Abbiamo chiesto a 10 persone che lavorano nella moda com'è tornare sul set dopo il lockdown

Tra mascherine, guanti e protezioni monouso, la fase 3 è come scattare in una sala operatoria, ci hanno detto.

di Sumaia Saiboub
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25 giugno 2020, 4:00am

Siamo entrati nella fase 3 da più di una settimana, e piano piano stiamo cercando di capire come adattarci a questa nuova pseudo normalità. Possiamo finalmente dire addio all'autocertificazione, vedere parenti e amici quando vogliamo, spostarci tra città e regioni (quasi) come prima. Forse in molti speravano anche di lasciarsi alle spalle i dispositivi di protezione, soprattutto perché col caldo diventano simili a strumenti di tortura, ma fino ad almeno il 14 luglio dovremo ancora mantenere il distanziamento sociale e indossare obbligatoriamente la mascherina ogni volta che usciamo--e sì, continueremo a correre indietro in casa non appena ci rendiamo conto che non la stiamo indossando e tutti ci guardano male, giustamente.

E tutto questo vale ancora di più per quei creativi che per lavorare non possono prescindere dal contatto fisico con le persone, come make up artist, hair stylist, stylist, producer e fotografi. I mesi del lockdown sono stati difficili per loro, e nonostante alcuni abbiano provato ad adottare soluzioni in remoto--con esiti anche sbalorditivi--, sono stati tutti principalmente fermi e hanno visto i loro lavori in programma venire annullati o rimandati a data TBA.

Ora si può finalmente tornare sui set, ma niente è più come prima, e la mascherina è solo la prima, basilare norma di una serie di regole ferree a cui prestare un’attenzione maniacale. Tra personale ridotto all’essenziale, disinfettanti, guanti, visiere e altri dispositivi sanitari, il lavoro sul set, di per sé stressante e dal ritmo forsennato, si carica pure di ansia e paranoie legate al virus--avrò messo bene la mascherina? Mi sono forse toccato gli occhi con le mani senza farci caso? Ho disinfettato abbastanza la strumentazione? Ma c’è anche chi vede l’altra faccia della medaglia, e considera questa situazione come un’opportunità per rivedere certi approcci e modi lavorativi e offrire maggiore spazio ai professionisti locali.

Le teorie sono molte, e oscillano dalle più positive alle più drammatiche. Per farci un’idea degli umori e del clima che si respira tra i creativi freelance di Milano, la città d’Italia più colpita dalla pandemia, abbiamo contattato alcuni di loro che stanno tornando sul set proprio in questi giorni: due make up artist, due stylist, due fotografi e due producer. Ecco cosa ci hanno raccontato:

Daniele Lo Russo, make up artist e art director

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
È stato per la cover di un magazine, ed è stato molto strano: non ci siamo potuti salutare come avremmo fatto di norma, abbracciandoci, ma in compenso l’atmosfera era molto positiva. Nonostante le varie complicazioni dovute alle misure di sicurezza e protezione (distanze, personale ridotto, mascherine, visiere etc.) eravamo tutti molto felici di essere tornati a lavoro.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
Ho notato innanzitutto che si stanno sviluppando nuove forme di saluto confidenziale senza contatto fisico, come quella di allungare il gomito verso l’altro senza toccarsi. Inoltre, il personale è ridotto, non ci sono gli assistenti di ogni figura professionale, quindi ognuno deve lavorare il doppio e fare cose di cui normalmente non si occupa; per esempio ho dovuto fare il vento per creare movimento tra i capelli della modella, lol. E poi le protezioni: non siamo abituati a vedere persone al lavoro con mascherine, visiere in plexiglass e tute in TNT. Chi come me lavora anche con i social e posta contenuti direttamente dai set, sente molto la responsabilità di essere un buon esempio, di mostrare come gestire il lavoro in questo nuovo contesto.

