Givenchy

la nuova generazione di direttori creativi rivoluziona la pfw

Demna Gvasalia per Balenciaga, Clare Waight Keller per Givenchy, Sarah Burton per Alexander McQueen e Pierpaolo Piccioli per Valentino: i designer che stanno riscrivendo la storia delle loro maison.

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ott 3 2017, 1:52pm

Givenchy

I direttori creativi in che misura dovrebbero rendere omaggio all'eredità della maison che è stato loro chiesto di guidare? Li ricorderemo per l'evoluzione o la rivoluzione che hanno messo in atto? Quanto a fondo dovrebbero immergersi nella storia della moda? Sono queste le domande hanno aleggiato per tutta la Paris Fashion Week. Le risposte sono state diverse per ogni maison, e una delle più chiare è arrivata dal racconto di Anthony Vaccarello della storia di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé.

Givenchy

La nuova alba di Givenchy era la sfilata più attesa della stagione. Dopo 12 anni nelle mani di Riccardo Tisci, che ha guidato la maison al riposizionamento sul mercato, tutti ci siamo chiesto cosa avrebbe fatto Clare Waight Keller, primo Direttore Creativo donna del brand. C'era una lettera scritta nella sua calligrafia ad accogliere gli spettatori al loro posto. "Nel mondo della fisica, la trasformazione descrive il sublime processo per cui un elemento diventa un altro," ha spiegato. "La moda è uno strumento di auto-metamorfosi, in cui posso trasformare lo spirito attraverso la predisposizione a un nuovo inizio. Volevo portare un nuovo coefficiente seduttivo in Givenchy. La moda stessa è trasformazione, e la mia presenza qui è a sua volta una trasformazione —qualcosa su cui ho iniziato a fare sempre più affidamento," ha confessato. "Chi può essere il ragazzo, chi può essere la ragazza. Qual è la tensione tra i due?" La sua risposta è stata un appuntamento segreto tra i due amanti, ma il punto di partenza è stato invece un nome raramente fatto durante gli anni di John Galliano, , Alexander McQueen, Julien Macdonald e Riccardo Tisci: quello di Hubert de Givenchy.

Givenchy

"Volevo esplorare il senso di Monsieur de Givenchy," ha chiarito più tardi. Waight Keller non ha però trovato l'ispirazione nell'archivio di abiti creati dallo stilista, bensì nei suoi dinamici bozzetti. Dopo le sue ricerche, si è concentrata per l'amore del fondatore per le stampe grafiche. Spariti i volumi e le proporzioni che aveva presentato per Chloé, Waight Keller ha presentato per Givenchy una collezione fatta di spalline imbottite e abiti sartoriali in una palette di colori ispirata a Hubert, fatta di nero, blu scuro, bianco, rosso vermiglio e un tocco di verde menta. Presente invece la stampa a quadrifogli, sebbene "tra gli artigli del gatto", mentre le stampe di animali del 1981 si rincorrevano tra i diversi look. Per ottenere il senso di "agio e semplicità" che voleva emanasse la sua prima collezione Givenchy, Waight Keller ha deciso di celebrare l'allegria del suo fondatore. Ne sapremo di più a gennaio, quando arriverà la sua prima sfilata couture.

