Il regista di "Parasite" ci consiglia 10 film da vedere nel 2020

Reduce dal successo agli Oscar, Bong Joon Ho ci svela quali sono i registi e le pellicole da tenere d'occhio nei prossimi mesi.

di i-D Staff; traduzione di Benedetta Pini
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11 febbraio 2020, 10:03am

Bong Joon Ho, il regista del pluripremiato film Parasite - Palma d'Oro al Festival di Cannes 2019, diventando il primo cineasta coreano a vincerla, e poi miglior regia, miglior film, miglior film straniero e miglior sceneggiatura originale agli Oscar 2020 - è l'ospite d'onore del numero di marzo di Sight & Sound, il magazine ufficiale del BFI (British Film Institute), in qualità di vero e guest editor. Non solo ha condiviso le storyboard del film, ma ha anche scritto un articolo in omaggio al regista sudcoreano Kim Kiyoung (1919 - 1998), che con i suoi horror psicosessuali come The Housemaid (Hanyeo, 1960) e Woman Of Fire (Hwanyeo, 1971) ha esercitato un'enorme influenza sul lavoro di Bong Joon Ho.

Per festeggiare il suo ventesimo anniversario come regista, Bong ha pensato che fosse il momento giusto per proporre la sua selezione dei 10 filmmaker che secondo lui saranno al centro della scena cinematografica dei prossimi 20 anni.

"Siamo nel 2020, un numero che di per sé richiama un immaginario da film sci-fi," scrive Bong nel magazine. "Non mi interessa chiamare in causa questi registi per sollevare una discussione sul futuro del cinema, ma semplicemente per porre l'attenzione sui film che hanno già realizzato (anche se alcuni ne hanno girati solamente due o tre)". Ma, alla fine, tutto questo riguarda inevitabilmente anche il futuro del cinema. Perché molti di noi quando hanno visto il secondo film di Wong Kar-wai, Days of Being Wild (1990), sicuramente erano già stati rapiti da In the Mood for Love (2000). O quando ci siamo trovati davanti a Blood Simple (1985) dei fratelli Coen probabilmente eravamo già passati per Non è un paese per vecchi (2007), che sarebbe in realtà arrivato ben due decadi dopo.

"Quindi, cosa dovremmo aspettarci nei prossimi 20 anni dai 20 registi elencati qui sotto? L'immaginario compulsivo di Midsommar (2019), l'oceano nero come la pece che incontra lo sguardo mite di Asako (Asako I & II, 2018), la bellezza di The Lighthouse (2019) i cui raggi di luce in bianco e nero si stagliano su quell'oceano, le chiacchiere senza fine dei ragazzini dei film di Yoon Gaeun, quello sconvolgente miracolo cinematografico che è Lazzaro felice (2018). Che tipo di futuro per i loro registi fanno presagire questi lavori? Una cosa è certa: continueranno a girare film."

In questo estratto dall'articolo comparso sul magazine, la redazione di Sight and Sound ha scovato altri filmmaker non direttamente nominati dal regista coreano, ma che sicuramente tiene d'occhio, come Jordan Peele, Ari Aster e Robert Eggers (sì, Bong, ti abbiamo beccato), mettendo finalmente in luce alcuni autori ancora poco conosciuti, come la sudcoreana Yoon Ga-eun, la nostra Alice Rohrwacher e il giapponese Hamaguchi Ryusuke.

Alma Har’el
Nazionalità: Israelo-americana
Film selezionati: Bombay Beach (2011), LoveTrue (2016), Honey Boy (2019)

La regia dalla verve sinuosa ed esuberante di Har’el era evidente fin dal suo primo videclip musicale girato per la band Beirut e per altri progetti, ma è stato il suo primo lungometraggio, Bombay Beach -- un documentario ambientato sulle sponde del lago Salton Sea, nel Sud della California, dove i protagonisti hanno dato sfogo ai loro sentimenti in numeri di breakout dance --, ad aver messo in chiaro che ci troviamo di fronte a una filmmaker che non ha la minima intenzione di stare dentro agli schemi. Ed è per questo che ha trovato una sintonia con Shia LaBeouf, che ha recitato nudo nel suo video per il brano dei Sigur Rós Fjögur Píanó, ha prodotto il suo secondo documentario LoveTrue -- un altro trittico performativo che questa volta esplora gli enigmi dell'amore giovanile negli Stati Uniti -- e ha collaborato come scrittore e attore (nel ruolo del proprio padre abusivo) al suo dramma autobiografico su un'infanzia traumatica, Honey Boy. La stravaganza formale di Har’el si è rivelata un modo per trasmettere l'urgenza dei suoi sentimenti. La filmmaker ha lasciato un segno anche nel campo pubblicitario, non solo vincendo svariati premi, ma anche sviluppando la sua campagna #FreeTheBid per rendere l'industria più inclusiva verso le registe donne.

