NFT, cryptofashion e avatar couture: breve guida alla moda digitale

Ancora non sappiamo come ci si vestirà nel Metaverso, ma non vediamo l'ora del nostro digital makeover. E non mancheranno sneaker NFT e couture virtuale.

di Chiara Narciso
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14 dicembre 2021, 9:38am

Prima dell’avvento di Meta, prima che gli alter ego digitali (o avatar) di streamer e gamer creassero trend propri, esistevano già gli NFT. E tra le forme di digitalizzazione degli abiti, quella degli NFT ha riscosso un particolare successo negli ultimi anni. Mutuato dall’ambito artistico, anche per il settore moda è diventato esempio di un’interazione tra il mondo digitale e quello reale.

Riprendiamo quindi il concetto di NFT. Acronimo di Non Fungible Token, rappresenta il certificato di autenticità di prodotto digitale che non può essere modificato e mantiene dunque un valore proprio e arbitrario. Opere uniche, questi oggetti virtuali sono inscindibilmente legati a un codice univoco acquistabile e rivendibile attraverso diverse criptovalute su portali dedicati. Partendo dai Cryptokitties del 2017—una serie da collezione di gattini NFT—questo fenomeno ha presto incuriosito il mondo dell’arte e successivamente quello della moda. Dalle opere digitali di Grimes al primo tweet della storia trasformato in NFT—per non parlare dei meme e delle opere di arte contemporanea come quella di Beeple—sembra che tutta l’industria creativa si sia catapultata nel Metaverso.

E la moda non ha fatto eccezione, con collaborazioni iconiche come i costumi di Fortnite firmati Balenciaga, la nascita di realtà sostenibili come DressX e le mosse vincenti dai big dell’industria—come il recente acquisto da parte di Nike della piattaforma di sneaker NFT RTFKT Studios. La creazione di capi digitali—che si tratti di guardaroba per avatar o NFT da collezione—ha infatti già da tempo riscosso attenzione in questo settore. Nella moda, gli NFT infatti offrono la possibilità di acquistare collezioni o capi virtuali unici—emulando in un certo modo l’acquisto di un prodotto bespoke o confezionato su misura—, la cui singolarità è in questo caso garantita dalla blockchain di riferimento. Noi abbiamo cercato di fare chiarezza per capire cosa sta succedendo nel mondo della moda digitale, tra cyberfashion, criptovalute e NFT couture.

Guida alla cyberfashion, moda digitale e NFT couture

I pionieri degli NFT nella moda

Già a marzo 2021, Gucci aveva lanciato un paio di sneaker virtuali, le Gucci Virtual 25, per un costo di circa dieci euro ciascuna, da utilizzare sui social o all’interno di videogiochi; ma non si trattava di NFT. Definito da una blockchain precisa è invece il prodotto realizzato da Trevor Andrew, il Gucci Ghost, GIF che verrà venduta a 3.600 dollari sulla piattaforma Nifty Gateway, avvicinandosi al mondo della fine art o dell’alta moda.

Anche Dolce&Gabbana, in occasione della presentazione della collezione Alta Moda a Venezia, ha lanciato la sua prima collezione di nove NFT. Chiamata Collezione Genesi e realizzata in collaborazione con i reparti di Alta Gioielleria e Alta Sartoria del brand, la collezione presenta alcuni capi pensati per il mondo fisico, mentre altri sono stati immaginati e confezionati esclusivamente per la realtà digitale. Il lavoro è il risultato di una collaborazione con UNXD, marketplace che si occupa di lusso e cultura digitale, che ha veicolato l’obiettivo di creare una connessione tra moda fisica e una esclusivamente progettata per il Metaverso. Il pezzo Impossible Tiara, per esempio, è stato creato con rendering di materiali e pietre mai esistite nel mondo reale, mentre The Dress from a Dream esiste anche fisicamente e in due differenti versioni. Per sottolineare l’ordine di grandezza del valore di questa collezione, l’intero progetto è stato battuto all’asta per circa 6 milioni di dollari.

NFT tra moda vintage e arte digitale

Attraverso la digitalizzazione passa anche la riscoperta di capi storici come il cappotto anni ‘80 appartenente alla linea Workshop by Y’s di Yohji Yamamoto recentemente divenuto NFT. Il responsabile di questa iniziativa è Patreots, retailer impegnato nella ricerca di capi di lusso, vintage e rari. Attraverso il proprio sito web, Patreots vende l’NFT del capo digitale, coniato sulla blockchain Ethereum, in parallelo a quello fisico rinvenuto nei propri archivi. Alla base di questa operazione c’è la volontà del fondatore di collezionare e riportare alla luce pezzi di moda iconici, sfumando sempre più il confine tra opera d’arte e fashion retail. L’acquisto dell’opera digitale è effettuabile attraverso il marketplace specializzato in vendita di NFT Opensea dove, inquadrando un QR code, il cliente può comprare e poi ricevere la copia virtuale del pezzo.

