Immagini courtesy di Prada 

Tutta la tensione sessuale di Prada S/S 22

"Less is more", questo il motto Prada. E per la S/S 22, Raf Simons e Miuccia Prada hanno applicato questa filosofia alla loro indagine sul rapporto tra moda ed erotismo.

di Osman Ahmed
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27 settembre 2021, 12:52pm

Immagini courtesy di Prada 

La moda, come probabilmente già sapete, è incredibilmente eccitata quest’anno. E, di fatto, lo è il mondo intero. Nella cultura pop, il sesso è diventato il tema principale di qualsiasi produzione artistica, dal rap alla televisione. Erotico, sensuale, hot, WAP, qualunque modo vogliate chiamarlo, questo è il magnete che attrae tutta l’attenzione del periodo post-quarantena. Le collezioni S/S 22 di questa stagione non hanno fatto eccezione, e abbiamo visto questa tematica declinarsi nei progetti di designer come Supriya Lele, Nensi Dojaka e Maximilian. E alla Milano Fashion Week, anche Miuccia Prada e Raf Simons non si sono tirati indietro, assecondando il loro bisogno di pelle nuda e corpi esposti. La loro collezione più recente, in particolare, ha indagato il ruolo dell’eros negli abiti, seguendo un processo di “seduzione attraverso la riduzione”.

Ed ecco che vediamo corte gonne in satin (rigorosamente nelle palette accese Prada) con strascichi drappeggiati, e abiti con scolli sulla schiena tenuti insieme da chiusure lo-fi spesso nemmeno allacciate, che ammiccavano a una vestizione frettolosa e nonchalant. Giacche in pelle manipolata con assolutamente nulla sotto. Maglieria con impressioni di elementi di intimo, le ossature di corsetti che si espandevano nelle maniche o sui fianchi. Ma questa non era una semplice reiterazione di pratiche quali intendere l’intimo come elemento di outerwear, questa era l’idea, l’ombra dell’intimo subdolamente accennata all’interno di pezzi quotidiani, come maglioni grigi, canottiere in lino, blazer neri e minigonne in satin. “Ogni elemento nega le connotazioni di restrizione ad esso associale—sono pezzi ripensati, riconsiderati,” raccontano le note di sfilata. “Il corpo è liberato.”

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Un cambiamento notevole rispetto alle tute integrali in maglia della precedente collezione Prada. Quelle collezioni ammiccavano a un senso di protezione e tattilità, una celebrazione della cosyness come salvezza dai demoni della quarantena. E in questo momento di riapertura, Prada non ha voluto assecondare celebrazioni frettolose alla Ruggenti anni ‘20, al contrario i designer hanno voluto creare un progetto che inneggiasse alla semplicità e all’essenzialità. Miuccia e Raf hanno sbucciato abilmente tutti gli strati narrativi che dominano sui capi, mostrando l’essenza della loro pratica. Sicuro, meno è meglio specialmente quando si tratta di seduzione, ma è un sentimento condiviso che si applica anche ad altri spettri della contemporaneità. Meno roba, più chiarezza; abiti meno complicati per affrontare qualsiasi situazione, dal club all’ufficio.

Questa era la prima sfilata Miuccia-Raf con un’audience, tenuta nel vasto Deposito della Fondazione Prada. I posti a sedere formavano un Tetris di cubi grigi, circondati da schermi. Su uno di questi veniva proiettate immagini direttamente da Shanghai, dove stava avvenendo una seconda sfilata con un casting interamente asiatico, ripresa nello stesso identico istante. Mentre le modelle si facevano strada sulla passerella, le loro immagini venivano riportate su questi schermi giganti, una accanto all’altra. Non era finita l’era dei fashion film e delle presentazioni digitali? No, perché è questa la realtà che stiamo vivendo in un mondo costantemente connesso, anche digitalmente. Un senso di simmetria che collegava continenti lontani, forse una metafora sulla dualità e sui linguaggi—un tema caro sia a Miuccia che a Raf. Un’azione di equilibrio, e un memento dell’isolamento a cui siamo stati costretti per così tanto tempo. C’è un mondo intero là fuori, e molte persone che desiderano Prada.

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