Misticismo bubblegum e moda metacorporea: questo editoriale celebra la fluidità tentacolare della moda

Sovversione di dogmi, contro-stereotipizzazione dei corpi e stregoneria ellenica. Questa è l'intervista che non ti aspettavi di leggere quando hai aperto gli occhi questa mattina.

di Gloria Venegoni
|
06 settembre 2021, 1:31pm

Se potesse avere un superpotere, Bella vorrebbe saper volare. E dopo averci scambiato quattro chiacchiere nessuna persona potrebbe dirsi stupita. Volare è simbolicamente l’epitoma di libertà, di uno spirito indomito e di una mente affrancata da qualsiasi freno. Tutte caratteristiche che sembrano essere trascritte nella struttura genetica del* giovanissim* creator norvegese, di cui si potrebbero dire tantissime cose e nessuna di questa sarebbe banale.

Stilista genderqueer orgogliosamente attaccat* alle proprie radici Sami—unico gruppo indigeno presente sul suolo europeo—Bella Ekblad, in arte Bella Nordisa, invoca l’abbattimento dei limiti corporei concepiti dal sistema eterocentrico patriarcale ed abilista, utilizzando ago e filo come armi per la propria crociata. Rifuggendo l’idea di femminilità come prerogativa unica di chi si identifica come donna, Bella lavora principalmente con modell* di genere maschile e non-binary per confezionare capi tipicamente femminili che possano adattarsi a corpi per i quali non vengono generalmente concepiti. Cresciut* tra corpi queer, controcorrente e invisibili agli occhi della narrazione mainstream, l’artista vuole usare la propria creatività per portare in passerella le differenze dei corpi umani.

Nonostante la giovanissima età, la sua estetica è già nettamente riconoscibile ed emana tanto dalle sue creazioni quanto dal suo stile personale. Dalla sua collezione più recente, Ođđa Romantihkka, emerge un bipolarismo tra ascetismo e oscurità, dimostrando come il contrasto stia al centro della sua creatività. Così, i suoi capi ci trasportano in un reame fatato cyberpunk, rimandando a un immaginario che ha il sapore di una graphic novel che travalica i limiti del fantasy e dello sci-fi. Bella stess, a guardarl, si direbbe un* fatin* queer dall’anima gotica. O, tenendo conto della stregoneria che pratica, un* strega del tempio di Delfi il cui saio sfoggia la palette di un arcobaleno dalle tinte pastello.

Per sapere l’opinione di un* giovane stilista e strega politeista su moda, femminilità, cultural appropriation e fisicità standardizzata, leggete l’intervista qui sotto.

bella con mantella rosa cipria
Bella indossa total look Gucci.

Ok, iniziamo facile: racconta qualcosa di te al pubblico di i-D.
Vengo dal nord della Norvegia e faccio parte dei Sami, che è l’unico gruppo indigeno presente sul territorio Europeo. Molti si riferiscono a noi come “Lapponi”, ma in realtà quella parola è un insulto che non andrebbe usato. Queste radici hanno una forte influenza sulla mia arte. Non abbiamo molta rappresentazione nei media mainstream (Frozen a parte). Alle volte mi capita ancora che la gente mi chieda se vivo in una tenda. Grazie per aver chiesto, ma la mia famiglia vive in una casa con acqua corrente ed elettricità.

Da cosa prendi ispirazione per i tuoi vestiti e la tua arte in generale?
Agli inizi prendevo ispirazione soprattutto dalla storia. Giocavo molto con elementi storicamente legati alla femminilità, come gonne vaporose e corsetti. Ora prendo ispirazione dalla cultura Sami o dai vestiti tipici norvegesi. Trovo molto interessante come le silhouette di questi abiti ricordino molto quelle dei costumi di altri gruppi indigeni. Mi è capitato che un’insegnante universitaria fosse convinta che le mie creazioni fossero di ispirazione Cinese, per via del colletto alto degli abiti Sami, simile a quello degli abiti tradizionali orientali. 

Guardo al passato anche perché mi piacciono molto i colori, ma crescendo in Norvegia tutto mi sembrava black & white e minimalista. Mi piace ispirarmi a palette di periodi storici come gli anni ‘80 e combinarle con elementi di epoche come quella edoardiana. Mi influenzano molto anche il misticismo e il mondo fantasy, cerco di giocare con l’idea di vivere in un mondo alternativo che possa plasmare a mio piacere e condividere con le persone. 

impronte rosa di piedi
Bella indossa vestito fatto a mano dalla sua collezione personale.

I tuoi capi hanno una vibe luminosa, colorata, ma con un sottotono dark, quasi gotico. È una sensazione che ho solo io o è qualcosa in cui ti ritrovi?
Mi è stato detto che le mie opere sono molto dolci ma piene di rabbia. Probabilmente è la stessa vibrazione che hai percepito tu. Sono una persona molto emotiva in generale. Le ingiustizie del mondo mi fanno arrabbiare moltissimo e ho picchi di rabbia che scaturiscono dalla mia voglia di cambiare queste situazioni. I miei lavori migliori sono nati proprio da questi picchi emotivi. 

