la crew di lagos che ha portato lo skateboard in nigeria

In un paese in cui nessuno vede di buon occhio chi skatea, i ragazzi di Motherlan hanno fatto dello skate la loro cultura.

di Alex Sossah, Grace Ladoja, e Felix Petty
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19 novembre 2019, 2:51pm

Questo articolo è apparso originariamente sul numero cartaceo di i-D The Get Up Stand Up Issue 358, inverno 2019

Fare skate in Lagos non è facile. È visto male da quasi tutti. Non ci sono skate parks. Quasi nessuno fa skate. Le guardie di sicurezza ti ricorrono. La gente del posto cerca di fermarti. Tutto è totalmente improvvisato. Ma c’è un negozio di skate, chiamato WAFFLESNCREAM ed è gestito da un ragazzo chiamato Jomi, che ha scoperto la cultura skate mentre studiava a Leeds, e che ha aperto il negozio appena tornato a casa in Lagos

È stato proprio nel negozio di Jomi che si sono incontrati i membri di Motherlan — una crew di giovani skater informalmente guidati dal trio composto da Slawn, Leo e Onyedi. Poi hanno iniziato a uscire insieme, fare skate insieme e formare un gruppo unito di individui legati dalla stessa passione. Da lì hanno cominciato a disegnare la loro linea streetwear e fare video di skate insieme, diventando negli anni seguenti un punto di riferimento per la nascente scena skate di Lagos e per la comunità di creativi della città.

Solo quest’anno hanno collaborato con Awake NY, hanno lanciato il loro primo skate film, Edward (un tributo a un membro della loro crew che è deceduto), e hanno iniziato a lavorare su un documentario assieme a Converse. Durante il loro viaggio, Alex Sossah e Grace Ladoja sono diventati i loro mentori, e si sono seduti con loro per parlare del loro inizio, della loro ascesa e del futuro della skate culture in Nigeria…

Two men on the beach
Slawn e Leo indossano tutti capi Raf Simons.

Alex: Come vi siete conosciuti? Slawn: Eravamo solo Onyedi ed io all’inizio. Poi Leo è venuto a casa mia un giorno, non invitato, e mi ha chiesto del cibo. Leo: Cosa dici! Ero stato invitato!
Slawn: Siamo finiti a passare tutto il giorno insieme e abbiamo fatto un video di noi tre mentre facciamo skate.

Alex: Vi siete conosciuti attraverso lo skate, giusto? Onyedi: Si. Abbiamo avuto una connessione istantanea. Slawn: Spesso vedevo opere d’arte di Leo in giro. Leo: Stavo parlando con Jomi di WAFFLESNCREAM, e mi ha detto che dovevo incontrare Slawn e Onyedi.

Alex: Puoi spiegare cos’è WAFFLESNCREAM? Slawn: È un negozio di skate, la prima piattaforma per fare skate in tutta la Nigeria. È dove ci siamo conosciuti, dove ho imparato come funziona questo mondo. Leo: Spesso ci stavamo tutto il giorno e dipingevamo le pareti del negozio, mettendo un pò di musica.

Man in Motherlan t-shirt, shot in black and white
Slawn indossa una T-shirt Motherlan. La collana (indossata in tutto l’editoriale) dall’archivio del modello.

Alex: Qual è il vostro primo ricordo della cultura skate? Come ci sei entrato in contatto? Leo: Quando avevo sette anni, mi ricordo che stavo guardando questa serie Disney chiamata ‘Zeke e Luther’, ed ero tipo ‘Questa roba è fichissima!’ Slawn: Attraverso mio zio, che aveva il Pro Skater di Tony Hawk, ci giocavo talmente tanto che mia mamma sapeva a memoria la colonna sonora. Onyedi: Lo stesso vale per me. Ci giocavo così tanto che pensavo ‘Fan**lo. Voglio uno skate!’ Leo: Ho ricevuto il mio primo skate per i miei otto anni. Ero così gasato!

Alex: Dalle serie Disney ai giochi per il computer, come si è evoluto il vostro amore per lo skate? Slawn: Diventa la tua vita. Quando abbiamo conosciuto Jomi, WAFFLESNCREAM era questo ragazzo più grande che era già appassionato di skate, quindi ci faceva fare tutto quello che volevamo. Onyedi: Andavamo lì e passavamo tutto il giorno con Jomi e poi andavamo a fare skate verso sera.

