la seconda stagione di '13' è troppo bacchettona

Sembra una pubblicità progresso lunga 13 puntate: affidabile, ma per nulla sexy.

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mag 28 2018, 9:47am

La seconda stagione di Thirteen Reasons Why sembra una lunghissima puntata di Law & Order. E purtroppo non una delle migliori. Ci ho pensato due volte prima di fare riferimento a Law & Order, perché messa così sembra un termine di paragone deteriore. Ma a me Law & Order piace, la seconda stagione di Thirteen Reasons Why invece no. Già sulla prima avevo qualche riserva, come vi raccontavo qui l'anno scorso.

Riassumendo al massimo, la storia si svolge qualche mese dopo la morte di Hannah e si concentra sul processo che vede imputata la scuola per non essere stata capace di prevenire il fattaccio. Episodio dopo episodio i protagonisti sono chiamati a testimoniare e l’interesse si regge sui dubbi interiori che ognuno ha: rendere onore alla memoria di Hannah ma per questo incasinare la vita a qualcuno che può finire nei guai per vie traverse, il timore di non essere creduti, la poca fiducia verso un sistema che perpetua i privilegi dei maschi WASP e poi tutto il discorso sulla denuncia di ciò che va dallo stupro alle molestie al consenso. Il problema è che, nonostante le buone intenzioni e il trattamento di temi sacrosanti, ci vorremmo trovare di fronte a un prodotto d’intrattenimento, e pare che se ne siano dimenticati. Se nella prima stagione a colpire era la profondità raggiunta da una serie Netflix per teenager e young adults, nella seconda per tredici puntate ci rifilano una pubblicità progresso attentissima e puntuale ma per nulla sexy.

Un eccesso di zelo produttivo per assicurare la totale assenza di fraintendimenti (come testimonia la creazione di una piattaforma online per adolescenti in difficoltà), data anche l’attenzione mediatica globale dopo sia il successo della prima stagione (ma anche la discussione costruttiva che ne è seguita) e tutto il fenomeno #metoo. E però si finisce in un bacchettonismo spietato. Quasi vittoriano. Ad esempio vietatissimo scopare. Non se ne parla. Il sesso è foriero o di sopraffazione e umiliazione o di crisi allucinatorie o di imbarazzi irreparabili per una—innocua e comprensibilissima—eiaculazione precoce durante un po’ di strusciamento al cinema. Non esiste un solo esempio di sesso divertente, consapevole e soddisfacente. Per evitare problemi si consiglia l’astinenza assoluta. E anche la parte retro-nostalgica prende una piega ridicola nella caratterizzazione dei personaggi. I ribelli si truccano gli occhi di nero, si vestono dello stesso colore e ascoltano punk hardcore californiano.

Ma in che anno siamo? Gli introversi dall’animo poetico, didascalici ai limiti del pubblicitario, hanno in camera i poster di Smiths, Joy Division e Echo and the Bunnymen. Come se fosse il 1988 o il 2007. L’hip-hop non esiste. La trap figurarsi. Quando Justin inizia a drogarsi si inietta dell’eroina, ma non si racconta la catastrofica problematica dell’uso di farmaci oppiacei negli Stati Uniti, anzi, ci si affida a un’estetica da ragazzi dello zoo di Berlino. Ma il problema principale resta il non andare da nessuna parte, come se per evitare di fare passi falsi non si facesse nessun passo. Un peccato.

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Crediti


Testo Jacopo Bedussi
Immagine via 13reasonswhy.info