Balenciaga

Passiamo a Balenciaga e al suo ultimo accattivante capitolo nella narrativa creata da Demna Gvasalia. Dal momento in cui lo stilista ha preso le redini del marchio nel 2015, il direttore creativo georgiano ha dato vita a una vera e propria rivoluzione. Dal branding alle campagne pubblicitarie, è Balenciaga che si è adattata a Gvasalia, in tutto. Ma lo stilista non ha solo istituito una nuova visione; ha anche saputo rendere omaggio al passato del brand—celebrando ad esempio il centesimo anniversario Balenciaga con nove abiti haute couture che erano andati persi negli archivi e che per l'occasione sono stati ricreati da zero. Per la primavera/estate 18, Gvasalia si è invece ancorato al qui e ora. "È l'oggi ciò di cui volevo parlasse la collezione. Delle cose che mi piacciono e che per me hanno un valore," ha spiegato nel backstage. Indossava una felpa dell'FBI, sembrando davvero un investigatore sul campo. "Volevo che fosse più Demna e meno Cristóbal, questa volta. Questo sono io, e questa è la mia storia per Balenciaga." No, lo stilista non si sente più ammanettato al passato. L'archivio Balenciaga è senza dubbio sterminato, ma Gvasalia ha capito che il mondo lo è molto di più. "A volte, mi sono sentito oppresso dall'eredità della maison, ma oggi questo sono davvero io." Questo è l'oggi.

Balenciaga

"All'inizio, mi sono concentrato su immagini della società borghese, qualcosa che non conosco, per poi tornare a qualcosa che invece conosco molto bene, cioè lo streetwear," ha spiegato. Dai pezzi forti del nostro guardaroba al ciarpame da turisti, dalle ciabatte più comode di sempre alle stampe di screen-saver usate su pantaloni e stivali, questa è stata una collezione che ha sottolineato le infinite possibilità di prodotti e oggetti immediatamente riconoscibili. L'unione di più capi a creare nuove shilouette ha rivelato all'osservatore un'astuta maestria sartoriale, che a prima vista poteva essere scambiata per uno styling ingegnoso. Trench abbinati a smanicati, camicie da notte con sottovesti leopardate, camicie con maniche usate come sciarpe, giubbotti e giacche di pelle fuse insieme: una serie di look due-in-uno e multifunzionali. E mentre Gvasalia reinterpretava il mondo che lo circonda, le banconote hanno fatto la loro comparsa su camicie e abiti, così come quelli che sembravano sfondi del vostro pc e pagine di giornale.

Balenciaga

"Abbiamo creato storie e dato vita alle nostre personali fake news," ha spiegato. "Ma sono fake news buone, perché di fake news negative ne esistono già a sufficienza," ha ironicamente dichiarato. L'elemento che ha più fatto parlare di sé in questa sfilata è stata sicuramente la collaborazione con Crocs, in cui la quotidianità si è fatta migliore amica della fantasia. "La moda è un riflesso del modo in cui viviamo. Volevo catturare la sensazione che si prova quando sentiamo che qualcosa di brutto sta per accadere." In pericolo, Demna ha dato il meglio. Mentre si diverte a stare in equilibrio sul filo del rasoio del buongusto, senza curarsi di ciò che l'opinione pubblica reputa bello o brutto, atteso o scioccante, Demna sta forgiando il suo stesso futuro per la maison costruita da Cristóbal.

Valentino

"Volevo riportare in vita un po' del glamour anni '80 a cui il Signor Valentino era tanto legato," ha spiegato invece Pierpaolo Piccioli dopo aver presentato la sua collezione Valentino primavera/estate 18. "In quegli anni, ha saputo aggiungere una patina scintillante alla vita quotidiana, ed è esattamente quello di cui abbiamo nuovamente bisogno oggi." Desideroso di fuggire dalle minacce e dalla paura del mondo odierno, il Valentino di Piccioli brama la fantasia. Ispirato dall'Orlando Furioso dell'Ariosto, così come dalle immagini arrivate dalla missione NASA Apollo 8, il direttore creativo della maison ha guardato alla luna per trovare il modo di osservare la terra da un nuovo punto di vista. Al moodboard c'era anche questa citazione dell'astronauta William Alison Anders: "Siamo arrivati fin qui per esplorare la luna e la cosa più importante che abbiamo scoperto è stata invece la Terra."

