Dennis Rodman, il giocatore di basket che ci ha insegnato a sbattercene degli stereotipi

L'anticonformismo di Dennis Rodman andava ben oltre il campo da basket, mostrando al mondo intero che è okay essere diversi, travestirsi e fregarsene delle regole.

di Danil Boparai
|
28 maggio 2020, 10:49am

L'idea di una celebrità con capelli fluo, innumerevoli tatuaggi e altrettanti piercing non sconvolge assolutamente nessuno nel 2020, ma negli anni '90 le cose non stavano esattamente così. A dare una bella scossa all'opinione pubblica di quel decennio ci ha pensato il campione di basket americano Dennis Rodman, che con il suo stile non ha solo fatto l'esatto opposto di ciò che ci si sarebbe aspetto da un atleta professionista, ma ha anche aperto la strada ai look genderless che oggi la fanno da padrone sui social media e nella cultura pop.

E ora che tutti abbiamo visto The Last Dance, la docuserie in 10 episodi prodotta da ESPN su Michael Jordan e le sue vittorie con i Chicago Bulls, è il momento di approfondire l'evoluzione dello stile di Rodman. La sua apparizione nella terza puntata, infatti, svela chiaramente quanto le scelte estetiche dell'atleta erano in contrasto con quelle dei suoi impeccabili compagni di squadra, sempre professionali sia in campo che fuori.

Denis era un ragazzo timido e introverso, cresciuto a Dallas senza una figura paterna stabile su cui poter contare. Inizia presto a lavorare come bidello, ma poi la madre lo sbatte fuori di casa dalla madre dopo un inseguimento con la polizia per un presunto furto. Improvvisamente, cresce di oltre 20 cm in due anni, arrivando a superare i 2 metri, e così inizia a prendere più seriamente il basket, aggiudicandosi una borsa di studio universitaria, entrando nel Draft NBA e firmando il suo primo contratto come professionista piuttosto in ritardo, quando ha già 25 anni.

Conosciuto per il suo stile di gioco aggressivo ed estremamente fisico, Dennis era una sorta di enigma per i suoi fan. In un'epoca in cui tutti gli altri giocatori si attenevano ligiamente al severo dress code dell'NBA, i giornali spesso lo etichettavano come "strano" o "eccentrico" perché andava controcorrente, tingendosi continuamente i capelli, scegliendo outfit ispirati al mondo BDSM e sfruttando i red carpet come opportunità di cross-dressing.

Agli albori della sua carriera, in un'intervista del 1997 rilasciata ad USA Today, Rodman riassunse così il suo approccio alla moda (e alla vita in generale): "Mi piace correre il rischio di essere chi voglio. Io dico: 'Se non ti piace, baciami il culo...' Sono il tipo che fa capire alle persone che è okay essere diversi."

Dunque, allacciatevi le cinture e seguitemi in questo viaggio attraverso alcuni dei momenti di stile più iconici del più grande anticonformista del basket negli anni '90.

Profilo stile Denis Rodman
Scott Cunningham/NBAE/Getty Images

The Bad Boy Look, 1991
Prima di diventare famoso per i suoi look sperimentali, negli anni '80 Rodman si fece conoscere come un difensore piuttosto intimidatorio dei Detroit Pistons, quando la squadra veniva chiamata Bad Boys per il suo stile di gioco invasivo, e lui invece The Worm. Per due stagioni consecutive si aggiudicano le finali di NBA, e Rodman è sicuro che anche la terza sarà loro, così si rasa i capelli con la scritta Trilogy e dichiara al mondo intero che ci si può esprimere anche con il proprio stile, non solo con le parole. In finale saranno sconfitti dai Chicago Bulls, ma quella sicurezza in sé non abbandonerà mai più Rodman.

L'affaire con Madonna, 1993
Nonostante il successo, Rodman combatte a lungo contro la depressione. Dopo un tentativo di suicidio di cui parla praticamente qualunque media in giro per il mondo, decide di andare ai San Antonio Spurs e ricominciare da zero. Qui sfoggia il suo primo buzzcut platino, ispirato da Wesley Snipes nel film Demolition Man, e sempre in questo periodo inizia una breve relazione con Madonna, che si dice gli abbia insegnato il valore di rimanere fedeli a se stessi, spingendolo a sperimentare con le sue scelte di stile. Successivamente, Dennis affermerà di aver ricevuto un'offerta da 20 milioni di dollari da parte di Madonna per metterla incinta.

