Fotografie courtesy di Lorette Colé Duprat e Marland Backus  

Questi designer creano assurdi gioielli da indossare su tutto il corpo

Bye bye orecchini e anelli: è il momento di indossare i gioielli come perizomi.

di Zoë Kendall
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10 febbraio 2021, 5:00am

Fotografie courtesy di Lorette Colé Duprat e Marland Backus  

Essendo un mondo in costante divenire, nella moda è difficile trovare definizioni precise e sempre valide. Ad esempio: che caratteristiche deve avere un gioiello per differenziarsi da un abito? Dove incasellare un oggetto metallico che si trova a coprire parti del corpo non tradizionalmente associate alla disciplina del design del gioiello? Cosa accade quando la moda e la gioielleria si trovano ad interagire, o a sovrapporsi?

Forse l’elemento che contraddistingue queste due discipline è proprio il loro scopo (per il vestiario, la funzionalità; per la gioielleria, la decorazione), oppure è la loro presenza sul corpo (esiste un nome per i gioielli che adornano, per esempio, solamente le spalle?), o forse, ancora, sono le modalità in cui viene indossato che le differenziano una dall’altra (per gli orecchini, per esempio, abbiamo bisogno di modificare il nostro corpo, di bucarlo).

Altri potrebbero trovare la differenza tra queste due pratiche nei materiali utilizzati: metallo, jersey, plexiglass, denim, pietre, cotone. Ma se i gioielli sono pensati per essere duri e gli abiti morbidi, allora come dovremmo definire i bustini di Issey Miyake, Tom Ford o Ludovic de Saint Sernin? Li dovremmo intendere come dei corsetti, o una specie di estensione di una collana? E che dire degli abiti di Paco Rabanne? Quando analizzate nel profondo, sembra che in queste due categorie del design si possano rintracciare più similitudini che differenze.

E per rendere questa contaminazione ancora più intrigante e rivoluzionaria, una nuova generazione di designer del gioiello sta offuscando ancora di più i confini tra queste pratiche, creando degli oggetti ibridi che si pongono esattamente nell’intersezione tra vestiario e gioielleria. È proprio attraverso questi abiti-accessori che Lorette Colé Duprat, Juanita Care, Marland Backus e Frances O di Emma O’Farrell stanno espandendo la definizione del design del gioiello, adornando parti spesso dimenticate del corpo con i propri design stravaganti e innovativi.

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Fotografie courtesy di Lorette Colé Duprat
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Fotografie courtesy di Lorette Colé Duprat; Fotografia di Roos van Rij

Lorette Colé Duprat

Oltre a disegnare gioielli per Mugler di Casey Cadwallader, la designer parigina Lorette Colé Duprat crea accessori manipolabili che danno una seconda vita agli abiti di chi li indossa.

**Come ti sei interessata alla moda?
**La moda è sempre stata parte di me, anche se forse prima solo subconsciamente. Mia mamma una volta mi ha detto che, da piccola, volevo partecipare a moltissimi sport e non tanto perché mi piacesse praticarli, ma perché mi piaceva l’idea di poter indossare diverse divise, accessori, colori: i caschi, per esempio, o le protezioni in plastica. Tutto per me ruotava attorno al vestirsi e travestirsi. Così, da adolescente, pensavo di voler diventare una stylist, ma durante i miei studi alla Design Academy di Eindhoven ho capito di essere una designer, in continua ricerca di nuovi concetti da esplorare.

**Qual è il concept dietro ai tuoi accessori “Freed”?
**“Freed” è una collezione ibrida di cinture e accessori in acrilico che offrono un’alternativa al comprare nuovi vestiti. Possono essere posizionati liberamente sul corpo e sono tenuti in posa dalla tensione che si va a creare con gli altri materiali e capi. Queste interazioni al tempo stesso rigide e flessibili permettono a chi li indossa di modificare l’aspetto di un capo senza doverlo alterare in alcun modo. Per esempio, una camicia può diventare una gonna, un set di sciarpe può diventare un crop top. Usati in maniera più discreta, questi accessori possono essere utilizzati anche come cinture, per stringere pantaloni oversize o camicie di seconda mano. Queste strutture danno una seconda vita ai capi, permettendo a chi li indossa di diventare il vero creatore dei propri look: giocando con il proprio stile e rinnovando il proprio guardaroba senza dover consumare o comprare.

**E per quanto riguarda le collane, invece?
**Anche le collane possono essere utilizzate in vari modi. Grazie ai loro ganci, possono essere connesse e manipolate in modo da farsi strada su tutto il corpo di chi le indossa. Le opzioni sono infinite, e possono essere utilizzate semplicemente come cinture.

