l'importanza dell'arte nera: jean michel basquiat

Il pittore iconico degli anni ’80 dopo tanto tempo ha la sua prima mostra europea al museo Guggenheim di Bilbao.

di i-D Staff
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10 luglio 2015, 11:28am

Camminando tra le gallerie del Guggenheim di Bilbao per vedere la mostra di Basquiat si può sentire il discorso di Martin Luther King I Have A Dream che riecheggia dagli altoparlanti. Alla fine della mostra sarà sostituito da Now's The Time di Charlie Parker. Assieme, riassumono aspetti molto differenti di Basquiat; da un lato il Rinascimento di Harlem, dall'altro il figlio dell'era dei diritti civili. La sua arte ha trasformato queste influenze in un qualcosa di straordinariamente moderno, e come rivela la mostra, riverbera ancora oggi.

A volte è difficile vedere Basquiat l'artista passando per Basquiat l'icona culturale. È facile lasciarsi sfuggire la grandezza del suo talento, delle sue capacità con il colore e con le composizioni, la densità e la struttura; perché la vita di Basquiat oscura i suoi quadri. Come dice Glenn O'Brien, scrittore di Downtown 81, libro che parla dell'artista, "Basquiat aveva dei fan come li aveva Bob Marley." È strano quindi constatare che non avesse una mostra in un museo importante in Europa prima d'ora, visto che è uno dei pochi artisti il cui ruolo nella cultura va ben oltre il messaggio artistico. Dovrebbe avere mostre di successo al Tate o al Pompidou.

Jean-Michel Basquiat Loin, 1982 © Estate of Jean-Michel Basquiat. Su cortese concessione di Artestar, New York

Quando è morto, a soli 27 anni per un'overdose di eroina, ha lasciato un'eredità di oltre 1000 dipinti e 3000 disegni. Il lavoro di una vita eseguito in soli 12 anni. Era passato dalle strade all'élite del mondo dell'arte e, cosa importante, aveva portato la strada con lui.

Il posto nel mondo di Basquiat è sempre esistito precariamente tra due estremi. Era un punk di città e un b-boy dei quartieri alti; scivolò facilmente tra cultura di livello alto e basso, tra Madonna e Andy Warhol. Veniva dalla controcultura dell'immediatezza e dal linguaggio dei graffiti, ma il suo lavoro contrasta la forte eredità di Cy Twombly, Pablo Picasso e Francis Bacon. Viene invocato da Jay Z come status symbol e da Killer Mike come attivista sociale. Ascoltava Bolero di Ravel mentre dipingeva, rilassandosi con Charlie Parker e Miles Davis, e suonava in una band punk sperimentale chiamata Gray. In un'epoca minimalista creava lavori incredibilmente complessi e tuttavia era visto come un saggio, di primaria importanza nell'arte. L'immediatezza delle sue immagini abbatte le composizioni complesse che le compongono, la loro bellezza casuale è un codice per un linguaggio visivo incredibilmente dettagliato che lui ha creato, e ha reso facile osservare queste cose difficili e complesse. È stato The First Black Art Star, ha messo l'espressione nera nella scena artistica bianca di New York, e è diventato una vera celebrità. 

Jean Michel Basquiat The Ring, 1981. Private Collection, Courtesy Acquavella Galleries © Estate of Jean-Michel Basquiat. Licensed by Artestar, New York

"Quindi cosa facciamo," chiede il poeta Christian Campbell "con le mitologie di culto di Basquiat, dove il criticismo sulla sua arte arriva fino ai gossip di TMZ (Chi si è fatto? Com'è morto? Com'erano i suoi capelli? Che droghe si faceva? )" La risposta della mostra del Guggenheim - un approccio nuovo - è di ignorarli e di concentrarsi sulla sua arte.

I primi dipinti, fatti principalmente con materiali riciclati, pezzi di tavole, porte abbandonate, portano con sé le influenze del tempo che Basquiat ha passato sulle strade come artista di graffiti, il suo sogno dell'infanzia di essere un fumettista, e la sua ossessione con la storia dell'arte.

Scoprì anche che mancavano eroi di colore nell'arte, quindi li raffigurò nella sua opera, e trasformò la vita nera moderna in arte. Vedeva la nobiltà e la tradizione della vita degli afroamericani e la loro cultura come qualcosa di assente, e li venerava. I primi quadri come Famous Negro Athletes includono il retro di un volto abbozzato e una palla da baseball, il suo segno distintivo; o King of Baseball, una figura blu, corona e palla da baseball. Sono immagini semplici e d'impatto, utilizzando linee singole e pochi colori, e quel minimalismo rinforza il loro significato politico. 

Jean Michel Basquiat Self-Portrait, 1984. Yoav Harlap Collection © Estate of Jean-Michel Basquiat. Su cortese concessione di Artestar, New York

Presto però i suoi quadri diventarono incredibilmente complessi e sviluppò il suo linguaggio visivo unico. Mostrano i suoi motivi ricorrenti, come teste nere, corone, simboli del copyright, giocatori di baseball, pugili, testo, testo schizzato, corpi, e la fascinazione per l'incorporeità; questi motivi si ritrovano in tutti i suoi lavori, saltano fuori di continuo, creando un collegamento visivo tra i suoi lavori.

