Fotografia di Chris Scheurich

Sono i "kids" di NYC a dettare le regole di moda che tutti seguiamo

Si dice sempre che i ragazzi di NYC hanno un'estetica a cui il resto del mondo si ispira. Ecco, queste foto ne sono la dimostrazione.

di Amanda Margiaria
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19 novembre 2019, 1:30pm

Fotografia di Chris Scheurich

"Sono passati gli anni in cui tatuaggi in faccia, denti d'oro e tinte assurde venivano considerate reazioni controculturali. Ora sono un normalissimo mezzo attraverso cui esprimere se stessi." A dirlo è Chris Scheurich, fotografo di reportage e moda originario di New Orleans che spesso, molto spesso, gravita a New York per lavoro.

Ecco, non sono così d'accordo con lui. O meglio, non sono d'accordo quando penso all'Italia, a Milano, all'Europa in generale, dove ancora esiste tenace una certa estetica pulita e poco ingombrante, quasi che esprimersi attraverso il proprio aspetto fisico fosse permesso, ma solo rispettando certe leggi non scritte.

Certo esistono eccezioni: specialmente in ambito musicale, anche qui in Italia, ha ragione Chris: tatuaggi in faccia, grillz e capelli pazzi sono all'ordine del giorno fortunatamente, ma non per le strade delle nostre città. O nei parchi. Perché è proprio nei parchi di New York che Chris ha scattato i suoi KIDS, ragazzi made in NYC che ha scelto di fotografare per il loro innato, naturale e forte senso dello stile.

Ed è parlando con Chris, facendomi raccontare il suo progetto, che capisco di essere io quella che si è sbagliata, mentre è Chris ad averci visto lungo. Sì, a New York questa è la realtà, questi sono i KIDS che la popolano, la colorano e la rendono una pioniera di stili ed estetiche a cui poi tutti noi ci rifacciamo, in un modo o nell'altro.

Così gli ho fatto qualche domanda in più per scoprire com'è nato questo progetto, qual è la visione che ha Chris del mondo della fotografia e com'è che proprio a New York ha incontrato (e fotografato) personaggi così forti.

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Ciao Christopher! Puoi parlarci un pò di te e del tuo background?
Sono nato e cresciuto a New Orleans e la fotografia ha sempre giocato un ruolo di primo piano nella mia vita. Mio padre era un fotografo di reportage e da bambino spesso lo seguivo, osservandolo scattare per le strade di New Orleans. Quando ero ancora molto giovane ho deciso di seguire le sue orme e buttarmi nella fotografia documentaristica, ma poi ho iniziato a vertere sempre più verso quella di moda. In generale, è un mezzo che mi permette di entrare in contatto con le persone, ed è per questo che lo faccio.

Ti ricordi la prima volta che il lavoro di un fotografo ti ha colpito nel profondo?
Essendo mio padre un fotografo e mia madre una pittrice, sono cresciuto in un contesto familiare ricco d'arte e libri di fotografia. Mi ricordo essere stato ammaliato dai lavori di Helmut Newton. Spesso mi sedevo a guardare gli strani mondi che creava su pellicola.

Con che macchina hai iniziato a scattare?
La mia prima macchina è stata una Nikon F2. Ce l'ho ancora, è una macchina fantastica!

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Parliamo di KIDS, il progetto fotografico a cui hai lavorato negli ultimi tempi. Cosa ti ha spinto a dare anima e corpo a questo lavoro?
Prima che tutto iniziasse, avevo già documentato la cultura giovanile di New Orleans per diversi anni. Una sera, stavo parlando con un mio caro amico che lavora come casting director a New York e abbiamo iniziato a riflettere sull'estetica assolutamente unica che hanno i giovani di questa città. Dopo quella chiacchierata, lui ha contattato alcuni dei volti e delle personalità più memorabili con cui aveva avuto a che fare in passato per lavoro e che lo avevano colpito per il loro senso dello stile. Poi abbiamo fissato un incontro al Chrystie Park in un caldo giorno d'estate insieme a tutti loro, e all'appuntamento si sono presentate circa 25 persone. Ecco, in quel parco è nato KIDS.

