Photo courtesy di Erika Lust

Come sta cambiando l'industria del porno durante il coronavirus

Ne abbiamo parlato con tre registe porno donne e il riassunto è: se puoi pagare per questi contenuti, fallo.

di Beatrice Hazlehurst
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28 aprile 2020, 2:05pm

Photo courtesy di Erika Lust

Quando l'Italia ha annunciato il lockdown nazionale come risposta alla pandemia da COVID-19, Pornhub ha messo reso disponibile gratuitamente il servizio premium in tutto il paese. In un solo giorno, il consumo di materiale adulto in Italia è aumentato del 57 percento. La Francia ha seguito questo trend aumentando del 33 percento il traffico al sito. In Spagna l'aumento è stato del 61 percento. Dal 17 marzo, data in cui la maggior parte del mondo è entrata in lockdown, il traffico globale di Pornhub è aumentato dell'11 percento. Una settimana dopo, la piattaforma ha donato 50.000 mascherine ai medici di New York.

Self-isolation & self-love: sembra questa la ricetta che tutti cerchiamo di seguire nelle ultime settimane. Anche l'acquisto di sex toy è in netta asces: nel mese di marzo, il vibratore MVP, o Womanizer che dir si voglia, ha registrato un'impennata negli acquisti del 175 percento. E quando la vostra immaginazione è esausta, c'è una pletora di contenuti adulti che soddisferà ogni vostro desiderio, lontana solamente un click in Modalità Incognito.

Ma nessun aumento di engagement e visualizzazioni può astenere i produttori dell'industria del porno dall'ingoiare una pillola amara: al momento è impossibile creare nuovi contenuti. Gli shooting fissati sono stati cancellati, le uscite prontamente riprogrammate, i filmmaker si sono trovati disoccupati e senza alcun ammortizzatore sociale a disposizione. Intanto, gran parte delle sex worker si sono riversate sui siti di cam girl per avere almeno un'entrata stabile. Le case di produzione indipendenti apprezzano certo l'aumento di pubblico, ma nel frattempo sono obbligate a trovare nuovi metodi per riprendere, rischiando di finire i video da pubblicare già girati in precedenza.

Cosa accadrà quindi all'industria del porno, quando tutto questo finirà? Ne abbiamo parlato con le registe di film porno Erika Lust, Jacky St. James e Bree Mills per capire se il sesso sullo schermo possa diventare una forma di educazione sessuale, ma anche quale sarà il futuro della produzione di contenuti per adulti.

Prima di tutto, come siete entrate nell'entertainment per adulti? Cosa vi piaceva di questa industria?
Erika Lust: Ero una fan del porno, ma facevo fatica a trovare qualcosa che mi piacesse davvero. Tutto era incentrato sull'uomo. I personaggi femminili erano presenti solo per dare forma a delle fantasie maschili. Sentivo il bisogno di vedere qualcosa in cui le donne fossero rappresentate decentemente. Ero una studentessa di cinema e ho pensato: "Hey, magari posso essere io stessa a creare qualcosa che mi piaccia!".

Jacky St. James: Sono una consumatrice di porno da quando avevo 18 anni, fin dai tempi in cui i film dovevi andare a comprarli nei sex shop. Ho visto veramente tanto porno, specialmente perché avevo un sacco di amici maschi con cui ci scambiavamo i materiali. Non avevo nessun desiderio di lavorare in questa industria, ma quando mi hanno mandato un video con una visione più femminile e romantica del sesso, ne sono stata così colpita che ho iniziato a fare ricerca sulla casa di produzione che l'aveva messo sul mercato. Sul loro sito ho scoperto che avevano aperto un concorso per sceneggiatori e ho inviato il mio testo. Da quel momento ho diretto centinaia di film.

Bree Mills: Lavoravo nel marketing, dove mi occupavo di e-commerce che vendevano merce a tema musica. È stato Gamma Entertainment a scoprirmi. Non avevo nessuna intenzione di entrare in questo settore, ma mi hanno chiesto di creare dei contenuti, affidandomi la gestione marketing di alcuni film per lesbiche. Per sondare il terreno ho fatto qualche domanda ad alcuni fan della piattaforma, e tutti mi hanno risposto: "Vogliamo darvi i nostri soldi, fate qualcosa per cui ne valga la pena però." Così ho iniziato a fare la regista di film porno.

