Gabriele Basilico, Madrid, 1993 © Archivio Gabriele Basilico

Metamorfosi metropolitane: foto che immortalano la velocità con cui cambiano le città

Dopo lo stop per il lockdown, riapre la mostra sull'autore che ha documentato con brutale onestà le trasformazioni delle grandi metropoli europee: Gabriele Basilico

di Benedetta Pini
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04 marzo 2020, 10:12am

Gabriele Basilico, Madrid, 1993 © Archivio Gabriele Basilico

Questo articolo è stato aggiornato in data 18/05/20 in occasione della riapertura della mostra "Metropoli", interrotta improvvisamente dall’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. Da martedì 19 maggio sarà infatti nuovamente possibile visitare questa esposizione, che rimarrà aperta fino al 2 giugno. Ah, ripartono anche altre mostre, come puoi vedere qui. Sul sito del Palazzo delle Esposizioni di Roma trovi tutte le informazioni che ti servono per organizzare la tua visita in pieno rispetto delle misure igienico-sanitarie.

Fotografare la città non vuol dire scegliere le migliori architetture e isolarle dal contesto per valorizzare la loro dimensione estetica, compositiva, ma vuol dire per me esattamente il contrario. Cioè mettere sullo stesso piano l’architettura colta e l’architettura ordinaria, costruire un luogo della convivenza, perché la città vera, la città che mi interessa raccontare, contiene questa mescolanza tra eccellenza e mediocrità, tra centro e periferia, anche nella più recente ricomposizione dei ruoli: una visione dello spazio urbano che, con un po’ di retorica, una volta avremmo definito democratica.

Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013)

Fotografo, architetto, sociologo, antropologo. Gabriele Basilico non è nessuna di queste cose e allo stesso tempo lo è tutte. Ha una laurea in architettura conseguita al Politecnico di Milano nel 1973 ma non ha mai esercitato la professione; si è avvicinato alla fotografia da autodidatta; ha deciso di dedicarsi all'indagine sociale e antropologica per amore di Milano.

Per questo la mostra in corso adesso al Palazzo delle Esposizioni di Roma (visitabile fino al 13 aprile) si chiama semplicemente Metropoli, a indicare l'oggetto che tiene insieme tutti i suoi studi, il perno attorno a cui ha ruotato la sua intera opera: la città.

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Gabriele Basilico. Milano ritratti di fabbriche 1978-80 © Archivio Gabriele Basilico

In particolare, le riflessioni di Basilico erano guidate da un fascino per gli aspetti marginali del paesaggio, che il fotografo poneva invece al centro della propria ricerca, in quanto chiave di accesso per comprendere e interpretare la realtà urbana nel suo complesso; quindi aree industriali dismesse, vuote, in rovina, la provincia col suo immaginario e la periferia tanto sviscerata dalla letteratura neorealista del secondo Novecento. Ecco che per lui i monumenti della "nuova" città sono le fabbriche, parte integrante del tessuto urbano, disponibili a essere plasmate, riutilizzate, reinventate, e non inserti eccezionali e intoccabili come le grandi architettura storiche, che oppongono una strenua resistenza all'interazione con l'ambiente circostante. La bellezza di Milano è sempre stata così, pacata e modesta, racchiusa in questi luoghi minori apparentemente privi di valore estetico e che però Basilico seppe individuare come spazi complessi, fatti di stratificazioni sedimentate di storia, società, cultura e per questo hanno attirato la sua attenzione, tanto che li ha posto al centro dei propri studi.

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Gabriele Basilico. Milano ritratti di fabbriche 1978-80 © Archivio Gabriele Basilico

Basilico è scomparso appena prima che Milano iniziasse a mutare radicalmente in seguito all'Expo 2015, avviandosi lungo un processo di trasformazione urbana che l'ha portata ad assumere i connotati di una metropoli. Oggi ci vorrebbe uno sguardo come quello di Basilico per documentare e indagare i nuovi spazi e le nuove forme che sta assumendo Milano, una ricerca a cui il fotografo si è dedicato fin dagli anni Settanta col suo primo grande progetto: una mappatura della città intitolata Milano. Ritratti di fabbriche; espressione di un interesse per i luoghi che accomunava lui e tanti altri artisti della sua generazione, come Umberto Boccioni, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Ugo Mulas e Paolo Monti, ma anche gli stranieri Bill Brandt, Walker Evans, Lewis Baltz Bernd e Hilla Becher. Inconsapevolmente, Basilico è stato l'ultimo testimone della fase di declino della classe operaia e dell'industria milanese, strettamente legata alle architetture abitative della città come parte integrante del tessuto urbano, che ha lasciato alle proprie spalle un vuoto identitario colmato da un settore terziario sfrenato e affamato, e definirne la traiettoria è difficile -- forse lo sarebbe stato anche per Basilico.

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Gabriele Basilico Milano, 1996 © Archivio Gabriele Basilico

Sembrerebbe quasi che avesse in qualche modo percepito il sentore di questo declino, e abbia deciso di fare della fotografia il proprio mezzo di documentazione, esplorazione e comprensione dei cambiamenti in atto. Milano è stata per Basilico il punto di partenza, una sorta di "madre nel cui corpo amava tornare dopo i suoi viaggi, l’ispiratrice di una ricerca che lo ha portato a indagare luoghi urbani diversi" -- come spiega Roberta Valtorta nel catalogo della mostra --, applicando il suo sguardo documentaristico e "totale! a tante altre città italiane (Roma, Napoli, Palermo, Bari, Genova, Torino, Bologna, Trieste), europee (Barcellona, Berlino, Bilbao, Lisbona, Porto, Losanna, Madrid, Parigi, Londra, Liverpool, Rotterdam, Montecarlo, Valencia) e del mondo (Buenos Aires, Istanbul, Gerusalemme, Tel Aviv, Mosca, New York, Boston, San Francisco, Rio de Janeiro, Shangai). Con una particolare predilezione per i luoghi ancora inediti, ha indagato "le ragioni e i modi della coesistenza di storia e attualità nel paesaggio antropizzato," continua Valtorta, "restituendo i segni dell’omologazione provocata dalla globalizzazione, senza escludere la ricerca di segnali di appartenenza ai luoghi per l’uomo contemporaneo."

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Gabriele Basilico. Roma, 2000 © Archivio Gabriele Basilico

Una mostra che vi farà riflettere sullo spazio urbano in cui vivete (che sia la provincia, una città, Milano o qualsiasi altra metropoli), e sulle dinamiche che la animano ogni giorno e di cui siete parte anche voi stessi. Perché, come scrive Salvatore Settis, “Le architetture e le città sono la tana dell’homo sapiens e dunque sono esse stesse un dato di natura prima ancora che di cultura", in quanto l'uomo (riprendendo la celebre definizione di Aristotele) è zoon politikon, “animale politico”, cioè vive nella polis."

La mostra "Gabriele Basilico. Metropoli" è visitabile fino al 13 aprile 2020 al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

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Gabriele Basilico. Roma, 2007 © Archivio Gabriele Basilico
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Gabriele Basilico. Berlino, 2003 © Archivio Gabriele Basilico
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Gabriele Basilico. Porto, 1995 © Archivio Gabriele Basilico
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Gabriele Basilico. Paris, 1997 © Archivio Gabriele Basilico

Un'altra mostra da vedere assolutamente in questi giorni, ma a Milano:

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Crediti

Testo di Benedetta Pini
Immagini per gentile concessione dell'Archivio Gabriele Basilico