come la moda riscrive le regole del cibo di lusso

"Io e Alessandro Michele parliamo la stessa lingua. Quella della creatività e della qualità."—Massimo Bottura, chef della nuova Gucci Osteria.

di Mattia Ruffolo
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26 gennaio 2018, 4:06pm

Eccoci di nuovo qui ad aggiungere un altro tassello al pianeta Gucci. Di recente vi abbiamo già parlato del Gucci Garden, il nuovo museo a Firenze reinterpretato secondo la visione di Alessandro Michele. Nel giorno inaugurale, durante Pitti Immagine, noi di i-D abbiamo incontrato la curatrice della mostra Maria Luisa Frisa che ha portato in auge i pezzi più significativi dell’archivio Gucci.

Il vero punto cardine di questo progetto è il binomio che mette insieme creatività e qualità. Un modo di fare che troviamo nelle profonde radici della nostra cultura: dalla moda, all’arte fino alla cucina. È infatti in un’ala di Palazzo della Mercanzia, storica residenza patrizia in Piazza della Signoria–oggi sede del Gucci Garden–che apre Osteria Gucci. Un progetto nato da un’idea di Alessandro Michele e Massimo Bottura, chef e fondatore dell’Osteria Francescana a Modena, ristorante premiato con tre stelle Michelin. Noi di i-D lo abbiamo abbiamo intervistato!

Ci racconti il primo incontro con Alessandro Michele per parlare di questo progetto? Com’è andato?
È stata una follia totale. Abbiamo pranzato insieme e tra una portata e l'altra abbiamo cominciato a sognare. C’è stata da subito sinergia con Alessandro, parliamo la stessa lingua, che è la lingua della creatività e della qualità. È questa la filosofia che usiamo noi in Francescana [l'Osteria Francescana è il ristorante di Massimo Bottura, eletto nel 2016 Miglior Ristorante del Mondo, NdA]. L’ossessione per la qualità è fondamentale, è una cosa meravigliosa ed è l’unico modo per trasmettere emozioni.

E da quel primo incontro come siete arrivati al concept vero e proprio del Gucci Garden?
Abbiamo capito di essere in sintonia, tra noi c'è affinità di pensiero perché nessuno dei due vuole porre un freno alla creatività. A farci nuovamente incontrare è stato Marco, è a lui che è venuto in mente questo museo. Lavorando con Gucci abbiamo ristrutturato l'ambiente, l'abbiamo rimesso a nuovo e svecchiato. Sai, l'obiettivo che avevo in mente era che chi fosse entrato nella Gucci Osteria avrebbe dovuto provare la stessa sensazione che ho provato io nel 1981, quando sono entrato per la prima volta in un negozio di vintage a Brooklyn: tra jeans Levi's usati e giacche d'alta sartoria, davanti allo specchio l'unica cosa che ho detto è stata "cazzo come sono fico!" Questa era la realtà di NYC in quegli anni. E Alessandro Michele l’ha portata nel 2018, a Firenze. Qui tutti possono entrare un negozio e dire “mi vesto come mi pare." È una cosa meravigliosa un concetto di libertà assoluta. Esattamente quello che noi abbiamo voluto portare qua, io mangio come mi viene.

Quando parlavi di Gucci Osteria parlavi di un incontro di due mondi: il tuo e quello di Alessandro Michele. Come interpreterai l’estetica, ma in generale tutto il nuovo universo Gucci?
Sin da quando ho iniziato il mio lavoro come chef all'Osteria Francescana, il mio obbiettivo è sempre stato il sogno. Quando cucino creo concetti e nel mio locale vendo sogni. È lo stesso meccanismo per cui si preferisce spendere 2.000 euro per una felpa Gucci e non 20 per una di Zara. Perché con Gucci compri una parte di quel sogno. Allo stesso modo, mangiare in un ristorante di lusso deve essere un viaggio, un'esperienza."

