buoni propositi (non ipocriti né esagerati né ridicoli) per il 2019

Fare più attività fisica non c'è, e neanche cercare di smettere di fumare.

di Mahoro Seward
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02 gennaio 2019, 11:39am

Quest'anno ho smesso di illudermi che inizierò seriamente ad andare in palestra. Non sono abbastanza determinato (o idiota, dipende dai punti di vista) da iscrivermi davvero alle promozioni "tuttoinclusoperunannocorsisalaattrezzipiscinasaunaeborsone" che in questi giorni spopolano nelle Get Fit di tutta Italia. Lo ammetto: l'idea mi alletta da parecchio tempo, ci ho pensato su non poco, ma non mi piace sollevare inutilmente cose pesanti, l'abbigliamento sportivo mi rende nervoso e quindi, beh, meglio lasciar perdere. Nella speranza di non essere l'unico ad aver rinunciato ai buoni propositi da stronzo, ho deciso di condividere con voi le cose che vorrei davvero iniziare a fare in questo 2019. Hai visto mai che magari questa volta ci riesco.

Smettere di ghostare la gente su Grindr/Tinder/qualunque app di dating online
Secondo la graziosa funzione del mio iPhone "Utilizzo Batteria", la quinta app che più uso in assoluto è Grindr. In altre parole, passo più tempo cercando (potenziale) gente con cui fare sesso che su Google Maps o Safari, per dire. Ma sbaglieresti, mio caro lettore, se tu credessi di trovarti di fronte ai bizzarri racconti di un Dongiovanni queer: non lo sono, proprio per niente. E allora perché passo così tanto tempo su un'app il cui scopo è rendere più facile l'incontro tra sconosciuti che vogliono scopare, ti starai chiedendo? Beh, spesso scrollo senza farmi troppe domande, cercando conforto nel pensiero che sono circondato da uomini tanto annoiati e arrapati quanto lo sono io. Mi sento una Scarlett Johansson gay in un Lost in Translation ambientato in giro per l'Europa. Aspetto il mio Bill Murray, ma non faccio niente per conquistarlo.

Quando trovo il coraggio per avvicinare il mio Principe Azzurro con un timido "hey", spesso non ottengo alcuna risposta. A volte, però, succede: notifica Grindr, sblocco l'iPhone trepidante, leggo un tiepido "hey" e subito parte il film sulla nostra grande storia d'amore: baci negli androni dei portoni, mani che tengono mani, sesso al mattino, al pomeriggio e chi più ne ha più ne metta. E poi... non rispondo, mai. È un riflesso istintivo, non posso davvero fare nulla a riguardo. Ma quest'anno voglio cambiare le cose, mi voglio costringere a smettere di ghostare i tizi che incontro sulle app di dating. Non voglio passare altri 12 mesi nei panni di quella cretinetta di Scarlett Johansson, voglio più di un bacetto dal mio Bill Murray personale, quindi meglio se inizio a darmi da fare.

Iniziare ad andare dal medico quando è il momento, non quando è davvero davvero inevitabile
Al decimo colpo di tosse della mattinata, prima delle vacanze natalizie il mio capo mi aveva consigliato con tono piuttosto preoccupato di andare a farmi vedere dal medico. Ovviamente non ho seguito il suo caloroso consiglio. Ma esiste davvero qualcuno che va dal medico quando non è strettamente inevitabile aka quando la morte si sta appropinquando? Ora vi racconterò una storia, se non vi interessa potete passare al paragrafo successivo. Era il febbraio 2016, avevo la solita, fastidiosissima tosse che mi perseguita ancora oggi, e vivevo a Berlino. Non avevo però un'assicurazione sanitaria, quindi niente controllo dallo pneumologo, meglio ripiegare sull'autodiagnosi. E così perché non fare una cura a base di gelida aria berlinese, sigarette e ambienti fumosi? Risultato: non sono mai stato così malato, e così a lungo. Una mela al giorno toglierà anche il medico di torno, ma 20 Marlboro Rosse no, per niente.

Tale esperienza non mi ha però insegnato nulla, apparentemente: negli anni successivi ho continuato a evitare medici e affini come Renzo e Lucia evitavano la peste, rifiutandomi di andare dal dentista anche quando la mia guancia destra ha assunto la forma e le dimensioni di un pompelmo. Ora vivo a Londra, ho un'assicurazione sanitaria decente e voglio combattere questa iatrofobia una volta per tutte. Il primo passo sarà trovarmi un medico di base, e la cronologia di Google mi è testimone: ci sto già lavorando.

Smettere di parlare delle persone che seguo su Instagram come se le conoscessi veramente
Poco tempo fa ho rivisto dopo anni un vecchio amico, noiosissimo ma a cui voglio un gran bene, per una birra. Dopo aver ascoltato pazientemente tutti i dettagli della sua soporifera vita professionale, ho ricambiato il favore con qualche storiella sulla vita da "creativo londinese", parlando di fatture mai pagate e proposte di collaborazione remunerate in "visibilità". Per dare maggior credibilità alle mie affermazioni gli dico: "aspetta, ti faccio vedere qualche foto". Apro Instagram, e inizio a mostrargli Tizio, Caio, Sempronio e anche tutti i loro amici. Lui mi guarda spiazzato. Non crede che io conosca davvero quelle persone, e ha ragione. Sono amici di amici, conoscenti di conoscenti, insomma, persone di cui so praticamente tutto solo perché spulcio quotidianamente il loro profilo Instagram. Quando lo ammetto, leggo nei suoi occhi il disgusto.

Solo a questo punto mi rendo conto che negli ultimi tempi ho passato davvero troppo tempo commentando le vite di persone che in realtà non conosco affatto, di cui però so molte più cose di quante io ne sappia dell'amico seduto di fronte a me. Non è un comportamento sano, me ne rendo conto. Così ieri pomeriggio ho fatto pulizia tra le persone che seguo, eliminando chiunque mi sembrasse offrire solo materiale per pettegolezzi, e null'altro. Il passo successivo sarà quello—almeno per un po' di tempo—di non stalkerare nessuno a cui io non abbia precedentemente stretto la mano IRL.

Iniziare ad accettare che agli altri non frega assolutamente nulla dei miei interessi di nicchia
Mi considero una persona eclettica. Mi piacciono la moda, l'arte, la "cultura" e così via. Ma ho anche qualche interesse "di nicchia", come la musica K-pop. Posso dire di avere una conoscenza semi-enciclopedica in materia, che a volte sfoggio in situazioni sociali in cui so che devo intrattenere chi ho di fronte, ma non so come farlo. Peccato che alle altre persone non interessi minimamente il K-pop. Se dovessi fare un paragone, in questi momenti io sono il tizio fissato con il barbecue che invita tutti gli amici a casa per far vedere loro il nuovo barbecue e dopo pochi minuti dal loro arrivo inizia a spiegare loro perché il suo barbecue è meglio del barbecue del vicino di casa, tirando avanti il pippone finché tutti non scappano in cucina "per dare una mano" a sistemare le patatine nelle ciotole.

Le persone non vogliono sapere tutto di barbecue, né di K-pop. Devo accettarlo, rassegnandomi a vivere una vita in cui posso parlare dei miei interessi "di nicchia" solo quando ricevo almeno due domande sull'argomento. E smettere, in ogni caso, alla prima avvisaglia di sbadiglio da parte del mio interlocutore.

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Sempre buoni propositi, ma un pochino più ambiziosi:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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