Rose Glass
Nazionalità: Inglese
Film selezionati: Moths (2010, cortometraggio), Storm House (2011, cortometraggio), The Silken Strand (2013, cortometraggio), Room 55 (2014, cortometraggio), Bath Time (2015, cortometraggio), Saint Maud (2019)

Glass è uno dei talenti inglesi da tenere d'occhio, ha rielaborato con audacia gli stilemi del genere horror in un modo che Bong approverebbe di sicuro. Ispirata dal maestro degli effetti speciali Ray Harryhausen, ha iniziato a girare video amatoriali da adolescente, prima di entrare alla National Film and Television School nel 2014. I suoi cortometraggi si sono ritagliati uno spazio tutto loro nell'horror contemporaneo, spesso focalizzandosi sulle protagoniste donne: Room 55 esplorava la presa di coscienza nei confronti della propria sessualità vissuta da una casalinga inglese degli anni '50, mentre Bath Time riguardava una donna affetta da un disturbo d'ansia. Il suo primo lungometraggio, Saint Maud, è stato qualcosa di estremamente originale, che è stato presentato in vari festival l'anno scorso ed è uscito nelle sale inglesi a maggio 2019: un horror psicologico dalle tinte gotiche su un'infermiera (Morfydd Clark) che diventa ossessionata dall'idea di salvare l'anima di una danzatrice narcisista affetta dal cancro (Jennifer Ehle).

Alice Rohrwacher
Nazionalità: Italiana
Film selezionati: Corpo Celeste (2011), Le meraviglie (2014), Lazzaro Felice (2018)

La favola sognante e misteriosa di un delicato coming-of-age firmato da Alice Rohrwacher, Corpo Celeste, contiene i tratti distintivi di tutto il suo cinema: un mix di realismo magico e neorealismo, personaggi ingenui e innocenti che si battono contro colossi corrotti e un ritratto affascinante del mondo di tutti i giorni immortalato dalla fotografia in 16 mm di Hélène Louvart. I suoi due successivi lungometraggi hanno ancora di più il sapore di una fiaba. Le Meraviglie (che ha vinto il Gran Premio della Giuria a Cannes) vede sua sorella Alba nel ruolo di una madre di una famiglia di apicoltori decisamente sconnessa dalla società, i cui legami interni iniziano a logorarsi quando una delle figlie recita in un reality show televisivo. Lazzaro Felice porta avanti la riflessione sulla frattura che intercorre tra la vita agricola e moderna, e contiene uno dei più sconvolgenti plot twist -- e carrellate -- che riusciamo a ricordare.

Hamaguchi Ryusuke
Nazionalità: Giapponese
Film selezionati: Passion (2008), The Depths (2010), Touching the Skin of Eeriness (2013), Voices from the Waves (2013), Storytellers (2013), Happy Hour (2015), Asako I & II (2018)

Il film portato come tesi di laurea da Hamaguchi, Passion, era in competizione al Tokyo FILMeX Festival del 2008 e da allora il filmmaker si è sempre fatto notare, ma la sua esplosione a livello internazionale è arrivata nel 2008 con Happy Hour, un racconto epico -- della durata di quasi cinque ore e mezza -- di quattro amiche. Con la sua quiete naturale e scene in parte improvvisate, il film suggerisce immediatamente una somiglianza con i lavori di Jacques Rivette. Alle premesse di Happy Hour Hamaguchi ha dato una forma più concreta con Asako I & II, un racconto romantico sulla memoria e la delusione amorosa basato su un romanzo di Shibasaki Tomoka. Asako è una donna che si innamora perdutamente di un uomo attraente ma grezzo, che la lascia immediatamente dopo esserci andato a letto. Due anni dopo incontra una persona che sembra identica all'uomo che l'ha lasciata, ma con una personalità opposta. Sempre audace, spiazzante e sorprendente, i lavori di Hamaguchi ti spingono a immaginare dove potrebbe portarti, curiosi di seguirlo per scoprire dove andrà.

