Sulla sinistra, Revenge on Culture, Grim Glory, Londra, Inghilterra, 1940. Sulla destra, Ritratto solarizzato che si pensa essere di Meret Oppenheim.

lee miller, pioniera del surrealismo in fotografia, in mostra in italia

Amica di Eluard, Breton e tutti gli altri surrealisti, Miller diventò poi fotoreporter, l’unica donna che seguì gli Alleati al fronte durante il D-Day.

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12 marzo 2019, 6:43am

Sulla sinistra, Revenge on Culture, Grim Glory, Londra, Inghilterra, 1940. Sulla destra, Ritratto solarizzato che si pensa essere di Meret Oppenheim.

Autrice e musa, protagonista e figura defilata, al centro dell’obiettivo e dietro le quinte. Carismatica sia davanti che dietro la macchina fotografica, Lee Miller passerà alla storia come una delle artiste più influenti dell’intero Novecento. Oggi è possibile ricostruire visivamente l'incredibile iter artistico e personale di Miller attraverso l'esposizione di oltre 100 tra i suoi scatti, in mostra al Palazzo Pallavicini di Bologna. Ma chi è questa donna? Il suo percorso nell'arte inizia nel 1927.

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Autoritratto

È in questo anno che l’editore statunitense Condé Nast la scopre, capendo fin da subito le sue potenzialità e decide di dedicarle una copertina di Vogue. Già qui, Miller è icona del suo tempo: a ritrarla è l'illustratore francese Georges Lepape - autore di quei magnifici artwork che sicuramente avrete già visto, immediatamente riconoscibili dalle eleganti silhouette snelle e slanciate in pieno stile anni ‘20 e ’30. L’incontro tra Nast e Miller è completamente casuale, di quelli che accadono per una serie di coincidenze assurde e che ti cambiano improvvisamente la vita, per quanto retoriche le mie parole possano sembrare. Due anni prima la ragazza, mentre stava passeggiando per le strade di Manhattan, vede un’automobile puntare dritto verso di lei, ma fortunatamente un passante si accorge del pericolo, interviene prontamente e le salva la vita. Quel passante era Condé Nast.

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David E. Scherman

Lui non solo rimane affascinato dalla bellezza di Miller, ma apprezza la sua conoscenza della lingua francese e decide di proporle un contratto come fotomodella, diventando nel giro di qualche mese una delle più ricercate a New York. Tutti la vogliono, da Edward Steincen ad Arnold Genthe, da Nickolas Muray a George Hoyningen-Huene. Man mano che la sua fama di modella cresce, Lee Miller è sempre più incuriosita dalle tecniche di fotografia, le modalità con cui si dispongono set e luci, vengono scelti gli obiettivi, l’angolazione più adatta e tutto il resto. Stare davanti all’obiettivo non le basta, essere osservata non le interessa: vuole stare dall’altra parte e osservare, captare e immortalare ciò che la sua sensibilità coglie nel mondo intorno a lei.

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Nudo si chinò in avanti

In effetti, la fotografia non è cosa del tutto nuova per lei. Fin dalla tenera età, Miller assimila la passione del padre Theodore, che le insegna alcuni trucchi e la fa posare come modella per le sue fotografie amatoriali. Un rapporto altalenante fin dall’inizio, quello con la fotografia, che culminerà nel 1913 con il primo grande scandalo della vita di Lee Miller: le sue foto di nudo scattate dal padre vengono esposte a New York, un avvenimento al limite dell’accettabilità per i canoni dell'epoca. L'anno successivo la situazione si complica ulteriormente. All'età di sette anni subisce una violenza sessuale da parte di un amico di famiglia o un parente, la cui identità rimane però ancora oggi ignota. Le accuse di incesto tra lei e il padre si fanno prepotenti, come immediata conseguenza delle fotografie esposte poco tempo prima.

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Tanja Ramm Belljar Parigi

Miller intanto cresce, e nel giugno 1928 diventa la prima testimonial in carne e ossa di una campagna pubblicitaria di assorbenti. La foto era stata scattata da Edward Steichen e causò uno scandalo enorme, costringendo la ragazza ad abbandonare la carriera di modella. Poco male: ormai le sue ambizioni erano andate oltre quel ruolo e sognava ben altro per il suo futuro. Non solo: questa situazione le gettò addosso un pesantissimo stigma sociale che la spinse a trasferirsi in Europa l’anno successivo, abbandonando gli Stati Uniti.