Pro e contro di questa nuova situazione?
È un po’ difficile trovare dei pro, ma ho notato è che il lockdown ha tolto di mezzo molto stress e frenesia, l'ambiente è più rilassato. È come se ci sentissimo molto più vicini tra noi e ci sia la voglia di condividere e raccontarsi, prima eravamo un po’ tutti distaccati. Come contro, non è facile lavorare tutto il giorno con mascherina e visiera, soprattutto ora che arriva il caldo, che si somma al personale ridotto e alle restrizioni sul contatto fisico.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Sono fiducioso, e sono sicuro che i freelance in ambito creativo riusciranno ad superare le difficoltà di questo periodo evolvendosi personalmente e utilizzando le potenzialità dei social per emergere e farsi conoscere sempre più.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che "bonus 600 euro” sia sufficiente?
Penso che un aiuto importante per supportare i freelance e in generale ogni attività imprenditoriale sia una riduzione della pressione fiscale. Il ‘’bonus 600 euro’’ è un buon primo passo, ma non è sufficiente.

Elena Gaggero, make-up artist freelance

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Sono tornata a lavoro il 12 maggio dopo due mesi di fermo, durante i quali ho continuato a lavorare per uno studio che si occupa principalmente di e-commerce. Ero entusiasta di tornare sul set, è stato bello rivedere colleghi e amici e riprendere a fare il mio lavoro.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
Mi erano state comunicate via mail le nuove direttive da seguire. Ogni mattina una persona addetta misura la temperatura, fornisce detergente per le mani, guanti ed eventualmente mascherine a chiunque entri nello studio. Non ci si può spostare da un set all’altro, si entra ed esce a scaglioni e si rispettano le distanze di sicurezza. Ho trovato davvero una grande organizzazione, che mi rende serena a lavoro. Noi make-up artist dobbiamo lavorare con guanti, mascherina, camice monouso, visiera o occhiali e dobbiamo stare ancora più attenti all’utilizzo di prodotti per la pulizia del materiale (che già prima doveva essere meticolosa).

Pro e contro di questa nuova situazione?
Non vedo pro in questa situazione. Ma sono contenta che stiano riprendendo a muoversi varie produzioni. Se si può considerare un pro, in questi due mesi di lockdown ho avuto molto tempo a libero, come tutti, e ho sfogato la mia ansia, noia e depressione con il make-up, sperimentando molto. È stato terapeutico. In un momento in cui mi sentivo letteralmente in gabbia e vedevo tutto nero, ho cercato libertà con il colore e le forme.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Lo spero, ma non riesco ancora a fare previsioni per il futuro.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che il “bonus 600 euro”sia sufficiente?
Non ho soluzioni, ma ti posso dire che 600 euro sono davvero pochi; se non avessi lavorato molto negli ultimi due anni anni probabilmente sarei dovuta tornare a vivere dai miei genitori.

Ramona Tabita, stylist, fashion editor

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Il mio primo lavoro sul set è stato un video musicale da girare a Roma, quindi ho iniziato direttamente con una trasferta. Vedere hair stylist e make-up artist conciati come in una puntata di CSI mi ha fatto molto effetto all’inizio, poi mi sono abituato.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
La differenza più massiccia è l’organizzazione del catering: ognuno ha il suo pasto, la sua bottiglia d’acqua, le sue posate, e tutto è sigillato. Se si scatta in studio, a metà giornata viene qualcuno a sanificare l’ambiente e le superfici comuni, e si riprende dopo questo passaggio. Quindi, necessariamente, è tutto un po' più lento e macchinoso.

Pro e contro di questa nuova situazione?
I pro sono la voglia di tutti di tornare alla normalità e la maggiore organizzazione dei set. I contro sono tanti, con la mascherina si soffoca adesso che è arrivato il caldo e fare un fitting con i guanti in lattice è davvero una tortura.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Secondo me, dovremmo metterci tutti in discussione e cercare di diventare delle figure meno definite, più adattabili.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che "bonus 600 euro”sia sufficiente?
Dovremmo essere più tutelati da un punto di vista soprattutto fiscale.