**Consideri i tuoi oggetti vestiti o gioielli? O tutti e due?
**Li considero accessori multifunzionali, molto più di quanto li consideri gioielli. Ma non vestiti. Certe volte mi piace creare un top o un tanga in metallo, ma non è la vera funzione dell’accessorio.

**Per te, esiste una distinzione tra queste due categorie del design?
**Per me, al momento, esiste una distinzione tra la gioielleria e la moda perché l’una non può sostituire l’altra. Credo anche che siano in costante conversazione e che interagiscano una con l’altra.

**Che ruolo ha il corpo all’interno del tuo lavoro?
**Il corpo è un parco giochi. È una fonte di ispirazione senza fine: come si muove, il fatto che sia morbido e duro allo stesso tempo. Lavorando maggiormente con materiali duri, il corpo è un’occasione per rimodulare questi materiali, e applicarli a zone che spesso passano inosservate.

Puoi comprare i lavori di Lorette Colé Duprat online presso APOC e Auné.

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Fotografia courtesy di Juanita Care
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Fotografia courtesy di Juanita Care

Juanita Care

Basata a Marsiglia, l’artista e designer francese di origini peruviane Juanita Care crea gioielli per la parte più intima del corpo: la bocca.

**Come hai iniziato a disegnare gioielli?
**Ci sono capitata per caso. Quando ho finito i miei stud in Arti Visive, la mia intenzione era quella di trovare un compromesso tra il continuare a fare arte e rendere quest’arte accessibile e acquistabile, senza che dovesse passare per gallerie o mostre. Quando ho incontrato un tecnico odontoiatra, Thierry, qualcosa è scattato e ho pensato di voler creare gioielli per i denti.

**Come definisci la gioielleria? E cosa la rende diversa dal design degli abiti?
**La gioielleria è una pratica molto speciale e ha una connessione molto intensa con il corpo. Questa vicinanza esiste anche tra la pelle nuda e l’abito, ma la gioielleria va oltre questa relazione e la porta ai suoi estremi, anche per il fatto che modifichiamo il nostro corpo per inserirvi dei gioielli, bucandoci le orecchie, il naso, i capezzoli etc. Nel mio caso non si tratta di modificare il corpo, ma di creare degli oggetti plasmati sul corpo di chi li indossa.

**Cosa ti ha spinto a voler creare dei gioielli esclusivamente per la bocca?
**La bocca mi sembra essere una delle parti del corpo più intime. È il luogo in cui vanno a riunirsi molti costrutti culturali e sociali. È uno spazio pieno di significato e simbolismi. È qui che le parole e il linguaggio prendono vita, dove ci nutriamo, dove si manifesta l’aggressività, dove vengono praticati amore e sesso. Ma ci dice molto anche della nostra salute, della nostra condizione sociale. Chi può permettersi di andare dal dentista, chi no. È il luogo dell’identità, poiché possiamo rintracciare una persona o un corpo grazie alla durevolezza e unicità dei denti.

La gioielleria per la bocca per ora è una pratica molto marginale. Sta avendo molto successo grazie alla moda dei grill, ma è un ambiente della gioielleria in cui si può ancora esplorare. Ed è per questo che per me è ancora più interessante.

**Cosa sta alla base del tuo processo creativo?
**Convivono due categorie di gioielleria nei miei lavori. Il primo è la manifattura della gioielleria orale, comunemente conosciuta come grill. Qui le condizioni per indossare questi pezzi sono molto precise. È importante che chi li indossa si senta assolutamente a proprio agio, e che possa parlare con facilità. La seconda categoria è più artistica e legata ad un carattere custom-made.

**I tuoi lavori possono essere intesi come pezzi autonomi, senza aver bisogno della presenza di un corpo?
**Sì, ed è una cosa a cui tengo molto. Io li vedo come delle piccole sculture. Nella maggior parte dei gioielli che ho creato da sola o con l’aiuto di collaboratori e designer, la presenza del corpo c’è sempre inscritta nell’oggetto dalla presenza di uno stampo, che sia di un dente, del palato, delle labbra. Dunque sì, mi piace mostrali anche quando non c’è un corpo ad indossarli. Dall’altro lato, l’oggetto in sé suggerisce sempre la presenza del corpo di chi lo possiede.

Puoi commissionare un gioiello Juanita Care su misura sul il sito della designer.

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Fotografie courtesy di Marland Backus
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Fotografie courtesy di Marland Backus

Marland Backus

Laureata in Design Industriale al Pratt Institute, Marland Backus crea gioielli che evidenziano parti del corpo che spesso passano inosservate.

