Photography Alastair Mclellan. Fashion director Edward Enninful. The Gods Gift Issue, 293. Nov 2008

alaïa racconta alaïa

Dieci lezioni da cui tutti possiamo imparare qualcosa.

di Steve Salter
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24 novembre 2017, 4:08pm


Photography Alastair Mclellan. Fashion director Edward Enninful. The Gods Gift Issue, 293. Nov 2008

"Voglio essere ricordato come un piccolo ragazzo cattivo," dice Azzedine Alaïa a Colette Roussaux nel numero di i-D The Gallery Issue (208, aprile 2001). "Sono come i nomadi, sempre di passaggio. Quando attraverso un luogo, non mi resta altro da fare. Cerco di portare tutto con me," continua. "Il lavoro è diverso, non è qualcosa di intimo. Non ho nulla da nascondere. Mi piace essere riservato su alcune cose, ma vengo riconosciuto per il mio lavoro. Perché la gente dovrebbe essere interessata al fatto che io dormo in un letto a baldacchino insieme ai miei cani? Perché qualcuno vorrebbe sapere che mi cambio vestaglia tre volte al giorno perché i cani la sporcano? Se venissi giudicato secondo questi parametri sarebbe un vero disastro! Ho fatto alcune cose molto interessanti e non rimpiango nulla. Voglio solo essere amato..."

E lo sarà. Continuando a sfidare i dogmi della moda, le sculture in tessuto di Azzedine Alaïa rimarranno a lungo tra i più amati dell'ultimo secolo. E lo stesso vale per il suo spirito indipendente. L'industria ha celebrato la sua maestria sartoriale, le sue iconiche silhouette e l'ammirazione sconfinata che aveva per le donne, raccontandone storie che testimoniano la generosità, l'ironia e l'amore per la vita dello stilista. Sì, ha realizzato abiti eccezionali, ma era un essere umano altrettanto eccezionale e per questo abbiamo deciso di condividere 12 citazioni di Alaïa che ci rivelano dieci lezioni da cui tutti dovremmo e potremmo imparare.

Fotografia di Alasdair McLellan, Fashion Director Edward Enninful, The Wild Women Do Issue, numero 274, marzo 2007.

1. Combatti per trasformare i tuoi sogni in realtà. Azzedine nacque in Tunisia negli anni '40 ed era figlio di due agricoltori. Le sue origini non gli hanno però impedito di creare abiti che rimarranno per sempre l'emblema di come un abito dovrebbe essere drappeggiato, un capospalla costruito e una gonna modellata sul corpo.
“Non sono io che ho imparato quest'arte. È la professione sartoriale che si è avvicinata spontaneamente a me. Ho iniziato come scultore negli anni della scuola d'arte, che frequentavo di nascosto da mio padre. Pensava che io frequentassi un normale liceo, ma io il liceo l'avevo abbandonato da un po'. Non potevo portare a casa i materiali di cui avevo bisogno, quindi lasciavo tutto lungo la strada di ritorno da scuola e la mattina riprendevo le mie cose. Intanto, avevo sempre più bisogno di soldi e nella mia zona c'era una sarta che cercava qualcuno che la aiutasse con le rifiniture. Quando sono andato a trovarla, ho detto che gli abiti li avrebbe cuciti mia sorella e lei ha accettato. Portavo a casa gli abiti e passavo le notti cucendo. Erano piccolezze, ma non era così male."

2. Segui le tue idee, ignora quello che l'establishment si aspetta da te e crea al tuo ritmo. Alaïa si rifiutava di seguire il calendario delle Fashion Week, metteva continuamente in discussione il sistema e non aveva paura di dire la sua opinione. Per questo, verrà sempre ricordato come una forza indipendente.
"Voglio sempre migliorarmi e non c'è mai abbastanza tempo per farlo, ma non ho intenzione di fermarmi finché non lo troverò. Quelle date sono scioccanti per me. Le donne neanche entrano più nei negozi prima dell'inizio della stagione, hanno paura che si potrebbero perdere qualcosa in passerella."

"La mia passione? La pittura, la scultura e gli esseri umani. Credo moda perché è il mio lavoro. Ci sono molte cose nell'industria che oggi mi danno fastidio. È diventata una sorta di corte medievale in cui lottano forze rivali. Si sta davvero esagerando. O ci sei dentro o la segui, in un certo modo. E io non voglio far parte di questo sistema e conformarmi a tutti gli altri, non voglio adattare il mio modo di lavorare. La moda si muove troppo velocemente oggi.

3. "Less is more" quando si tratta di vera moda. Alaïa creava solo quando e come voleva e ne sentiva la necessità.
"Credo che vengano prodotte troppe collezioni. Ci sono le pre-collezioni, le collezioni principali e le collezioni speciali. Non capisco come le donne possano tenere il passo con questi ritmi. È meglio prendersi più tempo e cercare di curare di più i dettagli. Oggi non ci sono stilisti che danno il meglio di sé in ogni stagione. È impossibile, perché non hanno abbastanza tempo. Non appena una collezione esce, bisogna già iniziare a lavorare a quella successiva."

4. Mai sottovalutare il potere della seduzione. Sesso, bellezza ed eleganza erano tutto per Alaïa.
"Ho sempre fatto abiti che fossero seducenti. Per quale altro motivo avrei dovuto realizzarli? Una donna non spenderebbe mai una barca di soldi per una minigonna se non fosse estremamente sexy. Quale sarebbe lo scopo, altrimenti?

