Sono stata al più grande festival Metal d'Africa (ed è stato una bomba)

Tra armi, cowboy e smartphone frantumati, la fotografa Arianna Todisco si è addentrata nella scena Metal africana.

di Benedetta Pini
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12 febbraio 2020, 11:51am

"Un giorno sono entrata su Facebook, ho messo la geolocalizzazione in Botswana e ho guardato che eventi c'erano." È nato così, quasi per scherzo, il progetto Community Hall di Arianna Todisco, giovanissima fotografa italiana classe 1995 che da un giorno all'altro ha deciso di salire su un aereo diretto nel profondo sud dell'Africa per andare a un festival metal, l’Overthrust Death Metal Festival.

Sembra troppo assurdo (e anche bello) per essere vero, eppure è proprio quello che è successo nella vita di Arianna nel maggio 2019. "In quel periodo c'era molto fermento per via della vicenda della Sea Watch e ho sentito l'esigenza di sviluppare un progetto sul continente africano che desse spazio a un punto di vista diverso rispetto a quello diffuso in Italia dai media tradizionali," ci ha spiegato.

Così ha contattato la band che lo organizza, gli Overthrust, che ha scoperto essere conosciuti anche al di fuori dell'Africa, soprattutto nel Nord Europa. "Ho deciso di partire per documentare il decimo anniversario del festival, che è il più grande di genere Metal di tutta l'Africa--ce ne sono altri minori sempre nel Botswana o in Kenya; certo, bisogna relativizzare la dimensione del festival al contesto africano, ma ho scoperto che il Metal è un genere molto seguito in questo continente."

Overthrust festival metal Africa

Tutto succede nella Community Hall (da qui il titolo il progetto di Arianna) un grande capannone messo a disposizione della comunità per organizzare qualsiasi cosa, dai corsi di yoga ai matrimoni. Grazie alla scelta di questa location, l'atmosfera che si respira al festival è familiare: "Tutti si conoscono; partecipano tutti, ma proprio tutti, i membri della comunità di Ghanzi, una cittadina di passaggio per i turisti diretti nel deserto."

"Se dovessi indicare una differenza tra l'Overthrust," continua Arianna, "e un qualsiasi altro festival a cui sono stata, direi che è questo senso di forte intimità, che negli altri festival puoi creare, ma non trovare come già costituito. Per il resto, invece, non ha niente da invidiare a una qualsiasi altra iniziativa simile organizzata in una qualsiasi altra parte del mondo."

Per questo, l'Overthrust è per la comunità locale molto più di un festival: è un'occasione di rivalsa, che infrange le barriere del continente, distrugge molti bias culturali e offre al resto del mondo una narrazione non stereotipata dell'Africa, che rielabora in chiave unica alcuni macro-temi musicali di risonanza globale.

Overthrust festival metal Africa

Arianna non è la prima fotografa a interessarsi a questa realtà: "La CNN lavora da sette anni alla realizzazione di un documentario sull'Overthrust; il loro l'operatore viene visto dalla comunità come una sorta di salvatore, perché qui le persone esterne vengono considerate una possibilità di riscatto. Tutti smaniano per farsi fotografare, lo intendono uno strumento per farsi conoscere in Europa, del tipo 'Hey, guardate quanto siamo fighi anche noi qui in Botswana!'."

Il fatto che gli Overthrust girino l'Europa, passando da un festival Metal all'altro senza mai fermarsi, non fa che confermare quanto sia sentita questa esigenza: "Mi hanno detto di essere parecchio demoralizzati per come vengono trattati quando vengono in Europa," continua Arianna. " È come se il Metal in Africa fosse impossibile o comunque una sorta di scherzo, nulla di serio, per noi occidentali. Inoltre il loro approccio culturale molto fisico, coinvolgente e passionale, facendo sì che in certi paesi nordici vengano trattati con diffidenza. Per questo loro sono i primi a sentire questo desiderio di rivalsa e di affermazione."

Overthrust festival metal Africa

Da questo punto di vista, curare un reportage fotografico sull'Overthrust implica una grande responsabilità, perché può davvero determinare il futuro del festival e il modo in cui viene percepito dal mondo intero. Il desiderio di farsi fotografare rimane infatti sempre controllato, per la paura che certe immagini possano rovinare la reputazione dell'intera comunità.