Simone Rutigliano, stylist

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Il mio primo vero set dopo la quarantena è stato verso la fine di maggio. Si trattava di un servizio fotografico per il restyling dell’immagine di una cantante. All’inizio la situazione sembrava piuttosto tesa, come se ci fosse un osservatore immaginario a controllare che stessimo attenti a tutto. Dopo i primi momenti di imbarazzo e una serie di azioni goffe, tra mascherine, steamer e guanti, la "nuova normalità" sembrava già essere stata accettata. Ma ho capito che i tempi sul lavoro si dilateranno inevitabilmente.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
I tempi, l’uso della mascherina e soprattutto dei guanti, perché cerniere, lacci, corsetti e orecchini diventano delle vere e proprie challenge di pazienza. Abituato ad avere davvero pochissimo tempo per la vestizione, ho dovuto ridimensionarmi e cercare di prendermi i miei tempi. Questo secondo me è il maggiore cambiamento: relax, take your time and make the look work.

Pro e contro di questa nuova situazione?
Partiamo dai contro. Il tempo è un’arma a doppio taglio. Fantastico se ti permette di avere qualche minuto in più per far funzionare la silhouette di un abito, meno se inizi a sudare freddo perché i guanti ti si incastrano continuamente nelle pinze. Il tempo non riguarda solo i singoli professionisti presenti, ma anche la sanificazione del set. Per quanto riguarda i pro, correre da una parte all’altra della città, avere la responsabilità di abiti preziosissimi, piangere nel taxi perché si è in ritardo, avere 5 secondi per allacciare un bustino e tutte le svariate regole non scritte del mondo della moda era veramente alienante. Ora i nervi inizieranno a saltare più per un fattore di sicurezza che per un look. Non so cosa sia meglio, sinceramente.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Il fattore determinante sarà riuscire a reinventarsi seguendo le nuove direttive del governo, si tratta di acquisire nuove abitudini. E non parlo solo del punto di vista fisico e meccanico, ma anche economico, perché tutti questi materiali di protezione hanno un costo. Il segreto, secondo me, sarà riuscire a fare un bilancio tra mole e qualità del lavoro.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che il "bonus 600 euro" sia sufficiente?
Il bonus 600 euro è stato sicuramente un aiuto per affrontare questi lunghi mesi, ma non è sufficiente per tutte le situazioni che abbiamo dovuto affrontare. Adesso credo sia necessario studiare incentivi per aiutare il settore moda a ripartire. Questo potrebbe permettere a tutti di ricominciare a lavorare e di ritrovare la propria autonomia finanziaria.

Thais Montessori Brandao, stylist

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Il mio primo set post lockdown è stato una campagna per un brand di scarpe. L’atmosfera era rilassata, eravamo tutti felici del nostro timido ritorno alla routine del set. Sembrava un giorno di primavera.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
Avendo ripreso solo da poco con una routine serrata, non ho notato grandissime differenze, se non la grande fatica nel portare la mascherina per ore e ore consecutive. Ora i pasti sono divisi in box individuali e ci si saluta “dandosi il 5” con i gomiti. Piano piano mi sto allenando a riconoscere le emozioni dagli occhi.

Pro e contro di questa nuova situazione?
Uno dei primi e più scontati contro è la mascherina, ovviamente, che limita modo la comunicazione ed è terribilmente scomoda. Anche la mancanza di contatto fisico non è da meno, perché si riduce la spontaneità degli scambi sociali. Per quanto riguarda i pro, sicuramente ora c’è un’attenzione maggiore alla fase di pre produzione, nulla va lasciato al caso e mai come ora c’è bisogno di pianificare nel dettaglio ogni aspetto del lavoro.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Al momento si sta recuperando tutto quello che non si è scattato nei precedenti 3 mesi, quindi c’è grandissima richiesta, soprattutto di giovani creativi e figure junior, siccome i budget si sono abbassati di molto e in alcuni casi addirittura dimezzati. Può essere un momento ottimale per chi vuole emergere. A chi fa questo lavoro da più tempo consiglierei di non accettare qualunque proposta arrivi senza prima averla valutata attentamente. Mettersi in gioco è sempre un bene ma l’esperienza non paga le bollette!

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che il "bonus 600 euro”sia sufficiente?
Il bonus da 600€ non è assolutamente sufficiente, ci vorrebbero aiuti concreti anche sugli affitti degli spazio e un taglio netto della macchina burocratica italiana, che pare un meccanismo costruito ad hoc per far gettare la spugna anche ai più volenterosi e pazienti.