Per esempio, il progetto Boys will be boys, che vuole introdurre la femminilità nell’abbigliamento maschile, è nato dalla rabbia nata da un evento personale. Da piccolo, uno dei miei fratelli ha iniziato a copiare tutto quello che facevo, tanto da indossare anche i miei vestiti, gonne comprese. A me e a mia madre non dava alcun fastidio, ma all’asilo ha ricevuto dei commenti negativi e le maestre hanno sostenuto che quello non fosse il modo appropriato di presentarsi a scuola. Io mi identifico come genderqueer, e la maggior parte dei miei cari ha accettato la cosa tranquillamente. Il problema è che ognuno vive nella propria bolla e convincere i propri affetti non è abbastanza. Bisogna portare un cambiamento su larga scala.

Hai parlato molto di cultura e vorrei quindi chiederti cosa ne pensi di un argomento di cui si parla molto ultimamente, anche nella moda: cosa ne pensi dell’appropriazione culturale?
Ho un punto di vista un po’ particolare a riguardo. Sono chiaramente bianc, dalle fattezze molto scandinave, e non capita spesso che elementi della cultura norvegese o sami vengano sfruttati. Anche se in Norvegia mi capita di essere discriminat per quelle caratteristiche fisionomiche sami che altrove non vengono riconosciute.

Detto questo, pratico una forma di stregoneria. In quell’ambito sto molto attent* a non usare item di culture che non conosco e che non mi appartengono. La stregoneria che pratico è legata alla mitologia greca, che è ampiamente diffusa in Europa. Non oserei mai toccare il pantheon dei Nativi Americani, per esempio. Invece, la prima volta che sono entrat* in un negozio di misticismo in Italia sono rimast* scioccat* nello scoprire che quasi tutto era preso da quella mitologia. Non mi sono mai sentit* a disagio quanto in quel momento.

bella seduta con scarpe pelose
Balle indossa total look miu miu. Gioielli dall'archivio dell* modell*.

La moda pecca di appropriazione culturale?
Certo! E anche qui varia da cultura a cultura. Se qualcuno usa un elemento della tradizione norvegese nei propri vestiti non penso che la gente si offenda. Ma la Norvegia è uno dei paesi più ricchi al mondo e con una popolazione a maggioranza bianca. 

Credo che le persone debbano poter prendere ispirazione l’una dalla cultura dell’altra, ma quando lo si fa bisogna dichiararlo. È questione di rispetto. Se qualcuno di una certa etnia non può sfoggiare un elemento della propria cultura senza subire discriminazione, allora persone appartenenti alla cultura “più forte” non dovrebbero sfruttare quell’elemento a proprio vantaggio. Vogliono l’attenzione che quell’elemento porta loro, ma non le ripercussioni negative.

Come hai iniziato a praticare la stregoneria e a interessarti al misticismo?
Sin da bambin* sono sempre stat* consapevole di certe proprietà della natura. Il nord della Norvegia è una zona piena di natura e ha delle radici sciamaniche, anche se sono state poi sradicate con l’arrivo dei cattolici. I Sami in particolare erano legati allo sciamanesimo e sono stati pesantemente indottrinati.

Mia mamma, che è molto cattolica ma anche Sami, ha delle “abilità”. Non è una strega, ma può fare delle cose. Per esempio ha delle strane premonizioni su ciò che accadrà nel breve periodo. Mio padre invece è buddhista, quindi anche lui ha un forte lato spirituale.

modell genderqueer che indossa vestito trasparete e che sorride su sfondo bianco
Bella indossa vestito fatto a mano dalla sua collezione personale.

Ma come si pratica la stregoneria, fisicamente?
Io sono politeista ellenic*. Lavoro con le divinità, e credo in più di una divinità. In questo ambito, alcune persone sono devote a un’unica divinità, altre a più di una. In ogni caso, a seconda di quello che hai bisogno decidi quale pratica adottare, spesso facendo delle offerte. Si lavora con gli dei per attingere a ciò che loro rappresentano. Ad esempio io collaboro con Artemide e Zeus. Quest’ultimo non è solo simbolo di machismo, ma anche di forza, leadership e buon giudizio.

La maggior parte delle persone politeiste che conosco hanno avuto “una chiamata”, spesso tramite il ripresentarsi costantemente di uno specifico animale (come orsi o lupi) a cui è legata una specifica divinità. Ammetto che in queste pratiche ci trovo sempre un lato psicologico. Stai parlando davvero con una divinità o con l’universo? O semplicemente stai parlando a te stess* e, attraverso quel monologo, riesci a capire cosa vuoi davvero?

Parlando di psicologia, la lotta contro lo stigma legato ai disturbi psichiatrici ti sta molto a cuore. Posso chiedere come mai?
Crescendo sono stat* vittima di bullismo per ogni ragione immaginabile. A parte il razzismo dovuto al fatto che sono Sami, il mio peso variava tanto, quindi mi prendevano in giro per il mio fisico, sempre troppo magro o troppo grasso a seconda dei momenti, oppure mi prendevano in giro per il mio accento. Alla fine ho capito che qualsiasi cosa facessi le persone avrebbero comunque trovato il modo per deridermi. Allora ho tinto i miei capelli di blu e la mattina dopo, sul pullman, quando la gente mi fissava almeno sapevo perché lo stava facendo. 