**Come sei entrata nel mondo della moda e del design?
**Non ho mai voluto coscientemente lavorare nel mondo della moda. Sono sempre stata interessata a questo ambiente, ma non l’ho mai visto come un luogo in cui inserirmi professionalmente. Ho studiato Design Industriale al Pratt Institute, concentrando la mia ricerca sopratutto sul design di mobili. All’ultimo anno, ho sperimentato creando dei gioielli con i materiali che utilizzavo per l’università. All’inizio era solo un hobby, poi sempre più persone hanno chiesto di comprarli ed è diventato un piccolo business.

**Qual è il concept dietro ai tuoi design?
**Penso che creare gioielli solamente per il collo e i polsi sia troppo limitante. Ci sono molte parti del corpo che passano inosservate, e che possono essere un luogo di esplorazione.

**Per te, esiste una distinzione tra gioielleria e design della moda?
**Per me la distinzione maggiore sta nei materiali. Ma credo che sia molto interessante quando ci si avvicina alla linea di demarcazione che confina una disciplina, creando magari abiti in metallo o di perline.

**Che ruolo ha il corpo nel tuo lavoro?
**Quando disegno gioielli penso sempre al corpo. Amo i design che interagiscono con le forme umane. Credo che il corpo sia stupendo e voglio che i miei gioielli ne accentuino la bellezza. Per esempio, uno dei miei nuovi gioielli è progettato per inserirsi perfettamente nell’incavo della giugulare. C’è qualcosa di estremamente soddisfacente in questo oggetto. Amo anche sottolineare quelle parti del corpo che non ricevono spesso attenzione, come le spalle.

**I tuoi lavori possono essere intesi come pezzi autonomi, senza aver bisogno della presenza di un corpo?
**Le catene per il corpo che ho disegnato possono esistere solamente con la presenza di un corpo. Quando non indossati sono solamente un ammasso di catenine. Ma è questo che le rende speciali: hai bisogno del corpo umano per portare questo oggetti in vita.

Puoi comprare i gioielli di Marland Backus sul sito della designer, APOC e Café Forgot.

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Fotografie courtesy di Frances O
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Fotografie courtesy di Frances O

Frances O

Realizzati nel Regno Unito, i gioielli-abito di Emma O’Farrell sono oggetti ibridi ispirati alle modelle degli anni ‘90 e alla nightlife di Ibiza.

Come sei entrata nel mondo della gioielleria? Dopo il liceo ho studiato design della moda [a UCA Epsom], il che mi ha dato la base per prendere i primi passi nell’industria. Spostandomi poi a Londra, ho iniziato a lavorare per dei marchi high street, stufandomi quasi subito soprattutto per le loro pratiche commerciali e lavorative poco etiche. Così ho deciso di spostarmi verso brand più piccoli, dove ho conosciuto la mia passione per tutto ciò che è fatto con il metallo. Qui mi è stata data libertà creativa e questo ha dato una nuova energia al mio amore per il design. Tutto questo mi ha dato la forza e la motivazione per aprire il mio progetto Frances O nel 2019.

**Qual è il concept dietro ai tuoi pezzi?
**Crescendo negli anni ‘90, sono sempre stata affascinata dall’era delle passerelle e delle supermodelle. Questo era anche il momento in cui la nightlife di Ibiza era alle stelle. Mi affascinavano gli articoli e le immagini dei rave e di tutto il divertimento che c’era nell’Isola Bianca.

Unendo queste due influenze con il mio amore per l’arte moderna, ho avviato Frances O. Era anche molto importante per me produrre una collezione che fosse realizzata interamente nel Regno Unito, e che fosse creata su richiesta, per diminuire i rifiuti e concentrarmi su un design senza tempo.

Consideri i tuoi lavori più vicini alla gioielleria o al design della moda?
I miei oggetti possono essere interpretati liberamente da chi li indossa. Ma un ibrido tra gioielleria e vestiario mi sembra un’idea intrigante!

**Per te, c’è una distinzione tra gioielleria e design della moda?
**Per me, tutti i capi, che siano vestiti, gioielli, o accessori, creano l’identità dell’individuo che li indossa. Questa identità dona unità, totalità, completezza.

Chiami i tuoi design "arte indossabile." Possono dunque essere intesi come pezzi autonomi, senza aver bisogno della presenza di un corpo? Certo. Sono una collezionista di pezzi rari, d’archivio, oggetti che acquisto puramente per ammirarli! La moda è arte, e spero che le collezioni di Frances O diano questa stessa sensazione a chiunque li acquisti. Se qualcuno compra un mio design con l’intenzione di farlo indossare da un manichino o da una statua, per me completa la sua funzione in egual modo, quella di portare gioia a chi lo possiede.

Puoi comprare i design Frances O sul sito del brand, Auné, Juno Juno e Voulez Vous.

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