Questo account Instagram ti fa entrare nelle stanze d'hotel di tutto il mondo

"Le stanze d'hotel raccontano i segreti di chi ci dorme. Sono vive, personali e intense."

di Amanda Margiaria
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17 dicembre 2019, 6:00am

Gli hotel sono luoghi magici, non importa se si alloggia in un 5 stelle o in una bettola dimenticata da Dio. Hanno tutti un loro fascino, neanche troppo nascosto. Basti pensare allo Chateau Marmont di Los Angeles: tutte le celebrità ci hanno passato almeno una notte (anche se ad alcune è stato vietato di tornarci, tipo Britney Spears) ed è un luogo leggendario. Tra gli ultimi ad averne celebrato lo status di simbolo della cultura pop contemporanea c'è Alessandro Michele, che nella sua Gucci Cruise 2019 ne ha stampato il logo su t-shirt, borse e felpe.

Questo status iconico fa sì che il Marmont salti fuori spesso nella mia conversazione con Michela e Mathilde—che, per inciso, mi raccontano non essere un hotel particolarmente bello o ricercato, ma piuttosto un posto da "qui puoi fare il c***o che ti pare.” Queste due ragazze sono la mente dietro l'account instagram random.h.rooms, progetto fotografico che, com'è facilmente intuibile dal nome, raccoglie le immagini di camere d'albergo in giro per il mondo. A determinare la selezione non è la bellezza oggettiva della stanza fotografata, quanto la sua capacità di replicare attraverso pixel e schermi la magia degli hotel.

Tra aneddoti sugli alberghi più incredibili in cui sono state e osservazioni su quanto predominante sia un certo tipo di estetica su Instagram oggi (vedi alla voce: scatto "da blogger") alle domande—dove non diversamente specificato—risponde Michela, creatrice del progetto a cui oggi lavora insieme a Mathilde.

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Come è nato il progetto Random Hotel Rooms?
La prima immagine dell'account Random Hotel Rooms risale al gennaio 2015. Per motivi di lavoro in quel periodo viaggiavo molto; nell'arco di un mese e mezzo ero stata in cinque o sei hotel diversi in giro per l'Europa, e mi sono accorta che lasciavo sempre qualcosa di me in quelle stanze. Anche se ci passavo solo una notte, c'era sempre qualche dettaglio personale che rimandava a me e alla mia personalità. Così ho iniziato a fotografare le stanze d'albergo in cui soggiornavo, postandole con un ritmo piuttosto saltuario. Poi, circa tre anni fa, Mathilde ha iniziato a darmi una mano, perché le piaceva il concept del progetto e ne ha condiviso l’approccio.

Come avviene il photo editing? E come selezionate le immagini che raccontano le vostre random night?
Sono in parte immagini scattate da me e Mathilde, in parte arrivano invece dai lettori. Abbiamo una formula standard per le descrizioni: città, stato, nome e stelle dell'hotel, provenienza dell'immagine e l'hashtag #wouldyoudiehere. Chiunque può mandarci ricordi delle proprie random night in giro per il mondo, o anche semplicemente taggarci. Se le immagini sposano l'estetica che abbiamo scelto per il nostro archivio, allora la condividiamo.

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Ecco, parliamo un po' della vostra estetica. È molto riconoscibile e definita, sicuramente si fa notare perché cruda e imperfetta, ma proprio per questo affascinante.
Il mondo degli hotel, proprio come quello della fotografia, è saturato da un immaginario predominante molto definito. Pensa alla classica foto della colazione fatta dall'alto, con frutta, succo d'arancia, caffè americano, pane tostato, il tutto perfettamente intatto, ovviamente. Ecco, quella cosa non è reale, non è la vita vera, ma una sua replica posticcia. Lo stesso vale per i letti rifatti, perché non raccontano nulla di chi ci dormirà o chi ha dormito. L'hotel è però un luogo che il soggetto vive ed esplora, quindi abbiamo deciso di concentrarci sul lato umano e personale delle camere d'albergo, evitando quell'estetica predefinita e scegliendo un taglio più incline anche al difetto, e quindi più autentico, oltre che intimo.

Chi sono Mathilde e Michela, le menti dietro RHR?
Mathilde: Sono francese, mi sono trasferita a Milano tre anni fa e sono casting director.
Michela: sono arrivata a Milano nel 2008 o 2009. Nel corso degli anni ho lavorato nell'editoria di moda e nel mondo della comunicazione di moda.

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Perché proprio l'hotel?
L'hotel è un luogo che ti offre un servizio: quando arrivi nella tua stanza tutto è pronto, pensato per accoglierti e farti sentire a tuo agio. Passando una o due notti in hotel, però, tu ospite personalizzi quel luogo così anonimo, facendolo in qualche modo diventare tuo e dandogli un tocco unico. Ecco, l'esperienza in hotel te la crei tu dall'inizio alla fine, perché, come ha detto il fondatore dello Chateau Marmont: "All good hotels tend to lead people to do things they wouldn't necessarily do at home." [Tutti i buoni hotel tendono a spingere le persone a fare cose che a casa non farebbero.] Questa sua frase riassume alla perfezione il motivo per cui abbiamo scelto di concentrarci sugli hotel. Poco importa se siano cinque stelle, motel, pensioni o resort di lusso; il processo di personalizzazione dello spazio che ti circonda è sempre affascinante ed è sempre lo stesso. E poi l'hotel è un luogo indissolubilmente legato al mondo del cinema e della musica, all'idea di celebrità che rifiuta qualunque regola o costrutto sociale: Belushi che muore allo Chateau Marmont, Jim Morrison che cade dal balcone del suo hotel. Un sacco di leggende del passato hanno contribuito alla creazione di questa idea di solitudine e allontanamento della realtà che si respira nelle camere d'albergo.

