Fotografia di Guy Marineau. Christian Dior by Marc Bohan, collezione Haute Couture S/S 87.

Ode alla Bar Jacket, la giacca Dior che rivoluzionò la moda

Disegnata da Christian Dior in persona nel 1947, sconvolse l'opinione pubblica, per poi farla innamorare perdutamente di sé.

di Felix Petty
|
18 febbraio 2020, 11:34am

Fotografia di Guy Marineau. Christian Dior by Marc Bohan, collezione Haute Couture S/S 87.

La storia di Dior inizia, tecnicamente, durante la seconda settimana del dicembre 1946, quando Christian Dior fondò la sua omonima azienda con il sostegno dell'businessman Marcel Boussac, dopo un periodo come direttore di una galleria d'arte e poi alle dipendenze dei designer francesi Robert Piguet e Lucien Lelong, prima di essere chiamato a svolgere il servizio di leva obbligatorio.

Eppure, per l'opinione pubblica, la data ufficiale della nascita di questo brand è il 12 febbraio 1947. È in questo giorno infatti che si tenne la prima sfilata Dior, quando nacque il New Look e la moda riemerse dalle sue ceneri dopo le privazioni del periodo bellico. Il simbolo più duraturo di questo rinascimento rimane la Bar Suit, in tutta la sua struggente semplicità.

Si tratta di un completo che ha scritto la storia: giacca bianca in satin con spalle morbide e punto vita drammaticamente segnato, da cui partono le linee slanciate di una gonna nera a tulipano. È una silhouette che incarna e definisce l'eleganza stessa, oltre che i concetti di sensualità, modernità, purezza, gioventù e novità. Forse la moda stressa? A 73 anni dalla sua creazione, ha ancora la capacità di riassumere in sé tutti questi elementi.

1581504107413-Bar-suit-Haute-Couture-Spring-Summer-1947-collection-by-Christian-Dior-c-Associations-Willy-Maywald-_-ADAGP-2020
Christian Dior Haute Couture S/S47. Fotografia di Willy Maywald

Per celebrare la Bar Jacket, Dior lancerà una collezione permanente—chiamata 30 Montaigne, come l'indirizzo del primo atelier di Christian Dior dove si tenne quella prima, storica sfilata—di cui proprio questa giacca è la protagonista indiscussa.

L'Archivio Dior si trova dall'altra parte della strada ed è gestito da Soizic Pfaff, che lavora ormai da 46 anni nella maison. Nella lunga storia di Dior, l'archivio è relativamente recente: si è iniziato a organizzarlo davvero solo dopo l'acquisto del brand da parte di Bernard Arnault per la cifra simbolica di un franco, quando la compagnia era sull'orlo della bancarotta. Arnault mise in piedi la prima retrospettiva Dior nel 1987 in occasione del 40esimo anniversario dalla sua nascita, e presto capì che il potenziale inespresso della storia legata a questa maison era virtualmente infinito.

1581504143996-Bar-suit-Haute-Couture-Spring-Summer-1947-collection-by-Christian-Dior-c-Photo-Pat-English
Christian Dior Haute Couture S/S47. Fotografia di Pat English.

I documenti erano molti, ma non c'era praticamente "nessun abito finito," spiega Soizic mentre sfoglia libri, cartelle, faldoni e riviste che raccontano la storia della maison e della Bar Jacket. Intuendo l'importanza del passato nello scrivere il futuro di un brand, Bernard Arnault ha deciso di catalogare i capi di haute couture più interessanti nella storia Dior. La prima donazione all'archivio, ancora agli albori, arrivò dalla collezione della Principessa Grace di Monaco—un inizio decisamente promettente. "Quello fu l'inizio di tutto," dice. "Poi continuammo a comprare pezzi, in un processo che continua ancora oggi." Soizic si muove sicura tra gli scaffali dell'archivio, i documenti che mi mostra sono affascinanti, raccontano i primi passi di Dior nel sistema moda, la sua espansione, il genio creativo e commerciale del suo fondatore, la sua abilità di sfruttare la stampa.

Ma la pietra miliare di questa storia è la Bar Jacket. Anzi, la Bar Suit, cioè il completo giacca + gonna presentato su quella passerella del 1947. Fu un successo immediato. Scioccante, seducente, intrigante e nuova. Era esageratamente modellata sulle forme del corpo femminile, quasi impressionista nel modo in cui enfatizzava le linee. "A Mister Dior non piaceva il modo in cui le donne vestivano durante la Guerra," spiega Soizic. "Voleva davvero cambiare tutto. Voleva più femminilità, eleganza, felicità. Voleva mostrare le curve del corpo umano."

1581504183671-Production-ledger-with-the-Bar-suit-Haute-Couture-Spring-Summer-1947-collection-by-Christian-Dior-c-Associations-Willy-Maywald-_-ADAGP-2020

"Prima di diventare un designer, voleva fare l'architetto," continua. "E la Bar Suit è l'espressione più pura di questa commistione tra discipline diverse." Uno dei grandi meriti dell'archivio, inoltre, è quello di descrivere con precisione come l'azienda fece successo proprio partendo da quella prima collezione. Christian Dior non voleva creare un impero della moda globale. "All'inizio no voleva creare una grande maison, voleva lavorare con poche clienti selezionate in giro per il mondo, donne ricche, eleganti e bellissime. Ma poi d'improvviso capì che il successo del suo brand poteva arrivare a molte più persone e così inizio a espandersi."

