2014: l’anno in cui l’arte post internet è diventata mainstream

Il 2014 ha fatto da spartiacque nel mondo dell’arte, l’underground è diventato mainstream e ha iniziato a spazzare via la vecchia guardia dei Young British Artists, cosi l’arte post-internet ha finalmente sconvolto il mercato.

di Felix Petty
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23 dicembre 2014, 6:20pm

Image from Excellences & Perfections by Amalia Ulman

Il Mondo dell'Arte Globale

Se una cosa è diventata chiara quest'anno è che le città del mercato globale dell'arte sono molto interconnesse; c'è un'asse estetica che va da LA a NY da Londra a Berlino (anche Parigi, Stoccolma, Glasgow e Vienna) e l'epoca dell'arte e dello stile legati ad un luogo specifico è davvero finita; non ci saranno più Young British Artists basati a Londra, espressionisti astratti americani o avanguardie europee. È difficile dire se tutto ciò sia una cosa positiva o meno, ma è la direzione in cui stiamo andando.

Questo dipende quasi sicuramente dal modo in cui tutti sono connessi oggi, dal fatto che artisti, galleristi, curatori e scrittori usano tutti gli stessi social networks, vedono le stesse mostre su instagram e leggono siti come Contemporary Art Daily, che pubblica immagini di mostre che si tengo in tutto il mondo. Internet ha totalmente delocalizzato l'arte e ha creato uno stile globale, nato dalla condivisione online.

Questo argomento è stato discusso all'ICA e al Rhizome's Art in Circulation durante la fiera Frieze di quest'anno, dove si parlava di come gli schermi dei nostri computer siano diventati il mezzo con cui la maggior parte di noi vive l'arte contemporanea. La cultura digitale è diventata cultura dell'arte ed è nata una nuova generazione di artisti che si occupa di questo. Questo stile è conosciuto globalmente con il nome di post-internet art.

E' cambiata anche la percezione dell'opera d'arte stessa, questa puo' essere semplicemente un post su un blog o l'immagine di un'opera esposta in una galleria più o meno esistente. 

L'arte Post-Internet e' gia' diventata commerciale

Stava ribollendo nel pentolone dell'arte internazionale da quattro o cinque anni, ma il 2014 è stato l'anno in cui l'arte post-internet è diventata mainstream ed è diventata il trend estetico dell'anno. L'arte post-internet, parlandone in modo approssimativo, significa arte creata con la consapevolezza che verrà condivisa online, o anche creata appositamente per essere condivisa e visualizzata in internet.

Troviamo progetti come ad esempio 15Folds' o le gallerie di GIF online come The Limited Collections, o le più tradizionali che hanno aperto la strada alle opere che esistono sia online che nel mondo reale. Fondamentalmente è stato l'anno in cui il trend post-internet è sbucato dal mondo underground e ha iniziato a farsi strada nel mercato e nella vita quotidiana delle persone, colmando quello spazio che aveva lasciato la mancanza di un vero stile ideologico ed estetico dominante negli ultimi anni.

Ma il problema principale è che invece di concepire un nuovo modo di creare e vivere l'arte, il mercato ha semplicemente preso questa estetica, buttando via l'ideologia che l'ha creata, e ha iniziato a farci soldi. L'arte post-internet è diventata velocemente commerciale, ed e' prevalso solo uno stile, invece che una corrente con molteplici punti di vista e ideali.

Art Flippers

Il 2014 ha assistito a una guerra per la conquista del cuore dell'arte post-internet, quando, con la sua esplosione, la gente si è accorta di poterci speculare. Il momento clou forse è stato quando Jerry Saltz del New York Magazine ha attaccato Stefan Simcowitz, un celebre collezionista e art flipper (ovvero qualcuno che compra molte opere di un giovane artista a poco prezzo per venderle subito, traendone profitto immediato e distruggendo così il mercato) e dopo un follow up dell'Observer, Stefan è divenuto l'uomo cattivo del mondo dell'arte, e un capro espiatorio per tutto ciò che c'è di sbagliato nel ricco, esclusivo ed elusivo mondo dell'arte contemporanea. Londra ha visto molti mercanti d'arte e collezionisti aprire spazi per spingere giovani artisti quest'anno, che è comunque una forma meno aggressiva di speculazione, ma questo è l'inevitabile aspetto negativo di una generazione di artisti che stanno iniziando a essere presi seriamente da critici e gallerie.

