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ora che abbiamo costruito il nostro tempo, vi spieghiamo come si fa

Ivano Atzori e Kyre Chenven fondatori di Pretziada tornano a raccontarsi ad i-D in occasione del loro evento durante design week.

di Maura Madeddu
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04 aprile 2017, 1:23pm

Intervistare Ivano e Kyre esula dai canoni a cui siamo abituati. Non ci sono rigidi timing imposti dagli uffici stampa (loro sono l'ufficio stampa), né modalità prestabilite. L'unica certezza è che ci sarà una - o più - lunga chiacchierata in cui ti consegneranno la chiave per accedere al loro mondo. E tu vorrai soffermarti lì, a godere di ogni dettaglio, proprio come si fa in Sardegna quando arrivi in un paese che non conosci e attraversandone le strade incontri qualche persona del paese disposta a raccontartene la storia. E non importa dov'eri diretto. Ti fermi, e ascolti. E domandi.

Avete superato l'instabilità del culture-shock iniziale?
"Meglio che ti risponda Kyre," scherza subito Ivano. "Io mi impegno a fare sì che l'instabilità, intesa come libertà, sorpresa e capacità di potersi emozionare, resti il nostro mantra. Cerchiamo di fare in modo che le nostre giornate non siano mai tutte uguali. Ma cosa c'era poi di interessante da dire un anno fa? Sicuramente, ad oggi è stato fatto tanto e ci sono diverse delle belle novità." E Kyre prosegue: "siamo vicini a concludere la nostra nuova casa a Is Aresus, che crea un contrasto interessante rispetto al concetto di instabilità: stiamo mettendo radici in un posto che diventerà il quartier generale di Pretziada."
Per farlo, Ivano ha scelto di allontanarsi dalle sottoculture che lo hanno formato e di fare ritorno al suo paese, Santadi. Un piccolo paesino del Sulcis, regione della Sardegna identificata come la (ormai ex) provincia più povera di Italia che non smette di ribellarsi, per riuscire a strapparsi di dosso questa etichetta. Kyre è pragmatica, ma è pur sempre la California Girl che ha scelto con consapevolezza il suo nuovo stile di vita ed è fiera di accoglierti per raccontartelo. Insieme, sono i genitori di Leroy ed Antioca. insieme, sono Pretziada.
Il portale di storytelling nato con lo scopo di raccontare "the story of Sardinia, the Island" a chi conosce poco o nulla di questa terra, si è arricchito circa un anno fa di un e-commerce da cui sono nate collaborazioni tra artigiani dell'isola e designer di diverse provenienze, volte a ripensare gli oggetti tipici della tradizione in una chiave contemporanea e timeless, lontana dai concetti di stagionalità e tendenze.

A circa un anno dal lancio, come procede l'e-commerce?
È presto per parlare di numeri, ci sentiamo ancora un progetto in fase embrionale. Ma la risposta è sicuramente positiva. È evidente che chi compra Pretziada lo fa perché capisce la natura del progetto, la scelta di vita da cui è nato. Non si tratta mai di una vendita casuale: su Pretziada non arrivano acquirenti compulsivi, bensì persone che hanno letto di noi. Si crea una clientela fidelizzata. Il Pretziada Boot è senz'altro il prodotto che ci sta dando più risultati. Penso che la ragione stia nel fatto che la scarpa è il vero investimento per quanto riguarda l'estetica di un individuo, ancora prima della t-shirt o del cappotto. Pian piano stiamo capendo i limiti legati alla produzione artigianale e quindi come investire al meglio il tempo. Per ora tutto procede bene."
The Pretziada Boot è la rivisitazione dello scarponcino della tradizione agropastorale, realizzato in collaborazione con artigiani locali, e dopo il successo nell'e-commerce andrà ora a raccontare la filosofia di Pretziada oltreoceano, cominciando da Mohawk a Los Angeles.
Per Kyre è un doppio motivo di orgoglio: "C'è un lato romantico in questo: quello che abbiamo realizzato qui torna ai luoghi dove sono nata, per parlare di noi e della nostra filosofia. Abbiamo preso un oggetto che nell'isola è un'icona, un segno identitario, e lo abbiamo portato al resto del mondo".