Luigi Morino, hair stylist

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Tornare dopo così tanto tempo su un set è stato emozionante, e mi ha ricordato quanto sia fortunato a fare un lavoro che amo. L’atmosfera che si respirava era positiva, si percepiva una forte creatività da parte di tutti, anche se all’inizio è stato faticoso adottare tutte le misure di sicurezza.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
Prima di tutto, la maggiore attenzione nello sterilizzare e sanificare l’ambiente, tra la preparazione di un modello e l’altro, che comporta chiaramente più tempo. Ho sentito molto il peso di non poter avere contatti fisici sul set, ma ciò non mi ha impedito di socializzare e di confrontarmi con gli altri su questo momento che ha coinvolto tutti.

Pro e contro di questa nuova situazione?
Come pro, la maggiore qualità del lavoro e l’ondata di nuovi flussi creativi esplosi dopo questa pausa forzata. I veri contro sono l’incertezza verso il futuro, torneremo mai a lavorare a pieno ritmo come prima? È problematica anche la gestione dell’organizzazione dei set in certe location, che richiedono misure di sicurezza ancora più meticolose.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Sono convinto che riusciremo ad andare oltre tutto questo, e anzi saremo ancora più propensi al lavoro di squadra, uniti per raggiungere i nostri obiettivi. Un freelance è sempre abituato ad arrangiarsi. Alla fine, si sa, la moda non si ferma mai e trova sempre il modo di guardare al domani.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che "bonus 600 euro" sia sufficiente?
Apprezzo il lavoro svolto per tutelare la nostra categoria, ma il bonus non è sufficiente per vivere a Milano. La situazione è nuova e difficile per tutti, motivo per cui non mi sento in diritto di poter giudicare l'operato altrui. In questo momento dobbiamo aiutarci, non accusarci a vicenda.

Erisson Musella, hair stylist

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Sul primo set in cui ho lavorato dopo il blocco mi sono sentito un po’ nervoso, perché non sapevo come comportarmi. Ho fatto quello che ho sempre fatto, solo che adesso lo devo fare con mascherine, visiere e guanti. L’atmosfera, comunque, era abbastanza calma.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
Non c'era molta differenza. Prima eravamo preoccupati per quanto tempo saremmo rimasti confinati senza lavorare. Ora, nonostante l'uso dei dispositivi di sicurezza e tutte le precauzioni del caso, siamo fiduciosi, e speriamo che i lavori tornino alla normalità.

Pro e contro di questa nuova situazione?
Come pro, vedrò più pulizia sul set. Come contro, il fatto di non sapere quando smetteremo di indossare maschere e visiere (è un incubo) e la costante preoccupazione in ogni momento, finché non troveranno un vaccino.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Ora più che mai dovremo reinventare e adattarci, e ci riusciremo.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che "bonus 600 euro”sia sufficiente?
Penso che il governo dovrebbe ampliare questo aiuto, molti colleghi che conosco non hanno ancora ripreso a lavorare e non sanno quando succederà, e sarebbe importante aiutarli.

Alecio Ferrari, fotografo

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Durante il lockdown non ho mai smesso di scattare, anzi, ho avuto modo di concentrarmi su diverse serie di still life che si sono rivelate un’ottima terapia per superare il periodo. Il primo set scattato post lockdown è stata la parte 2 di un progetto iniziato all’inizio della quarantena. È stato quindi strano rivedere le stesse facce, nello stesso luogo, ma a distanza di due mesi, un po più segnate e anche intimorite da questo nuovo modo di vivere e lavorare.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
Il numero limitato di persone sul set alle figure strettamente necessarie. Niente amici, parenti e futili chiacchiere da bar. Certo, il set non era neanche prima un evento mondano ma un delicatissimo momento di creazione, però adesso è tutto più freddo e distaccato. Le precauzioni sono massime e necessarie, ma non aiutano: la comunicazione verbale è messa in difficoltà dalle mascherine, il contatto fisico è inesistente.

