l'architettura radicale e la nascita delle discoteche nell'italia degli anni '60 e '70

Paperino incontra il prog rock: scopriamo come le discoteche sono state lo specchio della società italiana degli anni '60 e '70.

di i-D Staff
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11 dicembre 2015, 10:05am

Mentre il collettivo Assemble ha vinto il Turner Prize grazie al loro lavoro che unisce arte, architettura e mutamenti sociali, è stata inaugurata all'ICA una nuova mostra che celebra i collettivi italiani degli anni '60 e '70, i quali con le loro opere affrontavano le stesse tematiche. Se Assemble trasforma una comunità locale a Granby, Liverpool, gruppi come Gruppo 9999, Superstudio e UFO trasformavano le discoteche di Firenze, Milano e Torino. Radical Disco: Architecture and Nightlife in Italy, 1965-1975, mostra i lavori semisconosciuti del movimento Architettura Radicale, i cui architetti "utilizzavano la loro professione come mezzo per cambiare la società e per mettere in discussione il ruolo dell'architetto." Vedevano la discoteca come uno spazio creativo, dove sperimentare liberamente e agire politicamente. Abbiamo incontrato uno dei curatori della mostra, Sumitra Upham, per scoprirne di più.

Qual era l'obiettivo di questo movimento? C'erano spazi a Milano, Torino e Firenze, perché non nel Sud Italia o fuori da questo paese?
Tra gli anni '50 e gli anni '70 in Italia si è assistito al boom economico. Lo Stato finanziava le industrie, nacque la produzione di massa, le esportazioni salirono vorticosamente, vennero adottate nuove tecnologie e il design italiano divenne un punto di riferimento. Molti lavoratori si spostarono a Torino, Firenze e Milano. Il Sud invece non conobbe l'industrializzazione si può dire. L'industria moderna del design in Italia si sviluppò al Nord, perciò designer e architetti dovettero migrare lì. Non è un caso che proprio qui siano state costruite le discoteche. Molti radicali inoltre si conobbero attraverso il Dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze. Il Piper di Roma (la prima discoteca di questo tipo) fu oggetto di uno studio da parte dell'architetto e pittore italiano Leonardo Savioli, il quale tenne un corso all'Università di Firenze su questo locale. Parteciparono anche Giorgio Ceretti, Pietro Derossi e Riccardo Rosso che poi progettarono il Piper a Torino nel '66 e L'Altro Mondo a Rimini nel '67.

Perché secondo te questo fenomeno è durato solo per un periodo di tempo limitato?
A metà degli anni '70 il clima politico è cambiato, il proletariato era in rivolta. I sogni utopici degli anni '60 non erano appropriati per questo mondo. L'Architettura Radicale entrò in stallo attorno al '75 con l'avvento del postmodernismo. Per quanto riguarda la musica, c'era bisogno di un nuovo tipo di spazio per poter ballare al ritmo dell'italo disco che stava emergendo a metà degli anni '70. Le discoteche iniziavano a spuntare su tutto il territorio (non solo al Nord) dato che i club diventavano più accessibili e più redditizi per l'industria del turismo. Ciò significava che gli architetti e i possessori di queste discoteche si ritrovarono a riflettere sulla validità e sulla sostenibilità dei loro spazi.

Credi che le discoteche siano durate 10 anni perché è questa la durata della passione per la nightlife della maggior parte della gente?
Credo che le discoteche abbiano una durata limitata. Il modo in cui la gente fruisce della vita notturna si evolve di continuo e se i club non sono in grado di adattarsi e reinventarsi in base ai trend e agli stili di vita sono destinati a collassare. Tuttavia, sembra ciò non interessasse alla maggior parte di questi architetti a cui importava più che altro il presente. Credo molti non avessero in mente di rivoluzionate i loro club sono per sottostare a questi cambiamenti sociali. Ma alcuni lo fecero, e esistono ancora oggi, come lo Space Electronic e il Piper di Roma. Il primo è ancora gestito da Caldini, uno degli architetti di Gruppo 9999, e il secondo è uno dei club più conosciuti di Roma. Il Bamba Issa in Versilia è ora un hotel a 5 stelle conosciuto anche come Hotel Augustus.

