il ritorno delle subculture nella moda

Da Nasir a Gosha, da Hedi a Hood by Air, la moda sta rielaborando i codici delle subculture.

di Greg French
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27 gennaio 2015, 6:25pm

Il nostro "look" è parte del nostro linguaggio. La moda è un elemento chiave della nostra identità; la superficie decorativa del corpo umano che ha l'abilità di esprimere l'ideologia che si nasconde sotto. Questi look servono a iscriverci all'interno di varie tribù culturali. Dai greaser ai grunge, dai mod ai metallari - le subculture sono sempre state riconoscibile e definibili dai vestiti che i loro componenti indossano. Ma guardando l'inizio del 21esimo secolo, questi gruppi classificabili sono stati desublimati. Quando cerchiamo di identificare una subcultura rilevante di oggi, non è facile come guardare se uno porta delle Doc Martens o dei pantaloni fantasia paisley. Ma le ultime stagioni della moda uomo stanno riscoprendo il genere.

Nel suo libro Plenitude, l'antropologo e scrittore Grant McCracken ha scritto che "negli anni '50 o eri mainstream o eri James Dean. O uno o l'altro." Ora non è più così. Nel tempo, i modelli di persona che potevamo essere si sono moltiplicati mostruosamente. Nel mondo caleidoscopico in cui viviamo, abbiamo migliaia di opzioni tra cui scegliere. Chi sono gli eroi culturali simbolo della nostra generazione? Artisti? Musicisti? Designer? Politici? Forse sono ancora le icone del nostro passato. La risposta è: sono tutti loro insieme.

Saint Laurent Paris autunno/inverno 15

Una subcultura può essere definita e identificata quando la cultura dominante ha fallito nell'andare incontro alle esigenze di un gruppo più piccolo. Ovviamente sarebbe inutile sostenere che queste siano minoranze con bisogni a cui andare incontro. Ma la diversità che ora è intrinseca alla nostra società non è la stessa di una volta. Sembra che non serva più a identificarci come parte di un gruppo, ma a celebrare la nostra individualità. Per quanto possa sembrare un cliché, a metà anni 2000 era diventato figo essere sfigato. È quella mentalità hipster che ormai conosciamo bene. Non siamo più o James Dean o mainstream, ma siamo tanti diversi "stream" - per cui diventa sempre meno chiaro a quali rituali ci stiamo opponendo. Il sovraccarico di culture è diventato un conglomerato di mode, un'amalgama di ogni stile. È la cultura del regram, del retweet e del #TBT; si prende in prestito, si ruba e si mischia in una battaglia frenetica di (s)figaggine. Basta guardare le continue collaborazioni tra le arti come indicatore di questa tendenza.

Però il mondo si è un po' stancato degli hipster, no? Le barbe cominciano a sparire, tornano le calze, e le feste in casa stanno tornando nei club. L'individualismo, alla lunga, può essere noioso, e così anche la solitudine. Quindi, le subculture stanno di nuovo tornando. Ma ora sono delle new wave, più vicine al nostro modo di pensare. Il nostro modo di vestirci può venire dalla strada come arrivare dall'alta moda. I brand che stanno su questa sottile linea non sono solo quelli che fanno soldi, ma anche quelli che stanno definendo una generazione.

Un ovvio esempio è quello di Hedi Slimane per Saint Laurent, che ha costantemente campionato subculture come i rock, i goth, i punk e lo ska - prendendoli dall'underground e sbattendoli sulle passerelle di Parigi. È quello che lo scrittore Richard Hebdige definiva "nascondersi nella luce". Le cerniere, i pantaloni aderenti e le cravatte sottili sono simboli delle tribù del passato. L'unione tra artisti, musicisti e designer - avete visto l'insieme di bohémien che hanno messo insieme il suo show di Parigi di domenica scorsa. Slimane ha rivisitato la precedente definizione di subcultura; scegliendo di mostrare un gruppo ristretto trionfare sul gruppo culturale dominante. Ed è per questo che i capi basici hanno un cartellino del prezzo da fare spavento.

Gosha Rubchinskiy autunno/inverno 15

Ma la vera rivoluzione dell'abbigliamento delle subculture arriva da brand come Hood by Air, Gosha Rubchinskiy e Nasir Mazhar. Sono la nuova ondata che ha unito l'alta moda con la strada, insieme a topic culturali che devono ancora essere esaminati dai nostri vestiti. È autenticità allo stato puro - ed è per questo che hanno legioni di fan fedeli al brand. Sono uniformi, e ci fanno tornare in mente i tempi in cui le subculture erano definite dai loro vestiti.

Il marchio Hood by Air di Shayne Oliver è cresciuto in maniera esponenziale dal 2006, e quest'anno è stato ospite speciale al Pitti. Quello che Oliver e i suoi contemporanei hanno creato è autentico. Qualcosa che fa riferimento a una mentalità underground, come quella del gender bending presa da HBA, o il mondo poco noto degli skater di San Pietroburgo di Gosha, o i chola di Londra di Nasir che scelgono le tute come loro abiti da sera. Sarebbe riduttivo definire questi marchi "streetwear" - in realtà questi designer creano l'uniforme culturale delle persone che loro vedono in strada.

Ma perché proprio ora? Perché i brand stanno riprendendo le subculture dopo questi anni di stop? Tutto torna alla frase sugli anni '50, in cui eri mainstream o James Dean. In un mondo che si sta diversificando così tanto accettando qualsiasi espressione, e la moda e tecnologia sono sempre più rapide e accessibili, forse abbiamo iniziato a sentire la necessità di trovare un gruppo che ci definisca. La parola chiave è autenticità. Essere parte di un gruppo nuovo e autentico che unisca le persone con il nostro stesso pensiero. Dopotutto non è la ricerca di autenticità che ha creato le subculture?

Hood by Air autunno/inverno 15

Crediti


Testo Greg French
Foto Piczo
Foto delle sfilate Mitchell Sams

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