"Come in qualsiasi altro festival del mondo, anche lì giravano droghe," non nasconde Arianna. "Erano tutti preoccupatissimi all'idea che potessi pubblicare foto in cui si vedessero persone strafatte o intente a drogarsi, perché avrebbero rischiato di far passare un certo messaggio a cui non volevano assolutamente essere associati. Credo fossero molto consci del fatto che sarebbe potuto bastare un solo scatto per dare adito a critiche superficiali e qualunquiste sull'iniziativa e sull'intera comunità, rovinandogli la possibilità di essere apprezzati all'esterno per ciò che sono davvero."

Overthrust festival metal Africa

Gran parte del ricavato del festival, inoltre, viene devoluto alle scuole locali e ad associazioni che si occupano di curare i malati di AIDS, e gli Overthrust organizzano anche raccolte della spazzatura e altre azioni ecologiche per la comunità. Tutti li adorano e li supportano: il festival è visto come un vero e proprio punto di riferimento e loro sono considerati dei supereroi, dei protettori, anche per via dell'estetica assurda che hanno scelto: si vestono da cowboy.

Ma non così assurda se si pensa che l'attività principale del Botswana è proprio l'allevamento bovino. "Di sera cowboy metallari e di giorno al servizio dello stato, perché di lavoro fanno i poliziotti (!), e ci tengono molto a giocare su questa loro doppia vita."

Overthrust festival metal Africa

"Enfatizzano molto il loro look, con tanto di corna enormi e catene giganti al collo; alcuni indossano outfit carichi di colori, altri sfoggiano i brand di streetwear del momento e altri ancora preferiscono abiti molto sobri. Mi sono sempre sentita molto a mio agio, pur non essendo una fan sfegatata del metal: c'era talmente tanta varietà di attitudini, stili e generi musicali che ho potuto trovare anche la dimensione adatta a me," racconta Arianna.

"Tutto questo viene reso manifesto il secondo giorno, che è in realtà il primo aperto a tutti, bambini compresi -- l'opening è dedicato esclusivamente ai metallari e dovrebbe essere quella più hardcore, ma in realtà si tratta solo di qualche parolaccia urlata sul palco e musica più spinta. Il secondo giorno, attorno alla Community Hall, viene organizzata una sorta di street parade con la musica delle radio delle macchine sparata a tutto volume; ovviamente ognuna è sintonizzata su un canale diverso, quindi il risultato è un delirio. Il suono che si impone su tutti è quello dei passi della comunità in marcia, come a dire: 'Stiamo iniziando e lo stiamo facendo tutti insieme, nessuno escluso'."

Overthrust festival metal Africa

Contrariamente a quanto si possa immaginare, si tratta infatti di un ambiente molto molto safe, e Arianna lo conferma: "Le armi vengono mostrate solo per fare i fighi, diciamo. Le possiedono per via del loro lavoro come mandriani, ma non ho mai sentito un solo sparo. Anzi, quando nasce un litigio o una rissa tra due persone, semplicemente si separano e ognuno va per la propria strada."

"Magari il cowboy metallaro, per marcare il proprio ruolo di eroe e dimostrare la propria forza, può decidere di fare un gesto eclatante, ovvero sbattere a terra il suo telefono, ma era più per l'idea di fare qualcosa di rock'n'roll, e mi ha fatto sorridere per il suo modo impacciato. Devo dire che mi sono sempre sentita molto al sicuro e protetta, non c'è stato un solo momento in cui abbia avuto paura, per quanto fossimo nel deserto e attorno non ci fosse assolutamente nulla, solo il buio più totale."

"Se consiglierei il festival? Assolutamente sì," conclude Arianna. Ma non prima di aver dato un'occhiata alla pagina Facebook del gruppo, un vero capolavoro del virtuale. La trovate qui.

Foto festival Metal in Botswana Overthrust
Overthrust festival metal Africa
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Crediti

Testo di Benedetta Pini
Fotografie di Arianna Todisco/Waamoz

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