Probabilmente le droghe giocavano un ruolo importante nella scena. Sai quali erano le droghe popolari a quel tempo e se qualche trip ha ispirato il loro lavoro? 
Non so di nessuna connessione con le droghe, ma erano pur sempre gli anni '60. Erano interessati ad esplorare il tema dell'allucinazione e il fantastico con il loro lavoro. In particolare il Bamba Issa, ispirato al fumetto di Topolino del 1951 Paperino e la Clessidra Magica. In quel numero Paperino e suo nipote sono alla ricerca dell'Oasi di Bamba Issa per prendere un po' della sua sabbia da mettere in una clessidra magica che gli farà guadagnare molti soldi! Il locale da spiaggia divenuto club progettato dal Gruppo UFO fu trasformata in un'oasi con cammelli, lanterne e mobili a forma di clessidra in riferimento al fumetto. 

Qual era la musica in voga al tempo? O cambiava a seconda del club? 
Il genere che andava per la maggiore era il progressive rock. Erano i favolosi anni '60 quando la maggior parte dei club aprirono. Band come i Beatles, i Rolling Stones e i Velvet Underground, come pure Bob Dylan e Brian Eno, stavano avendo moltissimo successo e cambiando la percezione del pubblico della musica. Molti architetti visitarono il Regno Unito e gli USA per poter sentire la musica dal vivo. Alcuni cercavano di entrare in contatto con gli artisti per farli poi suonare in Italia. Il Piper a Roma ad esempio aveva in programma live leggendari di artisti come gli Who, i Pink Floyd, i Genesis e i Byrd. Gli spazi più sperimentali come Space Electronic facevano suonare artisti inglesi e italiani prog rock e gruppi come gli Audience, i Dik Dik, i New Trolls e Van der Graaf Generator e nomi come Dario Fo, Franca Rame e la compagnia teatrale newyorkese Living Theatre.

Secondo te pensavano di cambiare il mondo con il loro lavoro? Sembra che questi movimenti siano in un certo senso "evangelici". 
Forse. Lo spirito sperimentale degli anni '60 e '70 ebbe un ruolo importante in tutto ciò. L'ascesa della controcultura portò la gente a credere che fosse possibile cambiare la società. Volevano cambiare l'architettura questo è certo, e rielaborare il loro ruolo nella società. Per loro il design moderno era oramai in stallo e si allontanava sempre di più dalla vita reale e dalle persone reali. Vedevano le discoteche come il perfetto luogo d'incontro, un modo per interfacciarsi con il mondo attraverso l'architettura in un modo molto più personale rispetto a prima. La pista da ballo rappresentava un luogo fluido dove avevano luogo esperimenti multidisciplinari. Il movimento era deliberatamente sovversivo: era esagerato, giocoso e sperimentale nel modo in cui impiegava le forme e le funzioni. Spesso aveva una connotazione politica, ed erano impegnati a comprendere il consumismo, le infrastrutture urbane, l'ecologismo, la tecnologia e l'influenza della cultura americana. 

Che impatto ha avuto il movimento sull'architettura in generale? 
È difficile dirlo e molti architetti non erano nemmeno a conoscenza di questo movimento, nonostante queste discoteche siano alcuni degli unici esempi di architettura radicale! Per quanto ne so non c'è mai stato un movimento come questo. Smantellare la nozione tradizionale di architettura attraverso esperimenti con performance e nuove tecnologie mi sembra radicale ancora oggi, eppure è stato fatto da questi architetti negli anni '60. Credo che l'architettura abbia molto da imparare da questo movimento.

Radical Disco: Architecture and Nightlife in Italy, 1965-1975 è in mostra fino al 10 gennaio 2015 all'ICA.

www.ica.org.uk

Crediti


Interno di L'Altro Mondo, progettato da Pietro Derossi, Giorgio Ceretti e Riccardo Rosso, Rimini, 1967. © Pietro Derossi. 
UFO, lovers on a swing chair, Bamba Issa, Forte dei Marmi, 1970. Foto di Carlo Bachi, © Lapo Binazzi, UFO Archive.
Musica live all'interno di L'Altro Mondo, Rimini, 1967. © Pietro Derossi.
Space Electronic durante il Mondial Festival, organizzato assieme al Gruppo 9999 e al Superstudio, Space Electronic, Florence, 1971. © Gruppo 9999, su gentile concessione di Carlo Caldini.
4 UFO, cammelli al Bamba Issa, Forte dei Marmi, 1969. Fot di Carlo Bachi, © Lapo Binazzi, UFO Archive.

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