Come Amanda Lear ha insegnato la versatilità al mondo dello showbiz

Ovviamente, con i suoi look. Ecco una celebrazione di colei che rubò il cuore sia a Dalì che a David Bowie: prendete appunti su come essere eterni.

di Guido Balzani
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27 luglio 2021, 10:01am

Immagini via Pinterest

Sarebbe venuta tanto volentieri a Sanremo, i Måneskin l'avevano invitata per duettare con loro, ma poi non è successo. Peccato. Dopotutto, la sua presenza non può verificarsi così, semplicemente su invito, probabilmente ci sono modi più appropriati per accaparrarsela: un rito propiziatorio, per esempio, una preghiera da pronunciare alla luce della luna, o forse, più semplicemente, una schiera di giovanotti splendidi—suo notissimo tallone d’Achille da sempre.

La verità è che di Amanda Lear, cantante, attrice, presentatrice, nonché madrina della disco music, non ne abbiamo mai abbastanza e perciò, nell’attesa della sua prossima apparizione, celebriamo il suo leggendario lascito. Vorremmo sentire ancora i racconti di quando conobbe il grande surrealista Salvador Dalì, ma anche la storia del suo amore con David Bowie e delle sue serate con Andy Warhol e Grace Jones. Ci piacerebbe ascoltarla mentre, pur non concedendo nulla alla censura, ride dei grandi del mondo, incantandoci, forse anche con l’inganno: le bugie sul suo conto si sprecano, e lei le conferma e smentisce tutte.

Per questa ragione, abbiamo pensato che fosse cosa buona e giusta celebrare i momenti e i look più luminosi di una personalità tanto rivoluzionaria (guai a chiamarla icona, per lei quelle stanno solo al cimitero) da aver influenzato la moda e la cultura dagli anni Sessanta ad oggi.

Ecco una selezione dei look più iconici di Amanda Lear

Con Salvador Dalì, anni ‘60

Questa immagine risale agli anni ‘60, quando Lear era ancora solo una modella. In realtà già dipingeva, ma nessuno sapeva della sua arte. Salvador Dalì, padre del Surrealismo, da bravo macho insicuro, sconfessava le sue ambizioni, sostenendo che una donna non potesse avere altro talento che la generazione. A lei lo stile del maestro non piaceva, preferiva Picasso, tuttavia tra loro scatta qualcosa, un sodalizio artistico, e Lear gli rimane accanto, divenendone la musa.

In questa foto i due sono ritratti ad una cena: lei ha uno sguardo languido, complice il mascara applicato come usava fare la supermodella Twiggy—gli anni sono gli stessi, e anche Amanda ha vissuto la medesima Swinging London—e una nuvola di capelli d’oro ben cotonata, che la rende un’entità a metà strada tra lo stile hippy e quello delle go-go girl.

Sulla copertina di “For Your Pleasure” dei Roxy Music, 1973

Nel 1973 Amanda è a Londra, ha conoscenze importanti, una storia misteriosa alle spalle e parla inglese, tedesco, francese, italiano e spagnolo. Come spesso accade, però, è la sua bellezza la virtù che sembra oscurare le altre. Magnetica, alta, magrissima, bionda e con gli zigomi acuminati: la moda non era pronta per lei fino a quando diventa improvvisamente celebre la modella Francois Hardy, spigolosa quanto Amanda, che apre la strada a una cultura visuale della moda più aperta.

Si moltiplicano così per Lear le opportunità di successo, e finisce sulla cover di un album glam rock. In questo scatto, destinato a fare storia, è in equilibrio su un paio di vertiginosi tacchi neri, avvolta in gonna e bustino di pelle: fatale, a ribadirlo è anche la pantera che tiene stretta al guinzaglio. Successivamente, ritornerà a mostrarsi in un outfit di pelle nera, ma lo farà in occasione del remake della sua hit Tomorrow, cantata con il gruppo punk italiano CCCP, capitanato da Giovanni Lindo Ferretti.

Con David Bowie, 1973

Nello stesso anno succede che un ragazzotto vede la fotografia dell’album di qui sopra e si innamora di quella donna così diversa da quelle che popolavano le copertine delle riviste del tempo. Lui è David Bowie, e ce la mette davvero tutta per incontrare Amanda. Ci riuscirà, e i due staranno insieme per un paio di anni. In questa foto, scattata sul set di una serie televisiva americana, lei interpreta una regina malvagia, sprofondata in un lungo mantello nero, e lui il cavaliere bianco. Lei gli pone degli interrogativi da Sfinge e lo fa con la sua voce unica e profonda. Il tono baritonale di Amanda quasi inghiotte anche il Duca Bianco.

