incontriamo stav strashko, modella che sfida gli stereotipi di genere

Protagonista della nuova campagna #oneofakind di Sisley, abbiamo chiacchierato con Stav di videogame, recitazione e diritti LGBTQ.

di Gloria Maria Cappelletti
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13 settembre 2017, 1:42pm

Non è ancora iniziata la settimana della moda, ma Milano è già in fermento. Settembre è del resto il mese della moda per antonomasia in questa città, e Sisley ha deciso di inaugurare la nuova stagione con un party dedicato a trendsetter del settore per raccontare la nuova filosofia #oneofakind, dichiarando che la bellezza non ha genere e lo stile non ha regole. Il fulcro è l'inclusività, vero elemento distintivo della campagna: il mondo Sisley include tutti, senza fare differenze, abbracciando l'unicità di tutti i generi.

Come protagonista, non poteva che scegliere la biondissima modella transgender Stav Strashko, personaggio che attrae gli sguardi e sfugge alle definizioni, sempre con estrema eleganza. Nessuno potrebbe mai costringerla a definire chi sia Stav. Sono nata lui, dice, ma mi sono sempre considerata una donna. E la moda in questo le è di fondamentale aiuto, consentendole di indossare qualsiasi abito e di presentarsi a ogni casting, anche maschile. Noi di i-D l'abbiamo intervistata per scoprire come sia diventata un riferimento per la community LGBTQ, perché sosteniamo la necessità di abbattere gli stereotipi di genere: la cultura trans e il concetto di gender fluid non sono tendenze passeggere, ma reali esigenze di libera espressione e accettazione dell'altro, oltre ogni categorizzazione.

Raccontaci qualcosa che ancora non sappiamo di te.
Sono una vera geek, amo i videogame e ci gioco da quando ho cinque anni. Oggi non ho più tanto tempo, ma cerco comunque di ritagliarmi qualche momento libero per il gaming.

Quali sono i tuoi video giochi preferiti?
Adoro Tomb Rider. Credo che Lara Croft sia uno dei primi modelli di donna forte, decisa e sexy con cui io mi sia confrontata durante l'infanzia.

Hai già provato dei giochi in realtà virtuale?
Sì, la trovo pazzesca! Vorrei comprarmi uno di quei visori, sono incredibili!

Sì, realtà virtuale e realtà aumentata sono il futuro dei videogame! Ma parliamo del tuo passato, hai sempre voluto fare la modella, o l'attrice?
No, quando ero piccola, no. Costringevo sempre i miei genitori a guardare i miei spettacoli in cui ballavo e recitavo; credo che già a quell'età avessi capito che nel mio futuro mi sarei esibita, perché mi piaceva che le persone mi guardassero. Ed è andata proprio così: oggi sono una modella, e anche se in modo diverso, continuo a esibirmi.

Qual è la differenza principale tra recitare e fare la modella? So che sei interessata a entrambi questi mondi.
Amo i set fotografici, ma quando recito mi sento più coinvolta. Hai più libertà di esprimerti, perché recitando una parte è necessario analizzare le emozioni e l'interiorità del tuo personaggio. Rifletti su ciò che li spinge a comportarsi in determinati modi, ed è davvero interessante! Sicuramente, nel futuro continuerò su questa strada.

Come ti sei avvicinata al mondo della moda?
Mi hanno scoperto per strada: uno stylist israeliano mi ha fermato mentre stavo camminando e mi ha chiesto di fare da modella per l'editorial di un magazine con cui stava collaborando. Poco dopo, ho firmato il mio primo contratto con un'agenzia di modelle e ho iniziato a lavorare in Israle; lì mi sono accorta che avrei potuto lavorare all'estero, perchè il feedback a Tel Aviv era stato davvero incredibile. Ho aperto il mio blog personale e ho inizato a fare collaborazioni. Il mio lavoro è diventato sempre più virale, finchè mi è arrivata la proposta per uno shooting con Toyota in Giappone. Da lì in poi è storia.

Su i-D parliamo spesso di tematiche gender-fluid e cerchiamo di combattere gli stereotipi di genere. Lo stesso sta facendo Sisley con il messaggio della sua nuova campagna intitolata #oneofakind. La moda può tornare ad essere politica, cosa ne pensi?
La moda mi ha letteralmente salvata: prima di entrare a far parte di questo universo, stavo fuggendo dalla mia famiglia e non andavo a scuola. Vivevo cercando di dimenticarmi tutto ciò che mi circondava, perché non avevo idea di come affrontare la mia identità di genere. Mi sentivo più femminile degli altri ragazzi, mi piaceva vestirmi da donna e mi piacevano i ragazzi, ma non sapevo come definire queste sensazioni e decisamente non sapevo come parlarne con la mia famiglia. Come dici ai tuoi "ehi, mamma, papà… sono trans e mi piacciono gli uomini"? Quando ho iniziato a fare la modella, d'improvviso, da ragazza confusa che ha paura di tutto, mi sono trasformata, ero in un mondo in cui le persone ammiravano e accettavano ciò che avevo da offrire. Questo mi ha dato la forza di fare coming out con la mia famiglia e comprendere la mia identità esponendomi senza sentirmi in difetto.

Molti giovani trans si trovano in difficoltà e non sanno come esprimere le loro sensazioni e la loro identità… hai un messaggio che vorresti trasmettere a chi si trova in questa situazione?
Il mio consiglio è, ovviamente, di essere sempre voi stessi. Non abbiate paura. Quando ci sono passata, non sapevo con chi parlarne… ma evitare di comunicare quello che si prova può essere nocivo. Ci sarà sempre un posto in cui potete esprimervi liberamente, non temete. Ad esempio cii sono le associazioni LGBTQ che possono essere di grande aiuto.

È il modo in cui molti trovano una famiglia allargata, no?
A volte la tua famiglia non accetta chi sei, purtroppo viviamo in un mondo dove fare coming-out non è sempre facile. A volte i nostri genitori ci sbattono la porta in faccia, e in questi casi l'amore e il sostegno della comunità LGBTQ sono fondamentali: ci sono centri di ritrovo, linee telefoniche apposite. Ancor prima di parlare con i propri amici e famigliari, consiglio a tutti di sfogarsi con chi fa parte della comunità, perché spesso ha già vissuto quello che state passando.

Cosa vedi nel futuro della comunità gender-fluid?
Cresceremo, diventeremo più forti e più numerosi. Non si tratta solo della comunità gender-fluid, parliamo di qualunque gruppo che si sente minacciato in un mondo che ha paura di tutto ciò che non può definire. Sempre più persone usano la loro visibilità mediatica per dare spazio alle voci spesso dimenticate o volutamente ignorate nei gruppi LGBTQ, saremo sempre più accettati, più visibili e rispettati. Alla fine, siamo tutti diversi. E anche chi si considera "normale" ha differenze e debolezze, proprio come noi. Non dovremmo essere giudicati per il nostro essere gender-fluid, ma anzi questo nostro lato dovrebbe essere celebrato dalla società nella sua globalità.

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Fotografo Simone Tadiello
Abiti Sisley

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