Che tipo di posizionamento ricercate sul mercato, e quali piazze state privilegiando?
Stiamo cercando di posizionare il boot a livello internazionale. Non essendo un brand di moda abbiamo qualche difficoltà, ad esempio nel far capire che dietro non c'è una collezione ma un pezzo unico con una sua storia. Si tratta di creare delle partnership, in quanto prima ancora che lo stivale noi proponiamo una storia. Per questo ci orientiamo sui concept store, una tipologia di vendita più diffusa all'estero che in Italia.
Tra le altre novità vi è la partecipazione di Pretziada alla settimana del design di Milano presso la Galleria Rossana Orlandi, collaborazione che proseguirà poi nello spazio della gallerista a Porto Cervo, dove, insieme ai pezzi della collezione Preziada, saranno presenti installazioni fotografiche per raccontare il mondo di cui si fanno emblemi. E sarà anche la vetrina per un nuovo progetto in collaborazione con l'azienda Mariantonia Urru di Samugheo, con la quale ha realizzato una collezione di tappeti sardi. 

Come è nata l'idea?
L'azienda aveva smesso di produrre tappeti perché pensava che la gente ne fosse stanca, e si era reinventata in una serie di collaborazioni con vari designer, producendo tappeti sardi in chiave minimalista. Pretziada ha voluto fare un passo indietro e riproporre i motivi iconici attraverso uno studio sulle iconografie del 1800. Ne è nata una collezione di quattro tappeti, ognuno proposto in diverse varianti colore. Abbiamo scommesso, e abbiamo vinto.


In che cosa consiste il vostro ruolo di "attivisti"?
Di recente abbiamo notato che interfacciarsi con le entità sarde può essere complesso per chi non è originario dell'isola a causa di svariati motivi come lingua, cultura, abitudini... Siamo stati contattati più volte per dare una mano a mitigare questi ostacoli - è successo con privati per ordini piccoli e anche con aziende o studi per lavori più sostanziali. Facciamo da garante per gli stranieri che si sono innamorati dell'isola ma non riescono a "penetrarla" appieno.

In che modo e per quali richieste venite contattati? In che cosa consiste esattamente il vostro ruolo?
Pretziada è sicuramente il motivo scatenante, è tutto strettamente legato al progetto che essendo molto ampio coinvolge però diversi ruoli e campi, cui seguono richieste distanti l'una dall'altra. Per esempio, la collaborazione con un collettivo di designer milanesi che doveva sviluppare un progetto sul territorio ha affidato a noi la creazione o il recupero di elementi ed informazioni. Un altro caso e' quello del turista che si è innamorato del tessile sardo e vuole un lavoro creato ad hoc, un pezzo unico, ma non riesce a trovare l'azienda giusta né a comunicare con loro. Pretziada in quel caso si è occupata del contatto diretto con i produttori, seguendo il committente e fornendo consigli operativi. Abbiamo anche collaborato con una rivista che vorrebbe un punto di vista contemporaneo su un aspetto dell'isola. Sono tutti esempi diversi tra loro ma che si legano direttamente al cuore del progetto Pretziada.

In che senso gli stranieri vogliono penetrare l'isola? Il vostro ruolo è finalizzato al turismo, alla divulgazione culturale, o altro?
Non è un segreto che le persone spesso si innamorano follemente di quest'isola. Guarda noi! Forse ora siamo troppo coinvolti per spiegare il potere ed il fascino che questo posto esercita su chi lo incontra. Ma magari è la sua propria diffidenza che fa crescere la sua bellezza negli occhi degli esterni: la Sardegna è tanto bella quanto selvatica, difficile e a tratti scontrosa. 
Avere un sito in lingua inglese ci pone come punto di riferimento concreto,una sorta di interlocutore affidabile tra il fuori, il mondo, e il dentro, l'isola appunto. Noi abbiamo dedicato anni a creare rete e amicizie qua, abbiamo amato davvero l'isola in ogni sua difficoltà e abbiamo pian piano imparato come funziona la Sardegna, la sua cultura, le sue preoccupazioni, le sue ferite. Quindi oggi ci troviamo sì a parlare la lingua del mondo metropolitano, ma anche la lingua della Sardegna.

Un anno fa affermavate di voler costruire il "vostro" tempo in questa nuova realtà. Oggi vi ritroviamo perfettamente a vostro agio in questo spazio-tempo. Come ci siete riusciti?
(Risponde Kyre) Il primo passo è costituito dal fatto di avere una vita che non è più solo tua, devi pensare anche ad altri, nel nostro caso ai nostri figli. La nostra visione non è più quella di due singoli ma di una unità composta da quattro persone. Io e Ivano non pensiamo più a quello che è meglio "per me", ma per noi. È un esercizio difficile, ma fantastico. Tutto il resto, poi, si costruisce intorno.

E si crea un'isola, con il mare intorno. Come la loro.

Crediti


Testo Maura Madeddu
Foto courtesy Pretziada