La brutale recensione di Tom Ford su House of Gucci

First reaction: "lol".

di Douglas Greenwood
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16 dicembre 2021, 5:00am

Reeve Carney interpreta Tom Ford MGM 

C’è un momento nel film firmato Ridley Scott House of Gucci in cui per la prima volta non si sente più un italiano maccheronico e la sensazione è quella di vedere una Maserati sfrecciare per le strade di un film storico ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. L’accento che subentra appartiene al personaggio di Tom Ford: un americano fatto e finito che tenta di salvare il business—e la reputazione—del brand Gucci negli Stati Uniti. Il film immortala quelle prime collezioni Ford in una passerella che ibrida i leggendari immaginari e i look del designer: dai completi più audaci a quell’iconico tanga Gucci. Tom Ford (quello vero) è uno dei pochi protagonisti del film (la maggior parte sono già morti o hanno preso le distanze dal progetto) ad aver espresso la sua opinione riguardo al crime thriller incentrato sulle vicende della famiglia Gucci. Anzi, ha direttamente lasciato una testimonianza pubblicandola su Airmail.

“Recentemente sono sopravvissuto alla proiezione del film di due ore e trentasette minuti House of Gucci,” comincia così la sua recensione del film—che ha subito descritto come un “uragano”. Chiaramente, chi più di Tom Ford può detenere il potere di essere brutalmente onesto riguardo al progetto, trattandosi di vicende che hanno in parte toccato la vita e l’esperienza in prima persona del designer. Infatti Ford è stato testimone di un periodo specifico del brand e conseguentemente della famiglia Gucci. Per questo, ha confessato, “è difficile per me scindere la realtà da questa soap opera estremamente patinata e pesantemente glossy.”

La sua recensione sembra vertere verso una critica piuttosto negativa, anche se a dominare sulla sua opinione è un senso di conflitto. Si chiede, retoricamente: “È una farsa o semplicemente un racconto incalzante sull’avidità?” e confessa di aver “riso spesso e freneticamente, ma mi era concessa una reazione simile?” Complimenta il ritratto di Maurizio, interpretato da Adam Driver, descrivendolo come “l’occhio del ciclone” del drama che ha coinvolto i membri della famiglia Gucci—secondo lui, le sfumature della performance di Driver l’hanno resa la più convincente di tutte. Ha poi descritto con delicatezza (“era molto, molto ingombrante”) l’interpretazione di Jared Leto—pesantemente criticata dal pubblico per il ritratto quasi caricaturale di Paolo—e successivamente ha continuato dicendo che ogni volta che Al Pacino—che interpreta il padre di Maurizio, Aldo—compariva sullo schermo, gli sembrava di stare guardando il Saturday Night Live.

Chi ha ricevuto le critiche migliori sono, chiaramente, le attrici. Gaga ha rubato lo show, racconta Ford, aggiungendo però che  “il suo accento ogni tanto oscilla da Milano a Mosca. Ma a chi importa? La sua performance è eccezionale.”

Se vuoi leggere la recensione integrale di Tom Ford (ve lo consigliamo), la potete trovare sul sito di Airmail qui. Puoi decisamente considerarla la recensione definitiva del film “House of Gucci”.

Questo contenuto è comparso originariamente su i-D UK.

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