Fotografia di Alexandra Waespi 

Abbiamo intervistato Arlo Parks per parlare del suo album di debutto

Era tra i dischi più attesi di inizio 2021, e "Collapsed Sunbeams" non ha tradito le aspettative, anzi: è una poesia in musica sull'importanza di essere vulnerabili

di Jenna Mahale
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02 febbraio 2021, 5:30am

Fotografia di Alexandra Waespi 

Se nel 2020 non hai ascoltato l’intensa ed emozionante musica di Arlo Parks, forse è tempo che inizi il 2021 con il piede giusto. I suoi lavori sono incentrati sul racconto, sulle storie, e infatti la passione dell’artista per lo storytelling ha iniziato ad affiorare già da quando era una bambina, attraverso scritti di narrativa. A soli otto anni, l’immaginazione di Arlo era già estremamente vivida, e lei era solita incanalarla in racconti epici, pieni di eroismo, spionaggio, furti e in storie di lunghi e perigliosi viaggi. “Erano pieni di azione,” riflette la ventenne londinese. “E molte di queste storie erano incentrate su un qualche tipo di fuga. Credo fosse così perché vivevo in una zona molto tranquilla, in cui non c’era molto da fare e non accadeva mai nulla.”

Dodici anni e qualche potente singolo dopo, la giovane poetessa e cantautrice si è ritrovata esattamente dove tutto ha avuto inizio: a sperimentare con al sua chitarra nella casa di West London che condivide con la sua famiglia. La scorsa primavera doveva intraprendere il suo primo tour in giro per l’Europa, e aprire lo show della frontwoman dei Paramore Hayley Williams, ma ovviamente—per le cause che noi tutti conosciamo— questo sogno non si è potuto avverare. Eppure, nonostante le limitazioni, la stella di Arlo ha continuato ad illuminare la scena musicale internazionale. Perché quando la tua musica viene scelta per la colonna sonora di I May Destroy You di Michaela Coel e appare più volte nelle storie Instagram di Billie Eilish, allora non c’è dubbio che tu ce l’abbia fatta.

Gli ultimi mesi hanno visto Arlo vincere un AIM Independent Music Award, iniziare la sua residenza d’artista per BBC 6 Music e collaborare con Phoebe Bridgers su una serie di stupende live session per Radio 1. E in tutto questo, è riuscita a far uscire anche il suo album di debutto, Collapsed in Sunbeams—il nome preso in prestito dal libro On Beauty di Zadie Smith.

L’ultima volta che abbiamo parlato ad Arlo, a febbraio 2020, lei era sul punto di partire per il suo tour europeo, ansiosa di poter interagire con il suo pubblico personalmente e direttamente—e l’ha fatto, finché è stato possibile. “Era la prima volta che mi trovavo in uno spazio che fosse tutto mio,” ricorda. “Abbracciavo le persone e mi facevo raccontare le loro storie, e mi sentivo felice di aver creato questa atmosfera di famigliarità e connessione.”

Anche se ha iniziato a fare musica solamente pochi anni fa, l’impatto del lavoro di Arlo era già palpabile dalle conversazioni che ha intrattenuto con i suoi fan ad Amsterdam, Berlino, e Parigi; le hanno raccontato che, grazie alla sua musica, hanno iniziato a scrivere poesie, a pensare a progetti hip-hop, a unirsi a centri sociali per giovani artisti. “Ora che siamo tutti isolati e lontani, mi manca l’elemento umano,” afferma. “La musica è fatta per essere condivisa. C’è qualcosa di radicalmente diverso nell’ascoltare un album nella tua stanza, e invece essere immerso in una folla di centinaia di persone.”