La Bar Suit fu una rivoluzione. Dior raddoppiò le sue dimensioni come azienda ogni anno tra il 1947 e il 1957, anno in cui il suo fondatore morì. Anche nel suo rapporto con la stampa Christian Dior era decenni avanti rispetto ai tempi in cui viveva: aveva capito come sfruttare i giornali dell'epoca per dare scandalo e far parlare delle sue creazioni. Così, ben presto, Dior arrivò negli Stati Uniti, a Londra, in Sudamerica (la prima vera boutique Dior fu aperta non a Parigi, ma in Venezuela) e Giappone.

1581504442766-dior-galliano-
Photography Guy Marineau. Christian Dior by John Galliano. Haute Couture SS09.

Il suo primo libro Je Suis Couturier fu tradotto in sei lingue e diffuso anche a puntate su diverse riviste. Una critica in prima pagina, disse una volta, è meglio che un complimento nell'ultima. E se la visione iniziale della Bar Suit fu una rivoluzione, nei dieci anni successivi Monsieur Dior continuò a sfruttarne l'effetto. "Il design originale risale al 1947," spiega Soizic, "ma la sua popolarità fu tale che Monsieur Dior continuò a farvi riferimento, portandola in passerella anche nel 1950, 1955 e 1957, nella sua ultima collezione..."

Dopo la morte del suo inventore, la Bar Suit continuò ad acquisire trazione grazie alle rielaborazioni dei Direttori Creativi che si succedettero nella maison. Il suo impatto fu tale da rappresentare un cambiamento per l'intero sistema moda. Marc Bohan, Gianfranco Ferré e John Galliano studiarono tutti la Bar Suit durante i loro periodi al timone di Dior, ma è più lo spirito stesso di quel completo a riverberare ancora oggi, non tanto il suo design. È una sensazione di shock iniziale, a cui succede immediatamente una sensazione di femminilità ed eleganza; un look adattabile a diversi contesti, nonostante la forma così specifica.

1581504507100-dior-raf-simons
Christian Dior by Raf Simons. Haute couture AW12.

Soizic sfoglia insieme a me un libro dopo l'altro, indicandomi richiami alla Bar Suit in ognuno di essi. Bianco e nero, a volte più delicata, altre più concettuale; attillatissima o morbida, esagerata o sottilmente allusiva. Nella collezione Haute Couture S/S 91 disegnata da Gianfranco Ferré per Dior le spalle svolazzano libere, la gonna nera è sostituita da una cascata di bianco, trasformando il completo in un abito elegante. Qualche tempo dopo Galliano ne scolpì una nuova versione che parla di grandiosità, glamour e femminilità.

Ma forse le reinterpretazioni più moderne sono quelle di Maria Grazia Chiuri e Raf Simons. Quest'ultimo tentò di dare un taglio minimal alla Bar Suit, mordernizzandola, rendendola più pulita e dal taglio più netto, spingendola agli estremi della sua visione Dior. L'attuale direttore creativo, invece, ha scelto un punto di vista femminista, dando nuova morbidezza alle sue linee, rendendola meno altisonante e portandola in passerella insieme a t-shirt e scarpe basse, stemperandone la severità sostituendo il contrasto tra bianco e nero con sfumature di grigio più gentili. Ma anche adattandola, come successo durante la collaborazione con Grace Wales Bonner per la sfilata Cruise 2020 tenutasi in Marocco, in cui la Bar Suit è stata vista non come un relitto storico, ma come qualcosa di continuamente innovativo..

1581504597887-Forcement-dress-Haute-Couture-Spring-Summer-1991-collection-Christian-Dior-by-Gianfranco-Ferre-c-Guy-Marineau
Fotografia di Guy Marineau. Christian Dior by Gianfranco Ferre. Haute Couture SS91.

L'ultima lavorazione in ordine cronologico dona finalmente alla Bar Suit l'importanza rivoluzionaria che merita, inserendola al centro della collezione permanente della maison. Seguendo il modello di comunicazione messo a punto per il lancio della Saddle Bag, anche la Bar Suit verrà indossata da celebrità e influencer durante il Fashion Month—piano che Christian Dior, maestro nella manipolazione della stampa, avrebbe probabilmente non solo capito, ma anche apprezzato e da cui sarebbe stato affascinato. Questo completo tornerà dunque a essere virale e far parlare di sé, provando ancora una volta che questa giacca è tra le creazioni più versatili e durature nella storia del Fashion Design.

Quando chiedo a Soizic qual è in definitiva la caratteristica grazie alla quale la Bar Suit non solo sopravvive, ma cresce rigogliosamente da orma i 70 anni, mi risponde semplicemente: "La sua eleganza." Che attenzione, è però "un'eleganza che può trasformarti." Indossarla significa indossare qualcosa di potente e unico, un distillato di pura bellezza. Ci sono abiti che, quando li indossi, sembrano farti cambiare il modo in cui ci muoviamo nel mondo. Esattamente come la Bar Suit.

1581504646051-dior-mgc
Photography courtesy Dior. Christian Dior by Maria Grazia Chiuri, SS20 and Crusie 20.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

Tagged:
Christian Dior
Dior
storia della moda
Bar Suit
bar jacket