peter marino conquista art basel miami

L'architetto vestito di cuoio più' amato dal fashion system presenta al Bass Museum di Miami una mostra tra Ying e Yang.

di Fabrizio Meris
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09 dicembre 2014, 9:20pm

Art Basel Miami Beach è per molti aspetti la più grande ed articolata kermesse mondiale dedicata all'arte contemporanea. Migliaia e migliaia di tweet, post su Instagram e Facebook, ed ogni altro social, ne hanno consacrato i successi economici e la sua predominanza culturale, come nella legge sulla trasformazione di Marx. La quantità infatti si fa qualità. Lo stesso esercito di improvvisati reporter ne ha anche immortalato gli eccessi, l'inconsistenza ideologica e diciamolo quel retrogusto assolutamente kitsch a volte trash che permea ogni istante di questa settimana sotto il sole e la luna dei tropici.

Cosa salvare veramente di questa edizione cosi pop di ABMB 2014 ? Il team di i-D non ha dubbi, la mostra "One Way: Peter Marino" al Bass Museum of Art che suggella la carriera e la visione di un uomo quasi rinascimentale, l'architetto newyorkese Peter Marino.

Questa mostra curata dal mitico Jérôme Sans colpisce per la modernità del suo storytelling che la rende un vero e proprio viaggio nel mondo creativo del tenebroso architetto.

Peter Marino é la star della settimana a Miami con molteplici progetti divisi fra Bass Museum e Design Miami dove viene giustamente investito con il Design Visionary award.

La sera dell'opening VIP al Bass Museum su Collins Park incontriamo Peter nella sua luccicante armatura di pelle nera, divenuta negli anni feticcio di stile per fashionistas da tutto il mondo. "Ho concepito questa mostra - ci racconta - come una dichiarazione o meglio come un'esplorazione delle mie varie interazioni con l'arte. Arte che colleziono e che credo riveli molto su di me, sulla mia architettura e sull'arte che ho commissionato per questa mostra. Non mi sarebbe sembrato infatti rilevante aver creato questo evento senza avere alcune opere commissionate, soprattutto perché voglio che la gente ne capisca il processo, come funziona - quando integro il processo creativo di un altro artista nel mio. Pezzi della mia collezione di arte antica e contemporanea sono presentati come gruppi iconici di opere e artisti che significano molto per me, che fanno parte della mia vita. La mostra rappresenta il mio personale universo creativo."

Dopo questo breve ma intenso scambio lasciamo Peter che con la sua visione ci ricorda la grandezza di un imperatore dell'antica Roma e ci addentriamo in una mostra davvero unica che raccoglie le nuove commissioni degli artisti Gregor Hildebrandt, Guy Limone, Farhad Moshiri, Jean-Michel Othoniel e Erwin Wurm, una piccola - se pur significativa parte - delle opere di arte contemporanea collezionate da Marino (fra cui Miquel Barceló, Georg Baselitz, Jeff Burton, Francesco Clemente, Dan Colen, Pierpaolo Ferrari, Lucio Fontana, Andreas Gursky, Keith Haring, Damien Hirst, Thomas Houseago, Anselm Kiefer, David LaChapelle, Robert Mapplethorpe, Steven Meisel, Paola Pivi, Richard Prince, Tom Sachs, Richard Serra, Andy Warhol e Christopher Wool) ed alcuni esempi delle incredibili collezioni di bronzi che cosi tanto ama per la loro unicità. "Amo il bronzo. - ci racconta Peter - Amo la sua materialità. Amo questo medium. Amo l'intero antico processo con cui viene creato, perché alla fine ne esistono solo due o tre di oggetti simili. "

La mostra è pero' molto di più, comprende, infatti, maquettes di edifici ed immagini di interni realizzati dal suo studio, molti dei quali sono iconici negozi di moda come Chanel, Dior, Fendi, Louis Vuitton. La pratica architettonica di Marino sembra essere basata sulla ricerca di un punto di equilibrio tra esterni ed interni, fra pieni e vuoti, purezza e barocchismo, luce ed ombra, Ying e Yang.

La mostra continua sala dopo sala fino a raggiungere un "sancta sanctorum" di pura liricità. Una sala dedicata alla ricreazione dell'opera di Gluck "Orfeo ed Euridice" nella regia di Christophe Willibald. In quest'opera lirica il tema del perenne divenire tra vita e morte ritorna, ancora una volta, i visitatori sono accolti in un drammatico scenario al cui centro riconosciamo la maestosa "Ginkgo bench" di Claude Lalanne, divenuta uno dei simboli più riconoscibili delle boutique di Christian Dior e decorata con una fontana di calle viola.

Musica, danza, arte visiva, design e moda tutto viene in questa sala unificato dalla bellezza, da un bellezza che sappiamo però essere effimera e che deve essere preservata con passione e metodo dai sacerdoti di questa religione.

Lasciandoci alle spalle le pareti riverberanti e suadenti dell'ingresso non abbiamo potuto che pensare a questa mostra come ad una celebrazione dell'oscurità; l'oscurità di una notte senza stelle che prelude alla più luminosa alba del mondo.

petermarinoarchitect.com

Crediti


Test Fabrizio Meris
Immagine, dettaglio da Manolo Yllera, Peter Marino's Double Portrait, 2013. Courtesy Manolo Yllera. Opera sullo sfondo © Damien Hirst And Science Ltd. All Rights Reserved / Dacs, London / Ars, NY 2014.

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