​opulenza vera, uomini veri: peter dundas fa il suo debutto menswear da roberto cavalli

Mentre una rinata Milano inaugura le sfilate maschili autunno/inverno 2016, Peter Dundas colpisce nel segno con Roberto Cavalli mentre Ports si dà alla danza classica.

di Anders Christian Madsen
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18 gennaio 2016, 2:16pm

Nella saga dei revival della moda italiana diventata realtà dopo che Gucci, Pucci e Cavalli hanno ingaggiato nuovi designers, non dobbiamo dimenticare che è tutto ha avuto inizio con le collezioni maschili. Esattamente un anno fa, uno sconosciuto Alessandro Michele ricevette una standing ovation per la sua collezione androgina da Gucci, che ha scatenato entusiasmi in una Milano dove i nuovi designers stavano riprendendo e rimodernando le grandi case di moda italiane. Molti di noi hanno apprezzato la prima collezione donna di Peter Dundas per Roberto Cavalli ma, dopo quello che è successo sulla sua passerella della scorsa sera, durante la prima giornata di sfilate maschili a Milano, la collezione donna è sembrata solo una prova generale.

Se non c'è stata una standing ovation alla sfilata di Cavalli, è stato solo perché la location barocca di Palazzo Crespi - maestosa abitazione della famiglia Crespi - ci ha tenuti a bada. Già con la prima uscita - un cappotto slim maculato indossato sopra a un fine maglione con pantaloni a zampa e All-Stars - si potrebbero trarre paralleli con l'estetica di Michele, ma quello non è esclusivo di Gucci. È un momento nella moda italiana che deve molto all'eredità del playboy spirito libero, amante della natura dello stesso Roberto Cavalli.

"Cavalli è libertà e sentirsi senza freni," Dundas ha detto a i-D backstage, riassumendo la filosofia della cultura gender-neutral che sta facendo da controparte alla rivoluzione della moda a Milano recentemente. Ed è per questo che le trasformazioni partono dal menswear. Sono passati cinquant'anni da quando David Bowie ha iniziato ad abbattere i muri tra mascolinità e femminilità, ed è come se gli uomini - attenzione, quelli fuori dalle sfilate- si stiano finalmente abituando all'idea della fluidità di genere. "Credo che gli esseri umani siano sensuali e credo che il mio uomo Cavalli sia sensuale, il che significa che può sentirsi a suo agio indossando giacche ricamate, ma lo fa con un paio di vecchi pantaloni a zampa" ha spiegato Dundas.

"Può sentirsi a suo agio indossando una blusa - e dico 'blusa' invece che 'camicia' - perché lo fa stare bene." Quello che ha detto era come una guida alla mascolinità degli anni 2010, perché anche se uno può dire che ora possiamo eliminare tutte le regole di genere - mascolino e femminile - la collezione di Cavalli in sé non è totalmente androgina ma semplicemente una valorizzazione della visione di mascolinità da spirito libero di Cavalli, già di grande successo con il suo stile rock 'n' roll prima dell'arrivo di Dundas.

"È una mascolinità sicura di sé, che non ha paura di esplorare anche un lato più delicato," ha detto, davanti al look board che mostra i denim lavorati, pellicce, e pigiami sensuali che ha appena mostrato. Ma soprattutto sta al passo con ciò che sta accadendo nei guardaroba maschili adesso- la mascolinità di Dundas per Cavalli esplora opulenza, la preziosa fragilità con la quale infonde istantaneamente mascolinità con una certa delicatezza-basta guardare ai look da principe della corte che girovagavano per i saloni d'orati di Palazzo Crespi nel tardo 18esimo secolo.

Ai tempi, prima che venisse anche solo concepita l'idea dell'uomo delicato, gli abiti maschili erano fatti con gli stessi tessuti e gli stessi decori di quelli da donne, nel nome dell'opulenza, che sta tornando di nuovo nel menswear. "Spero che sia un momento, ma ho dovuto fare ciò che sapevo che dovevo fare in questo caso," Dundas sorride dopo il debutto della sua sfilata uomo, intitolata proprio Real Opulence. "Fare qualcosa quando sono ancora un novellino, l'unica cosa che potevo fare era seguire il mio istinto e divertirmi."

E più di tutto, la collezione di Cavalli è risultata incredibilmente naturale. L'estetica era spontanea e sembrava istintiva per Dundas, come lo è stata per gli spettatori. Quando la sfilata di Ports a Palazzo Reale è iniziata con un non molto vestito Sergei Polunin- la più grande star della danza classica del momento - c'è stato un simile senso di sostegno nella sala. Nelle note della sua sfilata, Milan Vukmirovic ha sottolineato l'apparizione di Polunin nel secondo video di Take Me to Church di Hozier girato da David LaChapelle e il significato della canzone: "il diritto di essere diversi e di combattere per la libertà di pensiero, di creare e di amare". Lo sportswear etnico di Vukmirovic ha catturato l'importanza dell'opulenza nella moda maschile di adesso, e la poesia che scorre tra le vene di una Milano cambiata.

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