Oltretutto ho sempre avuto persone queer come amici e il tasso di disturbi psicologici nella comunità LGBTIQ+ è impressionante. Aggiungiamoci anche il fatto che la terapia in Norvegia è costosissima e per questo inaccessibile e che cresciamo in una società che ci spinge a nascondere queste problematiche perché altrimenti si è costante oggetto di discriminazione e non si troverà mai lavoro. C’è una sorta di vergogna legata alla malattia mentale. Molti dei miei amici più stretti hanno impiegato anni ad aprirsi con me riguardo le loro diagnosi.

bella che balla con vestito dorato trasparente sorridendo
Bella indossa vestito fatto a mano dalla sua collezione personale.

In alcune delle tue foto vedo un bastone, posso chiederti a cosa serve?
A gennaio 2020 stavo cucinando quando a un certo punto la mia gamba ha ceduto. Non riuscivo più a sollevarmi da terra o a muoverla. In Italia avevano detto che si trattava di sciatica, ma in Norvegia non ne hanno trovato traccia. Dopo un po’ di incertezza è saltato fuori che si tratta di una scoliosi funzionale. Ora sto molto meglio, ma devo tenere il bastone per ragioni mediche.

L’industria della moda spesso manca di rappresentazione e mostra solo l’immagine di modelle sane, magre e bianche. Tenti di combattere questo stereotipo nel tuo lavoro?
L’industria della moda sta facendo passi avanti ma è ben lontana dall’aver fatto abbastanza. Basti pensare che parlare di disturbi dell’alimentazione è ancora tabù e che la moda è ancora genderizzata. Io tento di fare qualcosa a riguardo. Preferisco lavorare con modelli che si identificano come uomini o con persone non-binary e lavoro principalmente a collezioni maschili perché vorrei spingere affinché diventi normale che i vestiti ritenuti femminili vengano usati anche da persone mascoline.

Un altro problema nella moda è la visione ristretta che ha della corporeità. Il ragazzo con cui ho lavorato per Boys will be Boys era un pugile. A causa degli allenamenti il suo petto era molto più grosso della sua vita e adattare i vestiti al suo corpo non è stato semplice, ma ce l’abbiamo fatta. La moda dovrebbe ricordarsi che il corpo cambia e dovrebbe dare spazio anche a forme e taglie meno comuni.

Ci sono anche stereotipi legati all’uso del make-up. Subito dopo aver iniziato l’università in Italia, durante una lezione un’insegnante ha detto che dobbiamo ricordarci sempre che le donne si vestono per attrarre gli uomini. Io ho sghignazzato con sarcasmo e l’insegnante ha solo aggiunto “Ah sì, anche per attrarre le donne ovviamente”. Io ero lì, con le lentiggini verdi e il mio trucco eccessivo che ricordava quello di un clown. Com’è possibile che qualcuno pensasse che con quel trucco volessi risultare attraente? È davvero un peccato che le persone continuino a preoccuparsi di dover essere carine e belle, piuttosto che prendere la vita un po’ più tranquillamente e semplicemente divertirsi con vestiti e trucco.

bella con cappotto rosa con coniglio strano sulla schiena
Bella indossa piumino Barbara Bologna. Dolcevita dall'archivio della stylist.
bella con trucco bianco e giallo e mantella rosa cipria che sorride
Bella indossa total look Gucci.
persona rasata con tatuaggio sulla testa e mantella gialla valentino
Bella indossa total look Valentino.
bella con trucco bianco e giallo e mantella rosa cipria
Bella indossa total look Gucci.
persona di profilo con mantella gialla valentino
Bella indossa total look Valentino.
bella con cappotto rosa a stelle bianche e scarpe pelose
Balle indossa total look miu miu. Gioielli dall'archivio dell* modell*.
bella con cappotto rosa e mocassini arancio
Bella indossa piumino Barbara Bologna. Dolcevita dall'archivio della stylist e mocassino Simon Cracker.
piumino rosa con faccia di mostro sulla schiena
Bella indossa piumino Barbara Bologna. Dolcevita dall'archivio della stylist.
bella con tacchi e mantella gialla valentino
Bella indossa total look Valentino.
ragazza che balla con indosso vestito trasparente dorato fatto a mano
Bella indossa vestito fatto a mano dalla sua collezione personale.
rosa bianca con cerchio azzurro
rosa bianca con cerchio tutto azzurro
rosa rossa appoggiata su sfondo conc erchio azzurro e mani rosa
piatto rosa cìappoggiato siu cerchio azzurro e impronte di mani rosa

Segui i-D su Instagram e Facebook.

Crediti

Fotografia: Clotilde Petrosino
Creative Director: Gloria Maria Cappelletti
Editor: Benedetta Pini
Stylist: Giorgia Imbrenda
MUA: Gaia Dellaquila
Testo: Gloria Venegoni
Assistente stylist: Alessandro Travaini

Leggi anche:

Tagged:
queer
LGBTQ
make up
arte