'Cloud Eaters', Gulnara Samoilova, 2018

Women Street Photographers: l'artbook-manifesto della diversità nella fotografia contemporanea

Gulnara Samoilova ha trasformato un semplice account Instagram in una piattaforma che celebra la rilevanza delle street photographer.

di Zoe Whitfield
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26 marzo 2021, 11:52am

'Cloud Eaters', Gulnara Samoilova, 2018

Nel 2016, la fotografa Gulnara Samoilova era a capo di una remunerativa agenzia fotografica di matrimoni. Nonostante i matrimoni fossero al centro del suo business, il suo portfolio è in realtà molto più ampio, fino a comprendere moltissimi progetti di diversa natura che coprono un arco temporale di oltre vent’anni. Alcune delle sue foto sono entrate a far parte di mostre permanenti allestite in luoghi di rilievo come la New York Public Library, il 9/11 Memorial Museum e lo Houston Museum of Fine Arts. Alla fine del 2016, spinta anche dall’imminente vittoria di Trump alle elezioni, Gulnara aveva deciso di interrompere il suo lavoro come fotografa di matrimoni, ormai giunta a un punto per cui il guadagno economico non era più abbastanza per continuare con quel business.

"Il comportamento di Trump mi ha ricordato il sessismo contro cui mi sono scontrata per tutta la mia vita, sia in Russia che negli States,” dice. "Ho deciso di incanalare la mia frustrazione in qualcosa di positivo: creare una piattaforma a uso esclusivo delle street photographer, per sviluppare quel network di supporto che avrei voluto avere io nel corso della mia carriera.” Così è nato Women Street Photographers: partito come account Instagram, si è trasformato di recente in una antologia di 224 pagine pubblicata da Prestel.

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'Tokyo Smokers', Hazel Hankin, 2007

Gulnara è cresciuta a Ufa, la capitale dell’allora Baschiria in Russia, e si è innamorata della fotografia quando aveva 15 anni, trovando la magia tra le mura della camera oscura. “Sono diventata una pensatrice indipendente, una persona che corre dei rischi, una persona ambiziosa,” dice. "Ho capito che l’arte e la fotografia erano un’opportunità per sfuggire ai confini di una società estremamente patriarcale.” La sua prima foto pubblicata su un giornale risale ai tempi delle superiori, quando lavorava come fotografa freelance.

Il suo interesse per la street photography nello specifico si è sviluppato durante gli anni di università a Mosca, anche se all’epoca non sapeva bene come definire quella pratica. "Me ne andavo in giro e scattavo foto alle persone a caso. Nel luogo da cui provengo è tutto molto tradizionale. Vedere tra le strade di Mosca donne con i capelli rasati era sorprendente per me. Erano diverse dalla massa, e mi affascinavano.” Dopo essersi spostata a New York, Gulnara ha lavorato per la Associated Press dal 1994 al 2003, vincendo il premio World Press Photo Award per la sua foto dell’attentato dell’11 settembre, prima di sbarcare nel business delle foto matrimoniali.

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'Women of the Sea', Orna Naor, 2019

Con il volume Women Street Photographers, Gulnara cerca di dare uno spazio alle creator che stanno rivoluzionando il modo in cui guardiamo il mondo. Partendo dall’assunto che il genere non è e non deve essere un ostacolo nell’accesso alla street photography, il progetto dà rilievo a quelle artiste che nel passato non avrebbero trovato spazio per esprimersi nel settore. Nel saggio allegato al volume, la street photographer Melissa Breyer distingue questa pratica fotografica da altre, dove le donne hanno invece avuto maggiore rilievo. “Quando alle donne viene data una piattaforma per il loro lavoro artistico, normalmente lo si fa in funzione del loro genere… in molti settori, questa specifica suona come una forma paternalistica di condiscendenza,” afferma. "Nella street photography, invece, questo riconoscimento non solo è necessario ma celebrativo: queste immagini non vengono eseguite nello spazio sicuro di uno studio, ma nelle strade di una grande città, di un paesino, in luoghi in giro per il mondo dove alle donne prima era vietato scattare delle foto.”

In linea con il punto di vista di Melissa, Gulnara è convinta che il lavoro delle donne nella street photography non abbia una sola interpretazione. “Per alcune il personale è anche politico, ed essere una donna contribuisce a come ci si approccia al lavoro,” dice. “Per altre, il genere non è in alcun modo una parte integrante del proprio processo creativo. Alcune donne hanno parlato di cosa significa fare questo genere di loro lavoro da sole nelle strade del proprio paese di origine, e di come adattano la loro pratica a queste situazioni. Altre donne che convivono con disabilità fisiche hanno raccontato come la street photography le aiuti ad affrontare la loro condizione. Le donne della comunità LGBTQ+ affermano quanto il queer gaze influenza il loro lavoro.”

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'A Dance of Joy', Regula Tschumi, 2019

Nel libro entriamo in contatto con 31 paesi e con fotografe di 34 nazionalità diverse. Le oltre 100 artiste coinvolte hanno un’età compresa tra i 20 e i 70 anni. Per Gulnara, che ha iniziato a lavorare al libro nei primi giorni della pandemia, il volume è riuscito a dare un po’ di ordine al 2020. "Ho ricevuto moltissime email di ringraziamento da fotografi da tutto il mondo, che mi hanno comunicato l’impatto che questo libro ha esercitato sulla loro vita in questo periodo e quanto le abbia aiutate a credere nelle proprie capacità.”

Anche se il medium attraverso cui Women Street Photographers ha creato il proprio network è stata la pagina Instagram del libro, che vanta più di 100mila follower di cui la metà uomini, Gulnara ci tiene a sottolineare che è il libro a dare forma e spessore al progetto. “In un mondo dove continuiamo costantemente a tentare di rimanere a galla nella marea di informazioni da cui veniamo inondati, per essere sostituite quasi immediatamente dall’ondata successiva, avere un libro tra le mani è una forma di escapismo,” aggiunge. "Pochi medium hanno la persistenza, la fisicità di un libro; soprattutto i libri d’arte, che sono trattati come oggetti artistici a loro volta. Le persone collezionano e conservano gli artbook, li regalano o li condividono, e li tengono con sé per tutta la vita."

‘Women Street Photographers’, pubblicato da Prestel, è ora in vendita qui.

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'Red Upsweep', B. Jane Levine, 2019
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'Alone', Danielle L. Goldstein, 2019
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'The Serpentine', Efrat Sela, 2017
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'Young Old School', Dominique Misrahi, 2019
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'Mind Flayer', Jutharat Pinyodoonyachet, 2017
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'Sun Worship', Laura Reid, 2017

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

Crediti

Fotografie courtesy of Prestel

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