maschere di bellezza. E probabilmente avevano una grande efficacia, dato che diversi autori classici testimoniano questo popolo possedeva una profonda conoscenza in fatto di piante fito-cosmetiche e medicinali. Tra queste, un posto importante era riservato al millefoglio (Achillea millefolium) che, mescolato opportunamente con grassi ed oli, serviva per la cura della pelle o per lenire i dolori. 

Antica Grecia e la skincare metafisica

In Grecia la cosmesi assunse un significato quasi metafisico, in quanto l’uomo greco aspirava per definizione al raggiungimento di un’ideale fusione della bellezza del corpo e dello spirito. La parola cosmesi deriva proprio dal greco kosmein, infatti, che significa “abbellire” o “adornare”. In quest’epoca i trattamenti estetici godettero dunque di un prodigioso sviluppo, soprattutto per quanto riguarda oli e unguenti: si utilizzavano regolarmente preparati aromatici di diversa composizione e la pratica dei massaggi divenne una vera e propria arte.

In generale, gli oli vegetali più adoperati erano quelli di mandorle, di oliva, di lauro, di papavero o di lentisco, mentre il miele era considerato un ottimo eccipiente per i preparati. Ma anche l’olio di menta, ideale per braccia e dorso, o di timo, per rafforzare le ginocchia deboli. Per i capelli femminili, invece, era consigliato un unguento a base di salvia. Infine, le mani si lisciavano con creme tendenzialmente composte da Edera Terrestre, una pianta della famiglia delle Labiate, comune nei luoghi erbosi e freschi. 

E per il viso niente sapone! Le donne greche utilizzavano due tipi di maschere: un mix di argilla e altre terre, diluita con olio o aceto—a seconda che volessero ammorbidire o stringere i tessuti—, oppure una crema composta da grasso di pecora e miele. A Galeno, il padre della moderna scienza medica e autore di un trattato sulla cura della pelle, è attribuita l’invenzione di un altro trattamento per il viso, a base di acqua, olio e cera d’api.

Nella skincare della Roma Antica, grazie a Plinio il Vecchio

Le notizie sulla cosmetologia dell’età romana sono più numerose e varie rispetto a quelle reperibili sugli altri popoli antichi. Le testimonianze di questo periodo sono arricchite infatti da reperti e da fonti letterarie, in particolare dall’opera enciclopedica Naturalis historia di Plinio il Vecchio, nella quale troviamo elencate le materie prime usate dai romani per abbellirsi.

Tra le numerose sostanze sono citati anche prodotti di origine animale, come grasso di cigno, di oca o di pecora, estratti da testicoli di toro o di coccodrillo, midollo di cervo o di capriolo, uova di formica pestate, api affogate nel miele, uova variamente trattate, latte di diversi mammiferi. Per dare consistenza a questi impasti si utilizzavano farine di diversi cereali o legumi.

Menzione speciale per l’Imperatrice Poppea, universalmente nota per essere una grande utilizzatrice di latte d’asina nei bagni eudermici. Meno conosciuta, invece, è la composizione della sua maschera di bellezza preferita: una poltiglia composta da farina di segale, latte d’asina, miele e foglie di piante emollienti ben tritate. 

Con il Medioevo arriva il primo manuale di cosmesi

Nel Medioevo, il nome da ricordare è quello di Trotula De Ruggiero, figura fondamentale nello sviluppo della cosmetica. Scrisse il De Ornatu Mulierum (Sui cosmetici), un trattato sulle malattie della pelle e sulla loro cura che viene considerato come il primo vero manuale di cosmesi. All’interno è possibile trovare rimedi per il corpo, pomate, erbe medicamentose per viso e capelli e un’infinità di consigli su come migliorare lo stato fisico tramite bagni e massaggi. 

Per farvi capire meglio, ecco la ricetta di una maschera di skincare tratta direttamente del testo:

Balsamo per le nobildonne, che depila, rende fine la pelle e toglie le macchie: prendi succo di foglie di cetriolo selvatico e latte di mandorle, amalgama in un vaso con calce viva e ossido di arsenico ridotti in finissima polvere, aggiungi galbano pestato e stemperato con un po’ di vino e lascia cuocere per un giorno e una notte. Quando è ben decotto, togli via il galbano e aggiungi un po’ d’olio, o di vino e del mercurio. Aggiungi polvere di queste spezie: resina di lentisco, incenso, cannella,  noce moscata, chiodi di garofano, ciascuna in parti uguali. Questo balsamo ha un dolce profumo e ammorbidisce la pelle. Le nobildonne salernitane solitamente con questa crema.