Alessandro è anche famoso per fare dei viaggi temporali; per tornare indietro nel tempo ripesca collezioni degli anni '70 e inserisce dei rimandi al Rinascimento, al punk degli anni '70 e all'Umanesimo ad esempio. Farai anche tu dei viaggi temporali?
Ma certo! Anche solo essere qui è un viaggio nel tempo, c'è di tutto! Forse avrei dovuto chiamare il menù "Tutto", proprio come l’opera di Boetti. Al passato però bisogna guardare in chiave critica, non nostalgica; ed è per questo che Alessandro Michele seleziona con cura elementi di epoche storiche diverse e li inserisce nelle sue collezioni: sono questi dettagli che fanno la differenza, senza però dare una sensazione di nostalgia generale allo spettatore. La potenza di Gucci sta infatti nella contemporaneità e nel futuro, che traggono a loro volta forza dai vari rimandi al passato. Insomma, il messaggio è portare il meglio del passato nel futuro.

La passione di Alessandro per gli insetti è ben nota. Ci saranno piatti che rispecchiano questo suo gusto?
C'era questa idea di creare una farina che fosse una tostata di insetti, però secondo me tutto deve arrivare step by step, ci vuole tempo insomma. Non si può scoprire tutto subito. Prima parlavamo di viaggio temporale, ma non abbiamo citato la gradualità: se fatto con criterio, il viaggio della Gucci Osteria sarà ancora più interessante e intelligente.

Parliamo del design della Gucci Osteria. Come avete scelto gli arredi?
Ognuno di noi ha dato il suo contributo. È stato un gioco di squadra che personalmente mi ha arricchito molto: prendiamo ad esempio i divanetti verdi. Inizialmente la scelta del velluto come tessuto non mi convinceva particolarmente, ma Alessandro ci teneva molto. Quando mi ha spiegato che era un richiamo ai grandi fasti del passato, un modo per rendere onore alla nostra cultura, ho finalmente capito la sua importanza. E adesso son quattro giorni che mi ci siedo, mi ci sdraio, mi lascio coccolare da questo velluto! Sai, uno dei grandi segreti per ottenere successo e felicità è di lasciare sempre la porta aperta all'inaspettato. È un po' come tuffarsi di testa in una poesia, perché in questo modo riesci a immaginare cose a cui altrimenti non avresti mai pensato.

Notavo i motivi floreali e i ricami sulle vostre divise; sono state disegnate da Alessandro?
No, queste no, ma Alessandro vorrebbe farle evolvere. In futuro avremo giacche da cuoco che seguiranno il corso delle stagioni e quando me l’ha detto, ho pensato “Straordinario!" Per l'inverno sceglieremo il raso e il bianco, perché entrambi rimandano al freddo; per la primavera ci sarà un’esplosione di verde; l’estate sarà calda, nei toni del rosso e del giallo; poi in autunno tutto diverrà nostalgico e prenderà sfumature marroni, terrose. Nascono così le cose, con le intuizioni. Un'azienda come questa rende possibile l’impossibile. Ed è fantastico.

In quanto chef hai mai dovuto relazionarti con un pubblico di millennial? Sai, Gucci è una vera ossessione per questa generazione e la cucina, proprio come la moda, è un mezzo di comunicazione.
Capita che in Osteria arrivino famiglie con ragazzini di quindici o vent'anni che hanno la passione per la cucina e sono informati, connessi e che hanno letto le follie che facciamo. Sono loro che prenotano, si mettono lì il primo del mese insieme ad altre 20.000 persone a cercare di cliccare per prenotare un tavolo in Osteria Francescana.

Qual è la regola aurea che segui nel tuo lavoro?
Ci vuole positività, sempre! Non mi piace parlar male di qualcosa, preferisco parlare bene di qualcos'altro in alternativa. Credo davvero che l'ottimismo e la positività generino una serie di eventi positivi, che la tua giornata sarà migliore se inizi a pensare che possa davvero andare così.

Questo posto è circondato appunto di storia.
L'edificio è ricco di simboli, manifatture ed elementi antichi. Abbiamo avuto la fortuna di poterli incorporare al design della Gucci Osteria, un luogo magico che, come dicevamo prima, fa da ponte tra passato e futuro; tra vecchie generazioni e millennials.

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