aiuto! wish è l'inferno, ma non riusciamo a smettere di spenderci soldi

Vibratori zebrati a 2 euro, cuscini con la faccia di Nicholas Cage a 5 euro: su Wish si trova qualunque cosa, perché Wish è dove ogni sogno diventa realtà.

di Douglas Greenwood; traduzione di Benedetta Pini
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23 agosto 2019, 8:44am

Una parrucca castana di media lunghezza per 80 centesimi e rotti. Un vibratore per 2 euro. Una t-shirt con stampata la faccia di uno scimpanzé per 5 euro. Non importa quanto vi impegnerete nel pensare a oggetti assurdi, perché qualcun altro ci ha già pensato prima di voi e l'ha messo in vendita su Wish.

La famosa app di shopping, che in fin dei conti altro non è che la versione 2.0 di un centro commerciale in periodo di fine saldi, è diventata negli ultimi anni il paradiso per chi ha un debole per le cianfrusaglie. Hai prosciugato il tuo conto ma senti un desiderio disperato di rinnovare il tuo guardaroba? Vorresti un paio di simil-AirPod perché non puoi permetterti quelli veri? Wish è il posto in cui tutti i tuoi sogni possono essere esauditi. Questo "centro commerciale mobile," come Wish stesso si definisce, è una galleria infinita di oggetti, vestiti, cosmetici e gadget che puoi acquistare con un semplice click - una specie di Amazon, ma con prezzi stracciati, o di Depop, ma con oggetti nuovissimi e di massa. Il tutto è reso possibile dal metodo di spedizione di Wish, direttamente dalle aziende cinesi agli acquirenti, tagliando fuori gli intermediari. Bisogna avere solo un po' di pazienza: dopo due o tre settimane l'oggetto che hai ordinato (o, forse, qualcosa che gli assomiglia vagamente) sarà nelle tue mani.

Il potere di acquisto della Generazione Z si stima essere oggi attorno ai 143 miliardi di dollari, ed è dovuto in parte al modo in cui fanno acquisti: solamente online e per lo più tramite telefono. Mentre la maggior parte dei rivenditori sia fisici che online sta cercando di stare dietro a questa ondata per attirare i clienti più giovani, Wish ha catturato l'attenzione dei nativi digitali fin dall'inizio. L'interfaccia dell'app ricorda molto quello di Instagram e il processo di acquisto, nonostante l'enorme gap geografico tra produttore e acquirente, è strutturato per essere il più semplice possibile. Wish mette a nostra disposizione tutto ciò che vogliamo: prezzi stracciati, la possibilità di avere gli ultimissimi oggetti di tendenza appena vengono messi in vendita e una convenienza senza paragoni.

Per gli YouTuber, siti come Wish (e il suo fratello maggiore, anche se leggermente più complesso, AliExpress) vogliono dire grandi affari. La nostra ossessione per i video in cui le persone descrivono dettagliatamente i loro acquisti (chiamati haul video) viene assecondata e alimentata dai siti in cui andare a caccia di occasioni. Il video della youtuber inglese Patricia Bright intitolato Ho speso 400 dollari su Wish... Questo sito è tutto uno scherzo? Ma che c***o! ha attirato oltre 8 milioni e mezzo di visualizzazioni. L'esilarante guru di stile e beauty Safiya Nygaard ha praticamente reso Wish il suo brand personale su YouTube. Lancia vere e proprie video challenge legate a Wish, in cui, ad esempio, indossa per una settimana solo vestiti da 5 dollari o make up da 1. Ha persino comprato e provato un abito da sposa proposto da Wish.

Charlie Bourne è una fashion vlogger inglese di lifestyle, beauty e fashion che ha scoperto le potenzialità di Wish. Lo scorso febbraio ha caricato un video dal titolo Unboxing enorme di un acquisto su WISH, che ha superato le 250 mila visualizzazioni. "Ho iniziato a usare Wish sin da quando ho aperto il mio canale YouTube," ha raccontato a i-D UK. "Mi piaceva tantissimo guardare quello che acquistavano le altre persone e volevo vedere di persona quei prodotti. Quando ho aperto il pacco, non potevo credere che ci fossero degli oggetti in regalo!"

Ecco un altro aspetto unico di Wish, qualcosa che Amazon o AliExpress non hanno ancora messo in pratica. Spesso Wish invia un oggetto in regalo, del quale bisogna pagare solamente la spedizione. Si tratta di una strategia molto furba per spingere le persone ad acquistare di più con l'illusione di non spendere nulla. Charley ha utilizzato il sito quattro o cinque volte da quando l'ha scoperto. "Ho fatto qualche affare, ma la qualità dei prodotti mi ha delusa e il fascino della novità si è dissolto," ha ammesso. Così Charley, come milioni di altri ragazzi della Generazione Z alla ricerca di occasioni convenienti, è finita con una quantità enorme di prodotti economici imballati nella plastica - e il più assurdo, racconta, era un paio di mutande-pesce. La quantità di cianfrusaglie che ha accumulato l'ha preoccupata. "Non ci ho assolutamente pensato quando ho iniziato, ma ora che sono più consapevole riguardo al packaging e all'uso della plastica, ho realizzato quanto fosse tutto solo spazzatura," ha spiegato, riflettendo sulle conseguenze ambientali degli oggetti che acquistava. "Ora cerco di puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità, evitando oggetti divertenti ma inutili che prima o poi butterò via."

