7 motivi per non vaccinarsi, smontati uno a uno

Qualche settimana fa, abbiamo chiesto a chi non ha fatto il vaccino di spiegarci il perché, e ora una medica risponde per noi.

di i-D Staff
|
15 settembre 2021, 10:57am

Negli Stati Uniti, un sondaggio della Kaiser Family Foundation (via Bloomberg) ci fa sapere che il 34% delle persone di età compresa tra i 18 e i 29 anni ha dichiarato di voler aspettare prima di vaccinarsi contro il Covid-19 e un altro 15% ha risposto che non aveva alcuna intenzione di farlo. Già solo questo dato potrebbe essere sufficiente per farci dubitare di raggiungere mai una potenziale immunità di gregge globale.

Considerando l’ultimo anno, queste esitazioni verso il vaccino risultano più che prevedibili. Uno studio pubblicato dalla London School of Economics nel 2020 ha rilevato che le persone della Gen Z “non avranno fiducia nelle elezioni o nei governi per il resto della loro vita,” soprattutto dopo aver vissuto una pandemia globale durante la propria adolescenza. Le informazioni rilasciate dalla politica sulla prevenzione del Covid in Italia, come nel Regno Unito e in America, sono state infatti tutt’altro che chiare, difficili da reperire e spesso contestate dagli stessi scienziati a cui avrebbero dovuto rivolgersi.

La raccolta dei dati riguardo alla pandemia è stata altrettanto difficoltosa, anche a causa della mancanza di organizzazione dovuta all’assenza di protocolli per gestire situazioni di questo tipo. Le informazioni che circolano sul vaccino sono infatti ancora molto confuse, e continuano ad essere intaccate da disinformazione e fake news. Quindi, nonostante in Italia si sia registrato nelle ultime settimane un boom di vaccinazioni tra i giovani, non stupisce che anche tra gli under 30 rimanga una buona dose di persone scettiche.

Per capire quali sono le resistenze e i dubbi sui vaccini, abbiamo lanciato una Call To Action tramite le Instagram Story di i-D Italy, chiedendovi di condividere con noi le vostre perplessità circa il vaccino e i motivi per cui non l’avete ancora fatto. Per rispondere, analizzando e spiegando l’infondatezza di certe posizioni, abbiamo chiesto il supporto della Dottoressa Tamara Zoro.

Ecco i principali motivi per cui non vaccinarsi, analizzati e smontati da un’esperta

1) Sono giovane, in salute e seguo tutte le regole di distanziamento/igiene/protezione. Non sento necessario fare il vaccino.

Se sei giovane e in salute, è una fortuna. Se segui le misure igienico-sanitarie dettate dal governo, è un tuo dovere. Però, a meno che tu non viva in un eremo solitario, ci sono persone intorno a te che non godono della tua stessa condizione e per le quali tu rappresenti un rischio. Mi riferisco a soggetti fragili, anziani, immunodepressi, a coloro che non possono essere vaccinati. Mi riferisco a tutti i lavoratori che l’anno scorso sono stati sottoposti a stress e difficoltà e che non sopravviverebbero a una nuova ondata e a un nuovo lockdown. Mi riferisco alle persone affette da patologie gravi diverse dal covid che non hanno avuto accesso alle cure necessarie e ai follow-up a causa del collasso del sistema sanitario durante la pandemia e che ora non possono ritardare ulteriormente le proprie cure. Mi riferisco al personale sanitario, che non avrebbe l’energia per affrontare di nuovo tutto questo.

Non si tratta soltanto di altruismo: ti invito a considerare anche la questione della predisposizione genetica. Per esempio, alcuni pazienti che sulla carta non avrebbero motivo di temere di sviluppare sintomi gravi, potrebbero invece contrarne. Perché rischiare quando è possibile prevenire? Inoltre, i possibili effetti del Covid-19 a medio e lungo termine non sono ancora noti, e potrebbero essere più gravi di quanto ci possiamo immaginare oggi.

2) I vaccini a mRNA non sono stati testati e sono ancora in fase di sperimentazione. Non mi sembrano sicuri.

La tecnologia a mRNA non è stata creata appositamente per i vaccini per il Covid-19. Da decenni sono in corso studi sperimentali per la valutazione della sicurezza e dell’efficacia di questa tecnologia, per esempio nell’ambito di sviluppo di vaccini contro rabbia, Zika e influenza. Ogni farmaco in commercio deve superare ben tre fasi di controllo prima di essere commercializzato (le cosiddette fasi di “sperimentazione preclinica e clinica”). Una volta commercializzato, viene inserito nella fase IV di sperimentazione (o di studio post marketing), che consiste nell’acquisire ulteriori e nuove informazioni riguardo le reazioni avverse più rare al farmaco, che negli studi clinici non potevano emergere ma che con l’uso di massa del nuovo farmaco possono diventare rilevabili. Ad oggi sono state somministrate già 5 miliardi e mezzo di dosi, che rende i vaccini Covid-19 tra i farmaci più controllati al mondo.