Il Rinascimento come periodo d’oro della skincare

Quelli del Rinascimento sono i secoli d’oro per la cosmesi. Il volto della donna rinascimentale doveva infatti uscire dalla toilette come un’opera d’arte, un capolavoro di creatività e fantasia, un autentico quadro vivente. 

Il ricettario di Caterina Sforza, con le sue cinquecentocinquantacinque (555) ricette, è una miniera inesauribile di metodi di skincare. Ve ne mettiamo giusto uno:

Per lavare ogni macchia dal viso. Cinque boccali di latte, cinque molliche di pane fresco, lasciarle nel detto del latte per cinque ore; Lambiccare; L’acqua che ne uscirà la si conserverà in un’ampolla e aggiungere  mezzo scrupolo di borace pesto. E così lavarsi il viso, si farà netto e pulito. 

Le raffinate signore di Brantôme, in Francia, invece, andavano a letto applicando sul viso fette di carne cruda di vitello, ma anche di manzo o maiale, bagnate nel latte. Mentre alla corte di Enrico III si preferiva cospargere il viso con una bella dosa di farina intrisa di albume. Per preservare il candore delle mani si utilizzavano guanti intrisi di pasta di mandorle e latte aromatizzato con vaniglia. In Germania, infine, era pratica comune mettersi in faccia una cotenna di lardo, risciacquando poi con una bella tintura di benzoino.

Bye bye acqua: il Seicento e Settecento sono i secoli in cui non ci si lava

Il Seicento è il secolo delle interminabili conversazioni salottiere, di tante curiosità, stranezze e stravaganze, ma di assoluta mancanza di igiene personale. Nessun bagno, né pulizia del corpo. L’acqua viene ostracizzata: è guerra dichiarata al secondo elemento. 

In un’epoca in cui il sudiciume regnava indisturbato a tutti i livelli sociali, la graduatoria dei sovrani che puzzano di più vede al primo posto Enrico IV di Borbone, decisamente fetido. Ma anche il successivo Re Sole non fu da meno, decidendo di donare la sua unica vasca da bagno alla marchesa di Montespan, la quale, non sentendo il bisogno di lavarsi, ne fece una splendida fontana tra le aiuole della sua sontuosa villa. 

La mancata pulizia e igiene continuò anche nel secolo successivo, il Settecento, tanto che gli stessi giornali consigliavano alle giovani lettrici di non lavarsi il viso più di una volta ogni otto/dodici giorni, convinti che l’acqua rovinasse la pelle. L’unica eccezione sono le acque di bellezza profumate al bergamotto, al gelsomino, al garofano, alla rosa, alla lavanda, all’arancio, alla cannella e a molte altre fragranze. Per concludere la skincare si applicavano sul viso pomate e manteche fatte con pasta di mandorle e grasso di montone. 

Rivoluzione Francese = rivoluzione della skincare

La cura del corpo subì un cambiamento radicale con la Rivoluzione Francese: con l’avvento dell’abbigliamento trasparente e la moda del “quasi nudo”, lavarsi e farsi il bagno diventò un obbligo. L'Ottocento si rivelò dunque essenziale per la riscoperta dell’acqua come alleato e rimedio salutare per una pelle sempre fresca, giovane e bella, riportando in auge bagni e saponi.

Erano ricercatissimi—lo stesso Napoleone ne era un grande fan—i bagni di latte con brodo di pollo o vitello. Le dame di corte versavano nell’acqua del bagno fiori d’arancio, essenze, fragole o orzo, mentre applicano sul viso maschere di farina, albume, olio di cocco e tintura di  benzoino. 

Gli ultimi decenni del secolo non hanno portano novità radicali nella cosmesi, se non la semplificazione della toeletta giornaliera: tra revival ed eclettismo, ci si lavava la faccia anche più volte al giorno, due gocce di aceto come tonico e lozioni di latte, limone, succo di cedro, acquavite e allume di rocca per una pelle vellutata. 

Come viene fatta la skincare oggi?

Oggi, ovviamente, è tutto diverso. Abbiamo a disposizione creme, detergenti, tonici e prodotti sempre più specifici. Al contempo, però, le maschere fai da te vanno sempre più di moda, e sono in effetti un’alternativa efficace e salutare a quelle acquistabili nei negozi specializzati—sicuramente meno inquietanti di quelle del passato. 

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Crediti

Testo di Greta Giannone
Immagine: Artwork di Maria Laura Buoninfante

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