Nelle persone dello sport, nei pugili e nei giocatori di basket, vedeva gli eroi afroamericani, vedeva la lotta, la resistenza, la vittoria e la forza. Parlava spesso di fare delle gare di boxe con Julian Schnabel. La sua mostra di quadri in collaborazione con Andy Warhol includeva un poster di entrambi con addosso un paio di guanti da boxe. Era arte come competizione, e Basquiat cercava di affermarsi come nero in un mondo di bianchi.

Vedendo così tanti quadri di Basquiat in uno stesso posto diventa chiaro che il tema maggiore dell'opera di Basquiat è la continua messa in discussione delle politiche razziali americane e delle ipocrisie sociali. Una critica di un mondo in cui poteva vendere il suo lavoro ai collezionisti per cifre incredibili e il suo amico graffitaro Michael Stewart poteva essere arrestato ed essere picchiato a morte dalla polizia; in cui come artista nero elogiato mostrava i suoi quadri su muri bianchi alle persone bianche, e le persone lo sminuivano, vedendolo come un gioco e trattandolo come un primitivo. 

Jean-Michel Basquiat Man from Naples, 1982. Guggenheim Bilbao Museoa © Estate of Jean-Michel Basquiat. Su cortese concessione di Artestar, New York

Il suo dipinto, Defacement, è un memoriale all'amico Michael Stewart, include due officiali di polizia in stile fumetto in colori vivaci, armati di bastoni, che picchiano una figura nera, di fronte allo scempio del mondo. Chi viene deturpato, chi sfigurato? Il vagone della metropolitana che Michael Steward stava dipingendo quando la polizia l'ha attaccato? O Michael stesso. Basquiat dipinge il corpo di Michael come una sagoma perché non è solo un singolo, non è solo Michael, è qualsiasi nero preso di mira dalla polizia.

La morte di Michael è stata un momento di svolta per Basquiat e la sua coscienza politica. Il suo lavoro da quel momento in poi si accontenta semplicemente di inserire quel corpo nero nella storia dell'arte, e di rivendicarlo come forma di rappresentazione. Dopo la sua morte, i suoi lavori diventano più implicitamente politici, meno fumettistici, e più arrabbiati. Irony Of Negro Policeman, per esempio, è una caricatura grottesca dell'ipocrisia dell'oppressore che si unisce all'oppresso, il suo volto una maschera, il suo corpo incatenano tra linee di vernice, imbrattato con la parola 'pawn' (pedina) sull'angolo.

Quando Basquiat iniziò a lavorare divenne amico di Andy Warhol, nell''83/'84, era visto lui stesso come una pedina, l'animaletto di Andy, usato per far rimanere Andy un personaggio rilevante e il plauso della critica identificabile. Ma Basquiat riuscì a far tornare Andy alla pittura, con una serie di lavori collaborativi messi in mostra da Tony Shafrazi nell''85, come anche una serie presa dall'Ultima Cena, in mostra a Milano. La critica li odiò, descrivendo Basquiat sul New York Times come "un amuleto del mondo dell'arte" e un "accessorio con troppa buona volontà". Litigarono, e dopo la morte di Andy, Basquiat divenne inconsolabile, e si buttò sull'eroina. 

Jean Michel Basquiat. Irony of a Negro Policeman, 1981. Private Collection © Estate of Jean-Michel Basquiat. Su cortese concessione di  Artestar, New York

La sua ultima opera, in mostra per una notte sola alla galleria Baghoomian al Cable Building a SoHo, New York, nel 1988, solo sei mesi prima della sua morte, mostra il suo dispiacere, il suo lavoro è spoglio, spoglio del colore, pulsante dell'intensità del linguaggio. Era diventato ossessionato dall'Eroica di Beethoven e dalle interpretazioni della sinfonia. Poteva essere una metafora del lavoro di Basquiat nella sua interezza, questa revisione, la campionatura, il linguaggio dei simboli, che ritorna nel suo lavoro.

La mostra s'intitola Now's The Time, un riferimento a Charlie Parker, ma più sottilmente, a Basquiat stesso. Ora è il momento di rivedere il suo lavoro, dargli la visibilità che il suo lavoro merita nei musei, ma anche perché è ancora il momento di esaminare il razzismo e gli stereotipi, e vedendoli di nuovo attraverso gli occhi di Basquiat, è chiaro quanto poco sia cambiato negli ultimi 27 anni. Quanti Michael Stewart si sono sentiti così soli? 

  Licensed by Artestar, New York 1987. Private Collection © Estate of Jean-Michel Basquiat. Su cortese concessione di Artestar, New York

E poi, la carriera di Basquiat mostra quanti pochi artisti neri ci siano stati, quanto rimane bianco il mondo dell'arte, e quando possa essere da superiori il loro atteggiamento. Basquiat può anche aver dipinto eroi neri con la sua arte, ma rimane anche uno dei pochi eroi ad averlo fatto e a dimostrare che l'arte nera ha la sua importanza. 

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