william eggleston racconta william eggleston

Le fotografie di William Eggleston sono la testimonianza di un'America che celebra la bellezza della semplicità tra cieli e pianure sconfinati.

di Clementine de Pressigny
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23 marzo 2017, 11:15am

William Eggleston, Louisiana, 1971-1974, from the series Los Alamos, 1965-1974 © Eggleston Artistic Trust / Courtesy David Zwirner, New York/ London

Tra il 1966 e il 1974, il maestro dell'arte fotografica William Eggleston ha vagabondato per gli sconfinati territori statunitensi tra Tennessee, Mississippi, New Mexico, Nevada e California. Con la sua macchina fotografica ha immortalato la bellezza della semplicità: cartelli stradali, autogrill, parcheggi e cieli sconfinati e pianure sono i soggetti che accompagnano l'osservatore in un roadtrip per gli Stati Uniti.

Il leggendario fotografo, un aristocratico del Tennessee con una passione per armi, donne, sigarette e alcool, ha rilasciato numerose interviste in cui gli è stato chiesto di analizzare il suo lavoro e di spiegare a parole il processo creativo alla base delle sue opere. Ma per William Eggleston il significato del suo lavoro è proprio qui, in quello che l'osservatore vede nelle sue fotografie. Con Eggleston, le spiegazioni non servono.

In occasione della sua esibizione alla Foam Gallery di Amsterdam, qui trovate un vademecum per capire il genio creativo di uno dei fotografi più significativi del '900. William Eggleston si racconta, ed è stupefacente.

William Eggleston, En Route to New Orleans, 1971-1974, tratto dalla serie Los Alamos, 1965-1974 © Eggleston Artistic Trust / Courtesy David Zwirner, New York/ London

Sa di essere bravo, l'ha sempre saputo e non ha mai avuto paura di dirlo.

Quando gli hanno chiesto se si sente un genio, ha risposto: "Beh, sì."
New York Times Style Magazine, 2016

"Le prime recensioni furono molto dure, ma non me ne fregava niente — sapevo di avere ragione io. Quei poveretti che di lavoro fanno i critici d'arte non hanno capito i miei lavori, e questo è quanto. Mi dispiace molto, ma non mi sono fatto minimamente condizionare da queste critiche."
— Interview Magazine, 2008

"Le uniche fotografie che mi piacciono? Quelle che ho fatto io."
New York Times Style Magazine, 2016

William Eggleston, Santa Monica, 1974, tratto dalla serie Los Alamos, 1965-1974 © Eggleston Artistic Trust / Courtesy David Zwirner, New York/ London

Non gli piace analizzare le sue opere. Anzi, lo odia.
"Una fotografia è una fotografia, e parlarne, rispondere a domande specifiche o fornire informazioni a riguardo non mi pare abbia mai migliorato o in qualche modo aiutato un mio scatto. Non avrebbe alcun senso cercare di spiegare le mie immagini a parole. La gente vuole sapere dove, come, e anche perché ho scattato una certa fotografia, ma è completamente ridicolo. Tutto quello che c'è da sapere è proprio lì, nella foto."
— Guardian, 2004

Michael Benson, curatore, Candlestar, London: "La scrittrice Donna Tartt afferma di riconoscere "una scintilla minacciosa" nei suoi scatti più forti. È d'accordo?"
Eggleston: "No."
— The Independent, 2013

Neanche i titoli gli piacciono molto, infatti li mette di rado — non vuole aggiungere nulla a quello che si percepisce guardando l'opera. 
"Non ho mai creduto che i titoli avessero una qualche rilevanza. Anzi, possono distrarre l'osservatore in più e più modi. Quando un'immagine ha carattere a sufficienza, come diavolo è possibile che un titolo la migliori? L'unica cosa che un titolo aggiunge è confusione."
Leica World, 2002  

William Eggleston, Memphis, 1971-1974, from the series Los Alamos, 1965-1974 © Eggleston Artistic Trust / Courtesy David Zwirner, New York/ London

Se non fosse un fotografo...
"Studierei fisica quantistica."
— New York Times Style Magazine, 2016

"Le due persone a cui mi sento più vicino sono Stephen Hawking e il mio amico Carl Sagan, morto nel 1996. Purtroppo sono nato troppo tardi per incontrare il signor Einstein. So che può suonare strano, ma credo che io e lui ci occupiamo degli stessi temi. Dopo aver studiato a lungo le immagini... diventa tutto molto semplice, e lo stesso vale per la fisica, credo."
— W Magazine, 2016

William Eggleston, Memphis, 1971-1974, from the series Los Alamos, 1965-1974 © Eggleston Artistic Trust / Courtesy David Zwirner, New York/ London

Il suo mantra è "buona la prima." Ed è così bravo che potrebbe scattare a occhi chiusi.
"Scatto una sola foto di un soggetto solo. Proprio così. Mai due. In questo modo, dopo aver scattato una fotografia so che il prossimo scatto mi aspetta da qualche altra parte."
— The Guardian, 2004

"Non ci penso prima. Quando arrivo, succede qualcosa. E il secondo dopo secondo so cosa devo fotografare." 
— New York Times Style Magazine, 2016

"L'ho già detto in precedenza, credo che potrei lavorare come fotografo anche se fossi cieco, se proprio dovessi... Spesso neanche guardo attraverso l'obiettivo, che è praticamente come essere cieco."
Interview Magazine, 2008

William Eggleston - Los Alamos, alla Foam Gallery, Amsterdam. Dal 17 Marzo al 7 Giugno 2017

Leggi anche: Il mondo attraverso gli occhi di William Eggleston.

Crediti


Testo Clementine de Pressigny 

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