Mati Diop
Nazionalità: Francese
Film selezionati: Atlantique (2009, cortometraggio), Big in Vietnam (2012, cortometraggio), A Thousand Suns (2013, cortometraggio), Atlantics (2019)

Diop ha catturato l'attenzione su di sé quando ha interpretato il ruolo della figlia nel film di Claire Denis 25 Shots of Rum (2008), e da quel momento ha sempre recitato e anche diretto. I suoi film sono un ibrido di finzione e documentario, spesso incentrati sull'immigrazione e caratterizzati da un senso di atmosfera spettrale. Atlantiques, che racconta del viaggio di un ragazzo dall'Africa Occidentale all'Europa, ha vinto il Tiger Award a Rotterdam. Per A Thousand Suns ha ingaggiato l'attore protagonista dell'epocale Touki Bouki (1973) girato da suo zio, il grande pioniere del cinema senegalese Djibril Diop Mambéty. Il suo primo lungometraggio di finzione, Atlantics, vincitore del Grand Prix a Cannes, è un'espansione del suo primo cortometraggio, ma ribaltandone il focus per raccontare una storia fiabesca di immigrazione dalla prospettiva insolita delle sorelle, madri e amanti abbandonate. L'uso ispirato di Diop del supernaturale per enfatizzare il suo senso di perdita è stupefacente anche in un momento storico in cui molti registi stanno affrontando lo stesso tema.

Yoon Ga-eun
Nazionalità: Coreana
Film selezionati: Proof (2010, cortometraggio), Guest (2011, cortometraggio), Sprout (2013, cortometraggio), The World of Us (2016), The House of Us (2019)

Una delle più sorprendenti filmmaker donne della nuova generazione in Corea. Il suo lavoro è caratterizzato dalle sue riflessioni infime e profonde sulle vide di bambini e adolescenti -- un soggetto di cui Yoon si occupa anche fuori dal set, in qualità di oratrice ai cineforum di alcune scuole di Seoul e come guida presso il Korean Film Museum. Il riconoscimento internazionale è arrivato nel 2011, quando Guest è diventato il primo film asiatico della storia a vincere il Grand Prix al festival di cortometraggi di Clermont-Ferrand; poi, nel 2013, Sprout ha vinto il premio come Miglior cortometraggio a Berlino. Il suo primo lungometraggio, The World of Us, indaga il mondo interiore di una ragazza di 10 anni, molto sola e vulnerabile, dotata di una grande empatia. Il film dello scorso anno, The House of Us, racconta invece di tre amici di 12 anni che trascorrono insieme un'estate, riuscendo a inscenare una meravigliosa performance grazie ai uoi giovanissimi attori.

Jordan Peele
Nazionalità: Americana
Film selezionati: Get Out (2017), Us (2019)

In quanto metà del duo di commedianti Key & Peele, Peele ha già dimostrato che è in grado di scrivere scene che sanno andare dritto al punto delle questioni del giorno con grande intelligenza, unita alla sua rabbia e anche alla sua ilarità. In ogni caso, Get Out è stato qualcosa di diverso, un brillante "thriller sociale", come lo stesso Peele l'ha definito, che muove una critica dalla lucidità dirompente contro il razzismo ancora diffusissimo in un'era che millanta di essere molto più liberale di quanto non sia. L'anno scorso Us ha parlato ancora dei nostri tempi, con un'intelligenza che pochi altri film hanno. Grazie alla sua collaborazione con la Monkeypaw Productions, Peele sta anche esercitando un'influenza decisiva nella maggiore diversità dell'industria culturale: per quanto riguarda il cinema, producendo film come BlacKkKlansman di Spike Lee e il remake di Candyman di Nia DaCosta che sta per arrivare, per la televisione, invece, per l'atteso Lovecraft Country e il reboot di The Twilight Zone a cui sta lavorando Peele. Chi avrebbe mai immaginato che il geniale creatore di The Twilight Zone, Rod Serling, avrebbe riconosciuto in Peele come un animo affine al suo.