Qual è la vostra situazione oggi? Ricevete ancora molte critiche per il vostro lavoro?
JSJ: La mia famiglia non mi supporta. Quando ho vinto il mio primo AVN (Adult Video News Award) ero estasiata e non potevo nemmeno chiamare i miei genitori, perché non vogliono sapere nulla della mia professione, né di me in realtà. Quindi sì, ci è voluto coraggio, specialmente nell'accettare che la mia famiglia non volesse più avere niente a che fare con me a causa del lavoro che ho scelto.

EL: Mia madre non è molto felice di quello che faccio. Sento un vero distacco da parte dei miei genitori rispetto al mio lavoro, paragonato alla relazione che hanno con mia sorella minore. Lei è un'influencer di fitness e ogni volta che la vedono su una scatola di cereali o su un giornale mi dicono: "Guarda tua sorella!". Ma se io faccio un TED Talk, nessuno ne parla o mi fa i complimenti. Come azienda abbiamo affrontato problemi che le altre forse non hanno mai avuto. Aprire un conto in una buona banca, ad esempio, o donare a certi tipi di organizzazioni, sono due cose all'apparenza molto semplici, che però se lavori nel porno diventano difficili. Dobbiamo fronteggiare una censura molto forte online, specialmente se parliamo di contenuti per donne e sessualità femminile.

Raccontatemi le vostre esperienze di donne registe. Notate disuguaglianze di genere nel vostro campo?
JSJ: Mi assicuro che il sesso sia consensuale e confortevole per tutte le performer femminili nei miei film, sempre. Ad esempio, le scene che prevedono rapporti anali vengono filmate la mattina, così che le ragazze non stiano a digiuno per troppo tempo. È che noi donne sappiamo cosa si prova quando si ha la candida o un'infezione alle vie urinarie. Un cameraman una volta si è arrabbiato perché dopo quattro minuti dall'inizio delle riprese la protagonista ancora indossava il reggiseno. Questo esempio spiega bene la mancanza di comprensione che può esserci sul set; noi cerchiamo la connessione tra due persone, altri professionisti del settore decisamente no.

BM: Per i miei film ho bisogno di persone che siano disposte ad agire in modo diverso dal solito, andando oltre un mindset che era forse okay nel 1995. Tutto quello che io e il mio team possiamo fare è incoraggiare l'uso e la diffusione di un protocollo migliore, essere un esempio. Questo è il miglior modo per fare sì che chi sfrutta altre persone venga sbattuto fuori da questo business.

EL: Èd è così che si cambia un'industria.

Negli ultimi anni avete notato un qualche tipo di allontanamento dallo sguardo eterocentrico e maschilista tipico del porno?
EL: Dipende drasticamente dal tipo di realtà a cui guardi. Quando parli di porno, la gente pensa immediatamente ai siti gratis online, ma su quelle piattaforme di davvero gratis c'è ben poco. Sarebbe più corretto chiamarlo porno rinominato dopo essere stato rubato. I miei film finiscono costantemente su altri siti, con titoli orrendi, misogini e razzisti tipo: "Troia con le tette grosse si scopa il mio capo." Uno schifo.

JSJ: Io lavoro per una casa di produzione, quindi giro e dirigo i contenuti che mi vengono affidati. Lavoro con budget ridicolmente piccoli, perché i siti gratuiti hanno fatto sì che i margini di guadagno diventassero sempre più sottili in questo settore. Sì, mi capita di girare film sull'incesto ad esempio, ma cerco di fare in modo che si capisca benissimo che si tratta di sesso consensuale. Non ci deve essere modo di interpretarlo come stupro, neanche velatamente. Questo è l'unico modo in cui posso dare un qualche potere alla figura femminile. Anche a me succede, come ad Erika, che i miei film finiscano su altre piattaforme con titoli tipo "Zoccola viene assalita da un uomo," macinando milioni di visualizzazioni.

Quindi siamo schiavi dei siti che offrono porno gratuito, esatto?
BM: Abbiamo cresciuto una generazione che neanche contempla l'opzione di pagare per vedere un film porno. L'unica possibilità per far sì che le persone decidessero di pagare per il porno era far sì che sul nostro sito, Adulttime, potessero trovare un certo tipo di contenuti che non esistono altrove. Quello che vogliamo per la nostra piattaforma è l'eliminazione ogni termine razzista o transfobico nel giro di un anno. Vogliamo assicurarci che non capiti più.

EL: Un sacco di ragazzi e uomini mi scrivono e-mail per dirmi che, secondo loro, abbiamo rovinato il porno. Ma io non dico che il porno non possa essere esplicito o estremo, certo che può esserlo, ma dobbiamo avere dei valori. Pagare per il porno significa aiutare le produzioni indipendenti a mantenere condizioni di lavoro più che sufficienti per attori e crew.