Mi raccontate meglio cosa si nasconde dietro #wouldyoudiehere (vorresti morire qui?), hashtag ufficiale del progetto?
Tolte le morti drammatiche avvenute in hotel e che hanno contribuito alla creazione e successivo rafforzamento dello status quasi mitologico di alcune strutture alberghiere, per noi il discorso è: "Sono qui, in questo hotel, potrei morirci? Sì” e di conseguenza "Tu moriresti qui?" Sono luoghi dove può succedere di tutto e dove tu devi sentirti libero di fare quello che vuoi, esagerando un po', anche morire tra le sue stanze.

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Ma l'hotel non è il non-luogo per eccellenza? Uno spazio sì personalizzabile, ma anche estremamente anonimo, senza un'identità vera e forte. Insomma, voi fotografate solo hotel che hanno una loro anima, oppure cercate di immortalare la persona che da identità al luogo?
Entrambe le cose. Ci sono hotel che si portano dietro una storia forte, quelli diventati leggendari e che hanno un certo tipo di frequentazione. Tendenzialmente sono piuttosto costosi, ma non è una regola fissa. Altre strutture sono invece più dimesse ed economiche, ma trasmettono comunque un'atmosfera unica. Se domani vai a Los Angeles è facile che sceglierai un hotel tra l’Ace, lo Chateau Marmont, lo Standard, il The Line, il Sunset Tower o comunque uno di quelli che sai essere allineato ai tuoi interessi. Ogni personalità protende verso ciò che gli è simile, negli hotel come in tutto il resto.
Mathilde: E poi ci sono gli hotel piu “neutri” ma sono convinta che si trova sempre un qualcosa di speciale anche li. In questo caso spetta a te immaginare e creare l'atmosfera in cui vuoi stare. Anche i dettagli sono importanti in questo processo, che si tratti di una sedia, un ascensore, un posacenere o altro.

Domanda scontata, e a cui è forse impossibile rispondere: qual è il vostro hotel preferito?
Non so se ne abbiamo uno preferito in assoluto, ma tra i nostri preferiti ci sono sicuramente la Posta Vecchia e Cabanas No Rio. Probabilmente non avremo mai un hotel preferito in assoluto, ma in moltissimi abbiamo trovato cose, o a volte anche una sola, che ci hanno colpito.

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Ci sono fotografi o artisti a cui vi ispirate e che hanno avuto un impatto sulla vostra estetica?
Lasciando per un momento da parte i riferimenti culturali forbiti, se c'è un film che collego istintivamente all'emozione che provo quando sto in hotel è Mamma Ho Riperso L'Aereo: Mi Sono Smarrito a New York, in cui Kevin sbaglia volo e finisce a NYC, dove con la carta di credito del padre affitta una stanza al Plaza.

Dal punto di vista strettamente fotografico ci piace mantenere le cose gritty ma senza mai sfociare nell’eccesso. Credo che qui si possa percepire il fatto che a scattare sono due ragazze. Dal punto di vista fotografico possiamo dirti da chi vorremmo ricevere delle foto (lol): Stephen Shore, Alasdair McLellan, Sophie Calle, Juergen Teller, Zoe Ghertner e Brianna Capozzi.

Perché avete deciso di lavorare in coppia?
Abbiamo due estetiche diverse, ma complementari. In questo modo il progetto prende un senso diverso con delle idee più forti, e gusto e visione si bilanciano. Tutte due scattiamo principalmente in analogico, ogni tanto usiamo lo smartphone, ma in generale preferiamo i rullini al digitale .

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So che da progetto visivo RHR sta diventando anche fisico. Avete lanciato il portachiavi ed è stato un successo, arriverà altro merch?
Ci stiamo lavorando, il portachiavi è stato fatto molto velocemente e venderli non era nemmeno nei piani. Pensando a Random è stato il gadget più immediato da fare, legato alle chiavi, al concetto di aprire una stanza ed entrare nel progetto. È un ragionamento molto semplice e lineare, ma immediato. Come tutto il resto si basa sulla spontaneità. Partite da questa idea, per la parte di ricerca e sviluppo prodotto ci ha affiancate un’amica, Vera Irmy Calcagno.

E perché questa scelta di spostarvi verso oggetti concreti?
Era da un po’ che volevamo fare qualcosa. Ci faceva piacere sapere che la gente potesse avere qualcosa di legato a Random. La mia più grande reference resta sempre BLESS e non sto minimamente facendo un paragone, ma sottolineando un modus operandi - soprattutto iniziale - basato sul drop di diversi item. Questo passaggio prima o poi ci sarebbe stato, era inevitabile.

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Quali sono invece i progetti per il futuro di Random Hotel Rooms?
L’item 02. Fondamentalmente è un progetto visivo e la cosa più spontanea da fare è un libro, con le nostre foto ma non solo. Vorremmo una cosa molto “presente”, che sia decisa e non abbia bisogno di spiegazioni. Ci stiamo muovendo con l’aiuto di Massimo Mezzavilla (former art director di Mario Testino) e Nikita Nikiforov.

Come si svilupperà questo progetto?
È un progetto work in progress che segue il momento in cui ci troviamo e il mood in cui siamo. Ogni tanto pensiamo a tante cose ma per il momento ci concentriamo sul cercare di produrre veramente questo libro. Ci sono mille cose che si potrebbero fare ma credo sia giusto farle quando sentiamo che è il momento giusto. Non avendo degli obblighi, perché affrettare le cose?

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Comunque le stanze d'hotel più assurde sono quelle giapponesi. Se non ci credete date un'occhiata qui:

Crediti

Testo Amanda Margiaria
Immagini su gentile concessione di Random Hotel Rooms

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