3) Dei vaccini non si conoscono ancora gli effetti collaterali a lungo termine, mentre quelli a breve termine includono miocardite, pericardite e anafilassi. Tutto questo mi spaventa.

È vero. Non conosciamo gli effetti collaterali a lungo termine, e miocardite e pericardite sono tra quelli possibili sul breve termine, seppur molto rari. Detto questo, i benefici della vaccinazione a livello statistico sono estremamente maggiori rispetto ai rischi. Secondo l’ultimo rapporto AIFA, su 75,5 milioni di dosi somministrate in Italia sono state segnalate reazioni avverse nello 0,12% dei casi e, dopo approfondite indagini, è emerso che di queste solo il 13% sono da considerarsi gravi (ovvero che manifestano sintomi prolungati o che necessitano il ricovero) e nella maggior parte dei casi presentano un miglioramento. Al contrario non conosciamo gli effetti collaterali a lungo termine del Covid-19, e nessuno ci garantisce che la malattia, anche in forma asintomatica, non possa provocare conseguenze future sulla nostra salute.

4) In Israele e nel Regno Unito i contagi non diminuiscono, nonostante sia stata vaccinata il 68% e il 70% della popolazione. Questo significa che i vaccini non funzionano contro le nuove varianti.

Fortunatamente, i dati sui contagi non vanno di pari passo con quelli di ospedalizzazione, ricoveri in terapia intensiva e mortalità. Questo vuol dire che, anche se i contagi rimangono, i casi gravi si mantengono bassi e non aumentano. In questo modo, si previene il collasso dei sistemi sanitari degli Stati, permettendo un’adeguata assistenza sanitaria a ogni paziente: Covid e non Covid.

5) La firma al consenso alla vaccinazione che esonera lo stato e i medici da ogni responsabilità mi preoccupa, non voglio assumermi io questa responsabilità.

Il consenso informato non esonera lo stato e il medico vaccinatore dalle responsabilità. Secondo la legislatura italiana, il consenso informato medico è “il processo con cui il Paziente decide in modo libero e autonomo dopo che gli sono state presentate una serie specifica di informazioni, rese a lui comprensibili da parte del medico o equipe medica, se iniziare o proseguire il trattamento sanitario previsto.” (Legge 219/17). È obbligatorio acquisire il consenso per ogni procedura diagnostico terapeutica effettuata sul paziente perché in Italia non esiste procedura sanitaria che può essere imposta al paziente (eccetto il TSO in casi molto particolari, ovviamente).

6) Non sono no vax, ma non voglio che nessuno mi obblighi a fare il vaccino per poter avere una vita sociale. Non voglio che la mia libertà venga limitata.

Per ora il vaccino non è obbligatorio e le restrizioni del Greenpass sono in vigore solo da un mese. Cosa ti ha impedito a vaccinarti prima quando la tua libertà non era messa in discussione? Qual è il vero motivo che ti frena? Spero che queste risposte possano chiariti alcuni dubbi. La vaccinazione è la strada verso la libertà di tutt*, e non solo di chi è abbastanza in salute da potersi permettere il lusso di rischiare il contagio confidando in sintomi blandi.

7) Anche con il vaccino puoi ammalarti e contagiare qualcuno, dunque è inutile farlo.

Non esiste vaccino che funzioni al 100%, e sì, la possibilità di essere contagiati si abbassa ma non arriva a zero. Questo per via di come funziona un virus: una volta entrati in corpo, i virus tendono a replicarsi e andare poi in un altro corpo (si legga: contagiare qualcun altro). Il vaccino, però, impedisce che il virus si replichi, riducendo di molto la finestra temporale in cui una persona è contagiosa. Ciò vuol dire che una persona che entra in contatto con una persona infetta ma vaccinata ha molte meno possibilità di essere contagiata rispetto a una persona non vaccinata. Questa catena di eventi consente di limitare i focolai di questo virus altamente virulento. Oltretutto, l’efficacia del vaccino contro lo sviluppo di sintomi gravi (e quindi dell’ingresso in terapia intensiva) rimane superiore al 90% anche negli studi scientifici che hanno analizzato l’efficacia a 6 mesi dalla seconda dose, nonostante le varianti di cui abbiamo sentito parlare di recente.

Crediti

Cover: Maria Laura Buoninfante
Fonti: WHO, AIFA, gedidigital

Leggi anche:

Tagged:
Coronavirus
vaccino