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Chirurgo e anestesista

A Parigi avviene la seconda grande svolta della sua vita: l’incontro col fotografo più rinomato dell’epoca, Man Ray. Miller riesce a scalfire la rigidità del fotografo, diventando non solo la sua modella e assistente, ma anche la sua compagna, musa e ispiratrice. Ciò non le impedisce, comunque, di intraprendere una carriera del tutto autonoma: nel 1930 apre un suo studio fotografico nella capitale francese, lavorando con committenti di altissimo livello come Elsa Schiaparelli e Coco Chanel, sperimentando con il compagno la tecnica della solarizzazione e avviando progetti insieme a lui. Come spesso succede alle donne che sono motore della storia delle arti e le scienze, anche Miller viene sottostimata, e si scoprirà in seguito che molte delle foto attribuite a Man Ray sono in realtà state scattate da Lee.

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Maschere antincendio

Questo vivace sodalizio personale, artistico e professionale alimenta la passione di Lee per il gusto surrealista e metafisico, concretizzandolo in opere ironiche e sagaci che le fecero guadagnare l’ammirazione di artisti come Picasso, Ernst, Cocteau, Mirò e di tutta quella cerchia, con cui instaurò rapporti di sincera amicizia. A questo punto, Miller si sente a cavallo tra due ambizioni: da un lato nota ritrattista e fotografa di moda, dall’altro talentuosa artista surrealista ingiustamente adombrata dalla fama del compagno. Queste dinamiche la portano a prendere una decisione drastica: nel 1932 lascia Man Ray e Parigi, tornando a New York. Una terza vita per Lee Miller o, se vogliamo, una prima vita bis, e per un breve periodo fila tutto liscissimo. Apre uno studio di fotografia insieme al fratello Erik, dove si occupano principalmente di ritratti di artisti, attori ed esponenti del mondo dello spettacolo, e nel 1933 allestisce la sua prima e unica personale. Due anni pieni di successi e soddisfazioni, ma anche una breve parentesi di tranquillità nella vita irrequieta di Lee.

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Picasso, Hotel Vaste Horizon btPrigionieri liberati in abiti da prigione a strisce

L'anno successivo, un altro uomo stravolge di nuovo la sua esistenza, il ricchissimo Aziz Eloui Bey. In pochi mesi sono marito e moglie e le lo segue a Il Cairo. Il fascino esotico del deserto e delle rovine egiziane ispirano i suoi lavori più sorprendenti, facendole scoprire una tipologia di fotografia che fino a quel momento non aveva ancora considerato: il reportage. Donna determinata, energica e sempre alla ricerca di qualcosa di più, non si sa dare pace. Ancora una volta, fa le valigie e abbandona il paese in cui vive per avviarsi verso una nuova fase della sua vita nella città che per prima le aveva permesso di esprimere appieno la propria creatività, Parigi.

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Prigionieri liberati in abiti da prigione a strisce

Qui trova non solo un nuovo amore e marito, il curatore d’arte e artista surrealista Roland Penrose, ma intraprende con lui una serie di lunghi viaggi in giro per l’Europa in cui scatta alcune delle sue fotografie più spettacolari e importanti. La sua passione per il reportage e la fotografia documentaristica esplode nel 1939, alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, con tutti i rischi che questa situazione implica. Ma niente la smuoverla: si trasfersce a Londra e inizia a collaborare con il British Vogue. Il suo reportage sui bombardamenti della capitale britannica e la sua corrispondenza al seguito delle truppe americane per Life e Time passano alla storia. Miller fu infatti l’unica fotografa donna a seguire gli alleati durante il D-Day e a documentare le attività al fronte nel corso della liberazione. Finché non arrivò lo scatto, quell’unico, singolo scatto che cambia per sempre la carriera di un fotografo: l’autoritratto nella vasca da bagno di Hitler nel suo appartamento di Monaco di Baviera, il giorno in cui il dittatore si suicidò.

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Man Ray Shaving
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Revenge on Culture, Grim Glory, Londra, Inghilterra, 1940
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Ritratto solarizzato che si pensa essere di Meret Oppenheim
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Charlie Chaplin di Lee Miller

La mostra Surrealist di Lee Miller è visitabile a Bologna dal 14 marzo al 9 giugno 2019 presso Palazzo Pallavicini. Tutte le informazioni le trovate qui.

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Altra mostra fotografica che vi consigliamo di non perdere in queste settimane, questa volta però a Milano, presso l'Osservatorio Prada:

Crediti


Testo di Benedetta Pini
Immagini su gentile concessione di Lee Miller Archives England 2018. Tutti i diritti riservati. www.leemiller.co.uk