Pro e contro di questa nuova situazione?
Come pro, le figure coinvolte saranno al 99% basate in Italia. Non potendo più far viaggiare talent e figure professionali, ci sarà un investimento importante sulle maestranze locali. Inoltre, aver rallentato il ritmo ci ha fatto tutti riflettere: mi auguro che ci sia più analisi e ricerca nello sviluppo dei progetti, tempi più lunghi significa anche più qualità. Come contro, il settore creativo si è impoverito, quindi c'è meno lavoro. Temo sarà una lotta al ribasso. L’offerente con il prezzo più vantaggioso vincerà, a discapito della qualità.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Mai come adesso il problem solving, l’adattamento e la pazienza sono qualità cruciali. Mettersi in discussione non è sempre negativo, anzi, mantiene la mente allenata, elastica e pronta a qualsiasi evenienza. Essere un libero professionista, a prescindere dalla pandemia, è di per sé un rischio, quindi siamo abituati da sempre. Adesso, invece, sono tutti messi alle strette e alcuni sono stati schiacciati dalla situazione. Vorrei essere vicino a queste persone, rimanere positivo e continuare ad avere fiducia.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che “il bonus 600 euro” sia sufficiente?
Il bonus di 600€ non è sufficiente, soprattutto se hai una casa e una famiglia da mantenere. Se parliamo di manovre economiche, un'ingente detassazione sul lungo termine sarebbe una mossa molto apprezzata. Oltre a forti investimenti sulle nuove leve e alla creazione di realtà e infrastrutture che supportino lo sviluppo di una vera e propria industria creativa--come accade nel Regno Unito o in Olanda.

Nicolò Parsenziani, fotografo

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Il primo set è stata la campagna per un brand di scarpe a Milano. Eravamo tutti molto felici di rivederci e di ricominciare a scattare insieme. Proprio per questo è stato molto difficile sostituire un abbraccio con una gomitata.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
È difficile abituarsi alle nuove norme, che hanno cambiato completamente il modo di approcciarci al nostro lavoro, soprattutto considerando che si tratta sempre di team work.

Pro e contro di questa nuova situazione?
È difficile trovare dei pro, ma direi che l'introduzione delle norme igieniche può solo giovare a tutti. Come contro, sicuramente l'odore di igienizzante e la pausa pranzo a scaglioni.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Il futuro dei freelance sarà una bella sfida, e lo è sempre stato. Credo che sia il settore più adatto al concetto di evoluzione e di adattamento alle richieste del mercato.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che "bonus 600 euro”sia sufficiente?
I freelance e le partite IVA in generale sono da sempre poco tutelati dal governo italiano. Credo che andrebbe cambiato qualcosa in questo senso. Il bonus di 600€ non è abbastanza, e non è paragonabile a una cassa integrazione.

Leyla Degan, fotografa e modella freelance

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Il primo set dopo il lockdown è stato da modella per un brand di costumi. È stato tutto molto tranquillo e rigoroso in ogni procedura di sicurezza. Mi sono trovata benissimo e l'atmosfera era particolarmente rilassata.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
Sicuramente l'attenzione all'igiene e alle distanze.

Pro e contro di questa nuova situazione?
I pro sono sicuramente la maggiore accortezza nei confronti d se stessi e dell'altro e l'importanza del contatto visivo. Come contro c’è sicuramente la mancanza di contatto fisico e l’impossibilità di sorriderci a vicenda per via della mascherina.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Credo si otterrà una maggiore libertà di espressione rispetto a prima e ci saranno più opportunità di introdurre certi temi anche in ambito artistico, magari mai toccati precedentemente. Sarà sicuramente difficile riprendersi da questo periodo, ma tutto questo vissuto ci sta insegnando come dare il meglio di noi stessi.

Giulietta Raimondi, producer

Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Dopo il lockdown ero molto emozionata di poter finalmente tornare a vivere il set, con tutte le doverose precauzioni. Abituata a stare a casa, nella mia comfort zone, che, anche se forzata, è stata comunque un riparo dal mondo esterno, i primi momenti di pseudo normalità sono stati un po’ strani. Penso banalmente allo spostamento per arrivare a lavoro, il fatto di dovermi interfacciare con persone che non vedevo da mesi, lo stare attenta alla nuova gestione del set. Fortunatamente, riabituarmi a tutto questo è stato molto facile, e l’atmosfera che si respira ora è la stessa di sempre, complice la voglia che tutti abbiamo di ripartire.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
Le uniche differenze che noto sono legate all’attenzione che dobbiamo prestare nel muoverci sul set, utilizzando sempre la mascherina e i guanti, lavandoci molto spesso le mani, igienizzando l’attrezzatura, gli spazi, etc.

