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no, forse non avevamo bisogno del sequel di “chiamami col tuo nome”

Tanto sapevamo già come sarebbe andata a finire tra Elio e Oliver.

di Dane Maximov
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11 novembre 2019, 4:11pm

Still dal film Chiamami col tuo nome

Dopo l'uscita di Chiamami col tuo nome nel 2017 (in Italia a gennaio 2018), tutti quelli coinvolti nel film hanno dichiarato più e più volte che stavano già pensando a un sequel. A un certo punto, il regista Luca Guadagnino ha spiegato che la sua idea era quella di creare una serie di cinque film dall'aria decadente e malinconica in cui avrebbe documentato la crescita dei personaggi, e che il primo - a quanto ha detto - sarebbe stato ambientato "subito dopo la caduta del Muro di Berlino." Timothée Chalamet ha paragonato lo stile di questo storytelling a Boyhood, aggiungendo che secondo lui non esiste "un mondo che non preveda [un sequel]," mentre Armie Hammer è stato ospite di diversi talk show dove scherzva sul fatto che lui e Timmy sarebbero stati presenti nel cast "a condizione che fossero stati pagati 12 milioni di dollari [a testa] [poco più di 900 mila euro, NdT]."

Ma dopo la vittoria dell'Oscar tutti si sono concentrati sui loro nuovi progetti. Chalamet ha interpretato Re Enrico V in un film francese, dove compare con un taglio di capelli da skater che prova a darsi una ripulita per entrare in discoteca ma viene beccato a mollare lo skate nel guardaroba, e come sappiamo Guadagnino era concentrato sul remake dell'horror firmato da Dario Argento nel 1977, Suspiria. C'è stato giusto il tempo per fare... Nulla. Finché l'autore di Chiamami Col Tuo Nome ha in un twittato: "Mi piacerebbe proprio vedere un sequel di Chiamami Col Tuo Nome. Per questo ne sto scrivendo uno."

L'hype per il sequel è stato istantaneo e intenso, anche per noi di i-D, tanto che la copertina del nuovo libro ha avuto 3k di retweet. Non c'è da stupirsi, dopotutto: la storia di Elio e Oliver ha innescato un fenomeno di portata mondiale.

Per tantissimi, Chiamami Col Tuo Nome è stato un antidoto ai decenni di storia del cinema in cui le relazioni d'amore queer erano necessariamente avvelenate dalla tragedia, l'AIDS, la violenza e persino la morte. Il Bildungsroman scritta da Aciman, invece, non ha raccontato niente di più – ma neanche di meno – di cosa si prova quando veniamo travolti da quell'abbagliante giramento di testa che chiamiamo amore a prima vista – un'esperienza universale restituita con una tale cura per i dettagli da spezzarci il cuore. Aciman ha presentato al mondo due persone che erano chiaramente destinate a stare insieme, anche se solo per un paio di settimane in un posto sperduto nel Nord d'Italia.

Eppure Cercami, il sequel che è uscito la scorsa settimana, non riesce a replicare l'impatto del primo libro. Il nuovo romanzo dà ai lettori esattamente ciò che si aspetteranno di vedere tra qualche mese al cinema. Ma se il nostro finale ideale per Elio e Oliver è sicuramente stato sviluppato da una delle infinite fanfiction create nel frattempo, il modo in cui Aciman decide di strutturare narrazione vira nettamente da ogni aspettativa.

La prima sezione (118 pagine) di Cercami segue un uomo anziano che si innamora di una ragazza con la metà dei suoi anni durante un viaggio in treno verso Roma. Chiamato Sami, questo uomo è il padre di Elio. Ha appena divorziato e sono passati una decina di anni dall'estate di Chiamami col tuo nome. È qui che incontra Miranda, una ragazza bellissima e dall'aria un po' cupa che gli ricorda Elio: "Potevo percepire la medesima malinconia in entrambi: due cuori inaciditi, impassibili e feriti."

Sami e Miranda finiscono in una storia d'amore stile Woody Allen: lei è giovane e piena di energie, la fidanzata dei sogni per un uomo ormai stanco come lui, che con lei riscopre la gioia di vivere. Sami mentre la osserva pensa: "Gli uomini per lei erano come sfide: prendevano fuoco, venivano scossi e mollati nel primo posacenere che incontrava." I due parlano praticamente solo per cliché e in men che non si dica vogliono stare insieme per sempre.

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Nella seconda parte del romanzo torniamo nella prospettiva di Elio, che ha 32 anni, mentre Miranda e Sami hanno un figlio che si chiama Oliver. E non si capisce mai troppo bene per quale assurdo motivo Sami abbia scelto come nome per il nuovo fratellino di Elio lo stesso del ragazzo che si è preso la sua verginità una decina di anni prima, ma okay. Elio ora è un pianista a Parigi, nella sua vita sentimentale non ha niente di serio e frequenta solo amanti occasionali. Tutto tranquillo, finché a un concerto non incontra un uomo col doppio dei suoi anni. Nella sua parte del romanzo, invece, Oliver riscopre presto cosa che cosa significa essere travolti da una passione bruciante, quando una sera si ubriaca alla sua stessa festa e viene attratto perdutamente due invitati.

Credere nelle anime gemelle nell'era delle app di incontri può sicuramente essere difficile: di fronte a una scelta potenzialmente infinita, è diventato incredibilmente complesso capire di essere davvero innamorati di una persona, di aver trovato quell* giust* e ancora di più di essere disposti a starci insieme per sempre. L'aura di scetticismo che negli ultimi anni mette in dubbio l'esistenza delle anime gemelle potrebbe aiutarci a spiegare la popolarità di Normal People, il brillante romanzo di Sally Rooney che racconta di due ragazzini irlandesi che in qualche modo continuano a tornare l'uno dall'altro, non importa quanto si distruggano il cuore a vicenda. E mentre Cercami scivola nei soliti cliché drammatici, fa risuonare il concetto di anime gemelle, perché sappiamo che Elio e Oliver sono fatti per stare insieme.

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E infatti nel sequel Elio e Oliver sono ancora anime gemelle, assolutamente, ma ora ci troviamo davanti a centinaia di pagine di occasioni mancati e momenti monotoni giusto per temporeggiare prima del loro nuovo inevitabile incontro.

Di recente c'è stato un'ondata di sequel letterari che sono stati ampiamente aspettati, come quello di The Handmaid’s Tale a distanza di 34 anni dal primo. Tuttavia, la giustificazione per un sequel di Chiamami col tuo nome sembra mancare: avevamo davvero bisogno di un libro pieno di dettagli strappalacrime che ci racconta gli anni di mezzo di una storia d'amore di cui sappiamo con così tanta certezza come andrà a finire?

Ricordo di aver letto il primo libro quando ho avuto la mononucleosi qualche anno fa. Avevo 17 anni, il film non era ancora uscito e non avevo neanche la più pallida idea di come si pronunciasse "Timothée Chalamet". Bloccata a letto, l'ho letteralmente divorato, la mia febbre in qualche modo aumentava insieme alle pagine, e ogni parola di questa mia ossessione estiva scivolava subito nella successiva.

È un vero peccato che tutta quella eccitazione mozzafiato, tutta quella foga del primo amore raccontata in Chiamami col tuo nome sia stata ridotta a una vibrazione appena appena percepibile: in Cercami tutto ciò che possiamo fare è osservare freddamente anime gemelle vagare nelle proprie vite alla ricerca di qualcosa che entrambi sanno di avere già avuto.

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Tra le varie creazioni dei fan di CMBYN, questa è forse la più bella:

Questo articolo è apparso originariamente su i-D US

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