Three men on skateboards, photographed from aboveLeft to right: LeoLA. CA. Trainers (worn throughout) Converse.
Sinistra verso destra: Leo indossa tutti abiti S.R STUDIO. LA. CA. Onyedi indossa tutti capi Supreme. Slawn indossa tutti capi S.R STUDIO. LA. CA. Scarpe (indossate in tutto l’editoriale) Converse.

Grace: Potete affermare che Jomi fosse il vostro mentore? Slawn: Jomi ci ha insegnato tutto. Ci ha fatto imparare ogni cosa riguardo la cultura skate. Leo: Ci ha dato tutto. Slawn: Era un adulto cool che ti faceva fare tutto quello che volevi. Leo: Ho fumato la mia prima canna con Jomi quando avevo 16 anni.

Grace: Com’è la scena skate in Lagos? Leo: Ti dico la verità, è terribile. Onyedi: Non si vedono persone fare skate quindi bisogna che ci sia una connessione gli uni con gli altri. Leo: Uscivamo sempre insime e un giorno ho detto ‘Fan**lo, non torno a casa.” Così sono stato un pò da Slawn poi da Onyedi e un pò da Jomi. Non era più una questione di “dove sei?”, era più un, “dai, andiamo.” Slawn: Mi ricordo quando sono andato a casa di Jomi per la prima volta. C’erano foto di donne nude su tutte le pareti, profumo di incenso, era perfetto. Onyedi: Il mood di una casa occupata. Leo: Era impegnato a costruire il suo negozio di skate a quel tempo. Onyedi: E una volta che l’ha aperto eravamo lì tutti i giorni. Leo: C’era questo divano nel retro e stavamo lì tutto il giorno a disegnare. Onyedi: Tutti hanno fatto sesso su quel divano.

Grace: In generale, com’è stato crescere in Nigeria? Eravate ricchi, eravate poveri, eravate ribelli? Slawn: La mia vita ha avuto alti e bassi assurdi. È stato OK per un pò, poi c’è stato un crollo e le cose si sono messe male. Vivevo con i miei cugini, mia mamma — c’erano 16 persone in una sola stanza con nessun tipo di generatore di energia. Leo: Io sono cresciuto in chiesa, mio padre era un reverendo. Ero un ragazzo a cui erano state forzate tutte le idee cristiane. Non mi era permesso uscire o avere amici. Avevo tantissimo tempo per usare la mia immaginazione. Non avevamo molti soldi e poi è diventato davvero troppo, i miei genitori dovevano pagare le mie rette scolastiche, le bollette, e non c’erano soldi. In quel momento ho conosciuto questi ragazzi e ho deciso di lasciare casa. Onyedi: Io sono cresciuto a Sydney, Australia e mi sono trasferito in Lagos quando avevo 13 anni. È stato strano. Essendo una persona mixed race non è facile, mi sento spesso fuori posto. Ogni tanto la gente mi osserva, ma era la stessa cosa anche a Sydney, è sempre stato così. Dopo un pò ci fai l’abitudine. Ma una volta che ho iniziato a fare skate, si è sistemato tutto.

Grace: Lo skate è ciò che vi ha riuniti, vi ha dato la libertà che avete sempre cercato. Mi interessa sapere perchè non avete iniziato a lavorare da WAFFLESNCREAM, perchè avete aperto il vostro brand? Leo: È stata un’idea di Onyedi. Slawn: Onyedi era tipo— fate film, fate arte, create dei design. Perchè non lo facciamo? Onyedi: Siamo complementari. Leo: WAFFLESNCREAM era stupendo ma non era una cosa nostra. Avevamo bisogno di totale libertà. Slawn: Jomi ci ha dato il coraggio di andare dai nostri genitori e dire loro “Ei, questo è quello che facciamo.” Che è una cosa molto difficile da fare per un ragazzo nigeriano.