Ed è forse proprio il bisogno di questa connessione umana che rende il lavoro di Arlo così emozionante e autentico. Toccando temi come depressione, amori finiti e gelosie, Collapsed in Sunbeams è la compagnia perfetta per chi ha bisogno di entrare in contatto con la propria sfera emotiva. La traccia “Caroline”, per esempio, racconta la storia di una rottura a cui Arlo ha assistito da lontano; e questa canzone esprime proprio quel misto di immaginazione ed empatia che Arlo incanala nei propri lavori. “Quella canzone è un miscuglio di quello che ho sentito, di quello che ho visto tra i miei amici, e di quello che avrei fatto io,” afferma.

Lo storytelling è al centro della pratica di Arlo Parks, ed è qualcosa in cui lei si identifica fortemente. Quando le abbiamo chiesto di raccontarci perché inserisce dei riferimenti a particolari tipi di cibo nelle sue canzoni—tipo il vino al dragon fruit e pesca di “Green Eyes”, o il Taco Bell abbandonato da un’amica in lacrime di “Eugene”—afferma che intende creare un’esperienza quasi cinematica: “Gravito attorno ad un tipo di scrittura molto fisica, sensoriale. Cerco di creare un mondo olistico con diverse tonalità, colori, texture; credo che aiuti a delineare un’immagine in 3D di quello che voglio raccontare. Per ora, questo credo sia il centro e la base della mia identità come musicista.”

L’album di Arlo è una rappresentazione di questa identità—guidata da emozioni e immagini, totalmente slegate da qualsiasi preconcetto di genere. E questo è un punto focale. “So che [il genere] esiste, ma sento che questi limiti si stiano dissolvendo, ed è ciò che mi emoziona davvero,” afferma. “C’è una sensazione di libertà nel non essere legato ad un certo tipo di palette sonora. Quando penso agli artisti che ammiro—persone come i Radiohead o Frank Ocean—sono sempre stati così fluidi nella propria musica, eppure sempre estremamente riconoscibili.”

I riferimenti musicali di Arlo sono essenziali nella sua pratica, e l’influenza che questi idoli hanno avuto nella progettazione di Collapsed in Sunbeams è stata una componente vitale del progetto. “Penso agli album di debutto che amo, tipo 6 Feet Beneath the Moon di King Krule o Dummy dei Portishead, o il primo di Soko. È quasi una dichiarazione d’intenti.”

Dunque, che tipo di dichiarazione vuole essere Collapsed in Sunbeams? “Vuole mostrare una fluidità e vulnerabilità legata al suono,” afferma. “Voglio mantenere entrambi questi tratti in tutta la mia carriera—definendo quale sia il suono Arlo Parks, ma sempre creando una musica molto personale e sensibile.” Con questo in mente, Arlo mantiene però una mente aperta, avendo iniziato anche recentemente a sperimentare con suoni più elettronici e cercare nuova enfasi sulle melodie. “Permettere ai miei gusti e a me stessa di evolvere senza rinchiudermi in quello che reputo familiare è molto importante,” spiega. “Sono convinta che questo album sia una capsula del tempo, ed è il massimo che posso fare in questo momento, ma sono anche certa che ci sarà ancora spazio per crescere.”

La traccia dell’album che Arlo non vede l’ora che ascoltino i suoi fan è “Hope”, con un testo parlato e qualche ritornello cantato. “In questa canzone sono presenti tutti gli elementi salienti dell’album,” afferma. “E credo che sia la punta di diamante del disco, rispetto al messaggio che voglio far passare. Essenzialmente, parla di come è possibile uscire da una dimensione oscura, ed è la storia di un personaggio che vive la vita ma senza esserne realmente immerso…lasciandosi trascinare da dubbi interiori. Poi, però, il ritornello ci ricorda che non siamo soli.” Proiettandosi nel futuro, in un mondo post-pandemia dove le sarà permesso di uscire e riprendere il suo tour, Arlo afferma: “Riesco ad immaginarmi quel momento dello spettacolo, quando tutti iniziano a cantare il ritornello e, guardandosi attorno, riconoscono di non essere soli. Penso che sarà stupendo.”

Trovi “Collapsed in Sunbeams” per Transgressive Records qui.

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