l'eredità di dapper dan tra le strade di harlem e le passerelle d'alta moda

Decenni prima che la moda accettasse brand come Yeezy e Young Thug tra le sue fila, Daniel Day creava innovative combinazioni di hip-hop e marchi di lusso nella sua boutique newyorkese.

|
01 giugno 2017, 1:21pm


La sfilata Gucci Cruise 18, tenutasi lo scorso lunedì nella cornice rinascimentale di Palazzo Pitti, ha reso omaggio a divinità greche, dinastie fiorentine e alle splendide statue del Giardino di Boboli. Tra i riferimenti non è però passato inosservato quello al pater familias della scena fashion di Harlem. Daniel Day, aka Dapper Dan, sebbene non esplicitamente citato da Alessandro Michele, ha senza ombra di dubbio ispirato più di un look visto in passerella. Nel 1982, è stato infatti lo stilista newyorkese a far incontrare hip-hop e alta moda nella sua boutique sulla 125esima Strada.

Nel 2015, Dapper Dan ha dichiarato al magazine Interview che l'imitazione del suo piumino riportato in passerella da Louis Vuitton era una delle sue creazioni preferite—insieme all'"Alpo Coat" che ha creato per il signore della droga di Harlem Alberto Martinez. Tra gli altri pezzi grossi della cultura pop che hanno frequentato il negozio di Dapper Dan ci sono giocatori dell'NBA, atleti professionisti di varie discipline e numerosi artisti hip-hop: Salt-N-Pepa, LL Cool J, Diddy e Run-D.M.C. Tra i detrattori dello stilista? Louis Vuitton, Fendi e, ovviamente, Gucci, che hanno denunciato e/o saccheggiato l'archivio di Dapper Dan in vari momenti. Uno dei chiodi apposti alla bara della boutique è stata ad esempio una denuncia da parte di Fendi alla fine degli anni '80, quando Michele frequentava ancora il liceo. 

Non è sicuramente la prima volta in cui l'alta moda ha rivolto il suo interesse verso la cultura delle imitazioni di contrabbando dei loro capi create per piccole boutique di quartiere. Il rinascimento di Gucci sta cavalcando l'onda della contraffazione già da alcune stagioni, creando nuove versioni delle sue copie vendute a 20 dollari agli angoli delle strade. In confronto, t-shirt e felpe originali del brand partono rispettivamente da 425 e 1.200 dollari. Però, all'inizio degli anni '80, quando Dapper Dan ha iniziato a smerciare le sue contraffazioni, i marchi di lusso i cui negozi si trovavano poco più avanti sulla Madison Avenue non erano così compiaciuti dal proliferare di questo commercio. I clienti di Dan probabilmente non avrebbero neanche toccato il logo, se non fosse stato preso da un'elegante borsa Gucci e incollato su un'oltraggiosa pelliccia o su un'appariscente tuta da ginnastica. (Quando Dapper Dan ha iniziato a ricevere richieste per questi pezzi più stravaganti, è diventato il pioniere di un nuovo modo di utilizzare i tessuti, usando la stampa serigrafica così che non si staccassero dalla pelle usata per le giacche.)

"L'ho africanizzato," ha detto Dan al The New Yorker nel 2013. "L'ho preso da quello stile un po' alla Madison Avenue, diciamo." I suoi primi clienti, molti dei quali facevano i soldi attraverso il commercio di crack che ha flagellato Harlem all'inizio degli anni '80, erano felici di pagare prezzi "autentici" per abiti "falsi". "Il prezzo era più o meno quello di Gucci," ha affermato ai tempi l'ex socio in affari poco legali di Alpo, Azie Faison. "Quindi questo, per noi, è Gucci." Il settimanale ha anche notato che molti clienti accompagnavano outfit made by Dan a scarpe Gucci non contraffatte, che arrivavano dritte dritte dal flagship store in centro. Alcuni clienti—come Mike Tyson—erano invece semplicemente troppo grossi per poter entrare nei capi originali, pensati per ricchi uomini dalle spalle ben meno ampie del pugile.

In uno dei suoi post estremamente popolari dell'account Instagram che fotografa capi contraffatti dello scorso secolo, il rivenditore newyorkese Brian Procell ha spiegato così il fenomeno: "alla fine degli anni '80 tutti si vestivano così. All'inizio degli anni '90, stessa cosa. Alle fine degli anni '90 invece era una moda ormai passata. All'inizio dei '00 alcuna gente nei giri giusti hanno ricominciato a sfoggiarli, poi alla fine di questo decennio sono improvvisamente diventati di valore. E, di nuovo, tra i due e i cinque anni fa a nessuno interessavano più. Oggi invece sono tornati ALLA GRANDE. L'immortale #bootleggucci," concludendo la descrizione con l'emoji del fuoco, simbolo inaspettatamente adatto per rappresentare sia Gucci, sia Dapper Dan nel 2017. Su eBay, dove "gucci" è la prima cosa che salta fuori quando si digita "contraffatto", c'è un'imitazione fatta dallo stilista di Harlem in vendita a 599.99 dollari. Anche Jay Z, che ha passato l'inizio dei '00 rappando sul tema, da allora ha riconosciuto l'incredibile influenza di Dapper Dan sull'hip-hop, sulla storia di Harlem e sull'alta moda.

L'imprenditore stesso, comunque, non presta la minima attenzione alle passerelle. "Quando ti hanno escluso dal gruppo e poi il gruppo va in gita, tu di solito resti a casa," ha commentato in un'intervista per Vanity Fair nel 2015. "Quindi non mi sono mai aggiornato su cosa accadesse nell'alta moda. Nell'era di Yeezy, Young Thug e A$AP Rocky, la relazione tra hip-hop e alta moda è più complessa di un tempo, ma anche il merito di questa complessità andrebbe redistribuito a chi di dovere. Come Dapper Dan.

Crediti


Testo Hannah Ongley
Immagini via instagram