Pro e contro di questa nuova situazione?
Aver sdoganato il concetto di smart working è stato sicuramente un grande vantaggio di questa situazione, personalmente lo trovo uno strumento molto efficace e in egual modo produttivo rispetto al recarsi fisicamente sul luogo di lavoro. La mancanza di relazione per come siamo abituati a intenderla è probabilmente la cosa che pesa di più, e che personalmente faccio molta fatica a interiorizzare.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Sono convinta che, come per tutte le crisi, anche in questo caso il settore creativo riuscirà a rinnovarsi e reinventarsi. Durante questo lockdown sono nate iniziative molto interessanti nel panorama digitale; mi vengono in mente, ad esempio, le sperimentazioni legate alla realtà virtuale in sostituzione dell’esperienza fisica.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che "bonus 600 euro”sia sufficiente?
Non saprei, onestamente, è una situazione che esula talmente dai nostri schemi mentali che qualsiasi cosa viene fatta ne lascia indietro un’altra. Il bonus di 600 € è sicuramente un aiuto da non demonizzare, con tutte le storture del caso. Sono convinta che si possa fare di più, non solo per la categoria freelance in ambito creativo. Stiamo attraversando una grave crisi strutturale e non più e non solo settoriale, come siamo stati abituati a sentire negli anni.

Curzio Cremaschi, producer e PA

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Raccontaci del primo set a cui hai lavorato dopo il lockdown. Com’è andato? Che atmosfera si respirava?
Sto attualmente lavorando sul mio primo set post lockdown. I primi giorni sono stati un insieme di nuove e vecchie esperienze: fai qualcosa che sei abituato a fare, ma lo stai facendo in modo nuovo. La percezione del set, come sempre, è quella di un piccolo villaggio o di una grande famiglia, ma con dei nuovi standard, prima di agire devi riflettere attentamente su cosa devi fare e sul come farlo.

Quali sono le maggiori differenze che hai notato rispetto ai set pre lockdown?
Principalmente noto un leggero distacco iniziale tra le persone, chi per il troppo tempo passato lontano dal set, chi per la paura del contagio. L’aspetto più interessante è che sul set c'è meno “spreco” di risorse, nonostante le grandi quantità di packaging per gli articoli monouso e i cibi mono porzione.

Pro e contro di questa nuova situazione?
Le nuove norme impongono una gestione del set più articolata che richiede maggiore tempo. Questo si traduce in una precisione quasi maniacale, andando a ridurre al massimo gli imprevisti. L’opportunità di collaborare con persone provenienti da tutto il mondo è ora negata, ma al tempo stesso questa condizione ha permesso di valorizzare i professionisti presenti sul nostro territorio.

Come vedi il futuro dei freelance in ambito creativo? Il settore riuscirà a rinnovarsi e rispondere alle sfide nate con l’epidemia di Covid-19?
Come ogni crisi, se affrontata in modo costruttivo può tradursi in un’occasione di evoluzione, dando vita a nuovi scenari e idee. Confido nell’intelligenza delle persone e nella voglia di crescere, credo che le sfide e i limiti siano il punto di partenza di cambiamenti positivi, il nuovo spesso nasce dalla mancanza, non dall’abbondanza.

Quali misure dovrebbe prendere il governo italiano per supportare la categoria dei freelance in ambito creativo? Credi che "bonus 600 euro”sia sufficiente?
Ogni occasione, seppur piccola, rimane un’opportunità, anche se i soldi raramente sono la soluzione. Spesso sbagliando, si preferisce dare più importanza all’economia del presente anziché alle possibilità del domani. La creatività è la somma di sensibilità e cultura, entrambe cose che non si comprano ma che si sviluppano grazie a scelte coscienziose.

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Crediti

Testo di Sumaia Saiboub

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