Video come questi ci spingono a inoltrarci sempre di più in questo calderone di offerte da sogno, incuriositi da che cosa potremmo scoprire se iniziassimo a scavarci direttamente noi. Ma l'ossessione per l'accumulazione degli oggetti ha reso questi sottoprodotti simili a un incubo ecologico, del tipo che non siamo davvero in grado di prevedere se e quando il desiderio di comprare sempre più cose a due lire terminerà. "Wish mette in pratica tattiche di marketing davvero intelligenti," spiega Christine, una YouTuber norvegese che ha pubblicato diversi haul video. Utilizza l'app a fasi alterne dalla primavera del 2017. "A ogni acquisto guadagni dei punti che puoi utilizzare per ottenere sconti e se visiti l'app sette volte in un determinato lasso di tempo puoi anche ricevere un codice sconto. Anche portare nell'app nuovi amici ti permette di ottenere punti o Wish cash (una valuta utilizzabile esclusivamente per acquisti su Wish), che puoi usare sull'app o sul sito per comprare oggetti." È come Candy Crush, ma con un reale sistema di compravendita, e le ricompense spingono ad acquistare sempre di più. Christine è consapevole dell'impatto ambientale di Wish, ma continua a comprare "per via degli effetti positivi sulle persone che guardano i video." "Ricevo regolarmente commenti, messaggi privati ed email dai miei seguaci in cui mi dicono che la condivisione di quei video li ha aiutati ad acquisire maggiore autostima," racconta, "e gli ha dato il coraggio di vestirsi come vogliono, anche se non sono una taglia 38."

Parecchie persone definirebbero problematica l'affermazione di Christine, ma la questione sollevata da questi siti discount - allo stesso modo di molti altri rivenditori di fast fashion - è proprio questa: dovremmo dare priorità al nostro benessere personale anche se questo comporta effetti distruttivi? Possiamo davvero biasimare la Generazione Z per questa enorme accumulazione di plastica quando viviamo in un mondo fatto di connessioni effimere, in cui ci viene costantemente ricordato che non guadagneremo mai abbastanza per possedere davvero qualcosa? Chi ha una dipendenza dallo shopping, come tutti quelli che comprano compulsivamente su Wish, soffre la contraddizione causata dagli effetti dannosi dei suoi acquisti di massa. Il Dr. Pawan Rajpal, un consulente psichiatrico presso il Priority Hospital di Bristol, ha spiegato a i-D UK: "Le persone affette da una dipendenza da shopping hanno perso il controllo sul loro comportamento e acquistano in modo compulsivo. Proprio come altri comportamenti tossici, li fa sentire euforici. Dal momento che il loro comportamento è dettato da una dipendenza, la capacità di considerare l'aspetto etico, come l'impatto ambientale dei loro acquisti, l'uso di packaging non riciclabili e l'accessibilità, viene meno e non è una loro priorità."

Un'altra questione che rende il tutto ancora più controverso è relativa alle classi sociali. Roisin Lanigan ha scritto su i-D UK un articolo che affronta proprio il problema di classe che permea il movimento contro il cambiamento climatico: il movimento nella seconda metà del XX secolo era composto principalmente da attivisti appartenenti alla working class, ma oggi si è trasformato in un movimento portato avanti dalla classe medio-alta, dominato da figure che possono facilmente puntare il dito contro il fast fashion quando, in realtà, si tratta dell'unica opzione per molte persone giovani e in difficoltà economiche.

Collin è un ragazzo californiano che ha usato Wish ogni settimana negli ultimi quattro anni. "I prezzi incredibilmente bassi sono il motivo che mi spinge a tornare," ci racconta, "ma non ho ancora davvero pensato al costo ambientale di tutto questo. È difficile rinunciare a un paio di pantaloncini a soli quattro dollari o a una t-shirt così economica." L'atteggiamento di Collin nei confronti delle sue abitudini di acquisto non è dovuto all'ignoranza, si tratta semplicemente di una tecnica di sopravvivenza. Ci ha spiegato che è "sempre stato meno fortunato," e questa è la diretta conseguenza di una società consumistica in cui "nessuno della Generazione Z vorrebbe mai essere trovato morto indossando vestiti non di marca."

Quindi, forse l'antidoto all'ossessione per Wish della Generazione Z non è quella di ostracizzare chi lo usa. A tutti piacciono gli affari, le occasioni e i prezzi stracciati, e per alcune persone avere una dipendenza da acquisti a basso costo è ciò che di più vicino ci possa essere a una redenzione o comunque a una catarsi. Piuttosto, la responsabilità dovrebbe essere ricondotta esclusivamente a Wish come azienda, cercando modi alternativi affinché possa sopravvivere all'interno di una società capitalistica senza che l'aumento dei loro profitti proceda di pari passo con la distruzione della terra. Esiste un modo economico per produrre questi oggetti da qualche parte più vicina a casa, invece di farli viaggiare su un aereo che attraversa un enorme continente, scaricando emissioni di carbonio nell'aria? Questi oggetti possono essere prodotti in modo sostenibile? Possono essere spediti all'interno di packaging riciclabili invece di utilizzare enormi quantità di plastica e nastro adesivo? O l'ammontare di questi costi supererebbe quanto Wish potrebbe sostenere, nella misura in cui volesse mantenere la propria posizione come primo fornitore online di offerte? Forse, l'unica possibile risposta è davvero quella di fare un passo indietro e chiederci: di quanto ho davvero bisogno? Ma se mai arriveremo a capirlo, la nostra ossessione per gli oggetti ci avrà già spinti sempre più vicini a un futuro precario devastato dal cambiamento climatico.

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Per approfondire il discorso:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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