Reamerei è il brand italiano che arriva da un futuro cyber-kitsch

"Immaginate un bambino che apre il guardaroba della nonna, vi scopre un portale multidimensionale e decide di varcarlo: dall'altra parte troverebbe Reamerei."

di Giorgia Imbrenda
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29 aprile 2020, 10:50am

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Reamerei, brand emergente nato in Italia. I fondatori Enrico Micheletto, Marzia Geusa e Davide Melis hanno frequentato l'Accademia di Belle Arti, e dopo la laurea, nel 2018, decidono di dare vita a Reamerei: brand narrativo che va a rielaborare le forme del corpo con realizzazioni grafiche che includono ampi volumi, silhouette malinconiche, figure reali e surreali.

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di EGONlab, brand emergente nato a Parigi grazie al fortuito incontro tra i due fondatori, Kévin e Florentin. Tra loro è stato un vero colpo di fulmine, e in concomitanza con la loro storia d'amore è nato anche EGONlab, un laboratorio creativo che vuole combinare moda e cultura sociale.

Colorato, ma dal DNA punk, il guardaroba che questo brand propone è principalmente maschile, adattandosi però a tutti i corpi e le età. Il loro obiettivo è quello di creare pezzi unici, senza tempo per forma e design, che si facciano ricordare per la componente sartoriale, mirando in ultima analisi a offrire definizioni alternative di mascolinità nella società contemporanea.

Abbiamo incontrato virtualmente Kévin e Florentin per farci raccontare la loro avventura, sia sentimentale che di business.

Noi li abbiamo incontrati per farci raccontare la loro avventura.

Reamerei intervista brand abbigliamento

Ciao, raccontatemi di voi. Come vi siete conosciuti e com’è nato Reamerei?
Ci siamo conosciuti all'Accademia di Belle Arti, dove frequentavamo lo stesso corso. Siamo uniti da una forte amicizia e complicità. Reamerei è nato dal desiderio di dare vita da zero a qualcosa di nuovo, di lanciarci e comunicare il nostro punto di vista,.

Da dove arriva il nome Reamerei?
Il nome Reamerei è nato in un momento di magia e confusione, e ne celiamo gelosamente il significato. Quello che possiamo dirti è che il suono della parola descrive alla perfezione quello che proponiamo: rimanda alla fusione di “reame” e “amore”, inoltre fa pensare a un verbo al condizionale, anche se non esiste.

Reamerei intervista brand abbigliamento

Nonostante il vostro brand sia nato appena un paio d'anni fa, ha una sua identità estetica molto forte, che disegna un possibile futuro in chiave distopica. Come avete sviluppato la visual identity di Reamerei?
Immaginate un bambino che apre il guardaroba della nonna, vi scopre un portale multidimensionale e decide di varcarlo: dall'altra parte troverebbe Reamerei. Vogliamo dare una dimensione narrativa a ogni capo che realizziamo, così che possa veicolare una riflessione sul quotidiano. In questo percorso ci lasciamo guidare da molti riferimenti: il concetto di eterotopia di Foucault, le icone della seconda metà del Novecento come Giuni Russo e Cicciolina, ma anche i misteri dello spazio. Siamo sempre stati affascinanti dal retrofuturismo, e per questo vogliamo offrire un’idea di futuro cyber-kitsch che superi la disillusione e recuperi un ottimismo genuino.

Sul vostro profilo Instagram, così come su alcuni capi, appaiono disegni che risultano pop e inquietanti insieme. Come sono nati? Chi è l’artista che li ha realizzati?
Realizziamo noi, a mano, tutte le stampe presenti sui nostri pezzi. Nascono con l'intenzione di riscrivere l’idea di “femminile”, che viene da sempre demonizzata. Mescolando dolore e orgoglio, vogliamo invece celebrare questo concetto in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue infinte possibili interpretazioni, augurandoci che in futuro qualsiasi etichetta di genere venga rimossa e perda di senso.

Reamerei intervista brand abbigliamento

Anche a livello di linee e design siete piuttosto coraggiosi, pur proponendo sempre capi indossabili. Penso ai volumi esagerati e alle spalline imbottite, ad esempio. Perché avete preso questa direzione?
Le spalle sono una delle parti del corpo più affascinanti, e sono decisive nella costruzione della nostra estetica. Ci interessa osservare come un capo strutturato possa alterare la figura del corpo nello spazio, trasformarla, conferirle importanza e al contempo celarla.

Parlando invece di tessuti, quali sono le linee guida che seguite?
Finora siamo stati affascinati da tessuti che solitamente vengono utilizzati per l’arredo, dandogli una nuova interpretazione. Al momento stiamo lavorando a un progetto in cui sarà protagonista il denim upcycled. Vogliamo proseguire nella direzione dei materiali riciclati, quindi anche per i nostri pezzi unici utilizziamo materiali di qualità e quasi sempre di scarto.

Reamerei intervista brand abbigliamento

Quanto conta per voi il made in Italy e la sartorialità?
Per quanto ci riguarda sono fondamentali. Siamo attentissimi alla ricerca e alla cura dei dettagli, all'importanza di indossare un capo realizzato col tempo e la cura necessari, che sia studiato nei minimi particolari e possa essere tramandato.

Se doveste scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero? E in quale ristorante li portereste?
John Galliano, Vivienne Westwood e, se potessimo tornare indietro nel tempo, Alexander McQueen. Organizzeremmo una cena a casa, tra piantine profumate e vinili italiani.

Reamerei intervista brand abbigliamento

Cosa c’è nel futuro di Reamerei?
Reamerei si trova in una fase embrionale, sta prendendo vita proprio in questo periodo. La nostra indagine è appena iniziata. Vogliamo che sia un progetto collettivo, dinamico, in continua evoluzione. Abbiamo una visione etica dell’abbigliamento, che significa ritmo rallentato e superamento di generi e stagionalità. In questo momento di crisi profonda che sta attraversando l'intera società, tutte le nostre convinzioni vengono messe in dubbio, e sono queste le premesse fondamentali per innescare un cambiamento radicale, ora più che mai.

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Crediti

Testo Giorgia Imbrenda
Immagini su gentile concessione dell'ufficio stampa S2B press

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