Nel video di “Tomorrow”, 1977

Sul finire degli anni ‘70 scoppia la disco music e, neanche dirlo, Lear si trova nel posto giusto al momento giusto. Incide un album e tra le hit c’è Tomorrow che, quando sbarca in Italia, conquista immediatamente il pubblico. Avvolta in una tuta animalier, imprigionata in una gabbia dorata, Lear, con la sua voce androgina, soffia sul fuoco sempre ardente dello scandalo sessuale. È uomo? È donna? Se lo chiedono e glielo chiedono tutti. Lei dapprima tentenna, poi nega, ma è già troppo tardi: l’Italia è pazza di lei.

È questo il periodo, a cavallo con i cotonatissimi Ottanta, il momento più fortunato per la madrina della disco music italiana, che festeggia cambiando pelle senza sosta: ora vedova allegra ammaliante, appiccicata su sfondi stroboscopici, ora strega sexy alla guida di una legione infernale, ma anche rosea sirena coperta di perle. Insomma, versatilità diventa sinonimo di questa leggenda.

In un’intervista con Vittorio Sgarbi

intervista vittorio sgarbi amanda lear.jpeg

Sul finire degli anni ‘80, la Rai seleziona Lear come conduttrice di un talk show molto particolare, nel quale ha il compito di intervistare personaggi del mondo della cultura e della politica italiana, direttamente dal suo letto. Sia Amanda che gli ospiti vestono pigiami e vestaglie e, mentre si apprestano a prepararsi per la notte, la conduttrice indaga le biografie, le ossessioni e i trivia degli intervistati. C’è chi con questo format ci va a nozze (Vittorio Sgarbi non si fa ripetere l’invito due volte), mentre altri invece desistono: un esponente di un sindacato rimane ingessato nel suo completo, e Amanda, con grazia, ci scherza sopra.

A braccetto con Silvio Berlusconi

È esplosiva in rosa shocking mentre prende a braccetto Silvio Berlusconi, giovane imprenditore che la vorrebbe includere nel gruppo Mediaset, ma nulla di più. Lei sostiene che la sua altezza abbia sempre intimorito il Cavaliere, ma anche la decisione e audacia di questo abito stampato, la cintura in pelle nera ben stretta in vita, i capelli cotonati e gli orecchini che le marcano il viso sono simboli inequivocabili di una donna che ha sempre creduto in sé, nel proprio talento e potenzialità, occupando il proprio posto in un’industri abitata e dominata da figure maschili. A costo di far intimorire qualche cravatta.

Sfilando per Thierry Mugler, 1994

Negli anni ‘90, lo stilista Thierry Mugler, in occasione di una sfilata, avvolge Amanda in un abito stile orientale giallo acceso, sigillando la sua chioma bionda rovente in uno chignon e sprofondandole le mani e avambracci in un paio di guanti di rete neri. Tarantino vibes? Certamente. L’unghia conficcata nella sigaretta è un monito di ciò che potrebbe accadere se spinta ad affarrare il coltello che le cinge la coscia. La sua falcata, mentre espira grandi boccate di fumo, è subito leggendaria.

Nella sfilata di Jean Paul Gaultier

Nel 2013, anche Jean Paul Gaultier la vuole sulla sua passerella. Lei è incerta: fosse per l’età, la vergogna, il pudore, desisterebbe. Ma alla fine accetta. C’è una sola regola: oltre le gambe, non mostrerà alcunché. Lo stilista glielo concede. Scende in passerella affiancata da splendidi adoni muscolosi che, però, le stanno un passo indietro in riverenza. Poi getta la giacca, stacca la gonna dell’abito rosa luccicante, che si trasforma in body, e continua la sfilata divertita. Arriva il designer stesso ad abbracciarla e scrosciano gli applausi: la magia è riuscita, di nuovo.

Anche oggi, Amanda rimane sfacciatamente volitiva: ha da poco pubblicato il suo album più recente. E questa è solo una delle ultime evoluzioni di questa figura leggendaria, di cui ammiriamo la dedizione al cambiamento, di pelle, spirito e compagnie da almeno quattro decadi. Forse, la chiave del suo fascino risiede proprio nella stima, la devozione che proviamo verso chi riesce a progettare un’esistenza sradicata, rivoluzionaria e farla propria, mostrandola al contempo senza inibizioni o remore, attraverso il suo marchio di fabbrica: la naturalezza. Non riusciamo a derubare Amanda di alcun segreto del successo, nessun Santo Graal della fama infinita, ci accontentiamo di farci ispirare dal suo aggressivo buon gusto, l’unico modo che abbiamo per fare nostro un po’ del suo incantesimo.

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Crediti

Testo: Guido Balzani
Immagini: via Pinterest

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