Two shirtless men embrace

Grace: Eravate spaventati? Leo: Ero davvero spaventato di mio padre! Mio padre era impazzito! Onyedi: Ho conosciuto i ragazzi quando avevo 14 anni, e loro ne avevano 16 se non mi sbaglio. I miei genitori non capivano perchè ci uscissi insieme a loro. Slawn mi portava alle feste e a cose così. Leo: Crescere in Nigeria, c’è un po una cosa del non avere paura. Penso che l’essere africano ti renda più spigliato. Non devi avere paura di essere uno skateboarder in Nigeria. Le persone ti diranno qualcosa sempre e comunque. La security ci ferma sempre. Come i ragazzi della zona. Slawn: Siamo stati in tantissime risse.

Three men talk in a kitchenTutti i vestiti dall’archivio del modello.
Tutti i vestiti dall’archivio del modello.

Grace: Il fare skate non è molto accettato in Lagos? Slawn: No, per nulla. Un giorno stavamo facendo skate vicino a Victoria Island, e un ragazzo della sicurezza è venuto da noi e ha iniziato a urlarci addosso. Onyedi gli ha messo il telefono in faccia e lui gliel’ha rubato. Il nostro amico James gli ha corso dietro rompendogli una tavola da skate in testa. Leo: Fino ad ora non si fa vedere in giro quando andiamo a fare skate.

Alex: Com’è la sicurezza, di solito? Leo: Non ci sono posti per fare skate in Lagos. Devi farlo ovunque puoi. Sei sempre sul chi va là. Onyedi: Tutte le guardie di sicurezze del Lagos ci odiano.

Grace: Com’è la scena skate in Africa in generale? Leo: La scena in Sud Africa è fichissima. I ragazzi di The Kucklehead del Botswana sono pazzeschi. Anche quelli del Ghana. Sono tutti venuti in Lagos a fare dei film ultimamente ed è stato assurdo, sono dei pazzi. Slawn: Una cosa che odiamo è quando la gente dice “Oh, voi ragazzi siete fighi per essere un brand di skate africano.” Siamo cool perchè siamo africani. Leo: Praticamente tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo imparato da soli dall’osservazione di altri brand e dal lavorare su come incorporarci la cultura nigeriana. Ma non prendiamoci in giro, la Nigeria è ancora un paese del terzo mondo. Ci sono così tante cose che non abbiamo qui. Slawn: Mi ricordo che all’inizio eravamo gasati solo del fatto che stavamo producendo delle T-shirt.

Grace: Anche se la scena skate è piccola, quella dello streetwear va forte? Leo: La gente si è sempre vestita bene in Nigeria. Slawn: C’è una cultura che promuove il disegnarsi i propri vestiti. Leo: Poi quando vai al mercato ci sono tantissimi pezzi falsi Nike, falsi di Louis Vuitton.

Alex: È come se da un falso street si arrivasse alla creazione di un brand streetwear originale, autentico. Slawn: La cosa di Motherlan è che doveva succedere, anche con tutti i venti a sfavore. Tutti noi veniamo da parti diverse dalla Nigeria e lo skate ci ha unito. Leo: Pensa di dire a tua mamma che vuoi fare skate in Nigeria, sarebbe tipo “Sei pazzo? Torna a dormire!”

Grace: È fantastico però! Che siate arrivati fino a qui! Fate collaborazioni con Angelo Baque a New York, ora, pioniere della scena della cultura skate! Onyedi: È stato assurdo. È un OG. È un’opportunità assurda. Leo: Mixare New York e Lagos... New York è il Lagos dell’America. New York è LSD e Lagos sono i funghetti. Leo: Fin dall’inizio, io e Onyedi passavamo il tempo a mandare messaggi alle persone, persone a cui magari uno non avrebbe mai pensato di scrivere perchè pensavano che non avrebbero risposto. Abbiamo iniziato a parlare con dei grandi come Erik Brunetti di FUCT e Julien Consuegra di Stray Rats. Dei grandi! Leo: Siamo dei ragazzi nigeriani che hanno qualcosa da offrire alle persone e credo che sia questo il motivo per cui la gente vuole collaborare con noi, perché siamo veri. Slawn: In Nigeria se chiedi a qualcuno se puoi fare qualcosa in un negozio, la gente ti risponde tipo, “No, voi siete degli skater...” Finchè non c’è qualcuno che da fuori riconosce il tuo talento, la gente in Nigeria non ti rispetterà mai. Leo: Anche Gesù veniva ignorato nella sua città. Ed è dovuto andare via.