Valentino

Per la sfilata, Piccioli si è immerso negli archivi Valentino e ha concentrato i suoi sforzi sul re-immaginare il familiare, l'abitudinario. "Vi ho trovato, ovviamente, molta moda, creazioni Valentino d'epoca, balze e simboli. Ma il mio obiettivo era studiare questi elementi da una prospettiva diversa, rendendo straordinarie anche le cose più ordinarie." Quindi pantaloni cargo e giacche, top senza maniche e abiti reinterpretati (anche) metaforicamente. I volumi sono cambiati, i dettagli modificati, i ricami hanno raccontato e il PVC illuminato. Una collezione che ci ha ricordato un mondo parallelo che aspetta solo di essere esplorato e abitato. Per questo direttore creativo, la moda è un esercizio di fantasia a corpo libero, una mente geniale che si sente felice solo quando ha la possibilità di trasformare l'ordinario in straordinario.

Celine

Lo stesso vale per Phoebe Philo e Céline. Artigiana e attenta al dettaglio, la stilista eleva da lungo tempo il quotidiano, portando la magia anche nella vita di tutti i giorni. Durante i suoi nove anni al timone del marchio, non ha mai smesso di ridefinire ciò che indossano e sognano d'indossare le donne per cui crea abiti. Sotto la sognante tenda disegnata da Smiljan Radic, che sembrava oscillare nell'autunno parigino, Philo ha dato il meglio, presentando esattamente il guardaroba che ogni donna del 21esimo secolo vuole. "Ho iniziato personalizzando i trench, modificandone i volumi, le proporzioni e il modo di indossarli," ha spiegato. E quindi in passerella tanti trench tagliati, incollati e modificati. Chic e perfetti, non è neanche il caso di sottolinearlo.

Celine

"Ho ripensato alla donna Céline degli anni '70. All'idea che quella donna è una delle ragioni per cui desideravo così tanto lavorare da Céline." Comunque, nonostante abbia voluto tenere ben presente chi fosse quella donna sfogliando le campagne pubblicitarie di quegli anni, quanto visto in passerella nulla aveva a che fare con il That 70s Show. Quella donna ha infatti subito un profondo cambiamento nelle mani della Philo, e appartiene adesso al qui e ora, non più al passato. E mentre in sottofondo la voce di Mary J. Blige cantava You Bring Me Joy, sui volti del pubblico non si vedevano che sorrisi. "Volevo che fosse una collezione ottimista," ha spiegato Philo. "Era una questione personale. È stata quasi una celebrazione. Se c'è qualcosa da dire in questo momento, che sia almeno detto con amore. Lasciamo che sia gioioso." La collezione è stata una celebrazione, ma dell'artigianalità di casa Céline. Quelle che sembravano camicie stampate a righe con pantaloni abbinati erano in realtà singoli pannelli uniti insieme gli uni agli altri con metodo e infinita pazienza. Una delle giacche in pelle aveva decorazioni di conchiglie che hanno richiesto dieci giorni di lavoro negli atelier Céline. È stata chic. È stata felice. È stata Céline. È stata Phoebe Philo. Mentre molti direttori creativi scelgono oggi di trasformare i brand per cui lavorano in copie di se stessi, dovrebbero forse osservare con più attenzione come la Philo ha saputo ridecorare con gusto un marchio di lusso ormai 70enne.

Alexander McQueen

Altra fonte d'ispirazione è stata Sarah Burton per Alexander McQueen. Dopo il suicidio di Lee McQueen nel 2010, Burton—che lavorava al suo fianco già da 14 anni—è stata il suo ovvio successore, ma il suo compito di uscire dall'ombra e creare un nuovo percorso basato su quanto fatto in precedenza da un vero genio creativo non era affatto semplice. La sua risposta è stata creare un nuovo percorso. Ogni singolo passo intrapreso da allora è stato analizzato sin nei minimi dettagli negli ultimi sette anni, e le sue modifiche, sempre in linea con l'eredità del fondatore, hanno saputo lasciare una traccia indelebile sulla maison grazie a poetiche collezioni che continuano a ispirarsi all'arte, alla storia e all'artigianalità britannica.

Alexander McQueen