Il mixaggio tra collezioni artistiche e quelle dei brand di lusso si ritrova anche nella recente collaborazione voluta da Matthew M. Williams per Givenchy. Insieme al graphic artist Chito, Williams ha inserito nella pre-collezione S/S 2022 del brand elementi aerografati con simboli e personaggi sui capi d’abbigliamento. Queste stesse stampe sono state utilizzate per creare un set di 15 NFT ideate per i collezionisti e utilizzabili come avatar online o immagini profilo. 

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NFT Ghivenchy x Chito

Questa collaborazione vede anche in parte la risoluzione di una delle problematiche legata agli NFT che più ha fatto scalpore dal momento della loro diffusione: la questione della sostenibilità. Oltre alla compravendita, l’attestazione della proprietà e l’autenticità degli NFT hanno bisogno di proof of work—un sistema che valida le transazioni e le registra in modo sicuro utilizzando incastri di codici complessi—processo che consuma un’elevata quantità di energia elettrica. Diverse piattaforme come Polygon stanno provando a proporre delle alternative consapevoli, realtà utilizzata proprio per il drop Givenchy x Chito e capace di ridurre il consumo energetico del 99% rispetto alla media di utilizzo.

Il collezionismo nell’era degli NFT

Le opere NFT vengono custodite e conservate e possono diventare emblematiche di un certo status economico e sociale一al pari degli oggetti da collezione. E per quanto la loro tangibilità non sia evidente, i guadagni che queste nuove forme di abbigliamento da collezione hanno permesso alle case di moda sono molto imponenti e difficilmente paragonabili a quelli di un singolo capo di lusso in vendita negli store.

La produzione di NFT da parte dei brand di lusso sembra infatti posizionarsi a metà tra drop in edizione limitata e il mondo della couture. Un esempio su tutti è il progetto RTFKT Studios che ha individuato nell’oggetto della sneaker il luogo in cui sperimentare con la moda digitale, e in particolare con la produzione di NFT esclusivi. Un prodotto che di per sé negli ultimi anni ha acquistato uno statuto impareggiabile nel panorama degli accessori di moda, diventando un oggetto da collezione, acquista grazie alla sua trasformazione digitale un valore ancora più esclusivo—sfiorando prezzi da capogiro.

Ma la realizzazione di NFT si avvicina molto anche a un tipo di progettazione di moda comunemente chiamata couture, inserendo nel mercato capi digitali inediti, custoditi da clienti abbienti, conservati con cura e spesso mai mostrati in pubblico. Attraverso questo espediente i brand sono capaci di dimostrare ai loro consumatori, soprattutto ai più giovani, di poter superare il limite della fisicità, avvicinandosi a un universo parallelo, virtuale, che con il passare del tempo si fa sempre più imponente.

Il valore della haute couture digitale

Le aste sono già tra i metodi di approvvigionamento di questi beni, che probabilmente potrebbero non essere indossati neanche in un possibile universo digitalizzato, come succede anche nella realtà agli abiti ideati per le collezioni haute couture—raramente indossati fuori dai propri armadi, o meglio, dai propri archivi. La funzione materiale di entrambi si esaurisce nel fatto di costituire un patrimonio unico e mai coniabile, un asset economico, difficilmente cedibile e che acquista un importante valore monetario e culturale arbitrario.

Progetti di cryptofashion e NFT come la maison di moda digitale The Fabricant riportano la moda quasi a un concetto primario e antico di artigianalità, quando prima delle industrializzazioni ogni creazione e produzione rappresentava il lavoro, mai coniabile, del singolo artigiano che produceva il pezzo. Allo stesso modo, la criptovaluta e i codici del capo in NFT lo rendono protetto da ogni tipo di copia che il mercato possa ideare, sapientemente creato da designer e tecnologie che hanno una possibilità in più rispetto all’artigiano: quella di ideare e inserire materie, forme e colori inesistenti IRL.

La nascita di diversi marketplace come UNXD, sviluppati esclusivamente per la digitalizzazione e rivendita di prodotti di moda e di lusso—mai acquistabili attraverso gli ecommerce dei singoli marchi—lascia spazio all’idea di un’evoluzione della couture nel mondo digitale. Per quanto i prezzi risultino spesso proibitivi, gli NFT democratizzano la moda couture affermandosi come beni acquistabili potenzialmente a chiunque, un processo radicalmente diverso da ciò che accade negli atelier haute couture delle maison più affermate.

Il valore di un NFT lega in modo inequivocabile il cliente—definibile in questo caso come collezionista—al brand ideatore e alle piaffatorme digitali che lo producono, andando oltre il possedimento in senso fisico di un bene. Quanto il fenomeno sia destinato a crescere è difficile da immaginare, considerato che ancora molte piattaforme già attive in ambito digitale, come i social network, stanno affrontando goffamente questi cambiamenti. In ambito culturale, l’utilizzo di NFT sfocia nel collezionismo, riducendo sempre di più quel confine tra opera creativa e asset economico. Non è difficile però immaginarsi un futuro in cui un archivio di abiti NFT, sia a livello monetario che culturale, possa valere tanto quando—o addirittura più—di uno reale.

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Crediti

Testo: Chiara Narciso

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