Qual è stato il risultato finale del progetto? Al di là degli scatti, cosa ti è rimasto di questo lavoro?
Ho scoperto che i ragazzi di NYC sono completamente dediti al concetto di stile. Molti di loro si sono sottoposti a cambiamenti permanenti o semi-permanenti per esprimersi al meglio attraverso l'aspetto fisico. Sono passati gli anni in cui i tatuaggi in volto, denti d'oro e tinte assurde venivano considerate reazioni controculturali. Ora sono un normalissimo mezzo attraverso cui esprimere se stessi.

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Come hai scelto il titolo?
KIDS è un progetto che ha come riferimento di fondo l'omonimo film di Larry Clark del 1995. Per me, questa serie fotografica è stato come aggiornare la cultura giovanile ritratta nel film. Questo, e uno dei soggetti aveva proprio il titolo del film tatuato sul braccio, il che ha sicuramente contribuito a connettere il tutto.

Nel progetto rappresenti uomini americani dai background più disparati. È una cosa che coscientemente volevi ottenere?
New York è il più grande bacino di incontri di tutta l'America. Lo è sempre stato. La diversità interna a questi scatti è infatti rappresentativa della città.

Come hai selezionato i ragazzi per KIDS?
Quasi tutti i soggetti sono stati fotografati durante l'estate, periodo in cui mi sono concentrato moltissimo sul legame tra gli stili individuali e l'appartenenza comunitaria di ognuno di loro. Volevo mostrare quei giovani che hanno un naturale e reale senso dello stile.

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In un'industria satura di immagini, come riesci a produrre immagini nuove e originali?
Oggigiorno siamo completamente sommersi dalle immagini. Le persone sono così visivamente stimolate che è diventato sempre più difficile creare immagini che riescano a catturare l'attenzione. Io provo a trovare soggetti e creare immagini che mi emozionino e che trovo interessanti. Spero che i miei sentimenti verso queste immagini vengano condivisi anche da chi le guarda. Spendo molta più energia a cercare soggetti interessanti rispetto a quella che uso per pensare alle attrezzature. La fotografia per me è totalmente incentrata sulle qualità del soggetto. È solo fortuna e l'abilità di trovare il soggetto giusto nel posto giusto al momento giusto.

Come fai a creare qualcosa di nuovo, quanto tutto sembra già essere stato fatto?
Penso che tutto sia già stato fatto in qualche modo. Provo a non pensarci e creare cose che amo, stando sempre vigile rispetto alla differenza tra il prendere ispirazione e l'imitare.

Pellicola o digitale?
Pellicola! E digitale quando devo. Sono stato abbastanza fortunato da poter investire in macchina analogiche prima che ci fosse il boom dell'analogico, quindi non ho speso troppo in attrezzature.

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Pensi che la fotografia sia un'industria elitaria?
No. È più facile che mai ora prendersi una macchina e scattare. Credo fermamente che un bravo fotografo possa creare immagini stupende con qualsiasi macchina. Anche il cellulare può essere un mezzo fantastico per creare immagini memorabili.

Cos'è che rende una foto efficace ed intensa?
La connessione tra il soggetto e il fotografo. Se il soggetto non connette con il fotografo è difficile far trasparire l'essenza dell'individuo. Le macchine fotografiche sono un mezzo per catturare questa connessione.

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Ci sono delle storie inaspettate all'interno di questi scatti?
Sono rimasto in contatto con molti dei soggetti di KIDS. Ho ascoltato tante delle loro indimenticabili storie e una che mi ha colpito particolarmente è stata quella di un'amicizia tra due giovani. Ho scattato con loro un editoriale di moda, vicino alle loro case nel Bronx. Per me, l'editoriale raccontava una bellissima amicizia e solidarietà tra due ragazzi. Il loro legame era così intenso che mi ha colpito fin dal primo incontro.

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Crediti

Fotografia di Chris Scheurich
Intervista di Amanda Margiaria

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