Ari Aster
Nazionalità: Americana
Film selezionati: The Strange Thing About the Johnsons (2011, cortometraggio), Munchausen (2013, cortometraggio), Hereditary (2018), Midsommar (2019)

"Ho incontrato Ari Aster una volta a New York. È un ragazzo unico. Amo il suo talento," ha dichiarato Bong Joon Ho, che non ha mai esitato a citarlo come uno dei registi assolutamente da vedere. Con i suoi cortometraggi -- soprattutto l'incredibilmente sicuro di sé The Strange Thing About the Johnsons -- e i suoi due lungometraggi all'attivo, Aster ha dato al cinema horror nuova forza, proprio come Jordan Peele. Hereditary è stato definito uno dei film più spaventosi degli ultimi anni, per via della terrificante storia familiare che racconta, con tanto di arrampicata sulle pareti e al centro la performance sbalorditiva di Toni Collette. Il film successivo, Midsommar, ha confermato che il suo debutto non era un caso isolato: un horror luminoso e, ancora una volta, con una performance eccezionale, a questo giro di Florence Pugh. Aster ha dichiarato che ora il suo piano è quello di muoversi verso altri generi. Scommettiamo che riuscirà a creare un genere tutto suo, proprio come Bong.

Chloé Zhao
Nazionalità: Americana/Cinese
Film selezionati: Songs My Brothers Taught Me (2015), The Rider (2017)

Questo è l'anno in cui Chloé Zhao uscirà dalla nicchia. Con il suo film Marvel The Eternal, si unirà a Taika Waititi e Ryan Coogler nella categoria di registi indie che hanno fatto il salto con un film legato al franchise di un fumetto. Il racconto di supereroi immortali che combattono tra loro non poteva essere più distante dai suoi lavori precedenti, incentrati su ragazzi alle prese con le loro vite precarie nella terra di Trump, tutti girati con troupe ridotte all'osso e attori non professionisti. Songs My Brothers Taught Me è uno studio adombrato di malinconia sulla vita in una riserva nativo americana del Sud Dakota, ma allo stesso tempo è anche un ritratto commovente di un ragazzo che sogna di scappare via ma non riesce ad abbandonare sua sorella. Il suo secondo lungometraggio, The Rider, parla di un cowboy di nome Brady (interpretato da un vero mandriano, Brady Jandreau) che dopo un brutto incidente deve tornare nella riserva. Autenticità e intimità sono le colonne portanti di entrambi questi film. Nomadland dovrebbe venire alla luce proprio quest'anno: la narrazione del lato più vulnerabile dell'America occidentale nella forma di un road movie, con Frances McDormand nei panni di una nomade che vive in un furgone dopo aver perso tutto nella recessione del 2008.

Robert Eggers
Nazionalità: Americana
Film selezionati: The Witch (2016), The Lighthouse (2019)

La carriera di Robert Eggers ha seguito quel tipo di traiettoria che sognano tutti i filmmaker: un debutto dirompente -- il soprannaturale ed elettrizzante The Witch -- e il successivo The Lighthouse, con Willem Dafoe e Robert Pattinson nei panni di due guardiani di un faro negli anni '90 dell''800, presentato a Cannes lo scorso anno. Mentre Eggers si stava facendo largo nella scena, ha lavorato come production designer, ed è proprio la sua attenzione meticolosa per i dettagli visivi a rendere i suoi film così efficaci. In un momento storico in cui la tradizione dell'horror sta conoscendo una fase di rinascita, i suoi racconti storici dall'aura gotica e ricercata spiccano per via delle loro atmosfere angoscianti. Con The Witch Eggers ha gettato gli spettatori nella cruda realtà dei primi colonizzatori inglesi del Nuovo Mondo negli anni '30 del '600. In The Lighthouse è passato a una aspect ratio quasi quadrata, una palette monocromatica nera come il carbone e una colonna sonora pregna di cacofonie. Per citare la sua stessa sceneggiatura dal linguaggio colorito, il film "brilla come lo sperma di una balena."

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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