Profilo stile Denis Rodman
Photo by Ron Galella, Ltd./Ron Galella Collection via Getty Images

Il red carpet dei VMA, 1995
La tranquilla e pubblica accettazione della comunità LGBTQ da parte di Rodman è qualcosa senza precedenti nell'NBA, che come la maggior parte degli sport tradizionali ha un passato eteronormativo, se non apertamente omofobico. Spesso i paparazzi lo fotografano in gay bar insieme ai suoi amici durante gli anni nei San Antonio, e intanto Dennis inizia a sperimentare con look da drag queen, che come spiegherà successivamente in nella sua autobiografia fanno in realtà parte della sua vita sin dall'adolescenza. Alcuni lo criticano, affermando che si serva dell'estetica queer per sconvolgere l'opinione pubblica e far parlare di sé, ma le cose cambiano con la sua apparizione sul red carpet dei VMA del 1995: Rodman si presenta con un top brillantinato, unghie smaltate di nero, catenina sotto l'ombelico e nastro rosso appuntato al petto, simbolo della lotta contro l'AIDS.

Lo sposalizio, 1996
Non essendo mai stato uno che volta le spalle a un'opportunità di pubblicità, nel 1996 Rodman si presenta sulla Fifth Avenue (ovviamente stracolma di paparazzi) per promuovere la sua autobiografia Bad as I Wanna Be su una carrozza trainata da cavalli mentre indossava un sontuoso abito da sposa, completo di velo e parrucca bionda su cui adagiarlo. Alla domanda "perché?", risponde semplicemente: "Sto sposando me stesso."

Profilo stile Denis Rodman
Photo by Alan Singer/CBS via Getty Images

Da David Letterman, 1996
Nel 1996 Rodman è all'apice della sua carriera nel basket e fa un'iconica apparizione al The Late Show With David Letterman, inondando la testa di Letterman con una bella passata di lacca per capelli e, incidentalmente, dando origine a quella che oggi conosciamo come Billie Eilish. Sceglie infatti per la comparsata capelli verdi, occhiali da sole Oakley, choker d'argento e un bel total black, anticipando di circa 20 anni l'estetica della popstar.

Profilo stile Denis Rodman
Photo by Getty Images

Il tentativo di recitazione in Double Team, 1997
Negli anni '90, in America non sei una vera star dello sport se non ti cimenti nella recitazione, lanciandoti in qualche assurdo progetto di Hollywood. Mentre Michael Jordan fa il botto con Space Jam, Rodman preferisce un ruolo più vicino alle sue corde, interpretando un raver che smercia armi in Double Team per cui ottiene anche una nomination ai Golden Raspberry [cerimonia annuale tenuta a Los Angeles per riconoscere gli attori, gli sceneggiatori, i registi, i film e le canzoni peggiori della stagione cinematografica precedente, NdT]. E se sulla performance attoriale c'è poco da dire, vanno invece ricordati i look di Rodman nella pellicola, che ancora ispirano un'intera generazione di clubber.

Non può mancare la stampa animalier, 1998
Abbiamo iniziato questo excursus modaiolo con un taglio di capelli portatore di un orgoglioso messaggio, e finiremo nello stesso modo. Durante gli anni ai Chicago Bulls, Rodman viene considerato una sorta di terzo incomodo, dopo Jordan e il suo secondo Scottie Pippen. Ma in quella che sarà la loro ultima stagione insieme, Pippen perde la prima metà del campionato a causa di un infortunio e Rodman ne trae ovviamente vantaggio, giocando di più e facendosi notare dal pubblico. Quando Pippen torna, però, Dennis fa un umile passo indietro e per dimostrare che tra loro due non c'è nessun ranconre, si rade sui capelli il 33, cioè il numero del compagno di squadra. Quell'anno i Bulls si aggiudicheranno il terzo titolo consecutivo, cementando il loro status come uno dei migliori team di basket al mondo. Chissà se il Dennis di 7 anni prima lo avrebbe mai immaginato...

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

Tagged:
Basket
Dennis Rodman
anni 90
Sport
stereotipi di genere
travestitismo
7 outfit iconici