Che effetti ha avuto il COVID-19 sulle vostre produzioni? Il porno può continuare nel bel mezzo di una pandemia?
JSJ: L'industria si è impegnata nel proteggere tutti dal punto di vista della salute, ma c'è ancora molta confusione rispetto a ciò che accadrà a livello di business. Ho cancellato tutti gli shooting e al momento non ho alternative, resterò senza entrate fino alla fine della quarantena. Purtroppo, il governo americano non offre nessun tipo di sostegno al settore di cui faccio parte, discriminando quindi gente che lavora legalmente e paga le tasse.

BM: Abbiamo temporaneamente sospeso tutte le produzioni fisiche, estendendo il nostro inventario per alcuni mesi in più rispetto a quanto avevamo progettato originariamente e lavorando anche su programmazioni alternative. Questo include ad esempio le dirette, che possiamo registrare in sicurezza sicurezza delle case dei performer, ma anche lo sviluppo di progetti con persone che vivono da sole, oppure hanno qualcuno che possa aiutarli a registrare senza violare l'isolamento.

EL: I miei shooting sono stati posticipati, ma fortunatamente lavoriamo con un certo anticipo, quindi abbiamo un'autonomia di circa sei mesi. Intanto collaboro con sei performer alla realizzazione del film Sesso e Amore ai tempi del COVID-19, un misto scene individuali e di coppia che i protagonisti gireranno da soli e che noi editeremo successivamente.

Quale potrebbe essere l'impatto sul lungo termine invece? Anche in senso positivo.
JSJ: Per alcune aziende, se la situazione si protraesse per più mesi, i risultati sarebbero devastanti. Potrebbero non superare questo blocco totale della produzione, non riuscire a rimettersi in piedi.

EL: Spero che l'emergenza porterà le produzioni del cinema per adulti ad essere ancora più responsabili, quando si tratta della salute e delle condizioni mediche dei performer. È essenziale prendersi cura della loro condizione, della loro storia e dei loro limiti, prima di girare un film. Spero che si incoraggerà una conversazione aperta per creare un ambiente sicuro per il sesso sul set. Ora che anche i sex worker sono economicamente vulnerabili, come molti altri professionisti, spero che il pubblico possa aprire gli occhi sul fatto che il sex work è un lavoro vero, che si merita una retribuzione.

BM: Una novità potrebbe essere il potenziale test per il COVID-19 per chiunque lavori su un set. Credo anche che il blocco delle produzioni spingerà all'introduzione di metodi alternativi per produrre contenuti, come il camming o le clip girate da soli. Inoltre, le case di produzione dovranno iniziare ad essere più inclusive, vedendo i talent non solo come performer, ma come content creator. Credo che questo momento ci stia facendo capire cosa c'è di sbagliato nel modo in cui trattiamo gli altri. Sotto i nostri video e nei commenti sui social media si è drasticamente ridotta la mole di commenti negativi o giudicanti.

Infine, cosa chiedereste le une alle altre?
JSJ: Quando ho detto all'NPR che non pensavo il porno non dovesse sentirsi responsabile di fornire un'educazione sessuale, ho ricevuto una valanga di insulti. Sono curiosa di sapere cosa ne pensate voi a riguardo.

BM: Al di là del fatto che si senta responsabile o meno nel fornire informazioni corrette, è innegabile il fatto che il porno sia la fonte primaria dell'educazione sessuale di oggi. Lo stigma che ancora gravita attorno al sesso fa sì che venga preso con eccessiva leggerezza, invece che serietà. Perché se il porno è il mezzo attraverso cui la gente viene esposta al sesso, allora in quanto creatori abbiamo l'obbligo di produrre contenuti migliori. Forse non avremmo così tanti suicidi o problemi di salute mentale, se riuscissimo a parlare di sesso apertamente.

EL: Sei responsabile solo di quello che stai facendo tu come creator. Devi capire che non puoi essere responsabile di tutto il porno che c'è la fuori. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che il porno oggi è diventato un media di massa. Molti giovani, quando non hanno accesso ad una corretta educazione sessuale, vanno in giro a praticare un sesso esagerato e fittizio. Manca un'educazione sessuale? Certo che sì. Ma noi possiamo solo assicurarci che i nostri film siano rispettosi di tutte le parti coinvolte.

I creatori e performer di materiale adulto sono tra i professionisti che stanno più soffrendo in questo momento di emergenza. Puoi supportarli sottoscrivendo ai loro canali. E se puoi permetterti di pagare per il porno, per favore, fallo.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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