Paddles On! 

La prima asta di Paddles On! si è tenuta a New York nel 2013, ma nel 2014 ha ospitato due eventi a Londra, introducendo un modo radicalmente nuovo di vendere ed acquistare arte digitale, tramite appunto aste online che collegano gli artisti direttamente ai collezionisti. Il fatto che l'arte post-internet stia pian piano perdendo la sua natura radicale è stato ampiamente criticato, perché è passata dal contatto diretto con la gente per poi tornare allo scambio con le  gallerie classiche. Già lo disse un anno fa Ben Vickers, in una discussione dell'ICA sull'arte Post-Internet. Effettivamente con il potere di internet il vecchio sistema delle gallerie potrebbe essere smontato, ma non è molto probabile che succeda così velocemente. Paddles On!, che ha curato due mostre e che lavora ora con un sistema di aste online, forse offre un'alternativa al mondo degli art flippers che fanno soldi troppo facilmente.

Giovani artisti che lasciano un segno

Le sezioni di giovani gallerie alle fiere d'arte sono attualmente piene di artisti che spingono l'estetica del post-internet sul mercato, e nonostante non abbiano i soldi e il potere per competere con i rivali più affermati, e siano riluttanti nei confronti degli art flippers, stanno pian piano ridefinendo la scena. Quest'anno a Londra si sono viste diverse mostre di alcuni dei più interessanti artisti di questa nuova generazione ed è stato un anno eccezionale per il loro lavoro. Ryan Trecartin e Lizzie Fitch alla Zabludowicz Collection, Ed Fornieles da Chisenhale, Korakrit Arunanondchai da Carlos/Ishikawa, Constant Dullaart da Carroll/Fletcher, Amalia Ulman all'Evelyn Yard, Shanzhai Biennial al Frieze Projects, Yuri Pattison al Cell Projects Space, questi artisti hanno tutti definito l'attuale scena artistica di Londra.

I Young British Artists - YBA

A parte una mostra di disegni di Tracey Emin al White Cube (che sono sempre stati l'elemento meno tipicamente YBA del suo lavoro) e una performance di Sarah Lucas che friggeva uova da David Roberts durante il Frieze, è difficile pensare a un tempo in cui i YBA contassero di meno, e avessero meno impatto sul mondo dell'arte odierna. Nonostante le loro metafore, l'idea di vedere gli artisti come celebrities, la voglia di creare shock, gli oggetti trovati, il cercare se stessi ed i new media… i YBA potrebbero non sentirsi a proprio agio con la generazione post-internet, dove tutto è gestito in una maniera differente, più sottile, più olistica, più impegnata politicamente e sicuramente meno aggressiva. Anche la Tate Gallery, Saatchi, e White Cube, che hanno sostenuto e dato molto spazio ai YBAs, sembrano essere andate oltre. Ad esempio tutte le mostre principali che hanno proposto durante l'anno si sono focalizzate su artisti forse meno conosciuti, più anziani e meno sensazionali. 

Il Turner Prize

Per portarci un altro punto a casa, il Turner Prize, che ha celebrato i suoi 30 anni, non ha visto in finale nessuno dei YBA, che lo hanno reso celebre in passato, e questo e' stato un facile oggetto di derisione da parte dei giornali scandalistici che lo hanno notato. Ovviamente non sono state presentate opere tradizionali che possono piacere al Daily Mail; nessun dipinto, nessuna opera rappresentativa, etc. Le opere erano quasi tutte video, collage, performance, ricche di immagini ma sicuramente non figurative. Alla fine ha vinto Duncan Campbell, con un'opera video complessa, It For The Others, che parlava di Marx, The Troubles e scultura Africana.

Crediti


Testo Felix Petty
Immagine tratta da Excellences & Perfections di Amalia Ulman

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