la semplicità ribelle di marques'almeida

Il brillante duo parla a i-D dell'industria della moda, della meritocrazia, del PSG store e dell'emozione che si prova ogni volta che si vede uno sconosciuto sul bus che indossa un abito con il loro caratteristico orlo sfilacciato.

di Courtney DeWitt
|
03 dicembre 2015, 11:40am

Ritrovarsi seduti a chiacchierare con Marta Marques e Paulo Almeida di Marques'Almeida è come riallacciare i rapporti con il tuo più vecchio e caro amico. Il duo, nato in Portogallo e ora trasferitosi a Londra, è diventato famoso per aver cambiato le regole del denim; sono una coppia che non si lamenta ed entrambi sono cordiali e sinceri quando li sottopongo a domande sulla realtà dell'industria della moda e sul futuro del loro brand in continua evoluzione.

Da quando si sono diplomati alla Central Saint Martin nel 2011 i due di Marques'Almeida volevano spingere il loro brand fino a raggiungere dei traguardi sognati da ogni studente di moda: La collezione di debutto esposta in un grande negozio? Fatto. Pubblicità internazionale frenetica e sostegno da parte di celebrità? Fatto. Una collaborazione con Topshop andata sold out? Fatto. Vincere il premio LVMH? Fatto.

Ma la coppia non è qui per ricevere lodi e riconoscimenti. Certo è incredibile come tutto il mondo adori così tanto questo il brand, ma per la maggior parte del tempo si possono trovare ancora oggi Marta e Paolo nel loro studio a Dalston allavoro 24 ore su 24, ovvimente immersi tra le foto dei paparazzi che ritraggono Rihanna e Justin Bieber mentre indossano outfit MA dalla testa ai piedi.

In un viaggio lampo in Australia i-D ha incontrato la coppia nel nuovo lussuoso negozio di Melbourne, PSG Store, dopo una serata speciale in cui hanno presentato la loro collezione resort, indossata dalle 'ragazze Marques'Almeida' più devote al marchio.

Marta and Paulo hanno scattano i modelli di the Folk collective prima della presentazione di Marques Almeida al Pet Shop Girls.

l 2015 è stato un anno di espansione per Marques'Almeida, come avete vissuto il passaggio dall'essere solo voi due ad avere un team qualificato?
Marta: Il brand si è trasformato in qualcosa di parecchio diverso ed è diventato una cosa a sé. Ovviamente dipende sempre da noi, ma era una cosa diversa quando abbiamo iniziato quattro anni fa. A quel tempo eravamo solo noi e uno o due altri collaboratori; eravamo molto vicini all'idea di gruppo, perché discutevamo delle nostre idee per le collezioni attorno ad un tavolo, ma ora c'è un team di 11 persone, contando anche la stampa, il business manager, chi si occupa delle procedure formali e così via.

Congratulazioni per il premio LVMH, il 2015 è stato un anno molto competitivo. Sono curiosa di capire cos'è successo nei mesi successivi alla vostra vittoria. Inoltre, com'è essere i primi?
Marta: Grazie. Si, vincere è stato abbastanza surreale ed è strano essere i primi. Sophie (di LVMH) viene a Londra molto spesso per visitare lo studio, incontrare tutti, chiedere su cosa stiamo lavorando e se abbiamo bisogno di qualche consiglio. È bello sapere che se ci blocchiamo possiamo inviare una mail a qualcuno con un grande bagaglio di esperienze.

Come vi sentite riguardo a questo problema di 'esaurimento creativo e umano' che in questo momento è al centro dei discorsi nell'industria della moda?
Marta: La domanda del mercato ha iniziato ad avere un ritmo sempre più veloce...
Paulo: Inoltre fanno molta pressione ai brand più grandi per organizzare uno show che imiti l'alta moda quando in realtà questi marchi offrono prêt-à-porter. Quindi si ritrovano nella situazione in cui bisogna fare una collezione che sia per lo show e al tempo stesso commerciale, una grande collezione... ed ecco la fonte di questo esaurimento. Non c'è un singolo capo nella nostra collezione che non sia disegnato senza il proposito di essere indossato da qualcuno.
Marta: L'unica cosa che mi preoccupa di seguire questo ritmo è che si perde l'essenza delle cose. Per quanto siano belle le sfilate, alla fine per noi tutto quello che conta è il modo in cui le ragazze indossano i nostri capi e credo sia preoccupante se si perde quest'aspetto.

Marques Almeida x PSG Resort 2016 Runway

Sentite ancora un brivido lungo la schiena quando vedete qualcuno che indossa un capo Marques'Almeida?
Paulo: È la cosa più gratificante. Molti giornalisti continuano a chiederci, "oh, quindi quale celebrità vi piacerebbe vestire?" quando a noi non interessano poi così tanto le persone famose. Preferiamo di gran lunga salire sul bus e vedere qualcuno vestito con uno dei nostri capi.
Marta: È divertente organizzare le sfilate ed è un processo abbastanza interessante quello di esibire la propria immagine e decidere quello che vuoi comunicare, ma poi vedere il brand per le strade è molto più emozionante. Credo sia questo il motivo per cui continuiamo a fare queste cose, ad incontrare i venditori e i clienti, facciamo questo perché è un ciclo, riguarda le ragazze e la loro attitudine al brand. Questo è ciò di cui ci nutriamo.