Man in JW Anderson and Loewe
Onyedi indossa una giacca JW Anderson. Pantaloni Loewe.

Grace: Com’è la scena creativa in Lagos al momento? So che siete usciti spesso con Mowalola. Slawn: Sono sempre stato vicino a Mowalola. Il modo in cui guarda le cose è lo stesso di come le vediamo noi. Abbiamo lo stesso processo creativo.

Alex: A cosa state lavorando ora? Cosa ci aspetta? Slawn: Stiamo facendo questo documentario con Converse grazie alla loro iniziativa Spark Progess. Parla di come diverse parti della vita in realtà possono essere simili. Non parla solo degli skater, ma anche di droga, violenza, degli outsider, drag queen, energie caotiche. Leo: Gli skater possono giudicare un sacco ogni tanto. Slawn: Troppo spesso la gente non tende conoscere persone fuori dall’ambiente in cui stanno. Che siano skater o drag queen o le persone della strada. La gente ha paura del ‘diverso’. Parla di questo il film.

Grace: Perchè non ci sono anche io dentro! Parliamo di me e Alex. Della nostra relazione. Per noi, siete i nostri figli. Come percepite questa cosa? Onyedi: Quando vi abbiamo conosciuti: “Potete fare fatica o potete venire assieme a noi.” E siamo venuti con voi. Slawn: Ci avete dato un piano! Gli avete dato un senso. Non avevo mai mandato un’email prima di conoscervi. Onyedi: Avete aperto un nuovo mondo perchè noi ci operassimo dentro. Leo: Grace è come se fosse la nostra mamma. È tipo “Leo hai mangiato? Com’è andata a scuola?”

Grace: Quindi qual è il sogno? Onyedi: Voglio svegliarmi la mattina e avere la libertà di uscire e fare skate. Avere un seguito pazzesco. Dove possiamo creare e consegnarlo al mondo. Slawn: Vogliamo solo essere tranquilli, liberi e avere successo. Leo: Vorrei essere capace di fare cose assurde. Fare una collaborazione con Apple. Voglio vedere il nostro logo a lato di un aereo.

Man in CDG
Slawn indossa una giacca e una camicia Comme des Garçons Shirt. Pantaloncini Ambush.
Three men embrace, one looking down
Da sinista a destra: Onyedi, Leo e Slawn indossano tutti capi Givenchy.
Man seen from behind on skateboard
Slawn indossa tutti capi Burberry.
Man looks out of window in apartment block
Leo indossa una canottiera Versace. Tuta Fendi.
Man in Prada
Leo indossa tutti capi Prada.
Man jumps into swimming pool
Leo wears skirt Louis Vuitton.
Three men on trucks
Da sinistra a destra: Onyedi, Leo e Slawn indossano tutti capi Raf Simons
Skaters run through grass, one of them in a trolley
Da sinistra a destra: Onyedi indossa tutti capi Louis Vuitton. Leo indossa pantaloni Lanvin. Slawn indossa tutti capi Louis Vuitton
Three men in water
Da sinistra a destra: Leo, Onyedi e Slawn indossano tutti capi Balenciaga.
i-D motherlan lagos cover

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Solo un Issue fa, si parlava di Tyshawn Jones:

Crediti


Fotografia Tyler Mitchell

Direttore Moda Carlos Nazario

Assistente alla fotografia Zach Forsyth.
Assistente allo styling Raymond Gee, Erica Boisaubin e Giovanni Beda.
Produzione Metallic Inc.

Modelli Slawn, Leo, Onyedi, Ikedi Nwaezeapu, Dave Nwanze Lotanna, Olafare Olagbaju, Aduloju Kingdavid, Ifemide Cole, Osereme Olurotimi Etomi, Don Papi, Abubakar, Soromto Okolie, Samiko, Tomiwa Smith, Andy Artesit, Charles, Seke Fabamwo e A.O.

Intervista di Alex Sossah e Grace Ladoja
Introduzione di Felix Petty

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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The Get Up Stand Up Issue 358