5. Lo shopping è una terapia. Nell'atelier di Alaïa, parlare degli ultimi acquisti era praticamente un dovere.
"Anche io devo tirarmi su di morale ogni tanto. Quindi faccio venire qui le ragazze e dico loro: 'Usciamo e facciamo del bene all'economia!' Se nessuno poi spendeva neanche un centesimo, ecco, quella per me era un'uscita fallimentare."

6. Perché andare al lavoro quando puoi lavorare da casa? Alaïa non credeva nell'orario da ufficio e disegnava principalmente di notte.
"Ho sempre vissuto nello stesso posto in cui lavoravo. Per me è un incubo pensare che potrei dover prendere la metro o camminare per arrivare al lavoro. Spesso lavoro fino a tardi, ma essendo a casa nell'istante in cui smetto posso rilassarmi. Se non fosse così, dovrei prepararmi per il viaggio di ritorno e tutto il resto, sarebbe un disastro. E poi io lavoro spesso di notte, il che complica ulteriormente le cose.

Fotografia di Alastair Mclellan, Fashion director Edward Enninful, The Gods Gift Issue, numero 293, novembre 2008

7. Conosci la storia e impara dai tuoi eroi. Alaïa aveva un'ammirazione quasi sconfinata per Paul Poiret, l'eroe che nel 20esimo secolo liberò le donne dai corsetti. Come Poiret, anche Alaïa ha passato la vita inventando e plasmando nuova arte, dando vita a un nuovo, rivoluzionario approccio alla creatività.
"Paul Poiret è una delle persone più importanti nella storia della moda. Non possiamo ignorare il suo lavoro, il modo in cui ha liberato il corpo delle donne e tutte le sue invenzioni. Quando era in vita era molto conosciuto, più di Coco Chanel addirittura. Sua moglie Denise Boulet era la sua musa, una donna molto moderna ed elegante. Ancora oggi i suoi abiti sono esempi a cui ispirarsi."

8. Alaïa non credeva di dover ripartire da zero per ogni collezione. Continuava a lavorare sulle stesse silhouette fino a raggiungere la perfezione.
"Per me è estremamente importante che i capi che sto realizzando continuino a essere perfetti anche nel futuro. Non sto cercando di fare una rivoluzione; vivo in una rivoluzione costante. Dopo aver pensato alla forma cerco di continuare a sviluppare l'idea. Lavoro pensando a come sembreranno i miei abiti tra vent'anni. Questo è quello che ha fatto Chanel e questo è il motivo per cui Chanel gode ancora di un successo virtualmente infinito, dopo tutti quesi anni. Coco ha avuto un lampo di genio e ha poi continuato a lavorarci su.”

9. Sii il tuo stesso maestro. Alaïa aveva un paio di assistenti, ma passava enormi quantità di tempo nel suo studio. Alaïa era lo studio e lo studio era Alaïa.
"Sono io a creare i modelli e a fare poi tutte le modifiche successive. Sono anche coinvolto nella parte commerciale del mio marchio, dall'inizio alla fine. Controllo anche la parte produttiva, che è forse ciò che amo meno fare, ma è troppo importante per essere delegato.”

10. Ricorda la vita non è solo moda. Alaïa era circondato da persone buone, conversazioni ottime e cibo gourmet. La casa di Alaïa era il nido di una famiglia allargata, che arricchiva profondamente chi aveva la fortuna di farne parte. I pranzi e le cene che organizzava nella sua cucina sono rimasti una leggenda nella storia della moda. Nel numero di i-D The Collector’s Issue, la scrittrice Anna Laub ha raccontato com'è essere stata invitata nel tempio privato di Alaïa.
"Per alcuni, lusso significa avere un sacco di soldi e una bella macchina, ma per me non significa nulla. Che cos'è tutto questo senza un buon piatto di cibo? Per me, il lusso è di essere in grado di fare esattamente ciò che si desidera ogni giorno. E quello che desidero io ogni giorno è avere un grande piatto di spaghetti davanti da dividere con amici e familiari.”

Fotografia di Daniel Jackson, Styling Marie Chaix, The Head, Shoulders Knees and Toes Issue, numero 307, estate 2010


Crediti delle citazioni


1. Azzedine Alaïa in conversazione con Colette Roussaux, i-D, The Gallery Issue, No. 208, April 2001
2. Azzedine Alaïa in conversazione con Rebecca Voight in The Survival Issue, No. 113, February 1993. Azzedine Alaïa in conversazione con Colette Roussaux, i-D, The Gallery Issue, No. 208, April 2001
3. Azzedine Alaïa in conversazione con Rebecca Voight, The Upbeat Issue, No. 264, March 2006
4. Azzedine Alaïa in conversazione con Colette Roussaux, i-D, The Gallery Issue, No. 208, April 2001
5. Azzedine Alaïa in conversazione con Rebecca Voight, The Upbeat Issue, No. 264, March 2006
6. Azzedine Alaïa in conversazione con Sarah Hay, The God’s Gift Issue, No. 293, November 2008
7. Azzedine Alaïa in conversazione con Sarah Hay, The God’s Gift Issue, No. 293, November 2008
8. Azzedine Alaïa in conversazione con Anna Laub, The Collector’s Issue, The Gallery Issue, No. 208, Winter 2013
9. Azzedine Alaïa in conversazione con Anna Laub, The Collector’s Issue, The Gallery Issue, No. 208, Winter 2013
10. Azzedine Alaïa in conversazione con Anna Laub, The Collector’s Issue, The Gallery Issue, i-D No. 208, Winter 2013. Azzedine Alaïa talking to Anna Laub, The Collector’s Issue, The Gallery Issue, i-D No. 208, Winter 2013

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