Credete ci sia un tratto comune tra le 'ragazze Marques'Almeida'?
Marta: Poco tempo fa abbiamo concordato che tutte loro sono 'ragazze pacate ma ribelli' e credo questa sia la definizione adatta. Non vogliamo essere troppo esibizionisti, ma credo che serva essere un po' ribelli per essere capaci di indossarli.

Banoffee canta live durante la sfilata di Marques Almeida x PSG

Uno dei vostri tratti caratteristici sono i capi senza orlo. Questo rimarrà un elemento tipico MA o cambierete idea ad un certo punto?
Paulo: È sicuramente diventata la nostra firma, ma questo non vuol dire che dobbiamo continuare a farlo per il resto della nostra vita; credo comunque sia bello quando si vede un elemento continuativo nelle collezioni. Come per Margiela sono i quattro punti sulla schiena, il modo per riconoscere il nostro brand sono gli orli sfilacciati.

Siete famosi per usare il denim, avete dei saldi punti di riferimento nella storia di questo tessuto?
Marta: Non riguarda proprio dei brand specifici, ci piace Lee e le cose vintage ma più che altro la sensazione che trasmette.
Paulo: Abbiamo iniziato con il denim per la nostra volontà di ricerca e per la nostra ossessione per il tipo di ragazze che cercavamo di ritrarre e con cui volevamo comunicare. Alla Central Saint Martins ci tenevamo davvero di assicurarci che quello che stavamo creando e dicendo fosse rilevante e autentico. A quel tempo abbiamo confrontato tutti i brand nel mercato e abbiamo capito che era pieno di stampe digitali e vestiti da cocktail o, come direbbe Luise Wilson, "decorazioni dalla testa ai piedi" (ride). Ci siamo appassionati di vecchi editoriali street style di The Face, i-D e Purple Magazine.
Marta: Si, gli straight-up di ragazze reali fuori da locali e negozi. Abbiamo così tante fotocopie di quelle pagine di i-D e l'elemento comune sono i jeans indossati da tutte.
Paulo: È stato molto figo vedere editoriali la cui descrizione diceva, 'giacca di Prada, calzini di Issey e jeans dello stylist' perché erano vintage. Quel pezzo unico dello stylist era davvero speciale e creava l'intera atmosfera del look, l'idea non era quella di fare un editoriale solo per il puro scopo di pubblicizzare i brand.

Marques Almeida x PSG Resort 2016 Presentation

Non so se vi è mai stato chiesto, ma ci sono un sacco di stilisti emergenti che si stanno ora spostando in case di moda più grandi. Vi vedremo da Balenciaga il prossimo anno?
Marta: (Ride) Credo che possiamo saltare questo passo, e beh in realtà non ce l'hanno mai chiesto. So che al momento di sono dei ragazzi molto giovani che si stanno facendo strada da Vetements ma noi ci sentiamo come dei bambini.
Paulo: Sono davvero contento di dove siamo adesso e sto facendo tutto quello che posso per il nostro brand.

Andate spesso oltreoceano per incontrare i venditori e clienti?
Marta: L'abbiamo fatto alcune volte ed è stato bello. Con il PSG Store è una cosa un po' più speciale perché ci conosciamo da molto tempo grazie al rapporto via mail. Sono stati alcuni dei nostri primi fornitori, dalla nostra terza collezione o qualcosa del genere. È stato abbastanza divertente perché c'erano molte ragazze australiane che ci seguivano su Instagram e ci mandavano mail con scritto "Voglio questo, voglio quell'altro"...
Paulo: E poi abbiamo pensato, perché non aprire un negozio lì? Essendo molto lontani da Londra è molto difficile sapere quale sia la taglia giusta; abbiamo chiesto per mail alle ragazze quali negozi pensavano che sarebbero stati adatti al brand e loro hanno nominato PSG Store.
Marta: E poi a quel punto Sheena e Chiara (di PSG) ci hanno contattato. Il team PSG amava alla follia i nostri abiti, quindi credo che questo abbia aiutato (ride). Credono molto in questa cosa e stanno cambiando il modo in cui pensiamo ai nostri clienti, è molto più personale ora. Quando si parla del ritmo veloce della moda, questo tipo di contatto ci porta indietro nel tempo, a quando il nostro marchio è nato.

@marquesalmeida

@PSGStore

Crediti


Testo Courtney DeWitt
Foto Danielle Sexton courtesy PSG Store
Modelle Folk Collective
Trucco Sam Patrikopoulos @ Rationale 
Capelli FUR Hairdressing

Tagged:
Interviste
marques'almeida